ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO

ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO

ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO (249)

8 - PICCOLA ENCICLOPEDIA STORICA SUI TESTIMONI DI GEOVA - VOL. VIII - 1946 ÷ 1949

RETROCOPERTINA VIII° VOLUME

La storia contemporanea dei Testimoni di Geova in Italia, tra il 1946 e il 1970, può interamente prefigurarsi in autentici atti di: audacia, caparbia ed intrepida lotta per la conquista e la difesa della libertà religiosa nella nazione. Vale a dire, per il diritto stesso del libero esercizio della loro fede e della loro dottrina. Una lotta che inizia nell'immediatezza del 1948, coincidendo con la nascita della Costituzione repubblicana, dopo una lunga e triste parentesi, dal 1925 al 1943, di dure persecuzioni ad opera del regime fascista.

Negli anni seguirono il 1948, in un'Italia amministrata da governi a forte indirizzo clericale, abusi ed illeciti delle Istituzioni furono prassi quotidiana per i fedeli della Denominazione, i quali vissero in un clima poliziesco, se non addirittura persecutorio, nonostante la Carta Costituzionale garantisse loro certi diritti innegabili ed inalienabili.

Nel decennio 1950, fu messo in discussione in Italia, da parte delle Istituzioni, la libertà religiosa dei Testimoni di Geova, inoltre fu oggetto di controversia ai vertici dello Stato sulla liceità del diritto all'esercizio della fede e della dottrina. Ci furono così nei loro confronti delle durissime resistenze, si registrarono forti dissensi, aperte ostilità con vere vessazioni, queste, addirittura incoraggiate dagli organi centrali dello Stato, spinti ad agire in tal senso dall'intemperante clero cattolico.

A partire dal 1956-1957 la Corte Costituzionale, iniziò lentamente a dar respiro ai Testimoni di Geova, iniziando a cancellare il “residuo” della dittatura fascista, quando iniziò a chiarire e a riaffermare che, la Costituzione specificava in una serie di norme i diritti alla libertà quali quelli: di pensiero, di riunione, di stampa, di associazione, di circolazione sul territorio nazionale, libertà che, per anni, dal 1948, era stato in qualche modo negato ai Testimoni di Geova.

In questo volume e in quelli che seguiranno, saranno affrontati fino all'anno 1960, la storia della Denominazione, tracciata in quadro intenso di fatti ed eventi che, dal 1946 e al 1960, interessa anche l'affermazione ed il consolidamento dell'apparato organizzativo del Movimento, nella nazione.

PRESENTAZIONE VIII° VOLUME


La storia contemporanea dei Testimoni di Geova in Italia, tra il 1946 e il 1970, può interamente prefigurarsi in autentici atti di: audacia, caparbia ed intrepida lotta per la conquista e la difesa della loro libertà religiosa nella nazione. Vale a dire, per il diritto stesso del libero esercizio della loro fede e della loro dottrina.
Una lotta che inizia nell'immediatezza del 1948, coincidendo con la fine della seconda guerra mondiale e la nascita della Costituzione repubblicana, dopo una lunga e tristissima parentesi, dal 1925 al 1943, di durissime persecuzioni ad opera del totalitario regime fascista.
Nei 24 anni che seguiranno il 1946, fino al 1970, in un'Italia amministrata da governi a forte indirizzo clericale e totalmente succubi di un clero indisponente; governi non laici, come dalla neo Repubblica Italiana ci si aspettava, governi dominati da intrighi politici e da molte inadempienze costituzionali, dove abusi ed illeciti era e fu, prassi quotidiana, si rese dura, proprio di un clima poliziesco, se non addirittura persecutorio, la vita ai fedeli della Denominazione: Testimoni di Geova, nonostante che, la Carta Costituzionale, garantisse loro certi diritti innegabili e inalienabili.
Ma, bisogna riconoscere anche che, lo Stato italiano, sorgeva nascendo, dalle ceneri del fascismo portandone quell’impronta etica ed ereditando tutte le sue leggi, tutti i suoi uomini, dislocati nei vari apparati istituzionali, centrali e non e, con questi, anche l’autorità costituita a cui spettava ora tutelare i cittadini e non vessarli e perseguirli nuovamente.
Tutti questi elementi istituzionali riciclati dal passato regime fascista, divennero ora membri di rilievo nello Stato democratico e repubblicano, posto operare a fianco di altre chiarissime figure antifasciste, ma quest’ultime tuttavia in minoranza.
Picc.Enc. Vol. 8 325Bisogna rilevare anche che, la maggioranza degli aderenti alla fede dei Testimoni di Geova, il buon 90% d’essi, nel periodo tra il 1946 e il 1970, erano per lo più appartenenti ad un ceto sociale umilissimo, soprattutto quello agricolo italiano, proprio dei contadini, gente umilissima, con nessun retroterra culturale, spesso analfabeti, tuttavia sensibili al fattore religioso, animanti da profonde motivazioni dottrinali come lo era stato per gli appartenenti dei movimenti ereticali del rinascimento.
Fu principalmente tra queste umilissime genti, tra questi onesti cittadini delle campagne italiane, partecipi ad una vita religiosa dipendente alla sola influenza
del prete, rappresentante ancora dell'oscurantismo clericale, il quale divenne localmente, dopo il 1948, una vera potenza sul piano politico e civile nella società italiana; a) politico: per quei voti destinati alla balena bianca che riusciva ad esigere, mungendo il proprio gregge; b) civile: bastava una segnalazione del parroco all'autorità politica locale, per decidere le sorti e l'avvenire del cittadino, troppo spesso legate ingerenze del lavoro. Quindi un clero despota che costituiva per molti cittadini un vero e proprio “Stato nello Stato”, di qui, alcune persone, disgustate dalle ingerenze nella vita privata e sociale, si diedero con zelo alla ricerca di una nuova più coerente fede religiosa, una nuova e più consona spiritualità, approdando di fatto nella dottrina e nella fede dei Testimoni di Geova.
Così, il clericalismo cattolico, al fine di conservare la sua influenza sulle masse popolari, dopo il 1948 diede vita a numerosissime istituzioni di carattere meramente terreno proponentesi fini esclusivamente secolari, dove si difese maggiormente i venali interessi terreni, con il vigore legislativo dello Stato democratico.
Il 18 aprile 1948, nelle prime elezioni politiche generali in Italia, la Democrazia Cristiana ottiene la maggioranza assoluta con l'intervento massiccio delle gerarchie ecclesiastiche. Ha inizio un lungo periodo di prevalenza dei democristiani al potere dello Stato, mantenuto spesso, è il caso di sottolinearlo,
con sistemi polizieschi.
Accade così che, nel decennio 1950-1960, fu messa in discussione in Italia da parte delle istituzioni statuali, la libertà religiosa dei Testimoni di Geova, inoltre fu oggetto di controversia ai vertici dello Stato sulla liceità del loro diritto all'esercizio della fede e della dottrina, proprio quando essi iniziarono a non essere più quattro gatti nella nazione, ma quando i fedeli alla Denominazione cominciarono a crescere numericamente in adesioni costanti, anno dopo anno.
Si ebbe così nei loro confronti delle dure resistenze, si registrarono forti dissensi, aperte ostilità con vessazioni poliziesche, addirittura queste, incoraggiato dagli organi centrali dello Stato, dagli apparati istituzionali spinti ad agire in tal senso dall'intemperante clero cattolico del momento.
La crescita dei Testimoni di Geova e il loro affermarsi, rappresentò per il clero cattolico diocesano, per i singoli parroci, ma anche per alcune curie d’Oltretevere, il pretesto, la causa scatenante per promuovere opposizione, contrastando e avversando con ogni mezzo non solo la dottrina, ma anche i singoli individui detentori della dottrina, ricorrendo, sovente, al “potere governativo” per tentare di azzittire e debellare la fede dei Testimoni di Geova, spesso avvalendosi di fermi di P.S. e/o carcerazioni, di sapore e stampo fascista, anche se praticate ed attuate ora, da una autorità dello Stato repubblicano.
Il destino della fede dei Testimoni di Geova in Italia tra il 1946 e il 1970, fu segnato spesso ed in senso negativo, proprio dalla politica dei vari governi del momento.
Il 23 gennaio 1956, ci fu la prima seduta della Corte Costituzionale, un frutto del processo legislativo esasperatamente lento, ciò dopo 9 anni dalla sua “istituzione”.
Il compito della Corte Costituzionale, era la trasformazione strutturale dello Stato, facendo capo alla Costituzione, dove trovavano riconoscimento le varie libertà, politiche, civili, sociali, religiose e i diritti di uguaglianza, affermati il 1° gennaio 1948, con l'entrata in vigore della Carta Costituzionale, quali diritti inviolabili, inderogabili dei principi su cui il nuovo Stato doveva sorgere.
A partire del 1956-1957 la Corte Costituzionale, iniziò lentamente a dar respiro ai Testimoni di Geova, in particolare, iniziando a cancellare il “residuo” della dittatura fascista, quando iniziò a chiarire, riaffermando che, la Costituzione specificava, in una serie di norme i “diritti alla libertà” quali quelli: di pensiero, di riunione, di stampa, di associazione, di circolazione sul territorio nazionale, libertà che, per anni, dal 1948, era stato in qualche modo, vessandoli, negato ai Testimoni di Geova.
Se fin qui ho riassunto sinteticamente cenni positivi delle attività della Corte Costituzionale, vedere ora, nel 2016, cosa è stato effettivamente realizzato dallo Stato costituzionale nei confronti dei Testimoni di Geova, comporta un discorso assai meno idilliaco.
A tutt'oggi, per i Testimoni di Geova, la Costituzione è ancora largamente inattuata, o per essere seri nello scrivere: attuata in modo da alterare notevolmente lo spirito, il fine, il dettato stesso voluto dai “padri costituenti”.
Malgrado l'insediamento della Corte Costituzionale, tra il 1956 e il 1963, a motivo di anni bui di governi di centro-destra, i diritti alla libertà di pensiero, di associazione, di riunione, di stampa, di religione, per i Testimoni di Geova, furono sistematicamente violati e duramente colpiti, ancora con metodi polizieschi apertamente applicati in virtù di articoli del Testo Unico della Leggi di P.S., provocatoriamente tenuti in vita.
Solo dopo l'anno 1965, si potè iniziare a contare su un maggior rispetto dei diritti costituzionali.
Il clerico-fascismo degli anni cinquanta e del primo quinquennio degli anni sessanta, fu sempre una minaccia reale e buona parte operante verso i Testimoni di Geova, poichè si configurava ancora in uno Stato, confessionale e cattolico, partendo dall'errato presupposto che in base all'art. 7 della Costituzione “la religione cattolica sia la religione dello Stato italiano”.
E, chi scrive, ricorda sulla propria pelle la sua condizione di “emarginato”, di “ghettizzato” da scolaro acattolico, studente poi, nella scuola pubblica italiana, il cui carattere laico, come stabilivano le norme costituzionali, fu ritenuta pura utopia, lo dico bene: “Fu pretesa dei governi clericali lasciare la Costituzione in un cassetto ad ammuffire”.
L’ultimo quinquennio che va dal 1965 al 1970, con prevalenza in Italia di governi non più monocolore, ma di centro “sinistra”, si sentì, come fu anche in altri Stati nel mondo, momenti di “vero” cambiamento e di profonde innovazioni sociali, culturali e politici.
Tra il 1966 e il 1970, per i Testimoni di Geova in Italia, ci furono momenti di vere opportunità favorevoli, per il loro culto, i tempi delle dure vessazioni stava lentamente cedendo il passo alle più serie e durature libertà.
In Italia, lo sviluppo in termini numerici dei Testimoni di Geova dopo il 1946, avvenne per gradi costanti, conoscendo importanti momenti per l'adesione alla fede. Fino all'anno 1945, non ci fu nessun rapporto ufficiale sull'evangelizzazione e sull'opera dei fedeli alla Denominazione in Italia. Lo si cominciò ad avere solo dall'anno 1946.
Dalle poche centinaia di testimoni nel 1946, si arrivò in un solo decennio, nel 1956, a 3.491 aderenti attivi, tutti evangelizzatori. Storico, fu l'anno 1950, quanto in Italia si superò per la prima volta i 1.000 evangelizzatori.
Maggiore fu la crescita nel decennio successivo, tra il 1957 e il 1967, quando il numero delle adesioni, in termini di evangelizzatori, superò abbondantemente le 7.800 unità e, in solo 3 anni, dopo il 1967, ci furono oltre 7.300 nuovi adesioni, per attestarsi nel rapporto ufficiale dell'anno 1970 a 18.636 evangelizzatori attivi in Italia.
Tra gli anni 1948 e 1960, ci fu un consolidamento dell'apparato organizzativo nonchè della dottrina professata dalla Denominazione. Ciò fu dovuto molto alla presenza di esperti confratelli missionari che, dagli Stati Uniti, vennero a promuovere l'evangelizzazione e il culto, in alcune regioni d'Italia.
Dal 1960, quindi, ci fu un'evoluzione continua per la fede dei Testimoni di Geova, che da semisconosciuta, predicata per lo più da umili contadini e, sviluppatesi inizialmente in questo ceto sociale, si andò affermando nella società medio-borghese italiana.
I Testimoni di Geova, tra il 1965 e il 1970, conobbero migliori condizioni in quanto a libertà e a diritti garantiti, merito questo dell'operatività della Corte Costituzionale, che apportò, come già scritto, un certo respiro alle varie fedi religiose in Italia, compresa quella dei Testimoni di Geova.
Ultimissimo rilievo doveroso fare, è sul versante del reperimento del materiale storiografico tra il 1946 e il 1970, lavoro di ricerca eseguito prevalentemente nell'ACS (Archivio Centrale dello Stato – Roma) e negli AS (Archivi di Stato) provinciali; nella BNC (Biblioteca Nazionale Centrale – Roma), BNC (Biblioteca Nazionale Centrale – Firenze) e in alcune altre biblioteche provinciali, nonchè in archivi privati.

Pace Emanuele
Montesilvano (PE), 17 gennaio 2016


INDICE VIII° VOLUME

Introduzione

Capitolo I
Evangelizzazione, casa Betel ed organizzazione
in Italia (1946)
Vannozzi Umberto - primavera 1946
Gruppi e TdG isolati visitati da U. Vannozzi
Gli italiani e la Repubblica - 2 giugno
Casa Betel - Il primo edificio di proprietà WTS in Italia
Costituzione “Società s.r.l. WTB&TS” in Italia – 28.06.1946
Statuto societario
I componenti della casa Betel
Fredianelli George, primo missionario dei TdG in Italia
ottobre 1946
Le nomine dei “Servitori”
Le adunanze
Sviluppi positivi dell’opera evangelica
Cartoline d’identità e testimonianza
Registrazione “rapporto di servizio”
Tabella registrazione “lavoro” del gruppo
La Sala del Regno
Scurti Bruno - primo caso di neutralità tra i Testimoni di Geova nel dopoguerra
Rapporto alla fratellanza mondiale - Annuario dei TdG 1947
Statistica 1945-1946
Note
Capitolo II
Missionari TdG in Italia (1947)
Breve excursus sulla nascita della Costituzione
Quattro nuovi Missionari
Nathan H. Knorr visita l’Italia - 11 maggio
12 maggio 1947
13 maggio 1947
14 maggio 1947
16 maggio 1947
Rapporto assemblea Milano - 16 maggio 1947
Sequestro stampa WTS-IBSA a Benevento - fine giugno 1947
Il responsabile della filiale WTS “notifica” l’esistenza dei Testimoni di Geova in Italia - 12 settembre 1947
Congresso di zona - Pescara 20-21 settembre 1947
La “prima” assemblea nel dopoguerra dei TdG - Congresso di zona Roseto degli Abruzzi (TE)
Congresso di zona - Torino 22-23 settembre 1947
Rapporto alla fratellanza mondiale - Annuario dei TdG 1948
Statistica 1946-1947
Note
Capitolo III
I Testimoni di Geova e lo Stato confessionale (1948)
I Testimoni di Geova sotto lo Stato confessionale
Attività dei TdG in Italia - Rapporto anno 1948
J’accuse del clero cattolico: sovvenzioni a missionari e a predicatori TdG
J’accuse del clero cattolico: sulla propaganda dei TdG
La “Sacra Congregazione del Concilio”: curia romana, sgomenta per il “proselitismo evangelico”
Congresso del “Circuito” Milano 22-23 maggio 1948
Alcuni rapporti delle autorità locali tra il 24-27 giugno 1948 sui gruppi di TdG di: Malo, Pietrelcina, Faenza, Milano, Berbenno di Valtellina e Torino
Il mortificante rapporto della Direzione Generale dei Culti sui TdG - 12 agosto 1948
Trasferimento della filiale WTS da Milano a Roma 1° Settembre 1948
Conferenza dei TdG a Catanzaro - 19 settembre 1948
Ceroni Errico, caso di “obiezione di coscienza al serv. militare” tra i TdG – 1948
Statistica 1947-1948
Note
Capitolo IV
Italia terra di evangelizzazione per i Testimoni di Geova (1949)
Accuse di “comunismo” rivolte dalle autorità dello Stato ai TdG
La condanna del Vaticano ai comunisti 1949
Accuse di “comunismo” del clero cattolico ai TdG
Attività dei TdG in Italia - Rapporto anno di servizio 1949
28 missionari dei TdG arrivano in Italia
Espulsi i missionari TdG dall’Italia
Ambasciata Usa a Roma e missionari TdG
Rapporti delle autorità sui missionari TdG
“Ricordi” dell’opera missionaria
Due “circoscrizioni” rapporto attività
Una migliore e più attenta Organizzazione
Alcuni cambiamenti organizzativi
Rapporto sui TdG in alcuni paesi dell’Abruzzo
Castrovillari (CS) - 10 ottobre 1949
Editoriale sui TdG in Italia - 16 Ottobre 1949
Teramo - 26 ottobre 19491
Chiusano di San Domenico (AV) - 29 novembre 1949
Congresso di zona Faenza, 8-9 gennaio
Congresso di zona Aosta, 1-3 aprile
Congresso di zona Pescara, 22-24 aprile
Incremento delle “Adunanza pubbliche”
Risoluzione del “dissenso scismatico”1947-1949
Statistica 1948-1949
Note
Appendici
Appendice al Capitolo I
N. 1: Rapporto assemblea Milano del 16 maggio 1947
Appendice al Capitolo III
N. 2: Lettera del vescovo di Teramo al clero e ai fedeli dopo la vittoria elettorale del 18 aprile 1948
N. 3: Relazione sul “Proselitismo protestante in Italia” della Sacra Congregazione del Concilio
N. 4: Rapporto della Dir. Gen. Dei Culti del 12.8.1948 sui Testimoni di Geova in Italia
N. 5: La prima perizia psichiatrica in Italia nei confronti di un obiettore di coscienza TdG eseguita dal Prof. Anselmo Sacerdote (1948)
Appendice al Capitolo IV
N. 6: La 12^ classe della Watch Tower Bible School di Gilead
__________
Congressi dei Testimoni di Geova in Italia 1947-1949
Statistica riepilogativa
Cronologia
Indice dei nomi
Leggi tutto...

DIO PERCHÈ - L'angosioso interrogativo sull'origine della sofferenza


RETROCOPERTINA

"Non può esistere un Dio", è la conclusione di molti nostri contemporanei di fronte al problema della sofferenza nel mondo. L'autore capo redattore di due periodici demolisce questa falsa conclusione in modo logico e coerente, portando il lettore a scoprire le vere cause del dolore della sofferenza.
Tra l'altro gli descrivi modo impressionante le conseguenze del generale allontanamento da Dio e dalle sue norme, osservabile nella nostra società, in relazione al problema della sofferenza.
Infine alcune persone colpite direttamente dal dolore prendono la parola, dando chiare risposte per quel che riguarda la corretta reazione alla sofferenza e comunicando nuova speranza al lettore

C'è una risposta alla sofferenza?
Dovunque viene annunciato l'evangelo, l'uomo non può fare a meno di porsi la domanda: Come può un Dio d'amore permettere tanta sofferenza e tanta evidente ingiustizia? In questo libro voglio cercare di affrontare ampiamente questa domanda, evitando di dare delle risposte troppo scontate.
Sofferenza non è uguale a sofferenza. Si può discutere sulla sofferenza e sulla miseria nel mondo stando al bar, o mangiare tranquillamente un pezzo di pizza e bere un bicchiere di vino ascoltando un reportage televisivo su donne violentate o bambini che muoiono di fame. La situazione cambia drasticamente non appena la sofferenza bussa alla nostra porta o colpisce uno dei nostri familiari.
La sofferenza è una realtà di fronte alla quale molte parole e spiegazioni diventano vuote e prive di significato.
Non possiamo fare altro che cercare di consolare, facendoci guidare dalla mano di Dio e imparando così a soffrire con gli altri e a portare i loro pesi.
Ci sono molte persone che non sanno praticamente niente di Dio, ma lo accusano violentemente non appena qualcosa va storto nella loro vita, o vengono colpite dalla sofferenza e dal dolore. Per quanto sembri incredibile, mi ricordo di un'intervista radiofonica ad un teologo il quale, dopo essersi bruciato un dito, giunse alla conclusione che Dio non esiste, abbandonò la sua professione e divenne attore. Dopo aver lasciato la sua attività, si impegnò a «predicare» che Dio è morto. Era infatti del parere che se Dio fosse esistito, sarebbe dovuto intervenire e impedire dolore e sofferenza.

La sofferenza dimostra realmente la non esistenza di Dio?
Il radiodramma di Wolfgang Borchert «Fuori, davanti alla porta» ebbe milioni di ascoltatori. Borchert stesso tornò dalla Seconda Guerra Mondiale con una grave malattia ai polmoni. La sua storia riporta al presente il terrore, la sofferenza e la disperazione di quella guerra e ne mostra gli effetti sul futuro. Borchert aveva sperimentato un triste risveglio, aveva perso qualsiasi illusione e come conseguenza perse anche la fede. Per questo fa ripetere al soldato Beckmann: «Dov'eri quando urlavano le bombe?»
Abbiamo gridato, pianto, bestemmiato. Ma dov' eri, buon Dio? Eri buono quando nella pattuglia di perlustrazione mancarono undici uomini all'appello? Mancarono undici uomini, buon Dio, e tu non c'eri, buon Dio! Gli undici uomini hanno sicuramente gridato a te nel bosco solitario, ma tu non c'eri. Semplicemente non c'eri, buon Dio.
Eri buono a Stalingrado, buon Dio? Eri buono? Come? Quando sei stato veramente buono, Dio? Quando ti sei realmente occupato di noi?»
Milioni di persone ripetono questa domanda, questo grido: «Dio, dove sei?» Nella ex Jugoslavia, in Somalia, nel Sudan ... dov'è rimasto Dio?
Perché tutti questi morti, tutti questi assassinii? Perché tanta ingiustizia? Perché questo mondo è così com' è? Perché molti hanno poco per vivere e troppo per morire, mentre altri non sanno cosa fare della loro abbondanza? Perché milioni di persone muoiono di fame, mentre altri si sforzano di eliminare i chili di troppo con sempre nuove diete?

Perché esiste il male?
La realtà del male tocca ogni livello della nostra esistenza. Perché nascono dei bambini ciechi o handicappati, magari a causa dell' abuso di droghe o medicinali? Perché persone come Hitler, Stalin, Eichmann, Hussein, ecc., hanno potuto abusare in modo così bestiale del loro potere? Se Dio esiste, come può permettere tutto questo? Non dobbiamo evitare questa domanda, ma affrontarla onestamente dal punto di vista intellettuale ed anche esistenziale. Se Dio esiste, perché esiste il male? In tutti i tempi, l'uomo ha cercato, nelle varie religioni, una risposta a questo scottante interrogativo.


INDICE


C'è una risposta alla sofferenza?
La sofferenza dimostra realmente la non esistenza di Dio?
Perché esiste il male?
L'ateismo

Il Buddismo
Religioni
L'uomo e la sua responsabilità
La risposta biblica
... così iniziò tutto!
La questione della foglia di fico
L'amore presuppone libertà
Libero arbitrio e predestinazione
La libertà di scelta
Il male produce sofferenza
Gli uomini si fanno del male a vicenda
Dio è ingiusto?
Fare affari con Dio
I governi e la questione della sofferenza
Russia
Governo dell' Anticristo
Come ai tempi di Noè
Ex-Jugoslavia
L'euforia europea
Colpa collettiva - responsabilità collettiva
Israele e il baratto con Dio
Utopia di libertà
Passività, libertà e indifferenza
Tutto ha iniziato dal singolo
Sofferenza e violenza
Decadenza dei valori
Pozzi avvelenati
Giustificazione della violenza
I colpevoli diventano vittime
I diritti umani vengono infranti
La violenza produce sofferenza
Falsi valori ed auto realizzazione
Bellezza
Intelligenza
Denaro e potere
Autorealizzazione
Chiamare bianco ciò che è nero
Perché Dio lo permette?
Princìpi per una risposta biblica
La sofferenza e il senso della vita
Il messaggero
Ma Dio ha pensato di cambiare il male in bene
Rapportarsi correttamente al dolore
Primo passo: riconoscere la realtà e resistere
Secondo passo: scoprire il senso della sofferenza e accettarla
Terzo passo: alleviare la sofferenza
«Vostra figlia è Down»
Cosa era successo al nostro Marco?
Cancro - capolinea della mia vita?
In ospedale per quasi sei mesi
Chernioterapia
Gli sviluppi della situazione
«Padre, portami a casa»
Anni Roth - volontaria nel campo di concentramento
«Non riesco più a credere in Dio»
Ma Dio è per caso un becchino?
«Dubito che esista un Dio onnipotente»
Soccorso nel momento del bisogno
«Voglio interrogarti. Ti prego, insegnami»
«Lo incontrerai nei luoghi più inconsueti»
«Sii lodato o Dio, nostro Signore»
Un famoso reporter si converte
Sannan, un Lazzaro tailandese
... ma DIO è la rocca del mio cuore e la mia parte in eterno!

Leggi tutto...

VANGELO E MEDJUGORJE

RETROCOPERTINA
Un confronto il più possibile oggettivo tra il Vangelo e i messaggi di Medjugorje, nella consapevolezza che la parola defmitiva per un cristiano è quella di Gesù. Una teologia critica, del resto, non può evitare di porsi delle domande. Se da un lato, infatti, sono importanti per un confronto le parole di papa Francesco su Medjugorje, dall'altro è vero che la Commissione incaricata da Benedetto XVI non si è ancora ufficialmente pronunciata su queste apparizioni. Ai lettori l'ultima parola

INTRODUZIONE

Gesù Cristo prima di tutto

    In questi ultimi anni ho fatto una ricerca personale sul pensiero di Gesù; mi interessava molto conoscere il più possibile dò che aveva detto, cosa avesse in mente. Come si fa una ricerca sul pensiero di un autore o di un filosofo antico, per esempio Socrate che, come Gesù, non ha scritto nulla, così nel mio lavoro ho cercato di avvicinarmi a Gesù, seguendo tutti i momenti necessari per ricostruire il pensiero di un filosofo: occorre conoscere la cultura, l'economia, la religione e la storia dell' ambiente in cui il suo pensiero è cresciuto e individuare in questo contesto storico le origini della sua filosofia1.
    La ricostruzione del pensiero di Gesù è della massima importanza per coloro che credono nel profeta di Nazaret Tornare al suo pensiero diventa un passaggio ermeneutico obbligato, fondamentale, assoluto, perché solo il suo pensiero è normativo, solo il suo pensiero è cristianesimo. Senza il suo pensiero non d sarebbe né fede cristiana, né cristianesimo, né Chiese. Ed è con il continuo confronto con la filosofia di Gesù che i cristiani e le Chiese possono dire oggi di essere i testimoni autentici del Nazareno. Gesù è l'inizio e la fine del cristianesimo, è l'alfa e l' omega del movimento cui lui ha dato inizio.
    Il cristianesimo poi non è un'ideologia, non è una religione nel senso tradizionale, non è una dottrina, ma prima di tutto è l'incontro con una persona: Gesù Cristo. È lui la Rivelazione, è lui il Messia, è lui il figlio di Dio, è lui il salvatore, è lui la parola di Dio:

E la Parola si è fatta carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità (Gv 1,14).

    Voglio presentare una serie di citazioni dei Vangeli, degli Atti degli apostoli e, per non essere troppo lungo, della sola lettera ai Romani dell' apostolo Paolo per mostrare chi è Gesù, la sua centralità nel Nuovo Testamento, la sua unicità, la sua totalità. Lo scopo di questo lavoro non è di esprimersi sulla verità delle apparizioni di Medjugorje, questo spetta solo alla Chiesa; la Commissione incaricata dal Vaticano di esprimersi su queste apparizioni e presieduta dal cardinal Ruini, sembra aver concluso il suo iter, e quindi presto dovrebbero essere resi pubblici i risultati. Il mio intento è solo quello di confrontare con la massima obiettività che mi è possibile, il Vangelo di Gesù, con i messaggi di Medjugorje, lo spirito del Vangelo di Gesù, con lo spirito di questi messaggi. Tutto qui.
    Ecco cosa si dice di Gesù nei Vangeli, negli Atti degli apostoli e nella lettera ai Romani:

È il profeta Gesù, di Nazaret, in Galilea (Mt 21,II).

Uno solo è la vostra guida, il Cristo (Mt 23,10).

lo so chi tu sei: il santo di Dio (Mc 1,24).

Che vuoi da me, Gesù, figlio del Dio Altissimo (Mc 5,7).

Cominciò a gridare e a dire: figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! (Mc 10,47).

Oggi, nella città di Davide, è nato per voi il Salvatore, che è Cristo Signore (Lc 2,II).

Gesù, maestro, abbi pietà di noi (Lc 17,13).

La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo (Gv 1,17).

Gesù, ritto in piedi, gridò: Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me (Gv 7,37).

lo sono la luce del mondo (Gv 8,12).

Gesù le disse: lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno (Gv II,2S).

Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine (Gv 13,1).

lo sono la via, la verità e la vita (Gv 14,6).

Chi mi ama veramente, conosce i miei comandamenti e li mette in pratica.

Chi mi ama, sarà amato dal Padre mio; anch'io lo amerò e mi farò conoscere a lui (Gv 14,21).

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo da lui e prederemo dimora presso di lui (Gv 14,23).

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore (Gv 15,10).

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo (Gv 17,3).

Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è più qui (Mc 16,6).

Uomini di Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mezzo di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere (At 2,22).

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni (At 2,32).

Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (At 2,36).

Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù (At 3,13).

Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù (At 4,33).

E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo (At 5,42).

Egli [Stefano], pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio (At 7,55-56).

Filippo annunciava il Vangelo del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo (At 8,12).

Filippo annunciò (all'Etiope) la buona novella di Gesù (At 8,35).

Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret (At 10,38).

[Pietro] ordinò che (i pagani) fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo (At 10,48).

Dio ha dato a loro (ai pagani) lo stesso dono che ha dato a noi, per avere creduto nel Signore Gesù Cristo (At n,17).

Noi vi annunciamo che la promessa fatta ai padri si è realizzata, perché Dio l'ha compiuta per noi, loro figli, risuscitando Gesù (At 13,32).

Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati (At 15,11).

Barnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo (At 15,25-26).

Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia (At 16,31).

Paolo ad Atene annuncia Gesù e la sua risurrezione (At 17,16-31).

[Apollo ad Efeso] parlava e insegnava con accuratezza ciò che si riferiva a Gesù (At 18,25).

[Ad Efeso] il nome del Signore Gesù veniva glorificato (At 19,17).

[L'apostolo Paolo dice:] lo sono pronto non soltanto ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù (At 21,13).

Paolo trascorse due anni interi nella casa che aveva preso in affitto (a Roma) e accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento (At 28,30-31).

Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il Vangelo di Dio che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle Sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore (Rm 1,1-4).

Così avverrà nel giorno in cui Dio giudicherà i segreti degli uomini, secondo il mio Vangelo, per mezzo di Gesù Cristo (Rm 2,16).

È lui [Cristo Gesù] che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, così da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesù (Rm 3,25-26).

Noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (Rm 5,1).

Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (Rm 5,8).

La grazia di Dio e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti (Rm 5,15).

O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione (Rm 6,3-5; vedi tutto il cap. 6).

Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (Rm 8,35).

Se con la tua bocca proclamerai: Gesù è il Signore! E nel tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza (Rm 10,9-10).

Rivestitevi del Signore Gesù Cristo (Rm 13,14).

Chi si fa servitore di Cristo ... è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini (Rm 14,18).

Il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti sull' esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Accoglietevi perciò gli uni gli altri come Cristo accolse voi, per la gloria di Dio (Rm 15,30).

Fratelli, per il Signore nostro Gesù Cristo e l'amore dello Spirito Santo, vi raccomando: lottate con me nella preghiera che rivolgete a Dio (Rm 15,30).

    E si potrebbe continuare.
   Di questo Gesù si parla poco nei messaggi di Medjugorje; al confronto con i testi del Nuovo Testamento di sopra, essi sembrano più una catechesi tradizionale. Perché in questi messaggi non c'è al centro Gesù Cristo? Le grandi verità cristiane sono contenute nei Vangeli e nel Nuovo Testamento. Non si parla mai di regno di Dio in questi messaggi, eppure era il nocciolo della predicazione di Gesù. La crocefissione di Gesù e la sua risurrezione sono l'essenza della fede cristiana; è questa l'identità cristiana; nei messaggi c'è poco o nulla su queste verità fondamentali del cristianesimo. Non voglio suggerire alla Signora di Medjugorje ciò che deve dire, solo un pazzo potrebbe fare una cosa del genere; voglio solo fare delle domande per la mia ricerca personale, voglio solo chiedermi perché non sono presenti in questi messaggi dati che io ritengo fondamentali del Vangelo. Voglio farmi domande del tipo: perché non parla mai del regno di Dio, il messaggio centrale della predicazione di Gesù? E domande più secondarie: perché non dice mai di essere ebrea? Perché non parla mai di suo marito che era Giuseppe?
    Gesù Cristo è la forza che tiene insieme i 27 libri così eterogenei che formano il Nuovo Testamento. In essi c'è il ricordo di quel Gesù che in greco viene chiamato Cristo, in ebraico Messia, cioè l'Unto, e lui tiene insieme i nostri 20 secoli così discordanti di storia e di tradizione cristiana. Il dato particolare, distintivo, sostanziale del cristianesimo sia per i cristiani che per i non cristiani, è sempre lui, Gesù Cristo; è lui l'assolutamente essenziale, normativa, determinante per coloro che credono o vogliono credere in lui. Lui solo è il vivente. "lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio" (Gv 14,6-7). La Parola di Gesù è la Parola di Dio (Le 5,1-2); per questo Gesù è l'unico maestro: "Voi non fatevi chiamare rabbi, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli" (Mt 23,8).
   In Luca 10,38-42 Gesù arriva a Betania con i suoi discepoli e viene accolto nella casa di Marta; c'è da preparare un pranzo o una cena. Mentre Marta è "presa da molti servizi", Maria "seduta ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola". Marta si fa avanti e dice a Gesù: "Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". La risposta di Gesù è da meditare ogni giorno: "Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria ha scelto la cosa migliore che non le sarà tolta". La preoccupazione prima in assoluto del discepolo di Gesù è di ascoltare la su parola, perché solo la sua parola è la Parola di Dio.
    L'ascolto e la pratica della parola di Gesù sono elementi talmente importanti e unici che sono le condizioni per salvarsi:

Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande (Mt 7,24-27; Le 6,47-49).

    Il criterio del giudizio finale, di fronte al Figlio dell'uomo, sono ancora le parole di Gesù:

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi (Mc 8,38; Le 9,26). 

    Gesù rivela in modo autorevole e definitivo la volontà di Dio; egli presenta le esigenze della volontà di Dio e la interpreta con le sue parole, con le sue scelte e con le sue prese di posizione; ecco perché lui è l'unico riferimento del credente:

Se mi amate, osservate i miei comandamenti. Se uno mi ama, osserva la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà ciò che io vi ho detto (Gv 14,15.23-26).

    Solo Gesù è la Rivelazione, per questo deve essere continua e unica la meditazione sulle sue parole. Dopo 20 secoli i cristiani devono ritornare sempre e unicamente al pensiero del loro unico maestro (Mt 23,8); è questa un' esperienza unica e incontaminata di fede, come era tra i discepoli delle origini, esperienza che si libera, se è necessario, da tutto l'armamentario teologico, da tutte le strutture pietistiche, burocratiche, disciplinari, sovrastrutture nelle quali si smarrisce la sorgente viva, vitale, cristallina, salvifica del pensiero di Gesù È sempre lo stesso Gesù: il Gesù della storia nel quale hanno creduto i discepoli che egli ha chiamato e che lo hanno seguito sulle sponde del lago di Galilea, è lo stesso Cristo della fede nel quale hanno continuato a credere i suoi discepoli e le prime comunità cristiane dopo la sua risurrezione, è lo stesso Gesù Cristo nel quale anche noi crediamo e che incontriamo ogni domenica nell'Eucarestia, in ricordo della sua ultima Cena, secondo la su parola. Questo Gesù è presente nel suo pensiero, come è presente nell'Eucarestia; ecco perché il pensiero di Gesù è l'unico riferimento della fede, l'unica via per arrivare al Padre. Perché questi pensieri non compaiono quasi mai nei messaggi di Medjugorje? Perché in questi messaggi sono così rare le parole di Gesù?

     Scriveva Pascal, scienziato, filosofo cristiano francese, nei suoi Pensieri:

Non è solamente impossibile, ma inutile conoscere Dio senza Gesù Cristo. Non solo noi non conosciamo Dio se non per mezzo di Gesù Cristo, ma non conosciamo neppure noi stessi se non per mezzo di Gesù Cristo. Noi non conosciamo la vita, la morte se non per mezzo di Gesù Cristo. Al di fuori di Gesù Cristo, non sappiamo cosa sia la nostra vita, la nostra morte, Dio, noi stessi.
Noi non conosciamo Dio che per mezzo di Gesù Cristo. Senza questo mediatore è interdetta ogni comunicazione con Dio; per mezzo di Gesù Cristo noi conosciamo Dio. Tutti coloro che hanno preteso di conoscere Dio e di provarlo senza Gesù Cristo, avevano solo prove inefficaci.

Tendo le braccia al mio liberatore che, essendo stato predetto per quattromila anni, è venuto a soffrire e a morire per me sulla terra nel tempo e in tutte le circostanze che sono state predette; e, per mezzo della sua grazia, attendo la morte in pace, nella speranza di essere a lui unito eternamente; e vivo intanto con gioia, sia nei beni che gli piace di donarmi, sia nelle sventure che mi invia per il mio bene, e che col suo esempio mi ha insegnato a sopportare. Chi lo conosce, conosce la ragione di tutte le cose. Coloro che vanno fuori strada, lo fanno perché non vedono una di queste due cose (Pensieri 728; 729; 730; 600; 602).

     Papa Francesco nel discorso ai vescovi italiani durante la sessantesima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (20 maggio 20I4), ha posto queste domande ai vescovi:

Chiediamoci: Chi è per me Gesù Cristo? Come ha segnato la verità della mia storia? Che dice di lui la mia vita? Fratelli se ci allontaniamo da Gesù Cristo, se l'incontro con lui perde la sua freschezza, finiamo per toccare con mano soltanto la sterilità delle nostre parole e delle nostre iniziative. Non stanchiamoci dunque di cercare il Signore, di lasciarci cercare da lui, di curare nel silenzio e nell' ascolto arante la nostra relazione con lui. Teniamo fisso lo sguardo su di lui, centro del tempo e della storia; facciamo spazio alla sua presenza in noi: è lui il principio e il fondamento che avvolge di misericordia le nostre debolezze e tutto trasfigura e rinnova, è lui ciò che di più prezioso siamo chiamati a offrire alla nostra gente, pena di lasciarla in balia di una società dell'indifferenza, se non della disperazione. Di lui, anche se lo ignorasse, vive ogni uomo. In lui, uomo delle Beatitudini, pagina evangelica che torna quotidianamente nella mia meditazione, passa la misura alta della santità: se intendiamo seguirla, non ci è data altra strada. Percorrendola con lui, ci scopriamo popolo, fino a riconoscere con stupore e gratitudine che tutto è grazia, perfino le fatiche e contraddizioni del vivere umano, se queste vengono vissute con cuore aperto al Signore, con la pazienza dell'artigiano e con il cuore del peccatore pentito. Non si può narrare Gesù in maniera lagnosa, continua il papa, tanto più che, quando si perde l'allegria, si finisce per leggere la realtà, la storia e la stessa propria vita sotto una luce distorta.

     Non c'è questa priorità di Gesù nei messaggi di Medjugorje, non si parla mai delle Beatitudini.
    La priorità di Gesù in tutto e la conoscenza del suo Vangelo costituiscono l'essenza del cristianesimo. Scrive l'apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi:

Quello che poteva essere per me un guadagno, l'ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero una spazzatura (nel testo greco c'è una parola ancora più forte, skubala, che vuol dire escremento) al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui (3,7-9).

    Giovanni scrive: "Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore" (15,10); e nell' Apocalisse è scritto: "Sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (3,20).
    Per chi crede in Gesù vale sempre ciò che il geniale Dostoevskij ha scritto una volta per sempre: "Se mi si dimostrasse che Cristo non è nella verità e se fosse matematicamente dimostrato che la verità non è in Cristo, preferirei comunque restare con Cristo, piuttosto che con la verità". Questo è il Gesù dei Vangeli, il Cristo biblico: in comunione con te, Gesù, nella gioia, nella sofferenza, nella morte e dopo la morte.

Maria di Nazaret

    Come per conoscere Gesù occorre partire dal Gesù storico e dal Cristo della fede dei Vangeli, così è per Maria, occorre partire dalla Maria della storia, dalla Maria dei Vangeli, per non fare una mariologia astratta, una mariologia delle nuvole, come è successo e succede anche oggi (Radio Maria, e anche a Medjugorje). Basta la Maria dei Vangeli per comprendere la grandezza e l'unicità di questa ragazza: "La Parola si è fatta carne" (Gv 1,14) nel suo utero! Detto questo, è detto tutto della grandezza della Maria della storia, tutto il resto è un contorno.

     Partiamo dal Vangelo di Luca:

L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei disse: Rallegrati piena di grazia: il Signore è con te. A queste parole fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell' Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Allora Maria disse all' angelo: Come avverrà questo che non conosco uomo? Le rispose l'angelo: Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio ... Allora Maria disse: Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola. E l'angelo si allontanò da lei (1,26-38).

    Da notare che Maria al momento dell' annunciazione poteva vere 15-16 anni, perché era quella l'età del matrimonio a quei tempi. Siamo abituati a sentire questo brano del Vangelo, ma proviamo a riflettere su quanto Luca non dice, ma che sta dietro al suo racconto. Maria era fidanzata con Giuseppe; allora l'usanza ebraica prevedeva il fidanzamento un anno prima del matrimonio; i promessi sposi avevano così il tempo per preparare la dote e un' abitazione, ma secondo la tradizione ebraica, i due erano come se fossero già sposati, per cui chi trasgrediva, in particolare la donna, era già un' adultera e, secondo la legge ebraica, poteva essere lapidata. Maria dice di "non conoscere uomo", nel senso che non aveva rapporti sessuali con Giuseppe; molto spesso nella Bibbia questo verbo ha questo significato; ovviamente conosceva Giuseppe nel nostro significato perché era il suo fidanzato.
    Non dobbiamo immaginare Giuseppe come un vecchio, come appare in quasi tutti i dipinti; ciò è quanto dicono i Vangeli apocrifi, non riconosciuti dalla Chiesa. I Vangeli canonici non dicono mai che Giuseppe era un vecchio, avrà avuto qualche anno più di Maria. Se pensiamo a quanto è successo dopo il racconto di Luca, probabilmente ci furono grossi problemi per Maria. Restare incinta, quando ancora non viveva con Giuseppe, significava rischiare la lapidazione. Cosa avrebbe detto Giuseppe? Cosa avrebbero detto i suoi genitori? Cosa avrebbe detto la gente di Nazaret che allora era un villaggio di 200-300 persone? Maria conosceva tutti questi rischi, ma con la sua assoluta fede in Dio dice: 'Avvenga per me secondo la tua parola". È considerando Maria da un punto di vista storico che riusciamo a capire la portata della sua risposta affermativa di fronte all' angelo.

     Luca non accenna ad alcuna conseguenza della risposta di Maria; Matteo invece parla della reazione di Giuseppe:

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era un uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto (1,18-19).

    Anche Matteo non dice nulla del dramma che è venuto dopo; Giuseppe non sapeva nulla dell'annunciazione e quindi pensava che Maria le fosse stata infedele; un dramma per ogni fidanzata, un dramma per Maria che sapeva come stavano le cose. Per tutti e due sicuramente una grande sofferenza; e i genitori di Maria? E le chiacchiere della gente di Nazaret?
   Giuseppe avrebbe potuto denunciare Maria e lasciarla alla sua sorte, ma Giuseppe era buono, voleva bene a Maria e pensava di lasciarla senza alcune denuncia. Poi l'angelo rivela a Giuseppe come stavano le cose: anche lui crede all' angelo e può tirare un respiro di sollievo. Anche per questo l'amore di Maria per il suo ragazzo sarà sicuramente aumentato.
   Maria, incinta, va a fare visita alla sua parente Elisabetta, anche lei incinta: ciò che Luca mette in bocca alla ragazza di Nazaret in questa occasione è qualcosa di rivoluzionario. Luca utilizza dall'inizio alla fine del Magnificat il linguaggio dell'Antico Testamento; è un inno "dei poveri del Signore", cioè di quei fedeli ebrei che si affidavano totalmente a Dio e alla sua parola. L'inno, il Magnificat, propone una celebrazione dell' agire di Dio attraverso sette verbi che rivelano la diversità di ciò che Dio apprezza e di ciò che apprezzano gli uomini; la logica di Dio, dice Maria, è l'opposto di quella degli uomini. Questa ragazza di Nazaret, diremmo noi oggi, è una contestatrice. Dice infatti:

Dio ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele suo servo (1,51-54).

    Si sottolineano poco nelle prediche questi aspetti del Magnificat; Maria era povera e si è schierata con i poveri, come farà suo figlio.
    Nei Vangeli poi troviamo Maria alla nascita di Gesù; l'essere madre di Gesù è la vera grandezza della ragazza di Nazaret: "Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio" (Lc 2,6-7).
   Dopo 8 giorni, come racconta sempre Luca, il bambino fu circonciso secondo la legge ebraica e gli fu messo il nome di Gesù; poi Maria e Giuseppe presentano Gesù al tempio di Gerusalemme, come richiedeva la legge ebraica: "Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore" (Le 2,23).
   Nel Vangelo di Matteo troviamo la fuga in Egitto, episodio difficile da conciliare con il Vangelo di Luca; probabilmente i due evangelisti seguono tradizioni diverse. Anche qui una lettura storica dei Vangeli ci fa capire le sofferenze, le ansie, le paure di una giovane coppia con un bambino piccolo in viaggio verso l'Egitto a piedi: da Betlemme all'Egitto ci sono circa 250-300 chilometri. Il soggiorno in Egitto durò probabilmente circa due anni: Erode muore nel 4 a.c. (è noto che Gesù non nacque nell'anno zero, ma verso il 6-7 a. C.).
    Non sappiamo più nulla di Gesù, di Maria e di Giuseppe fino a quando Gesù compie 12 anni e viene ritrovato nel tempio di Gerusalemme. Luca sottolinea la religiosità di Maria e di Giuseppe: erano ebrei praticanti, credenti, avevano già fatto circoncidere il loro bambino e lo avevano presentato al tempio; inoltre ogni anno "si recavano a Gerusalemme per la festa di Pasqua" (Le 2,41). Anche qui una lettura storica dei Vangeli ci fa capire la fatica e la lunghezza del viaggio da Nazaret a Gerusalemme: son circa 130 chilometri per l'andata e altrettanti per il ritorno, a piedi, pernottando sotto qualche albero, o in qualche baracca, ci volevano tre o quattro giorni. I viaggi a Gerusalemme per la Pasqua venivano fatti in gruppo; lo dice anche Luca: "Credendo che egli [Gesù] fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e conoscenti" (2,44). Gesù non c'è; pensiamo all' ansia di Maria, come succede anche oggi, quando una mamma non trova il suo bimbo. "Non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme" (Le 2,45).
    Questa volta Maria e Giuseppe sono soli; avevano fatto una giornata di cammino, un altro giorno per ritornare. "Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio" (Lc 2,46). Maria era molto preoccupata, come tutte le mamme, e lo dice chiaramente a Gesù, quando lo ritrova nel tempio: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo" (Le 2,48).
    Poi di Maria, come del resto di Gesù, non sappiamo più nulla fino a quando Gesù inizia il suo ministero di predicatore itinerante. Probabilmente Gesù sente parlare di Giovanni Battista e si reca da lui lasciando Nazaret: aveva circa 35 anni.
    Alle nozze di Cana in Galilea troviamo Gesù con sua madre e i suoi discepoli; Maria dice a Gesù: "Non hanno più vino", probabilmente voleva evitare agli sposi una brutta figura. La risposta di Gesù a sua madre non è proprio gentile; il testo greco di Giovanni dice letteralmente: "Donna che c'è tra me e te?" (Gv 2,4). In alcuni casi questa espressione voleva dire nel Nuovo Testamento: donna, in che cosa ti immischi? (come nel Vangelo di Marco 1,24). Ma Maria conosceva bene Gesù, e dice ai servitori: "Qualsiasi cosa vi dice, fatela". E Gesù compie il miracolo, ma non un miracolino: trasforma 6 anfore piene di acqua, in vino. Gesù non è un asceta; ciascuna anfora conteneva da 80 a 120 litri, una quantità enorme di vino, da 480 a 720 litri circa!
     Continuando nell'ordine dei Vangeli, troviamo in Marco un episodio sconcertante da parte dei parenti di Gesù: "Entrò in una casa e si radunò attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: È fuori di sé" (3,20-21). Come spiegare questo fatto da parte dei suoi parenti che dicono che Gesù è matto? Si potrebbe spiegare in questo modo: Giuseppe era già morto, Gesù era il primogenito, ossia doveva continuare il mestiere del padre e badare alla sua famiglia; invece, spinto dalle sue convinzioni interiori, lascia la famiglia e il lavoro e si trasferisce a Cafarnao, dove inizia a fare il predicatore itinerante. Anche in una famiglia di oggi, se un giovane sui 35 anni, invece di continuare il suo lavoro, lasciasse questo e la sua famiglia e incominciasse a fare il predicatore itinerante, i suoi direbbero che è diventato pazzo. Che ci siano degli screzi tra Gesù e la sua famiglia è confermato da altri passi evangelici:

Gli dissero: Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano. Ma egli rispose loro: Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? Girando lo sguardo su quelli che erano seduti intorno a lui, disse: Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre (Mc 3,31-35; Mt 12,46-50).

    Qui la famiglia di Gesù non fa una bella figura; egli risponde duramente a Maria e ai suoi fratelli, praticamente dice che la sua vera famiglia sono coloro che ascoltano la sua parola lì attorno a lui, e fanno la volontà di Dio. La volontà di Dio, come risulta da tanti passi dei Vangeli, è ascoltare la {mola di Gesù e fare dò che lui diceva.
    Da qui in avanti non troviamo più Maria nei Vangeli; da un punto di vista storico è dubbia la presenza di Maria ai piedi della croce con il discepolo prediletto, come si legge nel Vangelo di Giovanni (9,25), perché i Vangeli sinottici dicono che le donne stavano a distanza dalla croce, e tra queste donne non c'era la madre di Gesù (Mc 15,40-41; Mt 27,55-56; Le 23,49). L'ultima volta che troviamo Maria nel Nuovo Testamento è negli Atti degli apostoli, dopo l'ascensione di Gesù: gli Undici ritornano a Gerusalemme e salgono "in una stanza al piano superiore; tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui" (1,41).
    Non dobbiamo meravigliarsi che i Vangeli e gli scritti del Nuovo Testamento parlino piuttosto poco di Maria, la madre di Gesù. I Vangeli furono scritti dai 40 ai 70 anni dopo la morte di Gesù; gli evangelisti erano dei credenti, ed essi non vollero scrivere una vita di Gesù (non sappiamo nulla della sua fanciullezza e della sua giovinezza), ma proclamare alle loro comunità chi era Gesù: il Messia, il Cristo, il Risorto, il Figlio di Dio. A loro interessava annunciare questi eventi straordinari, i fondamenti della fede cristiana: ecco perché dicono poco della vita di Gesù e di Maria a Nazaret Ma quanto dicono di Maria è più che sufficiente per capire la grandezza e l'unicità di questa ragazza e poi di questa donna di Nazaret: lei è la madre di Gesù, e poiché Gesù è Dio, lei è la madre di Dio. I Vangeli apocrifì, non riconosciuti dalla Chiesa, hanno cercato di colmare tutti questi vuoti su Gesù, su Maria e su Giuseppe che troviamo nei Vangeli canonici, ma li hanno riempiti di leggende di tutti i tipi, che se possono essere valide da un punto di vista letterario, da un punto di vista storico non aggiungono nulla al Gesù, alla Maria e al Giuseppe dei Vangeli canonici e della storia, e neppure alla fede cristiana.
    Questa è dunque Maria di Nazaret come la presentano i Vangeli; dobbiamo sempre tenere presente la Maria della storia, la Maria dei Vangeli, per non prendere tangenti astratte come fanno spesso le varie mariologie e causare danni a questa straordinaria e unica figura del Vangelo: "La parola si è fatta carne" (Gv 1,14) nel suo utero.

NOTE

1. E. ARRIGONI, Storia e jède. Introduzione al pensiero di Gesù, Aracne, Roma 2014.


INDICE

9 Introduzione

23 1. Le apparizioni di Medjugorje

29 2. Confronti: Vangelo e messaggi di Medjugorje

159 Conclusione

163 Opere citate

Leggi tutto...

IL RESPIRO DELL'ANIMA - Distinzione teologico-filosofica tra anima e spirito


RETROCOPERTINA

Il respiro dell'anima

Qual è la differenza tra anima e spirito? Spesso questi termini vengono confusi o usati col medesimo significato, sminuendo così l'inesauribile ricchezza dell'interiorità umana. In un tempo in cui la materialità prevale sulla spiritualità diventa importante riscoprire la dimensione della corporeità, quella della spiritualità e ciò che lega queste due. Il presente lavoro esamina l'evoluzione che le due locuzioni hanno avuto nel corso della storia del pensiero e della riflessione teologica.

INTRODUZIONE

Anima e spirito. Nel discorrere quotidiano questi due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, magari anche confusi tra loro, senza fermarsi a riflettere se essi indichino effettivamente la medesima o due diverse realtà. Il problema principale che soggiace è però quello, molto più ampio, dell'unità del soggetto umano conoscente. In un tempo in cui la materialità prevale sulla spiritualità c'è il rischio come già sottolineava Edith Stein - che il corpo diventi «in misura maggiore o minore una maschera che copre l'interiorità, invece di manifestarla»1.
Ciò a cui pensiamo anche oggi quando parliamo di "spirito" è un concetto formatosi soprattutto nel periodo romantico. Questo termine, in Occidente come in Oriente, suggerisce l'idea di un principio creatore dal quale scaturisce la vita. Essa comincia sempre inspirando (i bimbi vengono sculacciati per riempire loro i polmoni appena nati). L'azione del respirare la conserva, la trasmette e ne permette l'espressione (gli stati emozionali sono spesso associati ad una modifica del ritmo respiratorio: ansimare per una paura improvvisa, avere il fiato corto per una fatica, ecc). Questo movimento di spirito è azione indispensabile al metabolismo corporeo che permette, a sua volta, il movimento. Tutta la vita dell'uomo è azione creativa in quanto, attraverso il suo re-spirare, continua quella iniziata dal creatore. Alla fine si spira, o si esala l'ultimo respiro, riconsegnando questa piccola ma continua azione creativa umana a quel Qualcuno da cui tutto deriva, compresa la vita stessa che l'uomo ha ricevuto in dono.
Il presente lavoro nasce, prima di tutto, da un' esigenza personale di approfondimento sull'interiorità umana che, come tutte le investigazioni di questo tipo, interroga direttamente il senso della vita; in secondo luogo da una serie di domande che mi sono posto durante la mia esperienza di docente IRC nella Scuola Secondaria di Secondo grado. Quale differenza c'è dunque tra anima e spirito? A questa domanda cercheremo di dare risposta senza pretendere però di esaurire completamente l'argomento. L'irrinunciabile punto di partenza è il riconoscere che la conoscenza alla quale possiamo ambire, con riguardo all' anima e allo spirito, sarà sempre frammentaria e parziale a causa dell' infinita profondità ed inesauribile ricchezza di Dio, della cui natura esse partecipano. Partiremo con la nostra indagine dall' analisi etimologica ed evoluzione semantica nella lingua e cultura semitica veterotestamentaria, per passare poi a quella greca neotestamentaria. Dai dati contenuti nella sacra Scrittura passeremo in seguito ad analizzare le riflessioni che la Tradizione e la speculazione teologico-filosofica ci hanno consegnato per approdare infine agli interventi del Magistero soprattutto recente.

NOTE
1. E. STEIN, Introduzione alla filosofia, Città Nuova, Roma 20012, p. 191.


Etimologia dei due termini

Anima: il significato ebraico di nefes

Nell' Antico Testamento il sostantivo ebraico nefes, imparentato con il verbo semitico napas (soffiare, esalare), viene convenzionalmente tradotto con "anima". Esso compare 754 volte, 680 delle quali reso con il greco psyché nella Bibbia dei Settanta e con il sostantivo latino anima nella Vulgata di Girolamo2. In realtà nefes non designa l'anima nel senso comune attribuito da noi oggi al termine. La traduzione greca dell' Antico Testamento lo ha reso con psyché reinterpretando però la nozione veterotestamentaria alla luce dell'antropologia greca basata sul binomio antinomico anima-corpo. Esso indica più precisamente il "SOffiO"3 della respirazione, e in particolare l'azione di tutti quegli organi ed apparati che concorrono a quest' attività fisiologica: la gola, la trachea e il collo4. Sostanzialmente gli organi che permettono la vita in senso prettamente biologico. Infatti, nel pensiero ebraico non ancora ellenizzato, nefes designava la vita in quanto tale di un individuo. Poteva corrispondere, in maniera più ampia e generica, all'idea di "essere vivente" o di "creatura", cioè in pratica di chi vive in quanto animato da questo principio vitale. Ecco allora che nel linguaggio veterotestamentario esalare la propria nefes significa morire; salvarla, significa salvare la propria vita5. Dall' osservazione che l'uomo, il cui sangue viene versato muore e non respira più, si pensava che la nefes fosse nel sangue o addirittura fosse il sangue stesso6. Anche le bestie, in quanto esseri viventi, hanno una nefts come l'uomo (cfr. Gen 7, 21-22). Si comprende così perché prendano il nome di animali: si riconosceva in esse quella che la filosofia classica definì, come vedremo più avanti, anima "vegetativa" e "sensitiva".

Il significato greco e latino del "soffio"

Nel tradurre nefes con psyché la Bibbia dei Settanta non si è comunque allontanata dal significato del sostantivo ebraico, in quanto psyché significa proprio "soffio", "forza vitale"7. L'idea comune ai due sostantivi è quindi sempre quella del respiro quale movimento d'aria indispensabile per la vita. Platone rintracciò l'etimo di psyché in due possibili radici verbali greche: ana-pnein ("respirare")8, oppure anapsychò ("refrìgero" o "faccio asciugare")9. La particella comune ana in greco significa "su"; nei due casi individuati da Platone indicherebbe un qualcosa di leggero che sale, proprio come il soffio del respiro che, uscendo riscaldato dai polmoni, tende a salire.
Aristotele invece, analizzando le teorie tramandate intorno al significato del termine" anima", ne individuò l'origine etimologica in kata-psyxis ("raffreddamento")10.
Al di là di queste oscillazioni semantiche, possiamo notare come gli antichi avevano associato questo "soffio, forza vitale" al freddo, constatato che con l'abbassarsi della temperatura questo diventa visibile. Di fatto il soffio e la respirazione sono per eccellenza ciò che contraddistingue l'essere vivente.

Nel greco neotestamentario si trova spesso il sostantivo psyché - soprattutto nei vangeli Sin ottici e nel libro degli Atti degli Apostoli - con il significato molto ampio di ciò che è vitale nell'uomo. Esso viene utilizzato per indicare quella forza, caratterizzante la vita stessa, che lo rende capace di sensazioni e sentimenti11. Si ipotizza che il sostantivo latino animus o anima derivi dal greco an-aimos che significa "senza sangue", "esangue" (ciò che sopravvive al corpo esangue, morto:
l'anima appunto), anche se la provenienza semantica più accreditata rimane quella da ànemos ("vento" o anche "respiro"), che a sua volta discende dalla forma verbale sanscrita àniti, cioè "egli soffia"12.

Spirito: il ruah ebraico

Nell'Antico Testamento il sostantivo ruah ricorre 378 volte in ebraico e II in ararnaico13. Letteralmente significa "vento", "respiro", ma, in senso più estensivo, indica un qualcosa che si muove e che a sua volta ha la forza di mettere in movimento: una forza imprevedibile, la cui presenza e azione sono scaturigine di vita. Il vento solleva, muove, e possiede il carattere di ciò che è ineffabile e fuggevole. Nell'uso scritturistico è spesso strumento dell'agire concreto di Dio nella storia. La sua provenienza, quindi, è ben al di là dell'umano14.
Originariamente in ebraico indicava senza dubbio l'aria, l'atmosfera, e il grande spazio tra la terra e il cielo, nonché quella realtà impalpabile che si manifestava talvolta con la forza devastante della tempesta, realtà da cui la vita dell'uomo dipende e che egli non può assolutamente governare. Il pensiero biblico veterotestamentario è inevitabilmente portato a legare questa realtà a Dio, unico creatore dell'universo15. Il Ruah designa quindi esplicitamente lo Spirito di Dio che opera come forza vitale e quindi come forza creatrice di vita16, ma è anche il soffio. Come il soffio del vento, anche quello del respiro è una forza che solleva ed anima il corpo: esso però non indica il mero processo biologico, ma esprime la profonda "dinamica del comportamento umano"17, cioè l'energia e la vitalità interiore dell'uomo. Il respiro è ciò che vi è di più intimo e personale, ma di questo soffio l'uomo non è padrone - pur non potendone fare a meno - e muore quando questo si spegne. Come il vento, ma in modo molto più immediato, il soffio del respiro umano viene da Dio e a lui fa ritorno con la morte18.

Il significato greco e latino dello spirito-vento

Il sostantivo ebraico ruah viene tradotto nella Scrittura con pneuma (pneuma nei testi greci e con spiritus in quelli latini. Pnèuma significa "soffio", "esalazione", ed anche spirito nel senso di ardore, forza interiore. Il termine deriva da pneo ("respirare"), composto da anapnèo cioè attrarre l'aria dentro i polmoni e poi rimandarla fuori. Anche il corrispettivo latino spiritus indica il movimento che l'aria e il soffio compiono a livello polmonare19,
L'idea comune alle tre lingue bibliche è quindi quella del movimento dell'aria: l'uomo dipende dallo spostamento di questo fluido che può controllare solo in parte ma del quale non può fare a meno. Sia il termine pneuma nella lingua greca che spiritus in quella latina possono infatti indicare anche una sostanza volatile, un vapore, un' esalazione20. Nel Nuovo Testamento pneuma viene utilizzato complessivamente 379 volte. Esso, nella maggior parte dei casi, è associato a Dio, oppure all'uomo. Negli altri pochi casi usato con riferimento a spiriti di defunti. Indica comunque sempre qualcosa che va al di là della mera vita biologica e della semplice "fisicità" del respiro.

NOTE

2. Cfr. E. JENNI, C. WESTERMANN, «Anima», in Dizionario Teologico dell'Antico Testamento, L. PRATO (a cura di), II, Marietti, Casale Monferrato 1982, colonna 66.
3. Cfr. G. FHORER (a cura di), «Nefesh», in Dizionario di ebraico e aramaico dell'Antico Testamento, Ed Piemme Teologica, Casale Monferrato (Al) 1996.
4. La correlazione nefd-collo venne codificata anche dall'arte. In alcune icone, Maria, viene rappresentata con un grosso collo a simboleggiare la pienezza dello Spirito in lei.
5. Cfr. ISam 19, II; IRe I, 12; Sal 34, 23; 72, 14. Le citazioni scritturistiche contenute in questo volume sono tutte tratte da La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane, Bologna 200218.
6. Lv 17, 14: «Perché la vita di ogni essere vivente è il suo sangue, in quanto sua vita; perciò ho ordinato agli Israeliti: non mangerete sangue di alcuna specie di essere vivente, perché il sangue è la vita di ogni carne» (Cfr. anche Lv 17, 10 e Dt 12, 23).

7. Psyché è connesso etimologicamente alla radice indoeuropea bhs che significa appunto fiato, alito di vita, respiro. Questa radice è ancora oggi riscontrabile nel verbo tedesco blasen che significa appunto "respirare" (Cfr. L. COENEN, E. BEYREUTHER, H. BIETENHARD, (a cura di), «Anima», in Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento, Edizioni Dheoniane, Bologna 1976, p. m).
8. Cfr. PLATONE, Timeo, VIII, 34-37.
9. Cfr. PLATONE, Crati/o, 399.
10. Cfr. ARISTOTELE, De Anima, I, 2, 405b.
11. Cfr. A. SAND, «Anima», in Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, O. SOFFRITTI (a cura di), Paideia Editrice, Brescia 1998, colonna 1988.
12. È interessante notare, a tal proposito, che nella cultura sanscrita si giunge all'anima attraverso il respiro poiché il ritmo del respiro è il ritmo vitale dell'anima stessa. L'Induismo e il Buddismo possiedono, alla base della loro dottrina sull' anima, l'atman che indica l'essenza o il "soffio vitale". Secondo la dottrina induista, dal naso di Vishnu esce il soffio vitale il cui controllo porta all'illuminazione (Cfr. D. OLIVIERI, «Anima », in Dizionario etimologico italiano, concordato coi dialetti, le lingue straniere e la topo--onomastica, Casa Editrice Meschina, Milano 1953, p. 40).
13. Ruah appartiene probabilmente al gruppo dei vocaboli onomatopeici in quanto, nella sua pronuncia ebraica, imita il fischiare del vento. (Cfr. E. JENNI, C. WESTERMANN, «Spirito», op. cit., colonna 654).
14. Il vento può essere strumento di salvezza nell'agire di Dio. (Cfr. Es 14, 21 e Num II, 31).
15. «Sempre c'è nella forza misteriosa operante nel vento e nel respiro l'agire di Dio» (E. JENNI, C. WESTERMANN, «Spirito », op. cit., colonna 668).
16. Essa inoltre conferisce doti particolare o ispira determinate persone. Sarà soltanto in periodo post-esilico che il sostantivo indicherà anche il concetto di "Spirito Santo" (Cfr. K. KREMER, «Spirito». in Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, O. SOFFRITTI (a cura di), Paideia Editrice, Brescia 1998, colonna 1012).
17. Cfr. E. JENNI, C. WESTERMANN, « Spirito », op. cit., colonna 661.
18. Cfr. Gen 2, 7; 6, 3; Gb 33, 4; 34, 14-15; Qo 12, 7; Sap 15, Il. Ci si rivolge a Dio definendolo come "colui che dà il soffio di vita ad ogni carne" (Nm 16, 22; 27, 16).
19. Cfr. VIRGILIO, Eneide, VI, 726 "Spiruus intus alit... ".
20. Con il termine "spirito" si indica quella sostanza allo stato gassoso ottenuta per distillazione che, seppure rientra nell' ordine della materialità, si distingue da ciò che è solido o liquido per la sua sottile ed impalpabile consistenza nonché per la facile e veloce volatilità. Interessante notare che nella scrittura greca, lo spirito è quel segno diacronico che si pone sulle vocali iniziali di parola per indicare il suono aspirato.


INDICE

Introduzione
Etimologia dei due termini

Parte I
Antico Testamento

Capitolo I
Il libro di Genesi
1.1. Libro di Genesi: la nefes di tutte le creature - 1.2. La nefes dell'uomo - 1.3. Il Ruah del creatore nell'uomo: immagine e somiglianza.

Capitolo II
Anima e spirito nella letteratura poetico-sapienziale
2.1. Giobbe - 2.2. Il libro dei Salmi - 2.3. Proverbi: il Ruah come lampada 2.4. Qoèlet e Sapienza: il ruah negli animali e quello nell'uomo - 2.5. I profeti: Isaia ed Ezechiele.

Parte II
Nuovo Testamento

Capitolo I
Anima e Spirito nel Nuovo Testamento
I.I. I Vangeli sinottici.
Capitolo II
La letteratura giovannea
2.1. Il Vangelo e le lettere - 2.2. L'Apocalisse.
Capitolo III
L'antropologia tricotomica di San Paolo
Capitolo IV
Le lettere cattoliche

Parte III
Sezione storico-filosofica

Capitolo I
La filosofia antica
1.1. La natura divina dell'anima umana da Omero all' orfismo - 1.2. La psyché e il concetto di pnèuma nei presocratici - 1.3. L'anima umana come sostanza individuale: Platone e lo spirito infinito - 1.4. La comprensione dell'anima umana e il ruolo dello spirito nel pensiero di Arisrotele.
Capitolo II
I Padri della Chiesa
2.1. I Padri dei primi tre secoli: Giustino, Ireneo e Tertulliano - 2.2. Origene e la visione tricotornia dell'uomo - 2.3. La spiritualità dell'anima in Plotino - 2.4. Agostino .
Capitolo III
Tommaso e la scolastica
3.1. L'anima umana come forma del corpo - 3.2. La natura spirituale dell'anima.
Capitolo IV
La filosofia moderna
4.1. Il razionalismo di Descartes - 4.2. L'anima in Spinoza e il principio razionale dello spirito in Leibniz - 4.3. Lo spirito e l'idea: Locke e Berkeley - 4.4. L'empirismo di Hume e la critica di Kant- 4.5. Lo spirito nell'idealismo tedesco: da Fichte a Hegel.
Capitolo V
Spirito e anima tra Ottocento e Novecento
5.1. Lo spiritualismo di Fichte e Lotze - 5.2. Bergson e la Filosofia della coscienza - 5.3. Martin Heidegger - 5.4. Ludwig Wittgenstein, II6.
Capitolo VI
L'anima e lo spirito nel Novecento
6.1. Max Scheler - 6.2. Il Neoreahsmo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile - 6.3. Il contributo di Edith Stein - 6.4. Dalla psicologia sperimentale alle odierne teorie sull'anima e la mente - 6.5. Lo spirito nella ricerca filosofico-scientifica.

Parte IV
Sezione teologica

Capitolo I
Il catechismo della Chiesa cattolica
Capitolo II
Il Concilio Vaticano II. La Gaudium et spes
Capitolo III
La concezione dello spirito in Giovanni Paolo II
Capitolo IV
Il magistero di Benedetto XVI
Capitolo V
La lettera enciclica Lumen fidei di Francesco

Parte V
Per uno sguardo d'insieme

Capitolo I
Anima e spirito nella Scrittura
Capitolo II
L'anima dalla tradizione storico-teologica ad oggi
Capitolo III

L'anima è spirituale
Capitolo IV

L'anima spirituale e la resurrezione del corpo

Biografia

Leggi tutto...

DOVE GLI UOMINI SANNO GIÀ VOLARE - Breve viaggio nei sotteranei della Bibbia

Ferdinando Catalano L'Autore FERDINANDO CATALANO (Messina 1947) è conosciuto negli ambienti scientifici per i suoi lavori e per le sue pubblicazioni nel campo della fisica ottica. Ha insegnato Fisica, Optometria e Misure ottiche presso le Università del Molise e di Padova. È stato anche dirigente scolastico. Coltiva da anni un interesse per lo studio della Bibbia e per le tematiche religiose. Ha pubblicato il saggio Insegnaci a contare i nostri giorni [Tecnograf, 1992] e La vita e il respiro e ogni cosa [Aracne, 2009].  


EFFETTI BENEFICI

QAZAN
RELIGIONI, TEOLOGIE, SPIRITUALITÀ
"Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell'infinito, con il desiderio di sollevare la mente verso ciò che è sublime."
Karol WOJTYLA

Traendo ispirazione dalla città tatara di Qazan, nella quale si trova il Tempio dell'universo e dove le grandi religioni monoteiste si incontrano e dialogano senza conflitti, la collana ospita volumi di argomento religioso, spirituale e teologico senza privilegiare una singola confessione. Si tratta di saggi dal carattere divulgativo, che non richiedono competenze specifiche per essere letti.

 

PREFAZIONE di FRANCESCO ARDUINI

Il cristianesimo è una religione di storici: così si esprimeva Mare Bloch (1886-1944)1, sottolineando come "gli altri sistemi religiosi hanno potuto fondare le loro credenze e i loro riti su una mitologia quasi estranea al tempo umano". I cristiani invece "come Libri sacri hanno dei libri di storia"2.
   Questo lavoro, dell'amico Ferdinando Catalano, offre una lettura del libro sacro dei cristiani, la Bibbia, per quello che realmente è: la testimonianza storica di un vissuto millenario.
    E con tale testimonianza, l'uomo di fede ha l'obbligo di confrontarsi ed interrogarsi in maniera seria, adogmatica, senza temere di arrivare a interpretazioni del racconto biblico così come realmente lo possediamo, e non come ci è stato tramandato o inculcato. Soltanto mediante uno sforzo consapevole, e a volte doloroso, possiamo riuscire a distinguere tra quello che crediamo dicano le Sacre Scritture e quello che effettivamente dicono. Qual è il rischio che si corre nel tentativo di evitare questo sforzo? Sempre per dirla alla Bloch, il rischio è che la storia mal compresa finisca inevitabilmente col trascinare con sé anche la Storia meglio intesa.
    Nelle pagine di questo libro, Catalano, smessi i panni del professore di fisica, abbandona i temi legati al rapporto tra scienza e fede a cui ci aveva abituati con i suoi precedenti lavori. Indossati "solo" i panni dell'uomo di fede, ci accompagna in un percorso di riflessione e meditazione biblica come soltanto un raffinato pensatore può fare, mostrandosi coinvolgente e convincente nei ragionamenti storico-teologici e nelle conclusioni a cui giunge.
    Pur non volendosi sostituire nella scrittura di manuali esegetici ai "ragionieri della teologia" (come l'autore definisce i biblisti di professione), grazie a questo libro Catalano ci presenta sotto una luce diversa, a volte inedita, 33 narrazioni bibliche, una per ogni capitolo, tratte sia dall' Antico che dal Nuovo Testamento. Alcune di queste sono relative ad episodi noti (ma lo sono poi realmente?) come quello che vede protagonista la donna samaritana, nel vangelo di Giovanni al capitolo 4, e altre relative ad episodi atroci, come ad esempio quello riportato nel libro dei Giudici, al capitolo 19, dove l'ospitalità è ritenuta talmente sacra da permettere che la dignità e la vita di una donna vengano distrutte pur di proteggere la vita di un altro ospite, un uomo. Si tratta di fatti cruenti (questo ma anche quello simile che coinvolge Lot e le sue figlie) che troppo spesso e con troppa leggerezza vengono addebitati a Dio da alcuni commentari, i quali lasciano velatamente intendere come il comportamento orribile subìto da tale donna fosse conseguenza della cultura ebraica sui "sacri" doveri di ospitalità3 a cui il padrone di casa doveva ottemperare. Si afferma che noi, oggi, commetteremmo solo un errore anacronistico se proiettassimo gli attuali diritti delle donne nel contesto biblico dell'epoca4: un'ovvietà, quest'ultima, menzionata forse nel tentativo di trovare una "ragione" al truce racconto?
    Ebbene Catalano ha qualcosa da direi in proposito. Qualcosa che probabilmente cambierà la nostra percezione di tutto l'episodio. Così come per i restanti 32.
   Sono certo che, come è successo a me, anche a Voi che state per leggere questo libro accadrà di soffermarvi su narrazioni bibliche, su pericopi evangeliche di cui, forse poco umilmente, pensavate di conoscere già tutto. E invece, attraverso le pagine che seguono, 1'autore si mostra capace di focalizzare la nostra attenzione su particolari sfuggiti anche ai più attenti lettori, e su questi è in grado di elaborare riflessioni che fanno vibrare le corde dell'anima.
    Si dice che Dio si avvicini a noi a una profondità di livelli proporzionale allo sforzo con cui noi stessi indaghiamo su di Lui. Un'indagine che il cristiano può compiere solo attraverso lo studio della Sacra Scrittura e la meditazione. Se questo è vero, se più indaghiamo su Dio e più Lui si avvicina a noi, allora mi sento di consigliare questo libro quale utile strumento alla più nobile delle indagini che potremmo mai voler intraprendere.

NOTE
1. È considerato uno dei padri della storiografia moderna.
2. M. Bloch, Apologia della storia (opera postuma). Einaudi, Torino I998. p. 8.
3. Cfr. A. Barnes, Notes on the Bible, consuhabile all'indirizzo http://sacred-texts.com/bib/cmr/bames/jdgoro.htm,
4. Si veda anche l' International Standard Bible Encyclopedia, Eerdmans, Grand Rapids 1988, alla voce "Ospitalità".


INTRODUZIONE

   Caro lettore, ti ringrazio per aver scelto di leggere questo libro. Non so cosa ti abbia spinto a farlo, se la curiosità del titolo, l'interesse per il sottotitolo o, forse, solo un gesto di riconoscenza verso chi te lo ha regalato. Beh, per essere onesti, non è proprio un libro in senso stretto, ma piuttosto una raccolta di pensieri e riflessioni "leggere", messe insieme dopo circa 40 anni di studio della Bibbia. Sì, la leggo e la studio ogni giorno da quarant'anni, ma non sono un teologo e neanche un professionista della fede. E questo infatti non è un libro per loro, per i ragionieri della teologia. Sia chiaro, non ho nulla contro i teologi, anzi ne ho grande rispetto per la loro capacità di scrutare le verità ultime tra le righe del testo sacro. Ma io non ho questa capacità, unicuique suum. A pensarci bene non è neanche un libro per soli credenti, ma per chi, credente o meno, ha la curiosità o l'interesse di voler scoprire tutta l'umanità in un libro che si dice divino e riconoscersi in taluni personaggi, nei loro pensieri, nobili o miseri. Il mio biglietto da visita ti farebbe pensare ad una persona con interessi culturali totalmente estranei e lontani dalla Bibbia. Eppure essa è la guida della mia vita e l'alimento quotidiano del mio spirito.
   Il fatto è che, dopo averla letta, studiata, vivisezionata come farebbe un anatomo-patologo ed aver trovato in essa il senso della vita presente e di quella futura, adesso, dopo quarant'anni, rileggendone ancora una volta alcuni brani, chissà quante volte letti e riletti o magari trovati per caso, succede che mi mette addosso la piacevole sensazione di sentirmi leggero di spirito e avere voglia di volare con la mente. Non so spiegare bene perché mi succede ma vorrei trasmetterti la stessa sensazione. Questa è la ragione di questo libro. Forse sarà perché dall'alto si osservano meglio gli intrecci tra i personaggi che la animano, tra le loro parole e le loro azioni o forse perché volando al di sopra del coro dei moralisti e dei guardiani dell' ortodossia, riesco a capire meglio le ragioni degli uomini prima ancora di quelle di Dio e riconoscermi in loro come in uno specchio. Perché se è vero, come per me è vero, che Dio attraverso la Sacra Scrittura rivela se stesso e la storia della salvezza, è anche vero che non destina gli uomini, mediante cui questa storia si compie, ad essere quello che sono e non guida la loro miseria e la loro nobiltà come farebbe un bambino con una macchinina telecomandata. Sono sceso nei sotterranei della Bibbia e vi ho trovato personaggi, parole, gesti "minori" che di minore hanno solo lo spazio di quelle poche righe che è stato loro dedicato, ma che, se illuminati a dovere, rivelano invece un'umanità straordinariamente ricca di lezioni per noi.
    Cercare i significati reconditi e i perché nei nascondigli delle parole, nelle intenzioni appena intraviste o da intuire e poi volare. Volare per poter capire e capire per poter volare. Ma per comprendere (che non significa necessariamente giustificare) le ragioni degli uomini che la Bibbia l'hanno abitata, devi prima completamente alleggerirti, come farebbe un deltaplanista prima di spiccare il salto, ti devi liberare da ogni pesante fardello come il pre-giudizio, l'arroganza del sapere di sapere o, peggio ancora, la presunzione del credere di sapere. Solo così potrai sentirti più leggero e far volare la tua anima tra la gente che cammina con i piedi per terra.
    J. Langer racconta in un suo saggio (Le nove porte, Milano 1967) di un famoso rabbino che aveva un discepolo venuto da lontano per ascoltare le sue lezioni, ma che non riuscì a sentirne nessuna. Appena il rabbino cominciava a leggere dalla Torà (i primi cinque libri della Bibbia) «E Dio disse», il discepolo usciva immediatamente nel cortile in preda ad una grande esaltazione, saltando come avesse voglia di volare e ripetendo con stupore «E Dio disse, e Dio disse».
Ti auguro buon viaggio.

                                                      Ferdinando CATALANO

P.S. Chissà quanti altri personaggi, quante parole e azioni non sono riuscito ad illuminare in questo breve viaggio nei sotterranei della Bibbia! Essa è una miniera inesauribile di umanità. Magari conoscete alcuni punti "nascosti" che a me sono sfuggiti, o forse li incontrerete leggendola. Vi sarò grato se vorrete segnalarmeli. Vi lascio la mia mail:

Leggi tutto...

INSEGNACI A CONTARE I NOSTRI GIORNI - La cosmologia moderna e i metodi di datazione hanno smentito la Bibbia?

Ferdinando CatalanoGli Autori  FERDINANDO CATALANO nato il 23 agosto 1947, si è laureato in fisica nel 1970 presso l'Università di Messina. Attualmente dirige un Istituto Scolastico dove vi insegna l'Ottica Fisica. È autore di alcune pubblicazioni scientifiche nel campo dell'ottica fisica. È stato docente ordinario di fisica e poi preside presso gli istituti Tecnico Industriali di Stato. Da circa 17 anni si dedica allo studio degli argomenti trattati nel testo. 
SALVATORE MARINARO nato il 23 giugno 1949, ingegnere elettronico. Laureato al Politecnico di Milano nel 1976. Attualmente è consulente infocenter presso un istituto di credito. Insegnante di elettronica ed elettrotecnica presso alcuni Istituti di Stato. 


INTRODUZIONE

   Nel corso della sua storia millenaria la Bibbia ha affrontato e vinto numerose battaglie. Esse sono state combattute per la sua stessa sopravvivenza, nel cuore della Cristianità e in un periodo in cui la Chiesa esercitava il suo potere politico, temporale e culturale mediante il dominio delle coscienze e l'ignoranza della gente comune.
   Nei secoli bui del cristianesimo ogni anelito di conoscenza scientifica fu considerato con sospetto e in odore di eresia, quando non addirittura soffocato con sistemi cruenti o abiure se si fosse discostato anche solo di poco dalla dottrina canonica della Chiesa, unica interprete della storia e del mondo.
   Uscita agli inizi del XIX secolo, dopo circa 600 anni, dai roghi della Santa Inquisizione, sopravvissuta a numerosi e maldestri tentativi di manipolazione testuale, la Bibbia ha raggiunto oggi ogni angolo della Terra e ciò anche grazie al progressivo affermarsi dei regimi democratici.
    Ciò nonostante la Bibbia detiene forse un primato unico al mondo: quello di essere il libro più diffuso e meno conosciuto.
Le ragioni di questa paradossale contraddizione sono molteplici e complesse: indifferenza e scetticismo verso il soprannaturale, crisi dei valori morali di cui la Bibbia è portatrice, sviluppo e affermazione delle filosofie e scienze positive, per citarne solo alcune.
    Si può ben dire che oggi la Bibbia sta combattendo l'ultima delle sue battaglie: quella della sua credibilità.
    Sul piano scientifico, le prime avvisaglie dello scontro ideologico con i suoi denigratori risalgono alla seconda metà del Settecento, con la formulazione delle prime tesi evoluzionistiche (Diderot, Buffon, D'Holbach e altri) concepite in chiara intenzione anticreazionista.
   Ma è soprattutto dal 1859, con la pubblicazione de "L'ORIGINE DELLE SPECIE" da parte di C. Darwin che il racconto biblico della creazione viene duramente attaccato.
    Il contesto sociale (in Inghilterra, patria di Darwin, la borghesia contendeva con successo al clero il primato economico) e la dominante corrente filosofica positivista, figlia dell'Illuminismo francese, che proclamava il trionfo della ragione sulla superstizione, favorirono indubbiamente il rapido affermarsi delle tesi evoluzioniste: la comparsa dell'uomo sulla terra, non più atto creativo divino, ma ultima stazione di un lento processo biologico che individua nei primati (scimmie antropomorfe) la nostra origine ancestrale.
   Nel ventesimo secolo e in particolare dagli anni 50, la scoperta di metodi di datazione sempre più sofisticati ha segnato una tappa importante nel processo di ricostruzione storica delle origini dell'uomo.
   Contemporaneamente gli sviluppi della fisica hanno consentito alla cosmologia di liberarsi di vecchie ipotesi meta fisiche sull'origine e sull'evoluzione dell'universo. Sensazionali scoperte in campo astro fisico e importanti verifiche sperimentali hanno permesso ai cosmologi di formulare teorie che consentono di fare una stima sull'età dell'universo e sui suoi primi istanti di vita.
    La possibilità quindi di ripercorrere all'indietro il cammino dell'uomo e dell'universo sembra avere gettato pesanti ombre su ciò che la Bibbia afferma in materia da circa 3500 anni.
   Sul piano cronologico gli argomenti sostenuti dai fondamentalisti biblici (periodi creativi di 24 ore) non reggono il confronto con schiaccianti evidenze scientifiche.
   Molti pensatori cristiani hanno abbracciato la tesi della "evoluzione teista" (Teilhard de Chardin 1881 - 1955) secondo cui il modo di procedere scelto dal Creatore sarebbe stato quello dell'evoluzione. Altri ancora preferiscono parlare di "creazionismo progressivo" il quale presuppone diversi atti creativi diretti (Bernard Ramm).
   Soluzioni miste di questo tipo finiscono inevitabilmente per relegare il racconto di Genesi al ruolo di allegoria, senza alcun riferimento alla storia.
   In ogni caso, che Dio abbia guidato in qualche modo l'evoluzione resta pur sempre argomento per pochi intellettuali: l'uomo della strada è convinto che oggi la scienza ha completamente sconfessato la Bibbia sul piano cronologico e storico.
Perfettamente convinti del contrario, gli autori di questo libro propongono al lettore una ricostruzione scientifica del racconto di Genesi, alla luce delle più recenti e accreditate teorie cosmologiche e biologiche.
    Nel fare questo non abbiamo inteso proiettare la scienza dei nostri tempi sulla parola di Dio in modo da sovrapporre una verità in continua evoluzione alla verità sovrana della Bibbia.
   Limitando il campo della nostra indagine ai soli fatti scientifici definitivamente acquisiti, desideriamo sinceramente offrire il nostro contributo di idee per restituire alla Bibbia tutta la credibilità che essa merita anche sul piano scientifico.
   Non intendiamo porci in un atteggiamento antiscientista. Crediamo infatti che non sia sufficiente, quando occorre, far vacillare le fragili certezze della scienza senza presentare contemporaneamente delle spiegazioni migliori e più convincenti sugli argomenti trattati. Né tantomeno ci sentiamo di condividere la posizione di chi vorrebbe sempre separare e distinguere il piano della fede da quello della scienza, come fanno i "fideisti" che, in sostanza, risolvono il problema del rapporto Bibbia-Scienza semplicemente sopprimendolo.
    Il cardinale Baronio, padre della storia ecclesiastica, sosteneva nel XVI secolo che "La Sacra Scrittura ci vuole insegnare come si va in Cielo, e non come va il cielo".
    Ma se è vero che la Bibbia non è un trattato di cosmologia o biologia, ciò non significa che essa non abbia il dovere di essere aderente alla verità quando si riferisce direttamente o indirettamente a questioni scientifiche. Non è affatto necessario, come sostiene un famoso detto di E. Kant "abolire il sapere per stabilire la fede". Anzi questo atteggiamento mentale è estraneo allo spirito della Bibbia che invece considera la fede come ... "l'evidente dimostrazione di realtà benchè non vedute" (Ebrei 11:1).
   Non pensiamo che gli argomenti siano destinati solo a pochi addetti ai lavori: sul piano cronologico, quello più estesamente trattato, è in discussione la credibilità della Bibbia.
    Ma poichè la Bibbia pretende di essere il libro della Rivelazione divina, la posta in gioco è ben più alta.
   "FALSUM IN UNO, FALSUM IN TOTO". Tutta la storia della salvezza che dal "primo Adamo", attraverso le vicende di Israele, conduce all'"ultimo Adamo" Gesù Cristo, non avrebbe senso alcuno, se privata della esatta collocazione nel tempo di fatti e personaggi.
E la nostra speranza sarebbe vana ...
                                                                                                Gli autori

INDICE

INTRODUZIONE

Capitolo 1
La Cosmologia moderna e la Genesi

Capitolo 2
    L'Universo ha avuto un principio?

Capitolo 3
Il Principio Antropico

Capitolo 4
    Cronologia dei giorni creativi

Capitolo 5
    Alla ricerca di Adamo: la testimonianza fossile

Capitolo 6
Metodi di datazione Radiometrici
6.1 - Metodo del Potassio-Argon
6.2 - Metodo del Radiocarbonio
6.3 - Metodo dell'Acceleratore a Spettometro di massa
6.4 - Metodo della Termoluminescenza (TL)
6.5 - Metodo della Risonanza di Spin Elettronico (ESR)
6.6 - Metodo della Racemizzazione dell'Acido Aspartico
6.7 - Considerazioni sui metodi di datazione indiretta
6.8 - Recenti sviluppi della deriva genetica in paleoantropologia

Capitolo 7
Quanti anni ha Adamo?
La comparsa dell'uomo secondo la cronologia biblica
Osservazioni sulle genealogie bibliche

Capitolo 8
    Archeologia e problemi di cronologia biblica
    Il Diluvio noetico e la cronologia egiziana

CONCLUSIONE

APPENDICE

Appendice 1
Considerazioni sul Principio Antropico

Appendice 2
Il diluvio e le datazioni radio metriche

Appendice 3
La cronologia biblica è compatibile con l'incremento demografico

Indice Analitico

Leggi tutto...

DI' LA COSA GIUSTA - Aforismi per una comunicazione efficace


RISVOLTO RETROCOPERTINA

Quante volte siamo rimasti colpiti da una frase? Alcune frasi hanno il potere di toccarci in profondità, tanto da farci non solo esclamare "È vero!", ma anche individuare i nostri punti nevralgici, sciogliere nodi d'incertezza, illuminare scenari mentali prima immersi nell' oscurità e aprirei prospettive fino a quel momento invisibili. Come spiega l'autore di questo efficace prontuario, le frasi magiche appaiono universali e, nello stesso tempo, cucite su misura per noi; si tratta solo di sapere quando usarle e perché.
E qui entra in gioco Matteo Rampin che ha raccolto e opportunamente "etichettato" le 100 migliori citazioni da lui usate nella pratica professionale.
Sono citazioni da poeti, filosofi, uomini politici, film e commedie, pronte per una veloce consultazione e un uso immediato, ma anche utili da scorrere una dopo l'altra, in un ripasso, piacevole e illuminante, dei nostri meccanismi mentali e delle nostre domande e risposte su noi stessi, sugli altri e sul mondo che ci circonda. Di' la cosa giusta, dunque ... e perché no, prima di tutto a te stesso.

DUE PAROLE

Non fate come i farisei,
che moltiplicano
inutilmente le parole.
MATTEO 6, 7


Una frase strategica dovrebbe avere le seguenti caratteristiche:

- colpire, ossia catturare subito l'attenzione;
- spiccare, cioè permanere ben distinta dal rumore di fondo;
- attivare la fantasia parlando il linguaggio delle emozioni per sollecitare immagini, colori, sensazioni, echi, risonanze,
ricordi e molteplici collegamenti e nessi;

- essere universale, vale a dire applicabile a tutte le persone;
- essere specifica, ovvero adatta a ben determinate e concrete situazioni dell' esistenza;
- essere persuasiva, capace di far accettare facilmente il contenuto che propone;
- possedere un elevato potenziale di cambiamento con cui attivare risorse utili nel suo destinatario;
- essere fertile, cioè in grado di provocare numerosi effetti;
essere memorabile, imprimersi nel ricordo.

In poche parole, a una frase strategica si richiede di essere pregnante.
Si può essere pregnanti parlando di frasi pregnanti?
Pascal riesce a usare poche parole per dire che conviene usare poche parole:

Ti ho scritto questa lettera così lunga, perché non ho avuto il tempo di scrivertela breve.

Mark Twain, prendendolo alla lettera, ci riesce con meno parole:

In due giorni, trenta pagine. Per due pagine, trenta giorni.

Ma Robert Browning si spinge ancora oltre:

Meno è di più.

Ispirandoci a tali esempi, nelle prossime pagine cercheremo di limitare gli sprechi di parole, convinti che la pregnanza nella comunicazione sia una necessità, oggi più che in passato. Questo per tre ragioni.
In primo luogo, la pletora di informazioni che attualmente ci subissa, all'insegna del «sapere molto su tutto», non garantisce affatto di conoscere tutto, né di capire molto. Inoltre, l'idea che il «dialogo» sia la panacea per risolvere tutte le controversie - un'utopia, perché se un generico «parlare» fosse sufficiente le controversie non esisterebbero affatto - alimenta l'abitudine di parlare molto per dire poco. Infine, come sostiene Harry Kissinger, quella attuale è l'era degli esperti, persone che dettano tendenze, elargiscono consigli, raccomandano stili di vita, benché spesso si tratti di individui che «danno a intendere di intendersene» (nella definizione di intenditore proposta da Alessandro Morandotti) o che «sanno sempre di più su sempre di meno» (frase attribuita a Nicholas M. Butler e ad Arthur Bloch).
Come conseguenza della babelica confusione generata da questi tre fattori, non ascoltiamo, non capiamo e non ricordiamo la gran parte di ciò che ci viene detto. Se ricordiamo qualcosa, si tratta di eccezioni: frasi particolari, dense di significato. Peraltro, alcune di queste frasi particolarmente pregnanti sono capaci di imprimere svolte radicali nell'esistenza: ciascuno sperimenta in questo preciso istante l'effetto di scelte innescate da poche parole «forti» (nel bene o nel male) ascoltate in un momento significativo. Al contrario, nel momento del bisogno raramente sono utili le stantie parole dei guru alla moda («cerca in te stesso», «scopri il tuo vero io», «credi in te» ecc.) e quelle logore di chi, con poca fatica, consiglia «sii forte», «tirati su», «fatti coraggio», «cerca di cambiare» ecc.
In questo libriccino abbiamo raccolto cento detti memorabili, dei quali abbiamo constatato direttamente l'efficacia. Nel corso degli anni abbiamo selezionato frasi pronunciate da personalità storiche, scartando quelle poco efficaci; il processo di selezione è stato spietato, perché condotto nell' ambito della cura della sofferenza mentale: un contesto in cui vi è spazio solo per la massima efficacia. Ciascuna delle frasi sopravvissute alla selezione è stata da noi proposta migliaia di volte, e ne abbiamo sempre constatato la capacità di aiutare a superare i problemi, favorendo visioni della realtà più sane.
Abbiamo qui anteposto a ciascuna frase la sintetica descrizione di un problema, un conflitto o una necessità di cambiamento per, i quali, stando a quanto abbiamo empiricamente constatato negli anni, quella particolare frase è indicata: quasi una sorta di «terapia verbale» per situazioni specifiche dell' esistenza.
Il libro è stato pensato come strumento per chi intenda avvalersi, professionalmente o nella vita di ogni giorno, di una comunicazione efficace per migliorare la situazione altrui.
Nulla vieta, però, che si possano applicare anche a se stessi gli insegnamenti che queste parole ci trasmettono.

INDICE

Due parole

1. Obiettivi
2. Possibile & impossibile
3. Timore dell'insuccesso
4. Vincoli mentali
5. Angustia percettiva
6. Metodo
7. Fato avverso
8. Sicurezza & insicurezza
9. Conoscenza
10. Razionalità
11. Informazioni
12. Vantaggi/svantaggi
13. Ipotesi
14. Investimenti & perdite
15. Esperienza
16. Regole
17. Inizio
18. Tempo
19. Distanza del traguardo
20. Pazienza & impazienza
21. Autostima (1)

22. Autostima (2)
23. Concretezza & utopia
24. Ne vale davvero la pena?
25. Utopia & realismo
26. Immobilità
27. Pigrizia mentale
28. Contrattempi
29. Crisi
30. L'attimo (1)
31. L'attimo (2)
32. Scoraggiamento
33. Caos
34. Rapidità
35. Coerenza
36. Elasticità
37. Perfezione & imperfezione
38. Pericoli della vittoria
39. Realismo
40. Utilità dei nostri sforzi
41. Riuscita
42. Fallimento dell' obiettivo
43. Cambiamenti apparenti
44. Punti di vista
45. Negatività
46. Ansia
47. Timore della sofferenza
48. Sintomi
49. Valore del singolo
50. Autovalutazione
51. Coraggio & paura
52. Forza & debolezza
53. Muscoli & cervello
54. Autorità
55. Invidia
56. Interlocutori
57. Approvazione
58. Delusioni
59. Sapere
60. Delusione dagli altri
61. Mantenere il segreto
62. (Auto )inganni
63. Troppo bello
64. Odio
65. Liti
66. Offese
67. Calunnie
68. Noie quotidiane
69. Nemici
70. Rimpianti
71. Rimpianti anticipati
72. Vivere pienamente
73. Talenti
74. Educazione
75. Conflitti generazionali
76. Buona fede
77. Giochi di potere
78. Donne & uomini
79. Durata della coppia
80. Ozio
81. Il lavoro è per l'uomo
82. Possesso
83. Ricchezza
84. Soldi e felicità
85. Piacere
86. Ricerca del piacere
87. Desiderio
88. Fama
89. Libertà & schiavitù
90. Diversioni
91. Egoismo & altruismo
92. Vizi & virtù
93. Bontà & cattiveria
94. Pregi & difetti
95. Bellezza & bruttezza
96. Abilità sociali
97. Amicizia
98. Irreversibilità
99. Condizione umana
100. Senso della vita

Istruzioni per l'uso
Postilla
Conclusioni

Leggi tutto...

VIA CRUCIS - Da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta per cambiare la Chiesa


RETROCOPERTINA

"SE NON SAPPIAMO CUSTODIRE I SOLDI, CHE SI VEDONO, COME CUSTODIAMO LE ANIME DEI FEDELI, CHE NON SI VEDONO?" Papa Francesco, dalla registrazione di un incontro riservato con gli alti vertici del Vaticano

"ABBIAMO SAPUTO CHE STA LAVORANDO A UN NUOVO LIBRO CHE CI PIACEREBBE POTER RISPONDERE A EVENTUALI DOMANDE." Email inviata dallo Ior a Gianluigi Nuzzi, 16 luglio 2015, tre mesi prima che la notizia dell'uscita di VIA CRUCIS fosse ufficiale

Questo libro

Avvertenza
I dati riferiti in questo libro fotografano la situazione economica e finanziaria del Vaticano secondo i documenti avuti in visione e quindi aggiornata fino all'inverno del 2013-14, quando non esplicitamente indicato in modo diverso. Si è deciso di divulgare anche documenti riservati, segreti o sotto segreto pontificio, data l'autorevolezza delle fonti di provenienza, per l'enorme rilevanza testimoniale e di cronaca delle notizie in essi contenuti, che li rende di evidente e pacifico interesse pubblico.
In modo incontrovertibile questi documenti sono stati liberamente messi a disposizione da vari soggetti che ne avevano titolarirà e regolare accesso. Nessun documento è stato quindi visionato o prodotto in fotocopia illecitamente. Questo fatto è facilmente e soprattutto immediatamente documentabile nel momento in cui dovesse ritenersi opportuno, o necessario, per smentire in radice qualsiasi possibile atto e manovra tesi a delegittimare il contenuto.

Le piaghe del Vaticano

È il pomeriggio del 12 settembre 1978. Dopo appena diciotto giorni di pontificato, papa Giovanni Paolo I scopre che all'interno della curia si muove una potente lobby massonica con centoventuno iscritti. La notizia che riceve è sconvolgente. Cardinali, vescovi e presbiteri non seguono le parole del Vangelo ma rispondono al giuramento della fratellanza muratoria. Una situazione intollerabile. Così, il 19 settembre, il nuovo pontefice inizia a preparare un piano di riforma radicale della curia.
Nel tardo pomeriggio del 28 settembre convoca il segretario di Stato, il potente cardinale Jean-Marie Villot, per informarlo dei cambiamenti che intende realizzare. Ha pronta una lista di alti porporati da rimuovere. Una vera rivoluzione. I primi nomi sono quelli di Paul Casimir Marcinkus, il monsignore che dirige lo Ior, la banca del Vaticano, e dei suoi più stretti collaboratori: Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel. Provvedimenti analoghi saranno presi anche nei confronti del segretario dell'istituto, monsignor Donato De Bonis. Sono tutti troppo legati ai discussi banchieri Michele Sindona e Roberto Calvi. Per questo vanno rimossi, dovranno andarsene dalla curia l'indomani stesso. Tra le altre figure di spicco da sostituire ci sono l'arcivescovo di Chicago, cardinale John Patrick Cody, e il vicario di Roma, cardinale Ugo Poletti. Lo stesso cardinale Villot è destinato a essere allontanato. La discussione con il segretario di Stato dura oltre due ore, fino alle 19.30. L'indomani all'alba suor Vincenza Taffarel trova il pontefice privo di vita nel suo letto. Giovanni Paolo I lascia sulla scrivania il suo ultimo discorso: avrebbe dovuto leggerlo davanti ai procuratori della Compagnia di Gesù, l'ordine dei Gesuiti, attesi in udienza per il giorno successivo, il 30 settembre.

È il 3 luglio 2013, ricorre la festa di san Tommaso. Come ogni mattina papa Francesco si sveglia all'alba nella stanza 201, una delle poche suite della Casa di Santa Marta, il pensionato dove ha scelto di vivere da quando è stato eletto, rifiutando di trasferirsi nei sontuosi appartamenti pontifici e rompendo fin da subito ogni consuetudine e formalità. Tutto sembra scorrere nella più assoluta normalità con le preghiere e la celebrazione della messa nella cappella della residenza. Durante la funzione il papa usa una potente metafora: «Quello che Gesù ci chiede di fare con le nostre opere di misericordia è ciò che ha chiesto anche san Tommaso: bisogna entrare nelle piaghe», poi una piccola colazione frugale. Ma non sarà un giorno qualsiasi. A quasi quattro mesi dal conclave è giunta l'ora di avviare la profonda opera di riforma promessa ai cattolici di tutto il mondo.
È l'inizio di una guerra. Una guerra ancora in corso, chiusa nelle segrete stanze dei palazzi vaticani. Questo libro la racconta con documenti finora mai resi pubblici e con le prove del gigantesco e all'apparenza inarrestabile malaffare che il pontefice sta sfidando con un coraggio e una determinazione unici.
Francesco è atteso alla riunione convocata per discutere il bilancio della Santa sede. È una riunione riservata, alla quale, come di consueto, partecipano i cardinali del Consiglio per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa sede, la struttura presieduta dal segretario di Stato in Vaticano, Tarcisio Bertone. La presenza del papa non è richiesta ma lui vuole esserci. Ha qualcosa di urgente da comunicare al gotha della Chiesa schierato al completo. In quella riunione Francesco farà emergere tutte le piaghe del Vaticano, segnando così una rottura senza precedenti tra il vecchio e il nuovo corso. Una rottura dalle conseguenze ancora oggi imprevedibili.

Una verità indicibile

Abbiamo ascoltato dal vivo le parole pronunciate dal papa durante quell'incontro riservato. Non era mai successo che un giornalista potesse disporre della registrazione di una riunione interna del Vaticano alla quale partecipa anche il pontefice. Comincia da qui il nostro viaggio-inchiesta tra i segreti più recenti e inconfessabili della Santa sede. Seguiremo, stazione dopo stazione, la via crucis che silenziosamente sta percorrendo il papa gesuita venuto dall'Argentina. Fino a oggi. Una vera e propria lotta tra il bene e il male, senza esclusione di colpi, che vede schierati da una parte tutti gli uomini del papa e dall'altra i suoi nemici, coloro che difendono lo status quo e avversano il cambiamento.
Seduti intorno al tavolo con Francesco ci sono i cardinali del Consiglio. Con loro partecipano alla riunione anche i vertici delle strutture che controllano le finanze della Santa sede: l'Apsa (Amministrazione del patrimonio della sede apostolica), la banca centrale del Vaticano, l'ente che tra l'altro gestisce l'immenso patrimonio immobiliare di Sacra Romana Chiesa; il Governatorato, cioè l'organismo da cui dipendono i musei, i servizi commerciali, gli appalti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di edifici e impianti, le poste, i servizi telefonici; la Prefettura degli affari economici della Santa sede, che ha il compito di sorveglianza su tutti gli enti del Vaticano; lo lor, la banca che si occupa di amministrare i beni destinati a opere di religione e carità. Ci sono in pratica tutti i nomi che contano.
Lo sappiamo grazie alla registrazione degli interventi e alle testimonianze dirette di alcuni dei partecipanti. Attraverso i loro racconti abbiamo potuto documentare anche visivamente volti ed espressioni, tensioni e smarrimenti. E abbiamo avuto modo di conoscere in presa diretta la posizione decisa del papa, così dolce e affabile quando appare in pubblico ma fermo e risoluto davanti ai suoi più stretti collaboratori. Francesco dai larghi sorrisi, suadente nelle parole, si mostra determinato negli obiettivi, insofferente a «quell' ambizione umana per il potere» che tanto criticava in curia anche il suo predecessore, Benedetto XVI. l suoi interventi documentano una verità ben diversa dalla normalità descritta negli asettici comunicati stampa ufficiali e nelle cronache più accomodanti. Una verità drammatica, indicibile, che doveva rimanere custodita come un peccato inconfessabile nei sacri palazzi.

Una documentazione inedita esclusiva

Abbiamo avuto accesso anche a migliaia di documenti. Nel libro sono riprodotti quelli più significativi, che mostrano un incredibile sperpero di denaro da parte di chi governa la Chiesa, fino ad arrivare a operazioni di puro malaffare, che riguardano perfino le pratiche legate alla vita religiosa, come le procedure di beatificazione e santificazione - un vero e proprio mercato che vale milioni di euro -, oppure la gestione dell'Obolo di san Pietro, cioè il denaro che arriva a Roma da tutte le diocesi del mondo e che dovrebbe essere destinato ad alleviare la condizione delle persone più povere, rispondendo cosÌ alla missione pastorale della Chiesa e agli obiettivi di Francesco. E invece che fine fanno queste offerte? Lo leggerete e lo scoprirete attraverso una ricostruzione che non lascia più alibi.
Chi ha voluto mettere a disposizione questo materiale lo ha fatto perché patisce la radicale ipocrisia di coloro che sanno tutto ma non vogliono ammettere ciò che sta accadendo in Vaticano, preferendo fare buon viso a cattivo gioco. Sono persone che sperimentano quotidianamente 1'abissale differenza tra quanto viene promesso a Francesco e quanto viene poi attuato per insabbiare le sue riforme, minando così la credibilità del pastore argentino.
Dopo Vaticano Spa e Sua Santità, i libri che hanno sfondato il muro di omertà e silenzio che protegge da secoli Sacra Romana Chiesa, questa inchiesta vuole proseguire sul cammino della ricerca della verità in Vaticano, contribuendo, per quanto possibile, a stanare e a denunciare chi si sta opponendo alla rivoluzione di Francesco, nata grazie - non dimentichiamolo - al gesto senza precedenti di Benedetto XVI.
Questo non è un libro in difesa del papa ma un' analisi giornalistica dei gravi problemi che affliggono la Chiesa, generati da una nomenclatura ecclesiastica e da centri di potere nemici di ogni cambiamento. Il nostro intento, ancora una volta, è quello di rendere più trasparente un potere troppo a lungo reso opaco da interessi di parte, spesso illeciti, comunque lontanissimi dai principi evangelici. Come sempre, la nostra volontà non è animata da una spinta anticlericale ma soltanto dal desiderio di portare alla conoscenza di tutti i cattolici, e non solo, le contraddizioni di una Chiesa che Francesco vuole riformare profondamente, facendone una casa aperta ai più bisognosi e ai più poveri e non più ripiegata sui propri privilegi e gelosa del suo inossidabile potere.
Nel maggio del 2012, dopo l'uscita di Sua Santità, da una parte della curia si è avuta una reazione oscurantista. Si è scatenata la caccia alle mie fonti. In seguito, con grande clamore, è stato arrestato Paolo Gabriele, il maggiordomo di Joseph Ratzinger. Agli amici racconterà di essere stato rinchiuso in una cella nella quale non poteva nemmeno allargare le braccia. Gabriele è stato condannato per furto dopo un processo lampo. Passare le fotocopie di documenti a un giornalista per far conoscere quello che accade e non viene raccontato e denunciato dovrebbe essere ritenuto un atto meritorio. In Vaticano è stato considerato un reato.
Paolo Gabriele ha perso il lavoro e ha dovuto lasciare la casa in cui abitava con la famiglia. Desiderava rendere pubblici i problemi e le incredibili difficoltà che il santo padre doveva affrontare ogni giorno. Quegli stessi problemi che porteranno quest'ultimo alle dimissioni nemmeno un anno dopo. Benedetto XVI ha perdonato il suo maggiordomo. Oggi sappiamo che s'informa spesso sul suo stato di salute, se lavora, come vanno i figli a scuola. A Natale e in altre occasioni Ratzinger fa recapitare doni alla sua famiglia. Tuttavia in Vaticano, tra cardinali e alti prelati, quel precedente della fuoriuscita di carte e documenti è ancora un' ombra che fa paura.

INDICE

Questo libro
Le piaghe del Vaticano - Una verità indicibile - Una documentazione inedita esclusiva

La denuncia choc di papa Francesco
La riunione riservata - Dalla viva voce del papa - La denuncia del papa: «Tutti i costi sono fuori controllo» - Una bocciatura senza appello - L'accusa dei revisori - Non è più possibile far finta di nulla

La fabbrica dei santi
Una svolta senza precedenti - Tutti gli uomini della commissione - Primo obiettivo: che fine fanno i soldi per santi e beati - La fabbrica dei santi di cui nessuno sa nulla - La commissione blocca i conti correnti - Panico allo Ior - I massoni potrebbero infiltrarsi nelle riforme

I segreti dell'Obolo di san Pietro
I fasti dei cardinali a canone zero - A chi vanno i soldi dei poveri? - Le offerte dei fedeli nelle casse della curia - Profondo rosso in curia - Tredici domande rimaste senza risposta - I conti correnti segreti dei papi

Manette in Vaticano
Il cardinale Rambo che imbarazza la curia - Diversi casi di violenza sessuale - L'incredibile caso di monsignor Scarano - Lo Ior ricicla denaro sporco - Il figlio del braccio destro di Marcinkus gestisce la liquidità del Vaticano - Verifica a campione: - milioni di fondi extracontabili - Quei rischi su 10 miliardi di investimenti

Peccati e vizi in curia
Un furto da 1,6 milioni di euro - Un paradiso fiscale dove nessuno paga le tasse - «Chiudere i negozi in Vaticano, danneggiano la missione della Chiesa» - Un contratto segreto pronto con Philip Morris - «Non ostacolate la missione di
Francesco»

L'immenso patrimonio immobiliare del Vaticano
La banda del buco - Il buco nero del patrimonio immobiliare - Cento metri quadrati a 20,67 euro di affitto annui - I veleni curiali contro gli amici di Francesco - La fattoria degli animali - Le colonie del Vaticano in Europa

Il buco nero delle pensioni
Una voragine da mezzo miliardo di euro - «Il Vaticano rischia l'estinzione» - Un buco da 800 milioni nel Fondo pensioni

Attacco alla riforma
Violato l'archivio segreto della commissione - Le lettere di Sindona per minacciare Francesco - La rumorosa uscita di Bertone - Meno potere ai cardinali in curia, più spazio ai laici

La Guerra, atto primo: i bilanci bloccati e le reazioni della burocrazia vaticana
Come se nulla fosse successo - Un rifiuto clamoroso, un'atmosfera rovente - Radio vaticana trasmette una voragine senza fine - La controffensiva della burocrazia vaticana - La porpora di Paroline i tagli di Francesco

La Guerra, atto secondo: la rivoluzione di Francesco e l'ascesa del cardinale Pell
La rivoluzione di Francesco - La costituzione della Segreteria e del Consiglio per l'economia - Un eccezionale documento segreto - Lo scontro a porte chiuse tra Pell, Parolin e i cardinali curiali - L'approvazione dei bilanci - Lascesa di Pell, sopravvissuto agli scandali della pedofìlia - I costi della commissione - Veline e veleni - Repulisri - «Jessica» e gli altri

Epilogo. Anche Francesco si dimetterà?
Una rivoluzione incompiuta - Resistenze, sabotaggi e false spie - Divide et impera - Il papa riuscirà a vincere la sua battaglia?

Cronologia

Il potere in Vaticano

I documenti

Indice dei nomi


Leggi tutto...

AVARIZIA - Le carte che svelano ricchezza, scandali e segreti della chiesa di Francesco


RISVOLTO RETROCOPERTINA

Che il Vaticano alligni il vizio dell’avarizia è stato spesso denunciato, da Dante alle pagine di cronaca di oggi, ma si tratta quasi sempre di scopo per sentito dire, intercettazioni spesso smentite, voci di corridoio.
Emiliano Fittipaldi, che da anii segue questi temi per “L’Espresso” ha raccolta da fonti confidenziali una grande quiantità di documenti interni del Vaticano - verbali, bilanci, relazioni - e grazie a questo è in grado di tracciare le prime mappe dell’impero finanziario della Chiesa: dai lussi (quasi) innocenti che si concedono i cardinali alle frodi milionarie, dagli investimenti favolosi in tutto il mondo al gigantesco affare degli ospedali, dalle trame dello Ior alla reale consistenza del tesoro del papa.
Un vero fiume di rivelazioni. La Fondazione del Bambin Gesù, che raccoglie le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Il Vaticano possiede case, solo a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Lo Ior non ha mai consegnato alla Banca d’Italia la lista di chi è scappato con il bottino all’estero, nonostante l’avesse promesso. Per fare un santo, o anche solo un beato, bisogna pagare centinaia di migliaia di euro. E l’uomo che il papa stesso ha scelto per rimettere a posto le finanze vaticane, il cardinale George Pell, ha speso per se stesso e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione in sei mesi. Un’inchiesta tutta fondata su documenti inediti e fonti interne alla curia, che fotografa un momento cruciale della storia vaticana, in cui il papa di nome Francesco sta saggiando la forza e la resistenza di qel vizio capitale cresciuto come un parassita nella fibra della sua Chiesa.

Prologo

Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: "Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?".
Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
GIOVANNI 12, 4-6


I due monsignori cominciano a parlare subito dopo che il cameriere ha portato il carpaccio di tonno e il battuto di gamberi rossi. Prima se n'erano stati zitti. Scorrendo la lista dei vini bianchi per cercare quello giusto da abbinare alle pietanze, sbocconcellando il pane alle noci, guardandosi annoiati in giro, alla ricerca di un volto noto da salutare nel giardino del ristorante ai Parioli.
Inforchettato il primo gambero, il sacerdote più anziano, quello che non avevo mai incontrato prima, va al sodo. "Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco. Che deve sapere. Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli.
"Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l'Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro. Deve sapere che quando prendono qualcosa dall'Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della curia romana.
"Deve sapere che lo Ior ha quattro fondi di beneficenza avari come Arpagone: nonostante l'istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest'anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo! Deve sapere che lo Ior non è stato ancora ripulito e che dentro il torrione si nascondono ancora clienti abusivi, gentaglia indagata in Italia per reati gravi. Deve sapere che il Vaticano non ha mai dato ai vostri investigatori della Banca d'Italia la lista di chi è scappato con il bottino all' estero. Nonostante noi l'avessimo promesso. Deve sapere che per fare un santo, per diventare beati, bisogna pa- gare. Già, sborsare denaro. I cacciatori di miracoli sono costosi, sono avvocati, vogliono centinaia di migliaia di euro. Ho le prove.
"Deve sapere che l'uomo che lui stesso ha scelto per rimettere a posto le nostre finanze, il cardinale George Pell, in Australia è finito in un'inchiesta del governo sulla pedofilia, alcuni testimoni lo definiscono 'sociopatico', in Italia nessuno scrive niente. Deve sapere che Pell ha speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi.
"Francesco deve sapere che la società di revisione americana che qualcuno di noi ha chiamato per controllare i conti vaticani ha pagato a settembre 2015 una multa da 15 milioni per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran. Deve sapere che la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free, incassando 60 milioni l'anno.
"Deve sapere che non è solo Bertone che vive in trecento metri quadrati, ma ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da quattrocento, cinquecento, seicento metri quadrati. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere che il presidente dell'Apsa, Domenico Calcagno, si è fatto un buen retiro in una tenuta della Santa Sede in mezzo al verde, facendo aprire una società di comodo a suoi lontani parenti. Deve sapere che il moralizzatore Carlo Maria Viganò, l'eroe protagonista dello scandalo Vatileaks, è in causa con il fratello sacerdote che lo accusa di avergli fregato milioni dell'eredità. Deve sapere che Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata. Deve sapere che il Bambin Gesù controlla allo 10r un patrimonio pazzesco da 427 milioni di euro, e che il Vaticano ha investito pure in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano. Deve sapere che l'ospedale di Padre Pio ha trentasette tra palazzi e immobili, e che oggi hanno un valore stimato in 190 milioni di euro. Deve sapere che i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all' estero hanno comprato società proprietarie di televisioni pomo. Deve sapere che un vescovo in Germania ha scialacquato 31 milioni per restaurare la sua residenza, e che una volta beccato è stato promosso con un incarico a Roma. Francesco deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice."
Il monsignore posa la forchetta e si pulisce la bocca con il tovagliolo. Il prete che conosco bene gli versa un po' di vino nel bicchiere, un Sacrisassi Le Due Terre. Il canuto reverendo alza il calice, strizza un occhio per osservare con attenzione il colore giallo paglierino attraverso il cristallo, beve due lunghi sorsi, poi sorride.
"Qui fuori c'è parcheggiata una macchina piena di documenti. Dello Ior; dell'Apsa, dei dicasteri, dei revisori dei conti chiamati dalla commissione referente, la Cosea. È per questo che ho chiesto che lei venisse in auto.
Non ce la farebbe a portarli via in motorino." Si alza di scatto. "A proposito, noi non abbiamo contanti. Stavolta il ristorante lo paga lei?"


1.
Il tesoro del papa

Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarme e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
MATTEO 6,19-21

Così Gesù ammoniva i suoi discepoli in cima al monte. Eppure in duemila anni Santa Romana Chiesa ha spesso interpretato la parabola a modo suo: ignorandola del tutto. Se il denaro è lo sterco del diavolo, in Vaticano sembra valere il detto "pecunia non olet": nei secoli lingotti e monete d'oro, banconote di ogni valuta, proprietà immobiliari e titoli bancari sono stati ammucchiati da preti, vescovi e cardinali in quantità, e oggi il patrimonio ha assunto proporzioni bibliche.
Chi ha provato a calcolare l'intera ricchezza della Chiesa cattolica ha inesorabilmente fallito. Diffusa in tutti i paesi del mondo con un miliardo e duecento milioni di fedeli, a lei fanno capo - secondo i numeri che l'Annuario pontificio pubblica ogni anno, grazie alle cifre raccolte ed elaborate dall'ufficio statistico della Santa Sede - migliaia di arcidiocesi e vescovati: in ordine alfabetico, partendo da Aachen in Germania (nome tedesco di Aquisgrana) a Zomba, in Malawi, le "circoscrizioni ecclesiastiche" sparse per il pianeta sono 2966, tra vescovati, sedi metropolitane, prefetture, vicariati e abbazie, con quasi cinque milioni di persone - elencando suore, religiosi, diaconi e sacerdoti - impegnate a guidare il gregge di Gesù.
Ogni "circoscrizione" è proprietaria di chiese e immobili, gestisce conti e finanziarie, ed è completamente autonoma rispetto al Vaticano, che non esercita nemmeno controlli se non in casi estremi, ossia davanti a crac finanziari o spese sospette di cui la Santa Sede venga a conoscenza. Si tratta di un patrimonio gigantesco, a cui va aggiunto quello controllato dalle congregazioni cattoliche, dagli ordini religiosi e dalle associazioni laiche. Se Opus Dei, Legionari di Cristo e Cavalieri di Colombo sono tra i più noti e facoltosi, dall'America all'Oceania se ne contano a migliaia, ognuno con i suoi beni e i suoi denari, e anche con i suoi bilanci che - ancor più di quelli delle singole diocesi - non hanno nulla a che fare con quello del Vaticano. Gran parte delle ricchezza posseduta dai vari enti, infine, è segreta e riservata: in molti paesi, associazioni e congregazioni non hanno l'obbligo di pubblicare report annuali, mentre le leggi vigenti sulle fondazioni, negli Stati Uniti e in Europa, permettono la privacy più assoluta nascondendo al pubblico parte importante delle proprietà ecclesiastiche. Non solo in Italia, ma in mezzo mondo.
Il volume che avete in mano, però, grazie a una mole significativa di documenti inediti provenienti dalle stanze vaticane, report di revisori chiamati da Francesco per fare luce su conti e transazioni finanziarie, lettere e bilanci dei singoli dicasteri, può oggi illuminare per la prima volta l'intero tesoro del papa, quello controllato direttamente dal Vaticano. Una montagna di miliardi tra conti, investimenti finanziari, metalli preziosi e proprietà immobiliari che anche oggi - dopo le guerre di potere scoppiate ai tempi di Benedetto XVI - continuano a provocare dietro le mura scontri furibondi tra fazioni contrapposte. Eserciti interni e gruppetti di laici ben inseriti, cardinali armati l'un contro l'altro, dietro Francesco si muovono camarille e monsignori che non sembrano ancora convertiti al credo pauperista del nuovo pontefice, e che hanno ancora un obiettivo prioritario: mettere le mani sopra una fetta della torta.
Spulciando una delle relazioni interne della Cosea, la dissolta Commissione referente sull' organizzazione della struttura economica del Vaticano che Bergoglio in persona ha creato per far luce sulle sacre finanze, si scopre innanzi tutto che "le varie istituzioni vaticane gestiscono i propri asset e quelli di terzi a un valore dichiarato di 9-10 miliardi di euro, di cui 8-9 miliardi in titoli, e uno di immobiliare". Una stima contabile assai precisa per quanto riguarda le ricchezze in contanti e in azioni, ma molto prudenziale rispetto al valore reale di palazzi, negozi, ville, scuole, convitti e appartamenti di proprietà dello Stato Pontificio: in tutti i bilanci vaticani, scrive la Cosea, i valori nominali sono notevolmente sottodimensionati, e valgono molto di più di quanto iscritto a bilancio dai vari enti proprietari.

"Case per 4 miliardi"

Un documento della Commissione referente, scritto in inglese e in italiano e destinato a George Pell, capo della nuova segreteria per l'Economia voluta da Francesco, sintetizza per la prima volta il valore reale di tutti i beni immobiliari di proprietà di istituzioni vaticane. Leggiamolo: "Sulla base delle informazioni messe a disposizione di Cosea, ci sono ventisei istituzioni relazionate alla Santa Sede che possiedono beni immobiliari per un valore contabile totale di un miliardo di euro al 31.12.2012. Una valutazione di mercato indicativa dimostra una stima del valore totale dei beni di quattro volte più grande rispetto al valore contabile, o quattro miliardi di euro". Già: quattro miliardi tondi tondi.
Nel report sono indicate anche le istituzioni papali "con le proprietà più importanti a valore di mercato". Cioè l'Apsa, l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (con un patrimonio da 2,7 miliardi), la congregazione Propaganda Fide (450 milioni di euro, in passato libri e giornali hanno sempre dato stime ancora più alte), la Casa sollievo della sofferenza (grazie alle donazioni l'ospedale di Padre Pio ha un portafoglio di trentasette palazzi valutato 190 milioni) e il Fondo pensioni dei dipendenti, che possiede immobili per 160 milioni di euro.
Non è tutto. In un altro report confidenziale della Cosea datato 7 gennaio 2014 (si tratta di una bozza della proposta per la creazione di un unico asset manager vaticano, in modo da gestire in maniera unitaria tutto il patrimonio della Santa Sede oggi diviso tra decine di enti) si specifica che quasi sempre "gli immobili sono registrati o al costo di acquisizione o al costo di donazione, e molti edifici istituzionali sono valutati a 1 euro. Dunque c'è da aspettarsi che il valore di mercato del real estate vaticano sia molto più grande". La nota sottolinea pure che i revisori hanno lavorato sulle relazioni fornite dai vari enti, che potrebbero anche non aver iscritto pezzi del loro patrimonio in bilancio. Eventuali tesori non censiti, comunque, non modificherebbero la cifra finale di molto.
Quattro miliardi, dunque. Una ricchezza enorme in gran parte concentrata a Roma. Il dato della Cosea, che ha lavorato per mesi sui documenti messi a disposizione dagli enti, aiuta anche a ridimensionare la leggenda anticlericale che vuole la Chiesa cattolica proprietaria del 20 per cento dell'intero patrimonio immobiliare italiano. I report vaticani non contabilizzano le proprietà delle decine di ordini e congregazioni che hanno palazzi e appartamenti sparpagliati nella Città Eterna, ma includono il secondo maggior proprietario immobiliare cattolico della Capitale, ossia la diocesi di Roma, che ha un bilancio separato da quello della Santa Sede. Grazie a un documento della Kpmg del 2014, scopriamo che la diocesi capitolina possiede asset in città (mattone e liquidi) per 69 milioni di euro. Sarà una cifra errata per difetto, a cui aggiungere molte altre proprietà di organismi e congreghe. Ma è assai difficile che nella Capitale il patrimonio della Chiesa tutta possa arrivare a valere un quinto dei 534 miliardi di euro, cifra che rappresenta il valore complessivo delle abitazioni a Roma calcolato dai tecnici dell'Agenzia delle entrate e pubblicato nello studio poderoso intitolato Gli immobili in Italia 2015.

Caccia al tesoro

Leggendo il bilancio mai pubblicato dell'Apsa, si capisce che parte importante del tesoro immobiliare del Vaticano è confluito proprio nell' organismo presieduto da monsignor Domenico Calcagno. Creata nel 1967 da Paolo VI contemporaneamente alla prefettura degli Affari economici, l'Apsa custodisce da mezzo secolo asset mobiliari e immobiliari "destinati", spiega la Pastor Bonus con cui fu costituita "a fornire fondi necessari all'adempimento delle funzioni della Curia romana" .
In realtà la storia dell' ente inizia molto prima. Se nel 1878 Leone XIII decise di formare un primo ufficio che amministrasse i beni rimasti al Vaticano dopo la presa di Roma del 1870, nel 1926 papa Pio XI dispose con un motu proprio la nascita dell'Amministrazione dei beni della Santa Sede, antenata dell' ente come lo conosciamo oggi. Nel giugno del 1929 al nuovo dicastero se ne aggiunse un altro, l'Amministrazione speciale della Santa Sede, costituita "allo scopo" spiega il Vaticano "di gestire i fondi versati dal governo italiano [cioè dal regime fascista di Benito Mussolini] alla Santa Sede in esecuzione della convenzione finanziaria allegata al Trattato del Laterano dell'Il febbraio 1929".
I due dicasteri vengono fusi quarant'anni dopo dentro l'Apsa. Che viene divisa in una "sezione ordinaria", che adempie ai compiti prima riservati all'Amministrazione dei Beni della Santa Sede (gestione del... continua...

INDICE

Prologo

1. Il tesoro del papa
2. Ior, bugie e conti segreti
3. Sacri affari
4. I mercanti del tempio
5. Sua Sanità
6. In nome dei soldi

Ringraziamenti

Leggi tutto...

LA GUERRA DEL PAPA - Perchè la crociata segreta di Ratzinger ha compromesso la chiesa

I tiranni hanno più paura delle persone buone che di quelle cattive.
TOMMASO D'AQUINO

I Grandi Spiriti hanno sempre incontrato un'opposizione violenta da parte delle menti mediocri.
ALBERT EINSTEIN

Ogni giorno avverto il timore che sia morto per nulla perché nelle nostre chiese è sepolto,
perché abbiamo tradito la sua rivoluzione con la nostra obbedienza e paura dell'autorità.
DOROTHEE SOELLE

PREFAZIONE

L'intervento profetico comporta un confronto con il dolore e un incontro con la bellezza, tanto per il profeta quanto per chi lo ascolta con attenzione. Da quarant' anni, Matthew Fox è il più importante profeta americano per quanto attiene alla Chiesa Cattolica Romana.
Le autorità tradizionali non hanno mai mostrato simpatia per i profeti; in genere cercano il mezzo più efficace per metterli a tacere. Matthew Fox è stato messo a tacere. Ha obbedito all' ordine di non parlare e non insegnare per un anno, in seguito prolungato a quattordici mesi. Poi, in un convegno, ha aperto il suo intervento con le parole: «Come stavo dicendo quattordici mesi fa quando sono stato così brutalmente interrotto...». A seguito delle pressioni del Vaticano, l'ordine domenicano, cui apparteneva, lo ha espulso. Un'espulsione di questo tipo genera una solitudine che s'aggrava quando gli amici, per paura che mostrare interesse per un collega messo a tacere possa comportare ripercussioni, si allontanano. Ma la costanza di Matthew Fox nel sostenere le proprie idee gli ha consentito di attirare migliaia di discepoli e decine di migliaia di lettori, avviando i più proficui programmi di teologia degli ultimi anni e coltivando una cerchia di simpatizzanti e amici leali.
Cos'è che provoca reazioni estreme contro i profeti? Perché non possono semplicemente esprimere la propria opinione e occuparsi dei fatti propri - e lasciare che quelli che li ascoltano pensino ai loro? il profeta Geremia disse di aver tentato di astenersi dal proclamare il suo messaggio, ma la parola di Dio lo consumava dal di dentro, come un fuoco (Geremia 20,9). Lo sforzo compiuto in buona fede da Matthew Fax per obbedire ai suoi superiori non ha avuto altro esito se non accrescere la sua dedizione al messaggio che essi non volevano ascoltare.
Tre millenni or sono il profeta Elia insisteva sul fatto che se Dio sceglieva un intero popolo come proprio, quella scelta era incompatibile con il governo da parte di capi che si arrogassero un potere regale. O spettava ai pastori guidare il gregge, come ritenevano i re e il loro seguito, oppure i pastori dovevano servire il gregge per conto di Dio, l'unico vero pastore. Tutti i profeti che hanno insistito nel dire che bisogna preferire Dio si sono trovati nei guai, a volte seri. Geremia parlò del fuoco che aveva dentro di sé dopo esser stato percosso e messo ai ceppi da Pascùr, il sacerdote responsabile del tempio. La voce di Matthew Fax si è alzata con maggiore forza profetica dopo il silenzio impostogli dal cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, fino ad anni recenti noto come Ufficio dell'Inquisizione.
Il cardinale Ratzinger è divenuto Benedetto XVI e gran parte di questo libro di Matthew Fax ha per tema, come suggerisce il titolo, gli obiettivi perseguiti da Ratzinger in tutti i ruoli che ha ricoperto nella sua ascesa all'interno della gerarchia vaticana. Racconta come sia stata messa al bando la teologia della liberazione e riporta molti esempi di come i suoi esponenti siano stati ridotti al silenzio da Roma, a volte perseguitati, torturati e uccisi dai paramilitari locali. A Fax non interessa Joseph Ratzinger in quanto persona; quello che gli interessa è come l'attuale governo della Chiesa Cattolica Romana incoraggia un certo indirizzo.
Capita spesso, nelle burocrazie, che l'esigenza di guardarsi le spalle spinga i funzionari a preferire i colleghi solidali con la corporazione e che non si facciano promotori di sfide radicali. Più chiusa in se stessa è la burocrazia, più sarà mediocre e convenzionale. Dunque, cosa possiamo aspettarci dal sistema curiale del Vaticano, in cui sono i cardinali scelti dai papi a scegliere i nuovi papi, senza tenere in considerazione né consultare i laici, i preti e neppure i vescovi? E un sistema che non poggia sulle sue basi. Le norme che regolano l'elezione dei pontefici e il ruolo dei cardinali sono relativamente recenti, e in effetti di tanto in tanto sono state cambiate. Avrebbero potuto prendere una direzione progressista; il Concilio Vaticano II, convocato da Giovanni XXIII - il papa buono, così lo chiama Matthew Fox -, lasciava sperare in questo senso. Paolo VI invece è apparso ambivalente in merito alla spi nta offerta dal Concilio, Giovanni Paolo II non è vissuto abbastanza a lungo per metterne in pratica i principi progressisti e Giovanni Paolo II ha cercato di tornare indietro, verso un modello preconciliare. Suo attivo collaboratore, nella visione del papato come monarchia, è stato il cardinale Ratzinger (allora noto con il soprannome "rottweiler del papa"), il quale, divenuto Benedetto XVI, sta continuando il processo di indebolimento di alcuni aspetti cruciali del Concilio.

Fin qui, può sembrare che la storia dei cambiamenti avvenuti a livello di potere, e cioè dai principi della democrazia alle rivendicazioni di un' autorità monarchica, sia essenzialmente politica, e in effetti la politica c'entra qualcosa. Ma sotto la superficie si annida qualcosa di più spietato e inquietante. Il libro di Matthew Fox porta alla luce questo elemento. L'affermazione dottrinale relativa all'infallibilità del papa è un'invenzione relativamente recente. Quando al capo di una burocrazia viene attribuita l'infallibilità, il risultato è di precludere ogni possibilità di contraddittorio e autocritica.
Matthew Fox vede all' opera questo eccezionale potere nello scandalo della pedofilia e del modo in cui essa è stata tenuta nascosta - e perfino consentita - dal Vaticano, Joseph Ratzinger compreso. Lo spettacolo della Congregazione per la Dottrina della Fede che mette a tacere alcuni teologi a causa delle loro convinzioni, mentre lascia che preti accusati di pedofilia si prendano cura dei bambini, è davvero difficile da accettare, se non facendo propria l'analisi di Matthew Fox su questo potere di negazione. Egli paragona il comportamento dei burocrati del Vaticano a una forma di dipendenza, in cui la sostanza assunta è il potere.

L'analogia tra le pretese monarchiche del Vaticano e la dipendenza va oltre. Matthew Fox è consapevole che stiamo vivendo in un'epoca in cui i comportamenti causati da dipendenze e codipendenze sono in aumento. Si tratta di esempi facili, ma la stessa analisi si può fare per il sorgere del fascismo e il modo in cui si ripresenta nei movimenti neoconservatori, per l'espandersi del fondamentalismo nella teologia protestante e per la crescente violenza dello jihad islamico. In tutti questi casi, gruppi autonominatisi affermano che solo loro hanno l'autorità di guidare le proprie comunità, soffocando ogni dissenso. Sono condizionati dalla dipendenza da una definizione ideologica, a loro funzionale, di come dovrebbe essere la comunità, e trovano il sistema per reprimere e privare di legittimità ogni contestazione. È quel che Matthew Fox definisce "integralismo"; la malattia del nostro tempo.
Ma non è detto che questa malattia debba rivelarsi mortale. Matthew Fox non è un saggio che si limita ad analizzare la gravità della situazione. In quanto profeta, vede cosa che ci aspetta dietro l'angolo, e ce lo racconta. La burocrazia vaticana non ha represso soltanto l'alternativa politica al suo modo di governare tramite la negazione, ma ha inibito lo stesso fluire dello Spirito attraverso gli uomini e le donne che sono stati pronti a sacrificarsi per parlare e agire in nome della propria visione di un cristianesimo autenticamente apostolico, in cui prendersi cura dei poveri e accogliere la diversità siano di nuovo considerate virtù.
La parola stessa, "apostolico", significa 'inviato' da Dio; chiunque abbia incontrato il divino sa quanto è rigenerante la percezione che esista una finalità nel mondo. L'avvicinamento mistico a Dio, secondo Matthew Fox, non è un'attività arcana o inusuale; è invece del tutto naturale. Questo perché, secondo la sua teologia, prima che subentrasse 1'idea del peccato originale c'era la gioia originaria per un dono del cielo: l'incontro di Dio con l'uomo e la donna che Dio ha creato a sua immagine e somiglianza . Per aver approfondito e applicato questo principio fondamentale, ricavato dalla Bibbia (Genesi 1,27), il cardinale Ratzinger voleva metterlo a tacere; ma non c'è riuscito. Alla lunga, tutti i tentativi in tal senso falliranno, perché la bellezza della profezia è anche nel fatto che, in virtù del dolore che deve sopportare, la sua forza è molto più profonda dell'umana aspirazione al potere.

BRUCE CHILTON
(Cattedra di Religione Bernard Iddings Bell, Bard College)

INDICE

Prefazione, di Bruce Chilton

LA GUERRA DEL PAPA

Introduzione. Crollerà ... proprio come il Muro di Berlino

Prima parte. COME NASCE UN INQUISITORE:
LA STORIA DI RATZINGER

1.Il giovane Ratzinger
2.La conversione di Ratzinger

Seconda parte. I NEMICI PREFERITI DI RATZINGER

3.I nemici dell'inquisitore: Haring e Boff
4.I nemici dell'inquisitore: Casaldàliga, javorovà e Callan
5. I nemici dell'inquisitore: il movimento della spiritualità del creato

Terza parte. GLI ALLEATI DI RATZINGER: CON AMICI
COME QUESTI, CHI HA BISOGNO DI NEMICI?

6. L'Opus Dei
7. La Legione di Cristo e padre Maciel; Comunione e Liberazione e il cardinale Law
8. Sorella J ane denuncia pubblicamente la crisi dei preti pedofili

Quarta parte. LA FINE DELLA CHIESA CATTOLICA
COME LA CONOSCIAMO E LA NASCITA DI UN CRISTIANESIMO AUTENTICAMENTE CATTOLICO

9. Alcuni miti a cui i cattolici devono rinunciare
10. Tesori nell'edificio in fiamme: cosa vale la pena di salvare?
11. Verso un cristianesimo veramente cattolico e un cattolicesimo post-vaticano
12. Soffrire, poi agire: venticinque passi concreti per portare il cristianesimo nel futuro

Appendice. Il Muro del Pianto di teologi e guide pastorali messi a tacere, espulsi o banditi sotto Ratzinger
Ringraziamenti
Note

Leggi tutto...