ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO

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ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO (249)

DARWIN - Viaggio di un naturalista intorno al mondo

charles-darwin-120 L'Autore Charles Darwin nacque nel 1809 a Shrewsbury da una famiglia legata per tradizione professionale alle scienze naturali. Studiò medicina a Edimburgo e teologia a Cambridge, finché nel 1831, superando le resistenze del padre, riuscì a imbarcarsi come naturalista a bordo del Beagle per un viaggio durato cinque anni che costituì l'avvenimento più importante della sua formazione. Nel 1838 la lettura del Saggio sui principi della popolazione di Malthus gli fornì l'idea per quella teoria della «selezione naturale» che tanto peso avrebbe avuto sul pensiero scientifico e filosofico. Morì nel 1882.
Di Darwin la Newton Compton ha pubblicato L'origine delle specie, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali, Viaggio di un naturalista intorno al mondo e il volume unico L'origine delle specie, L'origine dell'uomo e altri scritti sull'evoluzione.


RETROCOPERTINA

Nel 1831, Charles Darwin si imbarcò, in qualità di naturalista, a bordo del brigantino Beagle per partecipare a una spedizione che, per citare le sue stesse parole, «ha determinato la mia intera carriera». Viaggio di un naturalista intorno al mondo descrive la sua spedizione di cinque anni - in particolare lungo le acque costiere del Sud America.
     Mentre viaggiava attraverso Paesi inesplorati raccogliendo esemplari di piante e animali, Darwin iniziò a formulare le teorie dell'evoluzione e della selezione naturale, sviluppate in modo definitivo nella sua opera principale, L'origine delle specie. Affascinante resoconto di un'avventura straordinaria e insieme agile manuale scientifico, Viaggio di un naturalista intorno al mondo è una vivida introduzione alle idee di uno dei più autorevoli pensatori della storia.

PREFAZIONE DI CHARLES DARWIN

Ho già scritto nella prefazione alla prima edizione di quest'opera e nella Zoology of the Voyage of the Beagle che è stato a seguito del desiderio espresso dal capitano Fitz Roy di avere una persona edotta in scienza a bordo, accompagnato dalla proposta di cedere parte del suo alloggio, che ho offerto spontaneamente i miei servigi, ricevendo, grazie alla gentilezza dell'idrografo capitano Beaufort, l'approvazione dei Lord dell' Arruniragliato. Poiché penso che l'opportunità di studiare la storia naturale dei differenti paesi che abbiamo visitato sia dovuta interamente al capitano Fitz Roy, spero mi sia permesso in questa sede di rinnovare la mia gratitudine nei suoi confronti; e aggiungere che, nei cinque anni in cui abbiamo viaggiato insieme, ho ricevuto da lui la più cordiale amicizia e la più continua assistenza. Sarò sempre riconoscente al capitano Fitz Roy e agli ufficiali del Beagle1 per la costante cortesia con cui mi hanno trattato nel corso del nostro lungo viaggio.    
Questo volume contiene, in forma di diario, la storia del nostro viaggio, e una serie di osservazioni di storia naturale e geologia che penso possano essere di qualche interesse per il lettore comune. In questa edizione ho alquanto ridotto e corretto alcune parti, e ne ho ampliate altre, al fine di rendere il libro più adatto al lettore non specialista. Spero che i naturalisti ricordino che per maggiori informazioni dovranno riferirsi a pubblicazioni più ampie, in cui sono esposti i risultati scientifici della spedizione. La Zoology of the Voyage of the Beagle include resoconti sui mammiferi fossili, ad opera del professor Owen; sui mammiferi viventi, di Mr. Waterhouse; sugli uccelli, di Mr. Gould; sui pesci, del reverendo L. Jenys; e infine sui rettili, di Mr. Bell.
Ho aggiunto alla descrizione di ciascuna specie una parte relativa alle loro abitudini e all'ambito di diffusione. Questi scritti, che io devo al notevole talento e all'impegno disinteressato degli insigni autori sopraddetti, non sarebbero stati possibili senza la generosità dei Lord commissari del Tesoro di Sua Maestà, che per tramite dell'onorevole cancelliere dello Scacchiere sono stati lieti di offrire la somma di 1000 sterline per coprire parte delle spese di pubblicazione. lo stesso ho pubblicato testi separati, dal titolo Structure and Distribution of Coral Reefs, Volcanic Islands visited during the Voyage of the Beagle e Geology ojSouthAmerica. Il sesto volume delle «Geological Transactions» include due miei articoli, riguardanti rispettivamente i massi erratici e i fenomeni vulcanici in Sud America. I signori Waterhouse, Walker, Newman e White hanno pubblicato diversi e competenti articoli sugli insetti che sono stati raccolti nel corso del viaggio, e spero che molti altri seguiranno. Le piante delle regioni meridionali d'America saranno trattate dal dottor J. Hooker nella sua grande opera dal titolo Botany of the Southern Emisphere. La flora delle Galàpagos è oggetto di un suo specifico articolo, incluso nelle «Linnean Transactions».
Il reverendo professor Henslow ha pubblicato un elenco di piante da me raccolte nelle isole Keeling; mentre il reverendo J. M. Berkeley ha descritto le mie piante crittogame. Ho qui il piacere di testimoniare il grande aiuto che ho ricevuto da numerosi altri naturalisti, nel corso di questo e dei miei altri lavori; ma mi sia consentito di rinnovare i miei più sinceri ringraziamenti al reverendo professor Henslow che, quando ero studente a Cambridge, è stato uno dei principali artefici del mio interesse per la storia naturale; che, durante la mia assenza, si è preso cura delle collezioni di piante, animali e vegetali che spedivo in Inghilterra e che ha diretto al meglio i miei sforzi; e che, infine, dopo il mio ritorno, mi ha costantemente dato tutto l'aiuto che può offrire l'amico più caro.

Down, Bromley,
Kent Giugno 1845

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1. Colgo l'opportunità per rinnovare i miei ringraziamenti più sinceri a Mr. Bynoe, il medico di bordo del Beagle, per le sue attente cure quando sono stato malato a Valparafso.

 

INDICE

 

    7    Al di là dell' orizzonte. Introduzione di Pino Cacucci
 16     Nota biobibliografica

VIAGGIO DI UN NATURALISTA INTORNO AL MONDO

25       Prefazione di Charles Darwin

27       1. Santiago. Isole di Capo Verde
44       2. Rio de Janeiro
62       3. Maldonado
84       4. Dal Rfo Negro a Bahìa BIanca
101     5. Bahfa Bianca
124     6. Da Bahia BIanca a Buenos Aires
140     7. Buenos Aires e Santa Fé
158     8. Banda Oriental e Patagonia
190     9. Santa Cruz, Patagonia e isole Falkland
215   10. Terra del Fuoco
240   11. Stretto di Magellano. Clima delle coste meridionali
260   12. Cile centrale
279   13. Chiloé e le isole Chonos
296   14. Chiloé e Concepcién: grande terremoto
316   15. Passaggio della Cordigliera
338   16. Cile settentrionale e Peni
371   17. Arcipelago delle Galàpagos
398   18. Tahiti e Nuova Zelanda
425   19. Australia
444   20. Isole Keeling. Formazioni coralline
473   21. Da Mauritius all'Inghilterra

495         Indice analitico

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LE ORIGINI DELLA VITA


RETROCOPERTINA

L'origine della vita rimane ancora oggi un problema irrisolto per la scienza: l'universo teorico del neodarwinismo, con i dogmi e le spiegazioni totalizzanti tipiche di questa teoria sembrano ormai poco credibili di fronte alle nuove acquisizioni della teologia, delle scienze naturali, della chimica. In questo volume vengono presentati tutti i dati che possono contribuire a fornire una comprensione più completa è ampia delle fasi che hanno dato luogo alla comparsa della vita la terra era il suo sviluppo.
Ordine, armonia, leggi regolative, forma, complessità, gerarchia dei livelli costituiscono i fili conduttori di questo itinerario lungo i sentieri meno noti della ricerca, con l'intento di rompere certi schemi precostituiti, di instillare il tarlo del dubbio, di mettere in forse le divinità laiche e scientiste del nostro tempo.

INTRODUZIONE

L'obiettivo del presente lavoro consiste nel fornire un insieme ragionato di dati e di informazioni ottenuti, negli ultimi decenni, dalla ricerca scientifica più qualificata nel campo degli studi sull'origine, la differenziazione e la complessità dei viventi. Il tema è di estrema attualità in quanto il discorso sull' evoluzione si sviluppa di continuo e si rende sempre più interessante in quanto alcune vecchie idee sembrano ormai assai poco credibili di fronte alle nuove acquisizioni della biologia, delle scienze naturali, della chimica. Facendo riferimento a "vecchie idee" si intende l'impalcatura concettuale, o, in altri termini, l'universo teorico, del neodarwinismo, con i dogmi e le spiegazioni totalizzanti tipiche di questa teoria: proprio ai suoi fondamenti vengono dedicate le prime pagine del presente lavoro. Infatti senza capire la struttura di base e le idee-forza del neodarwinismo non si riesce a cogliere l'entità della "rivoluzione" che è in atto in questi ultimi anni nel campo degli studi sul divenire della natura. In altre parole, il neo- darwinismo riesce sempre più a fatica a spiegare una serie molto ampia di dati che si trovano in obiettivo contrasto con i suoi principi. La parte più corposa del presente lavoro è poi dedicata ai settori dai quali di recente sono emerse le acquisizioni scientifiche più rilevanti e obiettivamente "eterodosse" rispetto ai dogmi neodarwiniani. Si spazia dalla paleontologia alla biologia molecolare, dall' etologia alla zoologia e alla anatomia comparata, evitando per quanto possibile ogni specialismo che potrebbe disorientare o scoraggiare il lettore (al fine di facilitare la comprensione di certi argomenti o termini si è comunque scelto di inserire in appendice un glossario esplicativo).
Quindi nelle pagine che seguono, dopo aver esposto i principi-base del neodarwinismo, vengono presentati tutti i dati che possono contribuire a fornire una comprensione più completa e ampia delle fasi che hanno dato luogo alla comparsa della vita sulla terra e al suo sviluppo nelle differenti forme che conosciamo direttamente o attraverso la documentazione paleontologica. Il lettore può trovare informazioni estremamente aggiornate sulle prime testimonianze fossili e sulla velocità dell' evoluzione, sugli eventi catastrofici che hanno punteggiato la storia del nostro pianeta, sull'attendibilità dei modelli sperimentali con i quali si è cercato di riprodurre in laboratorio la comparsa della vita sulla terra partendo da elementi chimici semplici. Inoltre è stato dato ampio spazio all' analisi dei dati offerti dagli studi sulle differenze o analogie biochimiche, genetiche, morfologiche e comportamentali fra le varie specie di esseri viventi. Il quadro che ne emerge delinea una natura in cui la vita non sembra nata "per caso", come un evento probabile, facile, ma come un fatto eccezionale, quasi "voluto" contro ogni difficoltà ambientale. Inoltre risulta evidente che i vari livelli di complessità del mondo vivente si sono manifestati attraverso una serie di "salti" qualitativi, mediante processi non-lineari, discontinui, ordinati, razionali.
Metaforicamente si potrebbe affermare che lo sviluppo prima della vita in sé e, poi, delle sue multiformi manifestazioni somiglia a una corsa a ostacoli dove a ogni ostacolo il saltatore si trasforma radicalmente, e di colpo, in un essere molto diverso da ciò che era in precedenza. Il mito darwinista di una evoluzione basata su procedure puramente meccaniche, casuali, lineari, di semplice "derivazione" da un organismo all' altro, si scontra con i dati della ricerca scientifica contemporanea in varie discipline. Ordine, armonia, leggi regolative, forma, complessità, gerarchia di livelli, costituiscono i fili conduttori di questo itinerario lungo i sentieri meno noti della ricerca, assai poco frequentati dalla scienza "gridata", una scienza che si appaga pigramente di tutto ciò che non disturba né mette in discussione il quadro "ufficiale". Invece questo studio ha proprio l'intento di rompere certi schemi precostituiti, di instillare il tarlo del dubbio, di mettere in forse le divinità laiche e scientiste del nostro tempo, secondo le quali il manifestarsi nel tempo dei molteplici livelli di complessità del mondo vivente è riducibile, in ultima analisi, ad alcuni componenti di base, semplici, di carattere fisico-chimico. Contro questo riduzionismo grossolano e cieco, di stampo materialista, è doveroso prendere posizione, così come va demistificata la sua versione apparentemente più "raffinata" secondo cui la materia si auto-organizza secondo processi spontanei ad essa inerenti. Infatti si tratta solo di un banale escamotage linguistico che non spiega nulla, in quanto la materia (anche intesa come "materia-energia") in sé manca del principio della "forma". Questo può essere inteso anche come immanente alla sfera fisica, ma se ne distingue sotto il profilo qualitativo, essenziale: come esempio si può pensare a leggi morfologiche.di tipo geometrico o matematico che rimandano a un ordine generale non-materiale.
Il pubblico per il quale il presente testo è stato pensato, in modo particolare, è costituito dagli studenti che frequentano gli istituti superiori o hanno iniziato i corsi universitari in discipline scientifiche. Ma anche i loro docenti avranno modo di attingere diverse informazioni e considerazioni utili. Inoltre, più in generale, tutti coloro che seguono l'attuale dibattito delle idee in ambito scientifico possono trovarvi spunti di interesse, di stimolo alla riflessione critica su una serie di luoghi comuni del neodarwinismo (la Selezione Naturale, l' evoluzione del più adatto, ecc.) che sono entrati nel linguaggio di ogni giorno, nella mentalità di tutti noi, anche al di fuori dell'ambito specialistico. La scuola e l'università, proprio perché formano i giovani e, quindi, i modi di pensare della società, costituiscono un ambiente di estrema importanza, su cui lavorare. Lo scandaloso conservatorismo dei testi "scientifici" a uso didattico è ben noto a chi li ha esaminati con attenzione: essi ignorano, vuoi per convenienza "ideologica" o per inerzia, le nuove acquisizioni della ricerca specie quando mettono in discussione vecchie idee passivamente acquisite e presentate ancora oggi come "verità" agli studenti. Tale conservatorismo, di fatto chiuso al dibattito delle idee e all'innovazione nel campo dei grandi modelli esplicativi della realtà naturale, va denunciato e abbandonato, in un'ottica volta a configurare un tipo di istruzione lontano dal dogmatismo e dall 'unilateralità. I docenti non devono avere paura di ciò che mette in discussione idee e certezze ritenute fideisticamente valide "per sempre". Le teorie scientifiche non possono rivestire una valenza di fede, per cui diventa quasi peccato di eresia contestarle. Invece di supportare in modo conformista certe concezioni del mondo e della natura, la scuola e l'università devono abituare i giovani a pensare, a riflettere criticamente sulle nozioni imparate, a confrontarle con le nuove acquisizioni senza prevenzioni e retropensieri, spesso inconsci, indotti da una certa cultura faziosa.
Quindi il ruolo di "messa in discussione", che questo lavoro vorrebbe svolgere, può avere una certa efficacia se sia gli studenti, sia i loro docenti (in particolare!) si liberano da preconcetti e luoghi comuni duri a morire e affrontano la lettura di queste pagine con mente aperta, ma non per questo priva di attitudine critica (nulla infatti è dogma nel campo delle conoscenze umane). Gli studenti delle scuole superiori e quelli chi iniziano i corsi universitari di biologia o scienze naturali affrontano a livelli non più generici il tema dell'evoluzione, inevitabilmente legato al significato globale della vita, con riferimenti, quindi, anche alle discipline filosofiche. È il momento fondamentale nel quale la maggioranza dei giovani sta compiendo la formazione di una propria concezione del mondo, molto legata pure a quanto si apprende in ambito scolastico e universitario. Per tale motivo una conoscenza aperta e pluralista diventa essenziale specie in questa fase cruciale di transizione che porta alla maturazione della personalità.

Giovanni Monastra


INDICE

Introduzione
I FATTI E LA TEORIA DI DARWIN

Debolezza teorica e ideologia materialista del neodarwinismo
Prime testimonianze fossili e velocità dell'evoluzione
Modelli sperimentali di abiogenesi
Irriducibile complessità primordiale e discontinuità tra i viventi
I dati della biologia molecolare
Il mondo della forma
Matematica, struttura e programma
Le incredibili analogie della natura
Ordine, armonia e razionalità
Una natura non darwiniana
Appendice: l'origine dell'uomo


GLOSSARIO
Bibliografia minima

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LA TERRA - Storia delle origini

RETROCOPERTINA

Sulle origini della terra si contrappongono, fondamentalmente,due teorie: evoluzionismo e creazioni, con lo rispettive sfumature. Scopriamo con sorpresa che un elemento fondamentale le unisce: la fede. Fede in un Essere trascendente, il Dio creatore, o fede nella scienza che non può comunque spiegare tutto e molte volte fonda i suoi principi su presunti assiomi.
Il credente deve saper utilizzare e beneficiare dei dati della scienza e l'ateo deve con umiltà tentare di colmare le sue lacune riferendosi all'indimostrabile

PREFAZIONE

La storia dell'umanità ha conosciuto in questi ultimi due secoli uno sviluppo senza precedenti ed è stata raccolta una quantità straordinaria di informazioni. Ma ecco presentarsi nuovi problemi proprio per la diversità e la complessità dei dati disponibili.
Se l'uomo desidera pervenire alla verità, soprattutto per quanto riguarda i grandi interrogativi delle sue origini, del suo ruolo e del suo destino deve rendersi conto dei problemi metodologici, essere cosciente dei limiti dei propri punti di vista e rinunciare ad avere una fiducia cieca e assoluta in quelli che sono i parametri, che con il presunto carisma della scientificità, sono stati comunemente accettati dalla massa.
Il testo che vi presentiamo non potrà esaurire i tanti interrogativi ma fornirà, a credenti e non, gli elementi per valutare in modo meno approssimativo i dati che potenzialmente sono a nostra disposizione.
Sulle origini della terra si contrappongono, fondamentalmente, due teorie: evoluzionismo e creazionismo, con le rispettive sfumature. Scopriamo con sorpresa che un elemento fondamentale le unisce: la fede.
Fede in un Essere trascendente, il Dio creatore, o fede nella scienza che non può comunque spiegare tutto e molte volte fonda i suoi principi su presunti assiomi.
Il credente deve saper utilizzare e beneficiare dei dati della scienza e l'ateo deve con umiltà tentare di colmare le sue lacune riferendosi all'ìndìmostrabìle.
Paul Davis, professore di fisica teorica e ricercatore in Inghilterra, che non dichiara di aderire a nessuna religione, conclude il suo libro La mente di Dio, con queste parole: «Non posso credere che la nostra presenza in questo universo sia solo un gioco del fato, un accidente della storia, una battuta casuale del grande dramma cosmico. Il nostro coinvolgimento è troppo intimo: la specie fisica Homo può anche non contare nulla, ma l'esistenza del- la mente in un organismo di un pianeta dell'universo è sicuramente un fatto d'importanza fondamentale. L'universo ha generato, attraverso degli essere coscienti, la consapevolezza di sé: non può essere un dettaglio banale, un sottoprodotto secondario di forze cieche e senza scopo. La nostra esistenza è stata voluta».
Auspichiamo una scienza sempre più aperta al trascendente e una fede che si consolidi e si sviluppi anche grazie alla ricerca scientifica.

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Capitolo 1

FEDE E SCIENZA A CONFRONTO

Scienza e religione: agli occhi di molti contemporanei, sono due ambiti distinti, inconciliabili. Per secoli, in Europa, la religione ha tormentato e oppresso gli uomini di scienza, in particolare nei paesi di tradizione cattolica. Galileo Galilei rimane il simbolo di questa arroganza del potere.
Non c'è da stupirsi che ora alcuni scienziati si «vendichino» un po', screditando a loro volta teologi e uomini di fede. Si tratta di un atto di giustizia storica! Ma è veramente corretto? Oggi il conflitto scienza-religione deve manifestarsi ancora come in passato? Quali sono le radici di questo contrasto?

Intolleranza e pregiudizio

Prima di tutto è semplicemente una conseguenza dellassolutìsmo e del dogmatismo che si nasconde in ogni essere umano. Una forma dell'intolleranza che deriva dal grande orgoglio degli uomini (esponenti della scienza o della religione) quando pretendono di detenere il monopolio della verità; quando si attribuiscono il diritto esclusivo di giudicare in anticipo una causa, di conoscere il risultato di una ricerca prima ancora di intraprenderla. Questo, purtroppo, è stato l'atteggiamento quasi costante della chiesa, che ha espresso il suo immobilismo dogmatico e conservatore fino all'inizio del XX secolo.

Il regno del dogmatico

All'origine di questa concezione, dispo- tica e riduttiva, c'è una motivazione puerile e per certi versi divertente - se non avesse creato un vero e proprio dramma - che si potrebbe definire così: poiché Dio è superiore all'uomo, la «scienza di Dio» (la teologia) si eleva al di sopra delle «scienze dell'uomo».
Dal momento che la verità è una e Dio è uno, si impone questa conclusione: il teologo domina tutti gli altri uomini di scienza poiché può accedere direttamente alla fonte stessa di ogni verità. Gli altri vi arrivano soltanto per vie traverse, tramite delle creature, che sono solo riflessi deformati di Dio. Il teologo è illuminato dalla luce rivelatrice, mentre gli uomini brancolano nell'oscurità alla ricerca di una verità confusa, velata, quasi inafferrabile.
Questa era la filosofia che si adattava all'atteggiamento dogmatico dei teologi. È inutile insistere sul vizio del ragionamento e sulla rigidità del sistema. Del resto, ponendosi su questo stesso terreno, è possibile che il teologo sia all'altezza di comprendere tutto? È vero che Dio vuole rivelargli tutto? In altri termini la Bibbia, fondamento di tutte le religioni cristiane e documento della rivelazione, sarebbe contemporaneamente un manuale di dogmatica, storia, geografia e scienze naturali? Lo si è creduto per molto tempo, ed è per questo che invece di esaminare la natura, di dedicarsi a una ricerca approfondita, minuziosa, penosa e ... incerta, è sembrato più semplice aprire la Bibbia e interrogarla.
La terra gira intorno al sole, come affermava Galileo? No, rispondeva la chiesa, perché il salmista ispirato ha detto: «Hai fissato la terra su solide basi, nulla ormai potrà smuoverla nel tempo» (Salmi 104:5).
Sulla base dell'infallibilità biblica, il dogmatico concludeva che la terra doveva essere fissa. È concepibile che il nostro pianeta, in cui vive l'uomo, possa «volgarmente» girare intorno al sole, la cui sola ragione di esistere consiste nell'illuminare la terra? L'esempio che abbiamo appena ricordato ci permetterà di dimostrare chiaramente, sebbene in modo sommario, i tre errori fondamentali che sono alla base di questo falso contrasto fra Bibbia e scienza.

1. Ignoranza dei generi letterari. Pur concordando sul fatto che l'autore biblico sia ispirato da Dio e parli a suo nome, non risulta comunque che le sue parole siano sempre esplicative. Esse infatti non pretendono sempre - e neanche spesso - di fornire una descrizione obiettiva della realtà.
È chiaro, ad esempio, che quando Dio ricorda a Giobbe i misteri insondabili della creazione per richiamarlo all'umiltà, egli non usa il linguaggio scientifico. Non pretende di dare una descrizione oggettiva dell'ippopotamo quando dice che «ha le ossa forti come il bronzo, e sembrano sbarre di ferro» (Gìobbe 40:18).
Ugualmente sarebbe insensato considerare reale la descrizione del coccodrillo, del quale Dio ci dice che «sprizza fiamme di fuoco dal naso, ha gli occhi rossi come l'aurora ... Il suo fiato dà fuoco ai carboni, fiamme escono dalla sua bocca ... Quando si tuffa nell'acqua, la fa ribollire come in una pentola, come 1'olio in un tegame» (41:10,13,23).
È chiaro che non era intenzione del poeta ispirato informarci sulla fisiologia di un animale. Sarebbe dunque totalmente assurdo trarre da questo testo informazioni di carattere scientifico. Sarebbe comunque altrettanto sciocco non considerare l'insegnamento morale che questo poema vuole trasmetterci: «Cosa sei tu, uomo, per contendere con Dio? Tu sei solo una delle mie creature, e neanche la più forte.
Pretenderesti di comprendere tutto? Ti considereresti tu come Dio stesso? Osserva il coccodrillo di quanto la sua forza supera la tua! Sei forse tu che dirigi l'universo? "Se il falco vola e spiega le ali verso il sud, è forse per la tua intelligenza? Hai ordinato tu all'avvoltoio di volare in alto e di farsi il nido lassù? .. C'è ancora qualcuno che vuole fare discussioni con me, l'Onnipotente? Chi vuole mettersi contro di me, mi risponda" (cfr. 39:26,27; 40:2)».
Questa è la domanda di Dio a Giobbe che, convinto della sua nullità davanti al Creatore, alla fine si umilia ed esclama: «lo so che puoi tutto. Niente ti è impossibile. Tu avevi chiesto: "Chi è costui che nel- la sua ignoranza mette in dubbio le mie decisioni?". È vero, ho parlato di cose che non capivo, di cose al di sopra di me, che non conoscevo» (42:2,3).
L'obiettivo di Dio non è quello di presentare a Giobbe delle nozioni scientifiche, ma di trasmettergli un insegnamento morale. E questo insegnamento conserva ancora oggi tutto il suo valore. Sarebbe sciocco non tenerne conto, con il pretesto che è espresso poeticamente, quando è proprio per illustrarlo meglio e farlo penetrare in noi che l'autore ispirato ha scelto il genere poetico.

2. Confusione di ambiti. I generi letterari utilizzati dagli autori biblici si distinguevano male perché non si era abbastanza aperti alla nozione di verità multiforme e pluralità degli ambiti. Colui che, per esprimere il proprio amore alla sua innamorata, si abbandonasse alla descrizione esatta e «obiettiva» delle sue reazioni fisico-chimiche, rischierebbe di girare intorno alla questione e arenarsi lontano dall'amata. L'esattezza scientifica obiettiva è una necessità delle scienze descrittive. Essa, invece, non è né necessaria né utile nel mondo dei sentimenti e dei rapporti fra gli esseri umani.
È precisamente in questo ambito che generalmente si situa il linguaggio. Solitamente la Bibbia non descrive, ma interpella. Essa non disseziona, ma ordina. Non ci presenta nozioni scientifiche, ma insegnamenti morali. C'è dunque un grave pericolo, che è quello di fare della Bibbia ciò che non è, non solamente nella forma come abbiamo visto prima, ma anche nella sostanza. Rischiamo cioè di farne una fonte di insegnamenti storici o scientifici prima di considerarla il grande libro che ci rivela Dio.
Ma esiste anche il pericolo inverso, quello cioè di trascurare !'insegnamento fondamentale della Bibbia che è strettamente esistenziale, poiché riguarda l'etica, il rapporto fra l'uomo e Dio, il destino dell'uomo, ecc. Ed è precisamente questo insegnamento esistenziale il contenuto del messaggio degli autori biblici; il resto è soltanto forma.

3. La pretesa dell'infallibilità. Pretendere di dedurre da un testo biblico, per di più poetico, che la terra è immobile al centro dell'universo, significava confondere i generi letterari e gli ambiti. Significava anche considerarsi infallibili. Pretendere categoricamente che la propria comprensione del messaggio biblico, anche nella forma a esso corre lata, fosse senza errori, rappresentava da parte dell'uomo una forma di orgoglio, indizio di una stupidità infinita. Nel passato, molto spesso, si è confusa l'autorità del messaggio biblico con l'Infallibilità della sua interpretazione da parte degli uomini. Si è identificata la rivelazione biblica con le teorie che ne sono derivate. Questo era l'errore ricorrente degli esponenti della religione fino alla fine del secolo scorso. Ma anche oggi non dobbiamo rischiare di fare l'errore contrario: gli uomini di scienza devono, a loro volta, evitare di confondere i fatti scientifici con le relative teorie.
Vedremo in seguito che spesso si è caduti in questo errore, in particolare a proposito della teoria evoluzionistica. Professata come un dogma (peggio, come una certezza) per la quasi totalità delle scuole, questa teoria è soltanto un'interpretazione dei fatti risultanti da una visione filosofica molto discutibile. Essa presenta molto più che semplici lacune, che avremo occasione di sottolineare in seguito.

Conclusione

L'esempio di Galileo ci ha permesso di constatare che, per molti secoli, gli esponenti della religione hanno fatto tacere la scienza in nome di una cattiva comprensione della natura e della Bibbia.
Essi hanno innescato questo processo in vari modi:
- Non tenendo conto dei generi letterari utilizzati dagli autori biblici.
- Confondendo gli ambiti e facendo della Bibbia una fonte di nozioni scientifiche piuttosto che un libro ricco di insegnamenti morali e religiosi.
- Credendosi troppo spesso infallibili nel comprendere e formulare la loro dogmatica derivata dalla Bibbia.
Questo modo di procedere per molto tempo ha frenato lo sviluppo delle scienze e la comprensione del mondo.
Ma la scienza ha urtato contro un ostacolo e abbiamo assistito, nel corso degli ultimi cento anni, a un capovolgimento completo della situazione. Anche il rischio di sbagliare si è capovolto. Sono gli scienziati ora che, se non fanno attenzione, rischiano di utilizzare questo mezzo per trarre conclusioni riguardanti gli ambiti in cui la scienza non saprebbe impegnarsi senza tradire il suo compito. Rischiano, soprattutto, di far tacere la Bibbia su quei temi in merito ai quali si esprime veramente, cioè quelli dell'etica e della religione, che le sono propri.
Tuttavia, sarebbe saggio fare attenzione a non ripetere, in senso inverso, l'errore dei secoli passati

INDICE

Prefazione

I sezione
Scienza e Bibbia (Jean Fiori)
Cap. 1 Fede e scienza a confronto

Cap. 2 L'inizio, era buono

Cap. 3 Analisi di un albero ... artificiale

Cap.4 Anche l'evoluzione è un atto di fede

II sezione
La terra. Storia delle origini (Clyde Webster)
Cap. 5 Una filosofia personale

Cap. 6 La natura della scienza

Cap. 7 Le origini

Cap. 8 Quanti anni ha la terra?

Cap. 9 I fossili e il diluvio universale

Cap. 10 Il carattere dinamico della terra
Cap. 11 Gli organismi: confronti e modificazioni


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CREAZIONE o EVOLUZIONE


RETROCOPERTINA

Ogni essere umano si interroga sulle sue origini, ponendosi alcune domande le cui risposte dipendono da presupposti filosofici, teologici e scientifici.
La lettura e lo studio di questo libro scritto con rigore scientifico ma con stile chiaro e piacevole, faciliterà la ricerca di risposte soddisfacenti a questa appassionante questione.

Un'opera che presenta un confronto tra due visioni del mondo alla luce delle attuali conoscenze scientifiche.
A partire dai fatti e dai dati della geologia, della paleontologia e della biologia, il lettore potrà apprezzare il valore delle prove citate e soprattutto acquisire elementi per sviluppare un proprio criterio di scelta nei confronti della teoria dell'evoluzione.
Conoscere le nostre origini significa capire chi siamo e cosa possia­mo diventare, e costituisce la premessa per consolidare i nostri presupposti etici e adottare un nuovo proficuo stile di vita.

PREFAZIONE


CREAZIONE O EVOLUZIONE? appare come un'opera nuova, ampia e accuratamente rivista e attualizzata. La prima versione, in francese, uscì nel 1973.

Era il frutto di una ricerca, di un'indagine onesta e rigorosa intorno a un tema complesso, importante e discusso. I suoi autori lo affrontarono con rigore ammirevole e inattesa apertura mentale. Il tempo da allora trascorso non solo non ha svalutato il loro lavoro ma ha confermato e rivalutato le loro tesi.

In questa opera ci vengono presentati due concetti contrapposti sulle origini della vita, di fronte ai quali ognuno dovrebbe prendere posizione, una volta raccolte tutte le informazioni necessarie su questo tema. Alla luce dei dati scientifici che gli autori ci offrono, infatti, ogni lettore potrà riflettere e valutare il peso di ciascun concetto, per poi formarsi un proprio criterio personale.

CREAZIONE O EVOLUZIONE? ci presenta fatti scientifici relativi al problema dell'apparizione ed evoluzione della vita e alle sue possibili interpretazioni.

Fuggendo dai dogmatismi, quest'opera ci offre risposte alternative ai vecchi interrogativi che l'essere umano, individualmente e collettivamente, si è da sempre posto: domande sulle proprie origini, sul presente e sul futuro della nostra specie.

Non tutti, né sicuramente tutti gli scienziati, offrono le stesse risposte a domande tanto trascendentali, quanto metafisiche. Un 'ottica teista, per esempio, risulterà ben diversa da una prospettiva panteistica, agnostica o atea. E anche all'interno della stessa corrente teista, c'è più di una risposta. Di fatto, sono grandi e profonde le discrepanze che separano un creazionista ortodosso da un evoluzionista teista, anche quando entrambi reclamano l'esistenza di un medesimo creatore.

Jean Fiori e Henri Rasolofomasoandro propongono per questo dilemma (evoluzione o creazione) risposte consistenti in un ambito cristiano, senza falsare i fatti scientifici. Sostengono che la loro è, quanto meno, un 'interpretazione tanto plausibile quanto quella che offre la scienza ufficiale. Tuttavia non intendono spazzar via quest'ultima con un colpo di piuma. Procedono, invece, come si vedrà, a un'analisi minuziosa delle teorie vigenti alla ricerca delle origini della vita sulla terra. Lo fanno cercando di offrire elementi di riflessione non solo allo specialista ma anche a tutti quelli che, seppure con un minimo grado di informazione, provano un interesse particolare per i problemi qui trattati.

Non è argomento di poco conto cercare di dare una risposta razionale e ragionevole agli interrogativi sulle nostre origini. Da questa dipende la nostra visione del mondo, il nostra rapporto con l'ambiente e la convivenza con le persone che vivono intorno a noi.

Per afferrare la profonda verità di queste affermazioni, è sufficiente pensare alle molteplicità delle opinioni e degli stili di vita che vigono sulla faccia della terra, e capire che sono il prodotto di differenti visioni sulle origine cosmiche e umane.

Per esempio, ci sono popoli in cui le vacche sono sacre, per altri invece non sono altro che un mezzo di sostentamento, e infine c'è chi vede in esse un importante anello della catena ecologica. Da ognuno di questi punti di vista deriva il diverso atteggiamento nei confronti di questi animali. A loro volta, tali punti di vista presuppongono convinzioni distinte nei confronti della realtà e delle sue origini. Per esempio, le visioni panteiste e politeiste tendono a divinizzare ogni essere nella misura in cui collocano l'energia creatrice nelle creature.


Altrettanto diverse saranno le conseguenze pratiche derivate da un'impostazione evoluzionista piuttosto che da una base creazionista. Non è la stessa cosa credersi oggetto di una creazione speciale da parte di Dio, che considerarsi frutto di una grande evoluzione mossa dal caso e dalla selezione naturale.

Questo è comunemente riconosciuto tra coloro che riflettono su questo argomento. Per esempio, Diego Nùnez, docente di filosofia dell'università autonoma di Madrid, lo dice chiaramente:

"Legittimamente o meno, la teoria [evoluzionista] solleva di fatto, tanto nel passato come nel presente, implicazioni filosofiche, sociologiche, etiche e politiche"1.

Ognuno può immaginare le conclusioni che si possono trarre dall'una o dall'altra prospettiva (evoluzionista e creazionista.

Il partito della tesi darwiniana può argomentare che non c'è niente di male nel ritenersi il culmine, biologico e culturale, di tutta una lunga catena evolutiva. E il creazionista biblico stimerà di maggior valore per la dignità umana essere stato creato direttamente da un Dio intelligente e personale.

Gli autori non entrano in questa questione, fondamentalmente etica. Da parte nostra ci limiteremo ad aggiungere che dalle loro analisi ed esposizioni il lettore potrà ottenere le chiavi e il sostegno per un Nuovo Stile di Vita. Un vantaggio che, unito al fattore strettamente scientifico, garantisce l'enorme valore di questa opera.

GLI EDITORI2

NOTE

1. "Retorno critico al Darwin originario", Revista de Libros, n. 35, novembre 1999.
2. Siamo lieti di poter pubblicare la traduzione italiana dell'edizione spagnola che ha rinnovato e completamente attualizzato l'edizione originale francese. Desideriamo manifestare il nostro gradimento a quanti hanno contribuito alla sua pubblicazione e in particolare: agli autori, al revisore scientifico, a tutti quelli che hanno collaborato professionalmente o in altro modo, e ad Antonio Cremades, dottore in Scienze Biologiche, professore universitario in Argentina, il quale ha esaminato il manoscritto e fatto osservazioni attinenti per il miglioramento del testo stesso.

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INTRODUZIONE


Nel 1973 apparì in Francia la prima edizione di EVOLUTlON OU CRÉATlON? seguito un anno più tardi da una seconda edizione rivista e corretta.

Considerando che il tema abbordato è stato da sempre oggetto di dibattiti in determinati circoli intellettuali e in ambienti più vasti, il volume fu generalmente ben accolto in quanto fu una delle prime opere serie che suscitò la riflessione dei credenti - e di molti non credenti - sulla teoria dell'evoluzione e allo stesso tempo sull'interpretazione della Bibbia.

Il successo del libro oltrepassò le frontiere e la prima versione spagnola vide la luce nel 1979, seguita poi da una seconda edizione nel 1986. La richiesta si è mantenuta costante per cui si è imposta la pubblicazione di questa quinta edizione (la prima in italiano).

In un campo però come quello abbordato da questo libro, in cui intervengono diverse discipline scientifiche, non era sufficiente una semplice riedizione o un'edizione con piccoli ritocchi. La scienza ha fatto grandi passi avanti da quando le prime edizioni furono pubblicate. Si è quindi imposta una vera attualizzazione.

Ritengo che questa attualizzazione sia stata concretamente realizzata dall'Editorial Safeliz; in quanto, pur mantenendosi completamente fedele all'impostazione originale degli autori, la revisione scientifica ha tenuto conto delle più recenti ricerche e scoperte.

Per esempio ci sono aggiunte in tema di:

La tettonica delle placche .
La fauna di Burgess Shale .
La teoria degli equilibri punteggiati.
Il celacanto .
Le mutazioni.
La biologia molecolare .
La speciazione .
Il diluvio .
L'estinzione dei dinosauri.
La glaciazione .
Gli uomini preistorici .
I metodi di datazione più recenti che hanno comportato investigazioni e dati di massima attualità.

Alcune nuove scoperte confermano le proposte degli autori, dimostrando che nonostante gli avanzamenti della scienza, la teoria dell'evoluzione continua a sollevare gli stessi problemi. La paleontologia, mia specializzazione, è una buona dimostrazione di ciò.
Gli autori, in base ad altre scoperte, hanno in parte rivisto alcune idee iniziali. Tale è il caso, per esempio, dell'accettazione meno incerta di una vera speciazione, vale a dire della formazione di nuove specie, che al giorno d'oggi risulterebbe difficile negare e alla quale, certamente, nemmeno la Genesi si oppone.
Bisogna rilevare lo sforzo fatto per attualizzare e migliorare le referenze bib/iografiche. La citazione di autori, che attualmente sono ineludibili nello sviluppo del dibattito sull'evoluzione, come S.J. Gould, V Courtillot, L. W Alvarez, M. Dento, PP Grassé, C. Devillers, J. Cha/ine, R. Fondi e M.J. Behe, era doverosa. Queste nuove citazioni completano e attua/izzano il lavoro di ricerca, già considerevole, che gli autori realizzarono all'interno di una letteratura specialistica di quel momento.
Gli autori Jean Fiori e Henri Rasolofomasoandro hanno in comune una mentalità scientifica che esige rigore e onestà, e una fede «intelligente» nel Creatore, che ha loro permesso di mantenere una visione chiara, e insieme prudente e aperta, delle Scritture, senza però rinunciare alle loro convinzioni.
Sono stato collega del primo e alunno e collega del secondo. E sono proprio loro, che con il loro libro, hanno contribuito in maniera decisiva al mio amore per la paleontologia.
Sono convinto che anche il lettore sarà conquistato da questa nuova edizione; però questo non esclude che essa, a sua volta, sia un giorno rivista. Il fatto è che il dibattito su un tema tanto complesso è lungi dall'essere concluso e richiede tanta perseveranza quanto umiltà.

JACQUES SAUVAGNAT
Dottore in Paleontologia
Direttore dell'Istituto geoscientifico di ricerca
in Europa

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INDICE

Prefazione
Introduzione
1. Evoluzione e trasformismo

PRIMA PARTE: GEOLOGIA EVOLUZiONISTiCA
2. L'attualismo
3. La Terra: natura e struttura
4. Le rocce della Terra
5. Il carbon fossile e il petrolio
6. Continenti alla deriva
7. La formazione delle montagne e la loro erosione
8. La stratigrafia e i suoi problemi
Geologia evoluzionistica: conclusioni

SECONDA PARTE: PALEONTOLOGIA EVOLUZIONISTICA
9. I fossili provano l'evoluzione?
10. Dal semplice al complesso
11. Serie evolutive e anelli intermedi
12. Gli enigmi della paleontologia
Paleontologia evoluzionistica: conclusioni

TERZA PARTE: BIOLOGIA EVOLUZIONISTICA
13. Il lamarckismo
14. Il darwinismo
15. Il mutazionismo
16. L'origine della vita
17. Gli argomenti biologici: citologia, biochimica e anatomia comparata
18. Gli argomenti biologici: prove embriologiche e convergenze
19. Sistematica. Nozione di specie
20. La teoria sintetica
Biologia evoluzionistica. Conclusioni
Il modello evoluzionista: Conclusioni generali

QUARTA PARTE: MODELLO ALTERNATIVO
21. Bibbia ed evoluzione
22. Il racconto del diluvio
23. L'opera del Creatore
24. Diluvio e geologia
25. Paleontologia e catastrofismo
26. Il mondo dopo il diluvio
27. Gli uomini preistorici
Modello alternativo: conclusioni

QUINTA PARTE: I METODI DI DATAZIONE
28. I metodi di datazione assoluta
29. Il diluvio e le datazioni
30. Metodi di datazione non radioattivi.
Metodi di datazione: conclusioni

Conclusioni finali:
Fonti iconografiche

Indice alfabetico

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QUASI CERTAMENTE C'È UN DIO - La confutazione delle tesi esposte dallo scienziato ateo RICHARD DAWKINS nel bestseller L'illusione di Dio


RETROCOPERTINA

Un arguto e coinvolgente contributo al dibattito in corso tra atei e cristiani, scritto da un credente.
Lo scienziato ateo Richard Dawkins ha recentemente dichiarato che nessun teologo ha mai prodotto una risposta soddisfacente alle sue argomentazioni. Keith Ward, ben noto commentatore televisivo e autore, è uno dei più importanti filosofi e teologi della Gran Bretagna, e come tale e uso dare il benvenuto a tutti coloro che si avventurano nel mondo della filosofia con definizioni chiare, nitide esposizioni e conclusioni coerenti.
Dawkins, purtroppo, sconfinando in questo campo, si è lasciato guidare dalla passione, facendo largo uso di stereotipi e sfoderando l'arma del redicolo e della derisione. Nel raccoglierne la sfida, Ward dimostra non solo che gli argomenti dello scienziato sono inadeguati, ma anche sul piano razionale l'esistenza di Dio può essere dimostrata in maniera abbastanza soddisfacente.

PREFAZIONE

Nel 1991 vivevo felice la mia vita di docente di filosofia al Kings College dell'Università di Londra quando inaspettatamente ricevetti una lettera dall'ufficio del primo ministro, in una busta ufficiale astutamente celata all'interno di una busta normale. La lettera mi diceva che la cattedra regia di teologia a Oxford era vacante e mi chiedeva se il primo ministro potesse comunicare il mio nome alla regina. Non avevo la più pallida idea di che cosa volesse dire tutto questo e dovetti telefonare a Downing Street per chiedere quanti nomi fossero stati comunicati alla regina e che cosa quest'ultima ne intendesse fare. Venne fuori che mi stavano offrendo quell'incarico, ed era un'offerta che non potevo rifiutare.
Così mi presentai a Oxford, trasformato, per opera di Sua Maestà, da filosofo giudicato sorprendente per il fatto di avere qualche credenza religiosa a teologo da cui ci si aspettava, nell' ambito del suo incarico professionale, la difesa di tutto un insieme di credenze religiose. Era un mutamento davvero inatteso.
Quando ero filosofo e difendevo la fede in Dio, tutti dicevano: «Interessante! È un'opinione assai insolita e originale». Ma quando divenni teologo e continuai a difendere la medesima fede in Dio, tutti dicevano: «Che noia! Ti pagano per questo, per cui devi essere qualche sorta di prezzolato lacchè della Chiesa».
Mutò notevolmente il modo in cui venivo percepito dagli altri. Per alcuni, essere titolare della cattedra regia a Oxford (tecnicamente, il docente di più alto grado in quell'università) era grandioso. Invece per altri era decisamente uno scivolone in basso nella scala della rispettabilità accademica. Lungi dall'essere un filosofo radicale e libero pensatore, all'improvviso, da qualche parte lungo la strada fra Londra e Oxford, mi era venuta quella che Richard Dawkins chiama «mentalità teologica». Il che, a suo parere, è più o meno come contrarre qualche sorta di malattia mentale.
Il mio arrivo a Oxford fu preannunciato da una lettera di Richard Dawkins a un quotidiano in cui chiedeva le mie dimissioni, per il motivo che non esisteva una disciplina chiamata teologia e che comunque io ero un esemplare di teologo particolarmente stupido.
La ragione della sua collera era una breve lettera che io avevo scritto allo stesso giornale in seguito a una discussione sulla storia del Natale pubblicata dal quotidiano. Avevo scritto, in quella che era intesa come una battuta, di sapere che i Re Magi erano davvero esistiti perché ne avevo visto la tomba nel duomo di Colonia. Ammetto che non fosse una battuta molto riuscita. Ma si rivelò eccessiva per Richard Dawkins, il quale la prese per il genere di prove su cui si basano i teologi e per quanto di meglio io potessi offrire in fatto di argomentazioni teologiche.
Da quel momento in poi ci siamo presi a pugni. Pur vivendo e lavorando in un'università con una delle più grandi e competenti facoltà di teologia in Gran Bretagna, Dawkins si ostina a rifiutarsi di ammettere l'esistenza di una disciplina chiamata teologia.
Nonostante io e lui avessimo avuto contatti personali del tutto amichevoli e razionali (così come Dawkins li aveva con Richard Harries, ex vescovo di Oxford, col vicario della chiesa universitaria di Oxford e col cappellano del suo college), Dawkins ha continuato a proclamare che tutti i credenti sono stupidi, illusi e pericolosi. Malgrado molti scienziati di Oxford siano cristiani e in questa università vi sia perfino una cattedra di scienza e religione, Dawkins continua a dire che scienza e religione sono incompatibili dal punto di vista intellettivo. E benché diversi di noi abbiano criticato più volte pubblicamente le sue opinioni, Dawkins continua a dire che i teologi non hanno mai risposto alle sue argomentazioni.
In effetti negli ultimi anni vi è stata a Oxford tutta una serie di dibattiti pubblici, e io non ritengo sia ovvio che Dawkins abbia prevalso. Tali dibattiti hanno coinvolto, da un lato, Richard Dawkins e il suo collega ateo ancora più ingiurioso Peter Atkins e, dall'altro lato, il sottoscritto, Alister McGrath, Richard Harries e Arthur Peacocke.
Negli ultimi anni, Alister McGrath, teologo con un dottorato in biologia molecolare, e John Lennox, docente incaricato di matematica a Oxford, hanno scritto ottimi libri rispondendo alle argomentazioni di Dawkins. Adesso tocca a me replicare nell'ambito del- l' oxfordiano dibattito su Dio. In un certo senso il professor Dawkins l'ha avuta vinta: io mi sono dimesso dalla cattedra regia di teologia. Ma l'ho fatto solamente perché ho raggiunto l'età della pensione, e sono lieto di dire che a subentrarmi è stata un'eminente esperta di filosofia medievale, Marilyn McCord Adams. Pur essendomi dimesso, non mi si è smorzato lo spirito bellicoso, e sono contento di entrare in lizza in un confronto filosofico diretto. Sono ancora più contento di sapere che sono destinato a vincere, poiché quando Dawkins discorre di teologia parla, per sua stessa ammissione, di una disciplina che non esiste. Una tradizionale definizione degli studiosi di Oxford è che sanno tutto di nulla (mentre gli studiosi di Cambridge non sanno nulla di tutto). Così il professor Dawkins si inserisce in una valida tradizione oxfordiana. Ma se una disciplina non esiste nemmeno, non vi è nulla da sapere in proposito.
Presumo pertanto che il professor Dawkins in effetti non sappia nulla di teologia. Questo mi concede un vantaggio. Perciò concludo la mia carriera a Oxford così come l'ho cominciata, con una battuta poco riuscita. Ma che non sia forse vera?

INDICE

Prefazione

PRIMA PARTE - IL CAPITOLO II DE L'ILLUSIONE DI DIO

Capitolo 1 - L'ipotesi di Dio
Laccettazione di una sfida filosofica
La varietà di opinioni filosofiche sulla realtà
Perché il materialismo è dubbio
Il problema della coscienza
L'ipotesi di Dio
La recente ascesa del materialismo
Spiegazioni personali
Una spiegazione personale definitiva dell'universo
L'esistenza di Dio è un'ipotesi scientifica?
Possiamo stabilire mediante la scienza che Dio esiste?

SECONDA PARTE - IL CAPITOLO IV DE L'ILLUSIONE DI DIO

Capitolo 2 - I grandi aeroplani e Dio
L'espediente del Boeing 747
Evoluzione e creazione intelligente
Il programma Evoluzione
Il nuovo argomento del progetto
La ricerca di una spiegazione più profonda
Il semplice è più probabile del complesso?

Tre sensi in cui Dio è semplice e in cui I'ipotesì di Dio è raffinata, economica ed esauriente

Capitolo 3 - Come spiegare Dio
L'ora delle tartarughe
Tartarughe necessarie

Come sterminare le tartarughe superflue col rasoio di Occam
Le leggi di natura sono semplici?
Introdurre Dio significa rinunciare alla scienza?
Interludio su come cambino e si sviluppino le idee riguardo a Dio

Capitolo 4 - Dio e il multiverso
Tre teorie del multiverso
L'ipotesi inflazionaria

Fuoco vitale nelle equazioni
I problemi del multiverso estremo
Perché Dio è meglio del multiverso
Di nuovo le tartarughe
La priorità della mente

Capitolo 5 - Obiezioni e repliche

Può esistere una coscienza pura?
Il necessario può produrre il contingente?
Esistono forme oggettive e universali di bene?
Perché esiste il male?
Questo universo è buono?
L'illusione del materialismo
Il crollo dell' espediente del Boeing 747

TERZA PARTE - IL CAPITOLO III DI L'ILLUSIONE DI DIO

Capitolo 6 - Le cinque vie
Le cinque vie di Tommaso d'Aquino
La prima e la seconda via per dimostrare l'esistenza di Dio
La terza via
Interludio sul presunto paradosso di Dawkins
La quarta via
La quinta via
L'argomento ontologico

Capitolo 7 - L'argomento dell'esperienza personale
Prima parte: visioni e voci
Seconda parte: il senso dell'infinito
Terza parte: il percorso della trascendenza di sé

QUARTA PARTE - L'ESPERIENZA CRISTIANA DI CRISTO E DELLO SPIRITO

Capitolo 8 - Perché Dio esiste
Perché è quasi certo che Dio esiste
Della certezza
Credere in Dio per buone ragioni
Note
Bibliografìa

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L'ILLUSIONE DI DAWKINS - Il fondamento ateo e la negazione del divino


RETROCOPERTINA

Lo scienziato Richard Dawkins, noto in tutto il mondo, scrive ne L'illusione di Dio: «Se questo libro avrà l'effetto da me auspicato, i lettori religiosi che lo apriranno saranno atei quando lo chiuderanno». Il libro, da poco uscito anche in Italia, come è accaduto all'estero, stimo­lerà senz'altro un diffuso e appassionato dibattito, e genererà non poca confusione.

Alister McGrath si trova nella posizione ideale per valutare le idee di Dawkins. In passato a sua volta ateo, egli si guadagnò un dottorato in biofisica molecolare, prima di diventare un importante teologo cristiano. McGrath si chiede come sia possibile che due persone, che hanno riflettuto a lungo sostanzialmente sullo stesso mondo, possano essere giunti a conclusioni così diverse riguardo a Dio. Egli sottopone la critica alla fede di Dawkins ad un rigoroso scrutinio. La sua brillante risposta, esposta in maniera meticolosa, affronta questioni come:

La fede è un'insensatezza intellettuale?
La scienza e la religione sono imprigionate in una lotta all'ultimo sangue?
È possibile giustificare in maniera scientifica le radici del cristianesimo?
Il cristianesimo è semplicemente una forza a sostegno del male?

Questo libro sarà accolto con calore da coloro che sono alla ricerca di un'affidabile va­lutazione de L'illusione di Dio e delle molte questioni che solleva inclusa, soprattutto, la rilevanza della fede e la ricerca di significato.

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«Affrontando punto per punto le conclusioni de L'illusione di Dio con la devastante intu­izione di un biologo molecolare trasformatosi in teologo, Alister McGrath smantella la tesi secondo la quale la scienza dovrebbe condurre all'ateismo, e dimostra, invece, che Dawkins ha abbandonato la sua apprezzatissima razionalità per abbracciare un amaro manifesto di dogmatico fondamentalismo ateo» (Francis Collins, Direttore del Progetto per il Genoma Umano).

«L'utopica visione di Richard Dawkins di un mondo senza religione viene qui abilmen­te smantellata dall'erudito discorso di McGrath. Il suo collega di Oxford dimostra con chiarezza le lacune, le inconsistenze, e la sorprendente mancanza di profondità nell'argo­mentazione di Dawkins» (Owen Gingerich, Professore di Astronomia presso l'universitàdi Harvard).

«L'illusione di Dio mi fa vergognare di essere ateo, e i McGrath mostrano perché» (Michael Ruse, Professore di Filosofia, Florida State University).

INTRODUZIONE

Sin dalla pubblicazione de Il gene egoista (1976) Richard Dawkins si è affermato come uno dei divulgatori scientifici più preparati e di maggior successo nel suo genere. Insieme al suo collega americano Stephen Jay Gould, Dawkins ha il merito di essere riuscito a rendere la biologia evoluzionista accessibile e interessante per una nuova generazione di lettori. lo e gli altri ammiratori delle loro opere divulgative abbiamo invidiato a lungo la loro chiarezza, il loro incantevole uso di utili analogie, e il loro stile accattivante.
Eppure, il suo ultimo libro segna uno stacco significativo. L'illusione di Dio ha consacrato definitivamente Dawkins come il polemista ateo di più elevato profilo del mondo, colui che indirizza una critica micidiale contro ogni forma di religione1. Il suo scopo dichiarato è la conversione dei lettori. "Se questo libro avrà l'effetto da me auspicato, i lettori religiosi che lo apriranno saranno atei quando lo chiuderanno"2. Non che egli lo ritenga particolarmente verosimile; dopotutto, suggerisce: «i fede-centrici sono immuni da qualsiasi argomentazione» .
Ciononostante, il fatto che Dawkins abbia scritto un libro di quasi 400 pagine per affermare che Dio è un'illusione è già di per sé significativo. Perché un simile libro è ancora necessario? La religione sarebbe dovuta essere scomparsa da anni, ormai. Per oltre un secolo, i più importanti sociologi, antropologi e psicologi hanno dichiarato che i loro figli avrebbero visto l'alba di una nuova era, in cui L'illusione di Dio" sarebbe stata abbandonata per sempre. Ancora negli anni Sessanta, ci veniva detto che la religione stava scomparendo, destinata ad essere soppiantata da un mondo secolare.
Per alcuni di noi, tutto ciò appariva grandioso. Alla fine degli anni Sessanta ero ateo, e mi ricordo di aver guardato alla morte della religione con un certo sorriso di piacere. Ero cresciuto nell'Irlanda del nord, e avevo conosciuto di prima mano le tensioni e la violenza legate alla religione. La soluzione appariva ovvia, alla mia mente imbevuta di libero pensiero. Liberiamoci della religione, e queste tensioni e questa violenza verranno sradicate. Il futuro si presentava luminoso, e senza Dio.
Due cose sono cambiate da allora. In primo luogo, la religione è tornata alla ribalta. Essa rappresenta, nel mondo di oggi, un elemento così importante, che sembra strano pensare che solo una generazione fa se ne predicesse la morte con tanta sicurezza. Lo scrittore urnanista Michael Shermer, forse più noto come direttore della Skeptics Societye editore della rivista Skeptic, sottolineò la questione già nel 20003, quando mise in evidenza il fatto che mai, nella storia, una percentuale così alta della popolazione americana aveva creduto in Dio. Non solo Dio non è "morto" - come il filosofo tedesco Nietzsche proclamò in maniera quantomai prematura - ma sembra non essere mai stato così vivo.
In secondo luogo, fatto di importanza decisamente minore, si è modificata la mia opinione personale. Sebbene da giovane fossi totalmente e appassionatamente persuaso della veridicità e della rilevanza dell'ateismo, in seguito mi persuasi che il cristianesimo era una visione del mondo molto più interessante ed intellettualmente stimolante dell'ateismo. Ho sempre dato molta importanza al libero pensiero, e al fatto di essere in grado di ribellarsi alle ortodossie di un'epoca. Ciononostante, non avevo mai sospettato in che direzione mi avrebbe condotto il mio libero pensiero.
Dawkins e io, quindi, abbiamo viaggiato in direzioni totalmente diverse, ma, sostanzialmente, per le stesse ragioni. Siamo entrambi accademici di Oxford che amano le scienze naturali. Entrambi crediamo con passione nel ragionamento basato su prove, e siamo critici nei confronti di coloro che si aggrappano ad ardenti credenze per ragioni inadeguate. A entrambi piace pensare che saremmo pronti a cambiare idea su Dio, se le prove lo richiedessero. Eppure, sulla base della nostra esperienza, e di un'approfondita analisi dello stesso mondo, abbiamo raggiunto conclusioni radicalmente diverse riguardo a Dio. Il paragone fra noi due è istruttivo, ma solleva alcune difficili domande per Dawkins.
Dawkins, che attualmente è professore di "comprensione pubblica della scienza" presso l'università di Oxford4, è profondamente convinto che le scienze naturali, e in parti colar modo la biologia evolutiva, rappresentino una sorta di super-autostrada intellettuale verso l'ateismo, come furono per lui da giovane. Il mio caso, invece, è diverso: partii essendo un ateo, e finii per diventare cristiano - esattamente il contrario del viaggio intellettuale di Dawkins. Originariamente avevo inteso dedicare la mia vita alla ricerca scientifica, ma la scoperta del cristianesimo mi portò a studiarne a fondo la storia e le idee. Ottenni il mio dottorato in biofisica molecolare lavorando a Oxford nei laboratori di Sir George Radda, ma poi abbandonai la ricerca scientifica attiva per studiare teologia.
Spesso mi sono chiesto come sia stato possibile che Dawkins e io, sulla base di una lunga e profonda riflessione sostanzialmente sullo stesso mondo, siamo arrivati a conclusioni totalmente differenti. Una possibilità è che, dal momento che credo in Dio, io sia sconvolto, illuso, ingannato e ingannatore, che le mie capacità intellettive siano state alterate dalla manipolazione ad opera di un malsano e maligno virus-Dio. Oppure che, poiché sono sconvolto, illuso, ingannato e ingannatore, e le mie capacità intellettive sono state alterate dalla manipolazione ad opera di un malsano e maligno virus-Dio, io creda in Dio. Entrambe le ipotesi, temo, rappresentano la sostanza della risposta che trovo nelle pagine de L'illusione di Dio.
È una risposta possibile, ma non una risposta particolarmente convincente. Può risultare attraente per quegli atei irriducibili, la cui fede incrollabile non permette loro di operare al di fuori del contenitore "non-Dio". Ma spero di non sbagliarmi, nel ritenere che simili dogmatisti non-pensanti non siano rappresentativi dell'ateismo.
Un'altra risposta alla mia domanda potrebbe limitarsi a ripetere le stesse ridicole assurdità, questa volta applicandole a Dawkins (sebbene, in questo caso, suppongo che si dovrebbe ipotizzare che la sua mente sia stata manipolata da un qualche tipo di "virus-nessun-dio").
Ma io non ho alcuna intenzione di scrivere simili, implausibili stupidaggini. Perché insultare Dawkins? E soprattutto: perché insultare l'intelligenza dei miei lettori?
Le origini di una vera risposta si trovano in alcune sagge parole di Stephen Jay Gould, la cui triste morte di cancro, nel 2002, ha privato la Harvard University di uno dei suoi docenti più stimolanti, e i lettori di divulgazione scientifica di uno degli scrittori più accessibili.
Nonostante fosse ateo, Gould era assolutamente chiaro nell'affermare che le scienze naturali - inclusa la biologia evolutiva - erano compatibili tanto con l'ateismo quanto con le tradizionali credenze religiose. A meno che la metà dei suoi colleghi non fossero degli idioti - un'ipotesi che Gould, giustamente, scartò come priva di senso, a qualunque metà la si applicasse - non ci poteva essere altro modo responsabile per dare un senso alle variegate risposte alla realtà date dalle persone intelligenti e informate che conobbe5 .
Questa non è certo la risposta rapida e facile che molti vorrebbero, ma potrebbe essere quella giusta - o almeno puntare nella giusta direzione. Essa ci aiuta a comprendere perché alcune persone siano saldamente ancorate a convinzioni così profondamente diverse, su tali questioni - e perché altre persone, di conseguenza, credano che, alla fin fine, non sia possibile trovare una risposta certa a questo genere di domande. E ci ricorda la necessità di trattare coloro che non sono d'accordo con noi su tali questioni con totale rispetto intellettuale, piuttosto che liquidarli come bugiardi, furfanti e ciarlatani.
Mentre Gould cerca almeno di soppesare le prove, Dawkins si li- mita ad offrire l'equivalente ateo di un'abile predica sul fuoco dell'inferno, sostituendo una retorica sovralimentata e una manipolazione altamente selettiva dei fatti ad un'attenta riflessione basata su prove. È curioso notare, ad esempio, che c'è ben poca analisi scientifica ne L'illusione di Dio. C'è molta speculazione pseudoscientifica, collegata ad una più ampia critica della religione, in gran parte presa a prestito da vecchi scritti atei. Dawkins predica alle sue corali che odiano gli idoli, dalle quali chiaramente ci si aspetta che apprezzino i suoi espedienti retorici, e che sollevino le proprie mani in adulazione. Quelli che pensano che l'evoluzione biologica possa essere riconciliata con la religione sono disonesti! Amen! Appartengono alla «scuola di evoluzionisti alla Neville Chamberlain»6 dell'evoluzionismo! Sono dei pacificatoril Amen! I veri scienziati rifiutano la vede in Dio! Alleluia! Il Dio nel quale credevano gli Ebrei già all'epoca dell'Antico Testamento è uno psicotico che si approfitta dei bambini!
Amen! Diglielo, fratello!
Quando lessi L'illusione di Dio ne rimasi turbato e intristito. Com'è possibile, mi chiesi, che un divulgatore scientifico così dotato, che una volta si preoccupava intensamente dell' analisi oggettiva della realtà, si trasformi in un propagandista antireligioso così aggressivo, che mostra un evidente disprezzo per le prove che non sono a favore della sua tesi? Perché abusa in tal modo delle scienze naturali, nel tentativo di promuovere il fondamentalismo ateo? Non ho alcuna spiegazione adeguata. Come molti dei miei amici atei, semplicemente non riesco a comprendere la stupefacente ostilità che egli mostra nei confronti della religione. La religione è, per Dawkins, come il drappo rosso per il toro - non scatena semplicemente una reazione aggressiva, ma gli fa gettare all'aria le normali consuetudini accademiche riguardanti la scrupolosa accuratezza e la correttezza. Nonostante questo aspro libro sia scritto con passione e potenza retorica, il fatto che le sue affermazioni siano così stridenti serve solo a mascherare degli argomenti stanchi, deboli e riciclati.
Non sono l'unico a sentirsi deluso. L'illusione di Dio proclama a gran voce il fatto che il suo autore è stato recentemente votato come uno dei tre più importanti intellettuali del mondo. Si tratta di un'indagine effettuata nel novembre 2005 fra i lettori della rivista Prospect. E che ne ha fatto la stessa rivista Prospect del libro? Il recensore è rimasto scioccato da questo libro «negligente, dogmatico, incoerente e auto-contraddittorio». Il titolo della recensione?
«Dawkins il dogmatico»!

Replicare a Dawkins

È chiaro che è necessaria una qualche replica a L'illusione di Dio, se non altro perché la mancanza di una replica potrebbe persuadere qualcuno che non esista risposta possibile. Come replicare, dunque? Una reazione ovvia sarebbe scrivere un libro parimenti aggressivo e poco accurato, ridicolizzando l'ateismo attraverso un'errata rappresentazione delle sue idee, e presentando i suoi ciarlatani come se fossero i suoi santi. Ma ciò sarebbe inutile e controproducente, oltre che intellettualmente disonesto.
In realtà, è veramente difficile scrivere una replica a questo libro, ma non perché sia ben argomentato, né perché schieri prove schiaccianti in proprio favore. Il libro spesso non è nulla più che un'aggregazione di convenienti pseudo-fatti, comodamente esagerati per ottenere il massimo impatto, e arrangiati in maniera approssimativa per suggerire che costituiscano una teoria. Ribattere a questo ricorso alle prove altamente selettivo sarebbe indicibilmente noioso, e porterebbe semplicemente ad un libro disperatamente stupido, che apparirebbe stizzoso e di mera reazione ad uno stimolo. Ciascuna delle rappresentazioni errate e delle esagerazioni di Dawkins può essere confutata e corretta. Ciononostante, un libro che si limitasse ad offrire una simile litania di correzioni sarebbe mortalmente noioso. Dando per scontato che Dawkins abbia la stessa fiducia in ogni parte del suo libro, mi limiterò a mettere in discussione alcuni punti rappresentativi, lasciando ai lettori il compito di tirare le conclusioni sull'affidabilità generale delle sue prove e dei suoi giudizi.
È chiaro, in ogni caso, che Dawkins è poco interessato a catturare l'attenzione dei credenti di una qualche religione, che resterebbero semplicemente sgomenti di fronte all'evidente travisamento delle loro credenze e del loro stile di vita. La causa dell'ateismo è davvero così debole da dover essere sostenuta con tali immature assurdità? Dawkins riserva ai suoi lettori il dubbio complimento di dare per scontato che essi condividano i suoi pregiudizi e la sua ignoranza in materia di religione. Qualunque critica alla sua analisi si scontrerà semplicemente con la risposta: «Certo, questo è quello che direste voi, no?». Le obiezioni alla sua analisi hanno ottime possibilità di essere liquidate e tenute in poco conto già in partenza, proprio per- ché vengono da persone religiose "influenzate", che sono abbastanza stolte e arroganti da criticare degli atei "obiettivi" e "razionali".
Si tratta di una questione molto seria e problematica. La con- vinzione di giustezza totalmente dogmatica che oggi pervade alcune aree dell'ateismo occidentale - meravigliosamente illustrata da L'illusione di Dio -lo allinea immediatamente con un fondamentalismo religioso che si rifiuta di permettere che le sue idee vengano esaminate o messe in discussione. Dawkins si oppone alla calibratura delle proprie certezze, poiché le vede come qualcosa di palesemente vero, tale da non richiedere alcuna difesa. È talmente convinto che le proprie concezioni siano corrette, da non riuscire a spingersi a credere che le prove possano legittimare altre opzioni - soprattutto quelle religiose.
Ciò che è particolarmente preoccupante è il fatto che, apparentemente senza rendersene conto, Dawkins tratta semplicemente le prove come qualcosa da infilare nel suo preconcetto schema
teoretico. La religione viene costantemente e sostanzialmente rappresentata nel modo peggiore possibile, in una perfetta imitazione delle peggiori caratteristiche della rappresentazione fondamentalista dell'ateismo. Quando alcuni prominenti scienziati scrivono a sostegno della religione, Dawkins ribatte semplicemente che essi non possono davvero voler dire ciò che dicono. È chiaro che Dawkins si sente profondamente minacciato dalla possibilità che i suoi lettori vengano a contatto con idee o persone religiose che possano davvero apprezzare - o, ancor peggio, rispettare, e considerare degne di seria attenzione.
Tutto ciò fa apparire in qualche modo inutile lo scopo di scrivere libri come questo; se non fosse per il fatto che una volta anch'io ero un ateo, e che sono stato risvegliato dal mio torpore dogmatico dalla lettura di libri che mettevano in discussione la mia sclerotizzante visione del mondo. Questo libro, sospetto, sarà letto principalmente da cristiani che vogliono sapere cosa dire ai loro amici che hanno letto L'illusione di Dio, e che si stanno chiedendo se davvero i credenti siano così perversi, degenerati e irnflessivì come li descrive il libro. Ma la mia speranza è che fra i suoi lettori ci possano essere anche degli atei, la cui mente non sia ancora chiusa in uno schema di automatici riflessi
condizionati dawkinsiani. Molti sono coloro che hanno preso un abbaglio, riguardo a Dio, e io ero uno di loro.
Questo è un piccolo libro, in cui le annotazioni sono limitate al minimo, per guadagnare spazio. Il suo scopo primario è semplice e coerente: un impegno critico nei confronti degli argomenti esposti ne L'illusione di Dio. È possibile che i lettori si chiedano come mai questo libro non sia stato esteso fino ad occuparsi di altri temi - come una condanna e un'indagine approfondita della capacità di recupero intellettuale e del potere spirituale del cristianesimo7. Quei libri verranno scritti, a tempo debito. Ma questo qui è semplice, breve, e va diretto al punto. Non ci sono digressioni né diversioni. Si propone di fare una cosa, e una cosa soltanto: valutare l'affidabilità della critica di Dawkins alla fede in Dio8. Sebbene sia scritto in prima persona per ragioni storiche e stilistiche, le idee e gli argomenti presentati sono quelli di entrambi gli autori.
Ma ora basta con le introduzioni. Andiamo immediatamente ai temi de L'illusione di Dio.

NOTE

1. RICHARD DAWKINS, L'illusione di Dio. Le ragioni per non credere, trad. it Laura Serra, Milano, Mondadori, 2007.

2. Ibid., p. 18.

3. M1CHAEL SHERMER, How We Believe: Science, Skepticism, and the Searchfor God,
New York, Freeman, 2000, pp. 6-31.

4. "Public Understanding of Science" è l'etichetta sotto la quale viene tradizional- mente descritta, soprattutto nel mondo anglosassone, la riflessione sul rapporto fra scienza, tecnologia e società (N.d.T).

5. STEPHEN jAY GOULD, Impeaching a Self-Appointed Judge, in «Scientifìc American», 267, n. 1 (1992), pp. 118-121.

6. Arthur Neville Chamberlain (1869-1940), uomo politico britannico e primo ministro alla fine degli anni '30, noto per i suoi tentativi di pacificazione nel periodo immediatamente precedente la seconda guerra mondiale, stipulò a questo scopo nel 1938 il "Patto di Monaco" con Adolf Hitler, patto che non impedì a quest'ultimo di invadere la Polonia e dare l'avvio agli avvenimenti che conosciamo (N.d.T.).

7. Per alcuni libri di questo genere si veda CUVE S. LEWIS, Il cristianesimo così com'è, trad. it. Franco Salvatorelli, Milano, Adelphi, 2003; NICHOLAS T. WRIGHT, Simply Christian, Londra, SPCK, 2006.

8. I lettori che desiderino godere di uno scontro accademico e analitico più approfondito con l'''ateismo scientifico" di Dawkins dovrebbero leggere AUSTER E. McGRATH, Dio e l'evoluzione. La discussione attuale, Rubettino, 2006. Questo libro rappresenta uno studio solidale eppure critico delle idee di Dawkins sulla scienza e la religione fino al 2004, ma L'illusione di Dio sviluppa una più ampia gamma di argomenti, che invitano chiaramente ad ulteriori valutazioni e repliche.

INDICE

Nota sugli autori
Introduzione
Illusi riguardo a Dio?
La scienza ha confutato Dio?
Quali sono le origini della religione?
La religione è un male?
Letture di approfondimento

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GLI IRRIDUCIBILI DELL'EVOLUZIONISMO DARWINIANO


RETROCOPERTINA

Il libro è breve e studio che integra l'abbondante documentazione scientifica esposta nel volume Darwin bocciato in medicina dello stesso autore, in modo da chiarire la dinamica genetica antievoluzionistica.
Le scoperte sulla genetica clinica e molecolare, le leggi della termodinamica e i dati comparativi con quelli di altre specie relativi all'energia residua dell'isotopo radioattivo del carbonio, sono certezze scientifiche incompatibili con l'empirica credenza e evoluzionistica ancora professata dei suoi irriducibili apostoli.

IL FATTO

Sul quotidiano "La Sicilia" del 16 maggio 2009 è stata pubblicata una recensione del mio libro Daruin bocciato in medicina, a fuma Angelo Torrisi, medico-giornalista di cui ritengo opportuno riportare il testo.
"Sempre più contestata - scrive Torrisi - la teoria di Darwin secondo la quale l'origine dell'uomo deriva da una evoluzione della scimmia. li naturalista inglese affermò 150 anni fa, nel suo trattato. L'origine delle specie, che gli esseri viventi non devono essere considerati creazioni realizzate da un'autorità divina, ma prodotti di un processo naturale. Un'ipotesi empirica basata su indizi e congetture in cui s'innesca la correlazione 'scimpanzè-uomo' che ha posto di fronte, in un perenne dibattito, non solo evoluzionisti e creazionisti ma perfino differenti correnti di questi ultimi, oltre che filosofi, teologi e letterati di tutto l'Universo. Sino a quando l'approfondimento delle conoscenze sulla genetica e la scoperta del DNA hanno impresso un colpo mortale al pensiero dei darwinisti dimostrando come il codice di ogni persona è determinato sin dall'origine ed è unico e irripetibile per cui ogni persona non ha eguali nel suo genere e nella sua specie.
Nella vasta opera di rivisitazione del pensiero darwiniano s'inserisce con spirito critico e una larga documentazione scientifica un medico catanese: Giovanni Lo Presti, originario di Linguaglossa, dermatologo nella divisione specialistica dell'ospedale catanese Vittorio Emanuele. Nel suo libro che già nel titolo (Darwin bocciato in medicina) esprime una decisa posizione antievoluzionistica supportata dalla scienza medica, esprime, in maniera molto documentata, le molteplici considerazioni biologiche, chimiche, fisiche, statistiche, etologiche e anatomo-funzionali che sconfessano quanto affermato da Darwin, contribuendo a reintegrare l'Uomo nel ruolo di anima privilegiata che per legge naturale gli compete e ad affrancarlo dal mondo animale. In pratica, sostiene Lo Presti (in verità quanto segue è il pensiero ripreso da un libro dell'astro fisico subatomico Antonino Zichichi, la cui titolarità è sfuggita al dr. Torrisi), non esistono equazioni che descrivono la teoria dell'origine della vita e dell'evoluzione biologica della specie umana. Né esistono misure riproducibili che possono essere portate come base per dare a quella formulazione matematica il livello minimo di credibilità scientifica: una teoria fino al momento in cui qualcuno non riesce a formularla in maniera scientifica resta fuori di ogni fondamento ed è perciò che quelle sull' origine della vita e della evoluzione biologica della specie umana restano avvolte nel mistero essendo state sostenute da affermazioni cui non fanno purtroppo riscontri risultati riproducibili" .
Il libro gode della prefazione del professore Salvatore Castorina, chirurgo e docente emerito di Anatomia umana all'Università di Catania, che, indipendentemente dal contenuto del libro, nel contesto di rispetto e libertà d'opinioni, avanza l'ipotesi che "si può ammettere una evoluzione programmata ed è pur sempre Dio il promotore di un progetto intelligente che pone al vertice l'Uomo chiamato a sua volta a leggere tra le pieghe di un mistero che si tramanda e che con tutta probabilità troverà nella biologia molecolare la chiave di lettura".
Onde evitare che al libro si desse una connotazione confessionale, anche perché le testimonianze scientifiche contenutevi mi hanno convinto che non c'è spazio per alcun tipo di evoluzionismo, mi sono premurato a evidenziare a p. 22 che "Le conclusioni, le riflessioni e le testimonianze contenute nel testo si basano esclusivamente su acquisizioni scientifiche, al momento date per certe. Ipotesi e posizioni religiose e fideistiche hanno carattere informativo personale in quanto non sottoposti al vaglio della sperimentazione scientifica". Se poi in base a tali acquisizioni si vuole risalire a una Mente universale, lo si lascia alla libera coscienza di ognuno, senza che, per tale motivo, possano essere messe in dubbio consolidate certezze scientifiche.
La recensione provocò l'intervento, sul citato quotidiano del 4 giugno 2009, di quattro cattedratici dell'Università di Catania: Giorgio Montaudo ordinario di Chimica industriale, Giovanni Pilato ordinario di Zoologia, Giovanni Costa ordinario di Ecologia e Alfredo Petralia direttore del dipartimento di Biologia animale. Essi, nel vuoto di competenze specifiche, si sono attribuiti, ipso facto, il divino privilegio di sapere tutto e di possedere la scienza di tutte le cose. Ad esempio, alla dinamica differenziale della meiosi, che attinge a 3 milioni e duecentomila caratteri genetici, distinti per singola persona, attribuiscono falsi approcci evolutivi; agli eventi genetici specifici dell' embriogenesi, validi solo per il momento formativo del feto e per quello maturativo post-natale, riconoscono valori evoluzionistici costanti per tutto l'arco della vita; alle diversità molecolari del DNA mitocondriale femminile, espressione del percorso migratorio delle popolazioni e a quelle del DNA nucleare, depositario della nostra specifica e irripetibile identità, danno erronei valori e significati coerenti alla loro credenza.
Ad ogni modo, questo intervento da Santa Alleanza contro l'eretico dei dogmi evoluzionisti, si sarebbe potuto evitare se i quattro docenti avessero letto il libro nella sua interezza; oppure avessero contrapposto alla testimonianze scientifiche documentate altrettante smentite e non semplici enunciati autoreferenziali propri o di altri sostenitori dell' evoluzionismo.

INDICE

MOTIVAZIONI

IL FATTO

CAPITOLO 1
Risposta al professore di Chimica industriale

CAPITOLO 2
Risposta al professore di Zoologia

CAPITOLO 3
Risposta al professore di Ecologia

CAPITOLO 4
Risposta al professore di Biologia animale

CAPITOLO 5
Considerazioni finali redazionali e commenti

CAPITOLO 6
I vari aspetti della genetica molecolare

CAPITOLO 7
Evoluzionisti e creazionisti

CAPITOLO 8
Gli apostoli atei dell'evoluzionismo

CAPITOLO 9
Riflessioni sull'inattendibilità dell'empirica teoria evoluzionistica

CAPITOLO 10
Le attuali conoscenze scientifiche incompatibili con la teoria evoluzionistica

CAPITOLO 11
Cultura americana ed evoluzionismo

CAPITOLO 12
Evoluzionismo e malattie psicosomatiche

CONGEDO DA DARWIN

BIBLIOGRAFIA

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LE BALLE DI DARWIN - Giuda politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente


RETROCOPERTINA

Stanchi dei soliti libri su Darwin? Ecco il primo libro contro Darwin! Un libro che vi racconterà quello che il vostroinsegnante di scienze probabilmente non vi ha mai detto. Lo sapevate che molte prove che sono state finora addotte a supporto della teoria darwiniana sono state accettate acriticamente da tutti gli scienziati evoluzionisti senza verificarne l'attendibilità?
Lo sapevate che i fossili non ci consentono di trarre alcuna conclusione certa sull'evoluzione delle specie?
Perché l'evoluzionismo non ha trovato finora applicazione nel campo della medicina?
E se il darwinismo fosse diventato una mera ideologia e strenuamente difeso proprio in quanto ideologia indiscutibile e da accettare quasi come verità di fede?
E se il disegno intelligente fosse molto di più che un'ipotesi utile agli uomini di fede?
E se fosse una teoria che riesce a spiegare le complessità del mondo vivente, anche a livello molecolare, meglio delle «mutazioni casuali» postulate dall' evoluzionismo?

INTRODUZIONE

Jonathan Wells, scienziato iconoclasta

QUESTA BRILLANTE GUIDA politicamente scorretta al darwinismo e al disegno intelligente di Jonathan Wells, ricercatore in biologia molecolare presso l'università di Berkeley, testimonia il crescente interesse intellettuale che le critiche all'evoluzionismo stanno suscitando negli Stati Uniti e in Europa. Wells, nato a New York nel 1942, è uno scienziato "iconoclasta" che non ha mai avuto paura di esporsi per le proprie idee, tanto che in gioventù si è fatto anche un anno e mezzo di galera per aver protestato contro la guerra del Vietnam. Nel 2002 aveva acquisito una certa notorietà nel mondo scientifico statunitense pubblicando un libro, The leons ofEvolution, nel quale denunciava l'approccio dogmatico e fideistico con cui il darwinismo viene insegnato nelle scuole, e metteva in luce le imprecisioni scientifiche, se non le vere e proprie frodi, che riempiono i più diffusi manuali di biologia1.
Le "icone" dell' evoluzione sono quelle immagini ormai classiche che da decenni continuano ad essere riproposte nei testi degli studenti per illustrare le "conquiste scientifiche" del darwinismo, come l'esperimento di Stanley Miller sull' origine della vita, l'albero della vita darwiniano, l'archaeopterix (il supposto anello di congiunzione tra i rettili e gli uccelli) e gli embrioni di Ernst Haeckel. La cosa sorprendente è che, malgrado la scienza ne abbia da tempo negato la validità, continuano ad essere riproposte come se nulla fosse. Per Wells queste scorrettezze intellettuali sono rappresentative dei metodi sleali che l'establishment evoluzionista è disposto ad adottare per difendere le proprie teorie.

La crisi scientifica del darwinismo

Il consenso crescente a favore della teoria dell' Intelligent Design è la conseguenza dei numerosi problemi che il darwinismo ortodosso ha accumulato nel corso degli anni, ai quali non sembra in grado di offrire risposte convincenti. Una volta eliminate tutte le sovrastrutture ideologiche e filosofiche, le certezze scientifiche del darwinismo risultano intatti scarse e di dubbio valore2.
Nessuno, infatti, ha mai osservato direttamente, in laboratorio e tanto meno in natura, le modalità con cui il caso, la selezione naturale o i condizionamenti ambientali abbiano dato origine alla vita o abbiano prodotto la macroevoluzione, cioè la trasformazione di una specie in un'altra. Se vogliamo rimanere ai fenomeni osservati, rispettando il metodo empirico canonizzato fin dai tempi di Galileo, l'abiogenesi (lo sviluppo della vita dalla materia inorganica, come postula l'evoluzionismo) è stata confutata dagli esperimenti di Francesco Redi, Lazzaro Spallanzani e, in maniera definitiva, di Louis Pasteur. Lunica cosa che si può constatare empiricamente è la microevoluzione, cioè quel cambiamento limitato dei viventi, all'interno di una stessa specie, di cui le regole della genetica mendeliana mostrano il funzionamento regolare e ordinato, e non certo casuale3.
Il campo dove si gioca la partita decisiva è probabilmente quello della paleontologia. Se la teoria di Darwin fosse corretta, la terra dovrebbe essere stracolma di reperti fossili appartenenti a un numero incalcolabile di organismi intermedi tra una specie e l'altra. Tuttavia dopo 150 anni di ricerche non solo non sono stati ritrovati gli anelli intermedi tra una specie e l'altra, ma dai ritrovarnenti fossili risulta, al contrario, che le specie viventi siano apparse più o meno simultaneamente, già perfettamente formate, nella grande esplosione di vita del Cambriano, circa 540 milioni di anni fa4.
Tutte le supposte scoperte di forme transizionali intermedie (come il teschio di Piltdown, il "pitecantropo" di Giava, l'Uomo di Pechino, l'Uomo del Nebraska, l'archaeopterix o l'archaeoraptor) si sono rivelate ad un più attento esame come degli errori di valutazione, se non dei veri e propri falsi costruiti ad arte. Occorre dunque ammettere che, allo stato attuale, i fossili non si accordano con l'ipotesi evoluzionista5.
Lo studioso Marco Respinti ha notato un fatto curioso: un abate (Gregor Mendel) ha dimostrato l'infondatezza della casualità nella trasmissione dei caratteri ereditari; un altro abate (Lazzaro Spallanzani) ha demolito per primo l'ipotesi della "generazione spontanea" della vita; un medico profondamente cattolico (Louis Pasreur) ha smascherato la farsa dell'abiogenesi. I più eristallini e onesti indagatori del reale attraverso i canoni del metodo scientifico galileiano sono quindi tutti uomini di gran fede religiosa, mentre dalla parte dei darwinisti abbondano gli ideologi pressappochisti e talvolta anche i veri e propri truffatori, come il falsificatore Ernst Haeckel, lo scienziato stalinista Trofim Lysenko o, ai nostri giorni, 1'antropologo tedesco Reiner Protsch von Zieten, che per trent'anni ha manipolato i dati a nostra disposizione sull' uomo di Neandhertal6.
L'offensiva sferrata dal1'Intelligent Design contro il darwinismo, come osserva jonathan Wells, sembra dunque avere tutte le caratteristiche delle maggiori rivoluzioni scientifiche del passato. I sostenitori del darwinismo appaiono sulla difensiva, e il loro tentativo di rifiutare o di censurare il dibattito, anche ricorrendo alla via giudizi aria, è il segno più evidente delle loro difficoltà. Per lungo tempo l'establishment scientifico ha cercato di convincere il pubblico che l'unica opposizione all'evoluzionismo proviene dai creazionisti biblici. Il disegno intelligente, tuttavia, è una teoria nata nei laboratori scientifici e nelle università, non tra i fondamentalisti protestanti della Bible Beli, e la sua popolarità si sta estendendo anche fuori dagli Stati Uniti.

I darwinisti, moderni epicurei

L'attuale confronto tra il darwinismo e il disegno intelligente non è, ovviamente, un' asettica disputa scientifica, ma è parte di un più ampio conflitto metafisico tra due visioni contrapposte del mondo: quella materialistica o naturalistica, che nega l'esistenza del sovrannaturale, e quella teistica, secondo cui l'universo è creato e guidato da un'intelligenza superiore. Levoluzionismo, come ha spiegato il professor Roberto de Mattei, è infatti un insieme composto da un'ipotesi scientifica, conosciuta come "teoria dell' evoluzione" e da un sistema filosofico, che possiamo definire evoluzionismo in senso stretto per distinguerlo dalla teoria dell' evoluzione. Teoria scientifica e teoria filosofica formano due aspetti distinti di un unico complesso, che hanno bisogno l'uno dell'altro per sopravvivere, e si sorreggono a vicenda: "l'ipotesi scientifica, che non è mai stata dimostrata, si nutre del sistema filosofico; la tesi filosofica, per giustificarsi, si fonda a sua volta sulla presunta teoria scientifica"7.
Il confronto tra il teismo e il materialismo è in verità antichissimo, e risale agli albori della cultura occidentale. Secondo lo studioso americano Benjamin Wiker una delle prime e più compiute esposizioni della filosofia naturalista si può far risalire al greco Epicuro, nato nel 341 a. C. Oggi Epicuro viene ricordato solitamente come "il filosofo del piacere", mameno note sono la sua concezione del piacere e le ragioni per cui attribuì al piacere uno status così elevato.
Diversamente dagli edonisti contemporanei, per Epicuro il piacere non consisteva nel perseguimento sfrenato del godimento fisico, ma nella liberazione dall'inquietudine. Epicuro era convinto che le credenze in Dio e nell'aldilà, così legate all'idea di responsabilità e di giudizio morale, turbassero gli animi degli uomini e fossero incompatibili con la vita buona. Per Epicuro e i suoi seguaci un Dio che è attivamente coinvolto nelle vicende umane e che ci giudica nell'altra vita pone delle indebite restrizioni alla nostra vita presente, ci impone di modificare la nostra condotta quotidiana, e distrugge pertanto la nostra pace interiore e la nostra felicità. Per annullare queste fonti di preoccupazione Epicuro propose una visione meccanicistica e materialistica della natura, vista come un aggregato di entità materiali che operano secondo cieche leggi naturali. Dio e gli dei potrebbero anche esistere, ma non si interessano del mondo e non giocano alcun ruolo nelle vicende umane. Dato che gli uomini appartengono alla natura e consistono interamente in entità materiali, la morte non è altro che una dissoluzione dello stato materiale che annulla ogni sorta di coscienza della nostra esistenza. Il materialismo diventa così una sorta di cura terapeutica, che libera gli uomini dalla paura dell'aldilà. Tutto questo suona molto moderno e "scientifico"8.
La filosofia epicurea ebbe una grande diffusione a Roma nel primo secolo a. c., ed ebbe come suo massimo esponente il poeta latino Lucrezio, il quale anticipò in maniera impressionante le idee evoluzioniste di Darwin, seppur in forma letteraria e non scientifica. Nella sua opera De Rerum Natura, Lucrezio spiegò che le combinazioni casuali degli atomi eterni sono all'origine della diversità delle specie; che i "mostri" (Darwin li chiamerà "mostruosità") non sopravvivono perché non sono in grado di difendersi, di sostenersi e di procreare; che gli animali sopravvissuti sono necessariamente i più intelligenti, forti o coraggiosi; che gli animali meno adatti alla sopravvivenza vengono distrutti dalla natura, cioè si estinguono9.
La vittoria del Cristianesimo mise però in ombra, per parecchi secoli, il materialismo di Epicuro e Lucrezio. Il Cristianesimo, il principale rivale dell' epicureismo, fece infatti trionfare l'idea che Dio ha progettato l'ordine naturale, e che questo ordine naturale è la fonte dell' ordine morale. La riscoperta di Epicuro e Lucrezio durante il Rinascimento riaccese l'antica disputa, che si prolungò nel corso della rivoluzione scientifica del sedicesimo e diciassettesimo secolo. Nel diciannovesimo e ventesimo secolo, anche grazie alle fortuna delle idee di Darwin, in Occidente la filosofia materialista ha conquistato nuovamente il predominio nel mondo scientifico, e probabilmente anche nella società più in generale.

Darwinismo e cultura della morte


La conseguenza della vittoria culturale del naturalismo filosofico sul teismo è stata la diffusione di quella mentalità che Giovanni Paolo II ha definito, nell' enciclica Evangelium Vìtae, "cultura della morte". Questa cultura respinge l'idea cristiana della dignità assoluta e del valore infinito della persona in quanto unica, irripetibile e fatta a immagine del Creatore. Al suo posto vuole sostituirvi una concezione di individuo spersonalizzato: un essere materiale che è il risultato di forze naturali cieche e indifferenti. Il risultato di questa concezione dell'uomo è una cultura, dominante nell' attuale Occidente secolarizzato, che non solo ammette ma esalta e promuove l'aborto, il controllo delle nascite, l'eutanasia, l'eugenetica, gli esperimenti sugli embrioni umani, illibertinismo, il divorzio, la promiscuità e le perversioni sessuali, il consumo di droghe, la sfrenata ricerca edonistica del piacere, l' occultismo, l'esaltazione degli istinti più bestiali: e tutto questo non solo nelle leggi, ma anche nella letteratura, nella musica, nell' arte, nello spettacolo10.
Nelle sue ultime più mostruose manifestazioni, l'eutanasia praticata in Olanda dai medici sui bambini, si nota come questa cultura consideri come "conquiste di civiltà" tutte quelle pratiche, come l'infanticidio, che erano invece tipiche delle antiche epoche pagane. Pur spacciandosi come "progressista", l'attuale cultura secolare sta riportando l'Occidente ai secoli oscuri, prima che iniziasse l'opera civilizzatrice della Chiesa tendente a screditare o ad abolire gli aspetti peggiori della cultura pagana. Naturalmente il ritorno delle culture pre-cristiane in Occidente non è avvenuto da un giorno all'altro, ma per gradi, grazie all'influsso di una serie di pensatori che hanno respinto l'eredità cristiana per abbracciare le cosmologie materialiste sorte nell' antica Grecia (particolarmente quelle atomistiche ed epicuree), riportate in auge nel periodo rinascimentale e attualmente dominanti in Occidente sotto le più scientifiche vesti del darwinismo evoluzionistico11.
Scorrendo il pensiero occidentale degli ultimi due secoli è possibile individuare i nomi più significativi degli "architetti della cultura della morte" che hanno contribuito a formare la mentalità secolarizzata di oggi: gli amorali adoratori della Volontà come Arthur Schopenauer, Max Stirner e Friedrich Nietzsche; gli evoluzionisti fautori dell' eugenetica come Charles Darwin, Francis Galton e Ernst Haeckel; gli edificatori di utopie totalitarie anticristiane come August Com te, Karl Marx e Friedrich Engels; gli esistenzialisti atei come jean- Paul Sartre, Simone de Beauvoir e Elisabeth Badinter; gli esaltatori del piacere come Sigmund Freud, Wilhelm Reich, Herbert Marcuse e Helen Gurley Brown; le femministe nemiche della famiglia e della procreazione come Margaret Sanger, Betty Friedan e Judith Jarvis Thomson (la più importante teorica dell'abortismo), i fautori della "liberazione" sessuale come Margaret Mead, Alfred Kinsey, Clarence Gamble e Alan Guttmacher; gli ambientalisti malthusiani come Dennis e Donella Meadows, Paul Ehrlich e Lester Brown; i dispensatori di morte come Derek Humphry (teorico del suicidio), Jack Kevorkian (il famoso dottor-rnorte responsabile di 130 casi di eutanasia dal 199 o al 1998) e Peter Singer (il filosofo animalista e darwinista morale sostenitore dell'infanticidio e della soppressione dei disabili)12.
Il dibattito fra il darwinismo e il progetto intelligente è dunque parte di un più ampio conflitto culturale tra coloro che ritengono che nella natura non vi sia alcun progetto morale intrinseco, e coloro che credono che nella natura vi sia un disegno, un ordine morale, che va rispettato. Perché se l'universo è quello descritto dai materialisti, allora l'uomo è interamente determinato dalla natura e quindi privo di libero arbitrio, la vita umana non ha alcun significato ultimo, e non esiste alcun fondamento assoluto del bene e del male. Nel xx secolo i nazionalsocialisti e i comunisti hanno esplicitamente incorporato il darwinismo all'intemo della loro ideologia proprio perché, degradando l'uomo al rango di un animale o, peggio, di un oggetto materiale sorto dalla fortuita combinazione di elementi chimici, erano liberi di annientarlo senza impacci d'ordine morale13.
Oggi, analogamente, i sostenitori della cultura della morte hanno bisogno di un universo che sia compatibile con i propri desideri, nel quale non può esserci posto per alcuna realtà spirituale o sovrannaturale. Per questa ragione non possono funzionare i tentativi di compromesso come il "teisrno evoluzionistico" sostenuto dai non pochi cattolici ostili alla teoria del disegno intelligente, secondo cui il principio di evoluzione e il principio di creazione convivono su due piani diversi perché il disegno di Dio si attuerebbe attraverso le leggi evoluzionistiche della natura14.
Né può funzionare la netta separazione proposta da Stephen Jay Gould, secondo cui scienza e religione opererebbero in due campi distinti senza mai incontrarsi. Queste formule "ecumeniche" sono destinate a fallire per la ragione fondamentale che la visione morale dell'uomo dipende, in ultima analisi, dalla sua concezione dell'universo: un'etica materialista richiede necessariamente un universo materialista, mentre la fede in una legge naturale ed eterna scritta nel cuore dell'uomo richiede necessariamente l'esistenza di un universo razionale e progettato. Le guerre culturali sono dunque, in fin dei conti, guerre cosmologiche.

Perché il disegno intelligente è destinato a prevalere

La teoria del disegno intelligente è la riproposizione di un argomento molto antico, secondo cui l'esistenza di un progetto nell'universo può essere dedotto dalle evidenze fornite dalla natura. Oggi però, grazie ai moderni strumenti della tecnica, le evidenze della progettazione intelligente dell'universo sono diventate molto più numerose e palpabili. Mentre i teologi di un tempo avevano a disposizione solo i loro occhi nudi e la loro ragione, oggi i fautori della teoria del disegno intelligente possono andare ben oltre l'occhio nudo, e argomentare l'esistenza di un progetto nella natura sulla base dell' ordine incredibilmente complesso rivelato dai telescopi e dai microscopi moderni, come la stupefacente complessità del DNA o della struttura della cellula15.
Oppure, si pensi al principio antropico, secondo cui l'universo appare finemente regolato, in centinaia delle sue costanti, proprio per permettere la vita dell'uomo sulla terra. Gli scienziati si sono infatti resi conto con stupore che la vita può esistere solo grazie all' esistenza di un numero altissimo di condizioni ambientali interdipendenti. Se sul nostro pianeta il livello di ossigeno nell' atmosfera, la trasparenza atmosferica, la gravitazione lunare, il livello di diossido di carbonio, la gravità, la forza centrifuga, la rotazione terrestre, i livelli di vapore e centinaia di altre costanti fossero state solo leggermente diverse, un po' più alte o un po' più basse, la vita dell'uomo non sarebbe possibile. Lastrofisico Hugh Ross ha calcolato che la probabilità che tutte queste "costanti antropiche" siano contemporaneamente presenti in un unico pianeta dell'universo, anche supponendo un numero enorme di pianeti, è praticamente uguale a zero. Sembra quindi, come afferma il cosiddetto principio antropico, che la Terra sia un pianeta unico e che l'universo sia stato finemente regolato proprio per rendere possibile la vita umana16.
Quando la scienza indaga in profondità, nell'immensamente grande così come nell'immensamente piccolo, non trova la bruta semplicità che i materialisti si aspettavano, e che poteva essere spiegata con il caso, ma una complessità prima inimmaginabile. Più gli scienziati scoprono nuove forme di complessità, più si indeboliscono le probabilità statistiche a favore del caso, e più si rafforzano le probabilità statistiche dell' esistenza di un progetto. Per questa ragione, non c'è nulla che possa favorire di più il collasso del darwinismo che il progresso della scienza17.

GUGLIELMO PIOMBINI

NOTE

1
. J. WELLS, !cons of Evolution: Why Much ofWhat We Teach About Evolution Is Wrong, Regnery, Washingron 2002.

2. Sulla crisi scientifica del paradigma darwiniano è importante il volume di M. DENTON, Evolution: A Theory in Crisis, Burnett, Londra 1985.

3. M. RESPINTI, Processo a Darwin. Un'inchiesta a tutto campo sul darwinismo per smascherare incongruenze, folsità e luoghi comuni, Piemme, Casale Monferrato 2007·

4. Come ha notato il medico e ricercatore Geoffrey Simons, «ci sono troppi anelli mancanti, scoperte non collegate, complessità anatomiche e funzionali, cambia- menti genetici inspiegabili e troppe coincidenze inesplicabili, perché l'evoluzione possa essere collocata tra le teorie scientifiche comprovate. Una marea enorme di anelli di congiunzione mancanti si sta abbattendo sulla spiaggia di Charles Darwin, ma alcuni dei residenti costieri non percepiscono il boato in arrivo» (G. SIMONS, Billions ofMissing Links, Harvest House, Eugene 2007, p. 273).

5. Una succinta esposizione dei falsi anelli di congiunzione che hanno caratterizzato la storia del darwinismo si trova in: J .-M. DE LA CROIX, Evoluzione darwiniana dell'uomo. Ipotesi vera o falsa?, Mirnep-Docete, Pessano 2004, pp. 53-66.

6. M. RESPINTI, Processo a Darwin, cit., p. 65.


7. R. DE MATTE!, "Serni-ariani di ieri e di oggi", «Radici Cristiane», n. 43, aprile 2009, p. 3.

8. B. WIKER, Moral Darwinist: How Wé Became Hedonist, InrerVarsiry Press, Downers Grove 2002.


9. Si legga specialmente il quinto libro di LUCREZIO, De Rerum Natura, Mondadori, Milano 20°7, nel quale il poeca latino sembra descrivere, molti secoli prima di Darwin, il meccanismo dell'evoluzione.


10. Sull'evoluzione culturale dell'Occidente merita una segnalazione il manoscritto non pubblicato di P. ZANOTTO, La metamorfosi del pensiero occidentale, 2009. Scrive Zanotto: «Com'è noto Darwin era un agnostico dichiarato e, senza dubbio, appare condivisibile l'entusiastica affermazione di Marx, secondo cui egli aveva inferto alla 'teologia' - per lo meno nel campo delle scienze naturali - un 'colpo mortale'. Erano queste le principali ragioni per cui l'ideologo del 'materialismo storico-dialettico' amava tanto il naturalista inglese, giudicando il suo libro importantissimo, in quanto gli serviva di base nelle scienze naturali per giustificare storicamente la sua teoria delle ricorrenti 'lotte fra classi'. Il tedesco ammirava a tal punto l'inglese che l'immagine favorita di se stesso coincideva con quella di una sorta di 'Darwin della sociologia' [ ... ]. Anche per il padre della selezione naturale, tuttavia, sembra ormai giunto il giorno del giudizio». La tesi del disegno intelligente, infatti, «sta raccogliendo un crescente numero di adepti e simpatizzanti fra qualificati intellettuali, inclusi alcuni scienziati», dato che «non occorre abbracciare il fondamentalismo cristiano e neppure condividere in toto le posizioni creazioniste [... ] per prendere le distanze dalla teoria dell'evoluzione » (pp. 18-19).

11. Si veda al riguardo B. WIKER, IO Books That Screwed Up The World. And 5 Others That Didn't Help, Regnery, Washington 2008, nel quale l'aurore recensisce quindici libri famosi che hanno allontanato l'Occidente dalle sue radici cristiane e umanistiche. Gli autori incriminati sono: Machiavelli, Cartesio, Hobbes, Rousseau, Marx, Mill, Darwin, Nietzsche, Lenin, Sanger, Hitler, Freud, Mead, Kin- sey, Friedan.

12. Si legga al riguardo D. DE MARCO, B. W1KER, Architects of the Culture o[ Deatb, Ignatius Press, San Francisco 2004.

13. Sul ruolo centrale che il darwinismo sociale ha giocato nell'ideologia nazista, si legga R. WE1KART, From Darwin to Hitler. Evolutionary Etbics, Eugenics, and Racism in Germany, Palgrave, New York 2004.

14. Il professor Roberto de Marrei ha giustamente paragonato gli attuali cattolici filo-evoluzionisti ai "serni-ariani" del quarto secolo d.C. Il Concilio di Nicea del 325 d.C. aveva condannato l'arianesimo, che sosteneva la natura esclusivamente umana di Cristo, affermandone la duplice natura divina e umana. In questa disputa sorse un terzo partito, quello dei semi-ariani, che accusavano i "niceni" di essere troppo rigidi e (diremmo oggi) di mancare di "spirito di dialogo" verso gli ariani. Lo stesso San'Atanasio, grande difensore dell'ortodossia cattolica, venne duramente contestato e perseguitato dai suoi stessi confratelli. Successivamente il semi-arianesimo scomparve come dottrina teologica, ma sopravvisse come atteggiamento psicologico di compromesso e di negoziazione con i nemici della Chiesa. «Oggi», scrive de Mattei, «i semi-ariani sono i cattolici filo-evoluzionisti che cercano di conciliare il Cristianesimo con la teoria dell' evoluzione. I semi-ariani del IV secolo negoziavano con l'imperatore romano d'Oriente; i semi-ariani dei nostri giorni negoziano con il potere politico e mediatico contemporaneo» (R. DE MATTEI, "Semiariani di ieri e di oggi", «Radici Cristiane», n. 43, aprile 2009, pp. 2-3).


15. Al riguardo è fondamentale il concetto di "complessità irriducibile" elaborato dal biologo molecolare Michael Behe per descrivere quei meccanismi il cui funzionamento dipende dall'interazione di molte parti, e che non funzionerebbero per nulla se solo una di queste parti mancasse. Questi sistemi non possono formarsi per lenta evoluzione perché nelle fasi intermedie non servirebbero a niente, ma devono necessariamente essere progettati e assemblati tutti in una volta, come solo l'intelligenza sa fare. Behe rileva che l'attento studio degli organismi a livello molecolare rivela l'esistenza di numerose macchine "irriducibilmente complesse", i cui processi di formazione non sono stati ancora spiegati in maniera plausibile dalla teoria evoluzionista. Di Behe si può leggere in italiano M. BEHE, La scatola nera di Darunn, Alfa & Omega, Caltanissetta 2007.

16. H. ROSS, "Why I Believe in Divine Crearion", in N. GEISLER, P. HOFFMAN (ed.), Why I Am a Cbristian: Leading Thinkers Explain Why They Believe, Baker, Gran Rapids 2001, cap. 8.

17. Per chiarire i rapporti tra scienza, religione e progetto intelligente, il matematico William Dembsky ha fatto notare che l'individuazione degli indizi di un intervento intelligente è un'attività comunissima nei campi più disparati: si pensi all'archeologia, quando occorre stabilire se un oggetto ritrovato sia o meno un manufatto; al programma SETI per intercettare segni di intelligenza extraterrestre provenienti dal cosmo; alle investigazioni legali, per stabilire se un determinato evento è stato causato da un fatto naturale o da un' azione dolosa e intelligente; ai brevetti, dove occorre stabilire se si è verifìcata un'irnitazione deliberata o dovuta al caso; all'analisi della falsifìcazione dei dati; alla crittografìa e alla decifrazione dei codici segreti. In genere, davanti a un algoritmo informatico, un geroglifìco, un utensile o un disegno sulle pareti di una caverna, l'uomo riesce a individuare in maniera intuitiva la causa intelligente dal tipo di informazione che vi è contenuta. Llntelligent Design propone un metodo scientifico per scoprire, in maniera rigorosa e matematica, questi segni d'intelligenza nelle cose. A tal fine, Dembsky ha elaborato un "filtro" capace di identificare statisticamente in via generale se un determinato risultato è prodotto dall'intelligenza o dal caso. Lintelligenza lascia infatti dietro di sé la sua firma, quando l'informazione è complessa (cioè non riproducibile fortuitamente) e specifica (cioè corrispondente a un certo schema o modello indipendente). Nella definizione di Dembski, il progetto intelligente è La scienza che studia i segni dell'intelligenza. Ciò che rende questa scienza così controversa è il fatto che intende applicare le sue acquisizioni anche alla biologia, sfidando il veto evoluzionista. Vi sono infatti moltissimi sistemi del mondo naturale che gli evoluzionisti attribuiscono al caso, come l'origine e l'evoluzione della vita, che sono in verità così altamente improbabili da passare il severo filtro statistico proposto da Dembski, e rientrare necessariamente tra quelli progettati da un'intelligenza. Ogni persona sana di mente guardando i volti dei presidenti americani scolpiti sul monte Rushmore li attribuirebbe a una causa intelligente e non all'erosione naturale. Ma allora, se è logico vedere l'intelligenza all'opera in una scultura, come non vederla in un corpo umano infinitamente più complesso? Di Dembski si può leggere in italiano w. DEMBSKI, Intelligent Design. Il ponte fra scienza e teologia, Alfa & Omega, Caltanissetta 2007.


INDICE

Prefazione di Guglielmo Piombini

1 Guerre e dicerie
Evoluzione
Darwinismo
La creazione
Il disegno intelligente
La guerra delle parole

2. Cosa dicono davvero i reperti fossili
L'albero della vita darwiniano
L'esplosione del Cambriano
Storia di una balena
Favole della buona notte
Vuoi provocare una rissa da bar?

3. Perché non ti sei "evoluto" nell'utero di tua madre
La prova più forte di Darwin
Come piegare i fatti della natura
Il darwinismo non spiega le differenze tra gli embrioni
Arriva in soccorso la biologia evolutiva dello sviluppo?
Una mosca è una mosca

4. Cosa ci dicono le molecole dei nostri antenati?
Filogenesi molecolare
Storia di una balena, parte seconda
Siamo parenti degli insetti o dei vermi?
Sradicando l'albero della vita
Leggere le viscere dei polli

5. Il fondamentale anello mancante
La pistola fumante dell' evoluzione
La speciazione come programma di ricerca
Presunti esempi di speciazione osservata
Microevoluzione e macroevoluzione
Un lungo bluff

6. Non è nemmeno una teoria
Controversie sui libri di testo
Prove deludenti
Scienza per consenso
Filosofia materialistica applicata?
Troppo buono per il darwinismo

7. Senza Darwin non ci sarebbe stato internet?
Agricoltura e genetica
Medicina
La scoperta degli antibiotici
Resistenza agli antibiotici
Nulla ha senso in biologia?
Come prendersi indebitamente dei meriti

8. La rivoluzione del disegno intelligente
Le inferenze del progetto
Non esistono pasti gratis
La pericolosa idea di Dembski
Scimmie che scrivono Shakespeare a macchina

9. Il segreto della vita
La molecola del DNA
Il messaggio del DNA
Le origini dell'informazione biologica
La revisione dei colleghi
Circolo vizioso numero 23

10. La scatola nera di Darwin
Irriducibile complessità
Vista e coagulazione
Il flagello batterico
Che Mosca è questa?

11. Che mondo meraviglioso
Il cosmo finemente regolato
Il nostro pianeta privilegiato
Il disegno intelligente allo Smithsonian
È il paradiso?

12 Il disegno intelligente è scienza?
Che cos'è la scienza?
Naturalismo metodologico
Criteri sociologici e psicologici
La scienza del disegno intelligente
Ma è vero?

13Insegnare o non insegnare?
La storia di due insegnanti
Insegnare la controversia
Insegna il disegno intelligente, ma insegnalo male
Kansas e Ohio
Addentrandosi nell' evoluzione

14. Il darwinismo e i conservatori
Conservatori contro il disegno intelligente
Conservatorismo darwiniano?
Darwinismo e valori sociali
È l'economia, stupido!
Al cuore della questione

15 La guerra del darwinismo alla tradizione cristiana
La tradizione cristiana
Darwinismo contro Cristianesimo
Arrendersi ai termini di Darwin
Il cattolicesimo
Il riconoscimento della religione

16 Lysenkismo americano
Come la vedono i darwinisti
Cosa fu illysenkismo sovietico
Denuncia o licenziamento?
I veri lysenkisti sono pregati di alzarsi in piedi
Mettere fuori legge le critiche al darwinismo

17 Una rivoluzione scientifica
La struttura delle rivoluzioni scientifiche
Perché il darwinismo perderà
Smodatamente finanziate?
Il disegno intelligente come programma di ricerca scientifica
Perché il disegno intelligente vincerà

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SEPPELLIRE DARWIN - Dalla critica al Darwinismo agli albori di una scienza nuova


RETROCOPERTINA

Presentare l'argomento dell'Evoluzione va ben oltre lo storia della scienza: implica anzi polemiclìe e scontri ideologici, conflitti tra superi e fedi religiose o progressiste. L'Evoluzione non suscita analisi distaccate, non invita a confronti sereni ma è pretesto di reciproche scomuniche.
Nel dibattito odierno su Charles Darwin questo fascicolo affronta vicende e fortune, . realtà e mistificazioni di una teoria assurta talvolta a mito o a dogma.

Dalla critica al darwinismo agli albori di una scienza nuova

Esattamente 10 anni fa, il giornalista scientifico John Horgan, a lun­go redattore presso "Scientific American", pubblicava un saggio, The End of Science1, che fece scalpore per il suo provocatorio annuncio di un'immi­nente "fine della scienza", intendendo con questo l'apparente impossi­bilità, per lo ricerca moderna, di indagare ancora oltre i limiti già raggiunti.

Secondo Horgan, infatti, lo ricerca scientifica sarebbe oggi ad un punto di non ritorno, oltre il quale i tradizionali sistemi d'indagine non a­vrebbero più alcuna utilità: sarebbero incapaci, cioè, di aprire lo strada verso quella che è, in fin dei conti, lo vera Meta verso lo quale ogni ricer­catore in cuor suo tende, quella che Horgan chiama La Risposta, il mo­dello teorico capace di offrire una chiave di lettura organica e soddisfa­cente del reale.

Secondo questa pessimistica profezia, dunque, lo scienza del pros­simo futuro si troverebbe costretta alla resa di fronte all'insuperabile muro dell'ignoto: destinata ad accontentarsi delle soluzioni trovate - lì dove esse sono state realmente trovate - condannata a brancolare nel buio delle me­re ipotesi o, peggio ancora, ad essere ridotta al frustrante e pericoloso rango di ancilla tecnologiae, meramente asservita agli interessi per nùlla speculativi e spesso inquietanti dell'industria e del business economico.

Oggi tuttavia, a diec'anni da quel provocatorio annuncio, molti si chiedono se lo tanto temuta fine della scienza non possa considerarsi, piut­tosto, come il travagliato awio della nascita di una scienza nuova, tramite l'avvento di un diverso paradigma e di una differente chiave di lettura della realtà.

Certo, i segni di stasi e di involuzione che già spinsero Horgan a lan­ciare il suo clamoroso annuncio sono a tuttora ben visibili: mai come oggi, anzi, una parte ancora maggioritaria del mondo accademico sembra pi­gramente attardarsi su posizioni datate, protetta solo dalla consolante ma sterile barriera del conformismo.

Al tempo stesso, però, molti segni ci parlano di un cambiamento in atto, lento ma straordinariamente profondo, che vede l'ingresso a pieno titolo, nell'ambito scientifico, di paradigmi fino a ieri considerati eretici, ma che in un futuro prossimo potrebbero semplicemente rivelarsi come rivolu­zionari.

Durante il XX secolo, ad esempio, si è assistito - con sorpresa e per­sino sgomento da parte di taluni - al passaggio dalla fisica classica, rigi­damente meccanicista, agli orizzonti straordinariamente ampi della fisica quantistica, che coi suoi paradossi ha messo in crisi i concetti stessi di ma­teria e di causa/effetto. Una rivoluzione questa solo a fatica addomesticata - e in qualche caso semplicemente ignorata - dall'establishment acca­demico.

Al tempo stesso, sul piano delle cosiddette "scienze umane", il vec­chio materialismo ad una dimensione di cui fu paladino e corifeo un Freud, ha dovuto cedere pian piano il passo, causa inadeguatezza, alle più ampie prospettive di un Jung, di un Hillmann o di un Frankl: prospettive che presuppongono, a loro volta, una visione dell'uomo e dello stesso cosmo infinitamente più complessa e profonda.

Bisogna avere il coraggio di domandarsi, dunque, se questa tanto temuta fine della scienza non sia nient'altro, infondo, che la fine di un tipo di scienza, identificabile essenzialmente con quel paradigma materialista/meccanicista che è figlio della filosofia dell'Ottocento. Un paradigma, questo, che si dimostra ogni giorno sempre più limitato e incapace di of­frire risposte soddisfacenti alle domande che la stessa scienza moderna tende vieppiù a riscoprire.
Ed è in quest'ottica di superamento che va letto il grande fenomeno­oggi sempre più alla ribalta nonostante gli ostruzionismi dell'ortodossia accademica - della critica all'ipotesi neo-darwinista, ossia all'ultimo, gran­de dogma del materialismo classico.

In effetti, la cosiddetta teoria sintetica dell'evoluzione ha rappre­sentato per decenni una vera e propria colonna portante della Weltan­schauung materialistico-meccanicista: il tentativo più completo e certa­mente ambizioso di ridurre la sorprendente ricchezza e sconcertante complessità della materia vivente a mero riflesso del Caso e della Neces­sità.

Per quasi un secolo, infatti, il neodarwinismo ha diffuso universal­mente una visione paradossale della Natura vivente, dove ogni realtà o qualità, dalla grazia di una piuma alla potenza di un muscolo, dalla perfezione tecnica di un organo oculare all'astronomica complessità del cervello umano, non sarebbero altro che il frutto di meri errori di trascri­zione del DNA (le cosiddette mutazioni casuali), addomesticate dal potere ritenuto onnipotente della convenienza e dell'adattabilità (la cosiddetta selezione naturale).

Questa visione totalizzante e monolitica, potentemente sostenuta dal clima filosofico dominante ancor prima che da intrinseche prove scientifiche, è però fatalmente entrata in crisi parallelamente alla crescita delle conoscenze sulla natura vivente, sulla genetica, sui fossili. Il modello neodarwinista, infatti, non sembra capace di dare risposta alcuna all'irri­ducibile complessità delle forme viventi, al ruolo che appare più conser­vativo che" creativo" della selezione naturale, alla mancanza di documenti fossili che dimostrino l'andamento "lento e progressivo" dell'evoluzione, al grande enigma dell'apparizione della vita sulla Terra.

Anche il neodarwinismo, dunque, al pari di altre visioni e ipotesi scaturite dal meccanicismo ottocentesco, ha dovuto arrendersi di fronte ad una realtà che appare, ogni giorno di più, totalmente altra rispetto ad ogni riduzionismo. Da questo punto di vista, la critica al neodarwinismo ­finalmente redenta dalla sterile contrapposizione tra "mastini" di Darwin e improponibili fondamentalismi pseudoreligiosi - rappresenta la vera avan­guardia di un nuovo modo di intendere la natura e la scienza, in una chiave di lettura organica e olistica, in cui la teoria dell'evoluzione, liberatasi da ogni forma di "evoluzionismo" ideologico, si sposa alle più recenti prospet­tive emerse dalla scienza moderna, su tutte la fisica quantistica.

Con questo numero speciale "Avallon" ha voluto, per la prima volta in Italia, presentare un'antologia di contributi, unica per varietà e qualità, delle più interessanti correnti del post-darwinismo, da cui emerge una visione della natura affascinante e straordinariamente ricca. Un'antologia che, all'inevitabile pars destruens rappresentata dalla critica al vecchio paradigma, fa seguire la necessaria pars costruens rappresentata da un significativo excursus attraverso i nuovi paradigmi proposti.

La Redazione è grata a Gianluca Marletta per la composizione del presente fascicolo.

NOTA

1. Trad.it. La fine della scienza, Milano 1998

INDICE

EDITORIALE
Dalla critica al darwinismo agli albori di una scienza nuova

GIOVANNI MONASTRA
Natura archetipica: vincoli morfologici e gerarchici in biologia

SANDRO D'ALESSANDRO
La selezione naturale alla luce dei fatti dell'ecologia

ROBERTO FONDI
Charles Darwin, conquistodor dell'immaginario collettivo

MICHELE SARÀ
L'evoluzione costruttiva: una nuova idea d'evoluzione

GIUSEPPE DAMIANI
La meccanica quantistica e l'evoluzione biologica

GIANLUCA MARLETTA
Neodarwinismo e Creazionismo: due opposti fondamentalismi?

IL LIBRO MICHELE SARÀ
L'Evoluzione costruttiva. fattori d'interazione, cooperazione ed organizzazione

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LA VITA E IL RESPIRO E OGNI COSA - Termodinamica e abiogenesi


RETROCOPERTINA

Che cosa sappiamo all'inizio del terzo millennio e a 150 anni dalla pubblicazione de l'origine delle specie di Darwin, sull'origine della vita? Perché tutte le ipotesi fino ad oggi proposte sono miseramente naufragate al vaglio dell'evidenza sperimentale?
E ancora: perché al momento della pubblicazione di questo saggio esistono almeno tredici diverse e contrastanti teorie sull'origine della vita sul nostro pianeta? La verità è che i biologi brancolano nel buio su questo problema ma si guardano bene dal renderlo pubblico.
Le implicazioni di ordine generale sono evidenti: se l'origine della vita è il presupposto filosofico e scientifico della teoria dell'evoluzione, allora ci si deve chiedere se questa teoria non sia, in ultimo in ultima analisi, un colosso dai piedi di argilla.

Questo saggio intende affrontare l'argomento dell'origine della vita da un punto di vista termodinamico e della teoria dell'informazione.

PRESENTAZIONE

Agli inizi di settembre 2007 il mio caro amico Cristian mi informa che sta circolando in Italia il libro di Richard Dawkins, L'illusione di Dio, le ragioni per non credere, e mi confessa la sua preoccupazione. Dawkins, accademico di Oxford, è uno dei massimi biologi viventi ed è l'espo­nente di punta dell' ateismo fondamentalista. Circa un me­se e mezzo dopo, in una libreria di Isernia, mi imbatto in questo libro e non so cosa fare: non voglio vivere l'imba­razzo e il disagio di non saper rispondere alle sue obiezio­ni. Butto un'occhiata.
Il titolo è tutto un programma, come pure alcune frasi dell'autore: «Se questo libro avrà l'effet­to da me auspicato, i lettori religiosi che lo apriranno sa­ranno atei quando lo chiuderanno [ ... ]. Tra i più efficaci meccanismi immunitari dei bigotti c'è il fiero rifiuto anche solo di aprire un libro come questo, che è sicuramente o­pera di Satana. Ma credo esistano tante persone di più am­pie vedute [ ... ] abbastanza intelligenti da superare il con­dizionamento. Questi spiriti liberi hanno bisogno solo di un po'di incoraggiamento per liberarsi completamente del vizio della religione» (p. 18 dell'edizione italiana).
In un'altra parte del libro, l'autore ridicolizza quella che de­finisce la "presunta conversione al cristianesimo di Anthony Flew" l'ottantunenne esponente di spicco dell'ate­ismo filosofico, attribuendola a motivi di opportunismo. Poi, a fine libro, un "Piccolo elenco di indirizzi utili a chi­unque cerchi aiuto per liberarsi dalla religione" con tanto di indirizzo e numero verde per i maggiori paesi del mon­do. Dico a me stesso che, se sono sicuro delle mie convin­zioni, non avrei nulla da temere. Già, facile a dirsi. Mi prendo del bigotto da Dawkins e decido si soprassedere, per il momento. Non passa molto tempo, forse un paio di mesi, ed ecco che sempre lui, Cristian (che Dio lo benedi­ca!) mi comunica che c'è già chi ha risposto a Dawkins.
Si tratta di Alister McGrath, un biologo molecolare e teologo della Oxford University. Il titolo del suo saggio è quanto mai eloquente: L'illusione di Dawkins, il fondamentalismo ateo e la negazione del divino. Lo compro e lo divoro in treno. McGrath polverizza gli argomenti di Dawkins limi­tandosi agli aspetti filosofici, storici e teologici contenuti nel libro del suo collega di Oxford. Incoraggiato da questa lettura, decido di affrontare il saggio di Dawkins e, con mia grande sorpresa, scopro che una parte rilevante del li­bro è dedicata alla demolizione della religione sotto il pro­filo storico, antropologico, socio-politico. Certo, si parla anche di evoluzione biologica, ma le sue argomentazioni evitano (una distrazione?) di affrontare la madre di tutte le questioni: l'origine della vita.
Mi ha molto colpito un'affermazione del Dott. Eros Gambarini (Fondazione Serughetti, Bergamo) di cui ho letto un suo intervento sul tema "La scienza tra certezze e" limiti". Ad un certo punto, lui scrive: «Un creazionista furbo dovrebbe smetterla di attaccare la teoria dell'evolu­zione e concentrarsi sull'anello di gran lunga più difficile da spiegare nella catena evolutiva: l'origine della vita».
Ho ripensato a Dawkins e al suo libro. Ho controllato una seconda volta. È proprio così, silenzio assoluto sul problema dell'abiogenesi. Credo che abbia trattato la que­stione in un altro dei suoi scritti (ipotesi dell'autocatalisi in Il racconto dell'antenato. La grande storia dell'evoluzio­ne, 2004). Mi spiace per Dawkins (è solo un modo di dire) ma non sono diventato ateo e non mi sono liberato del vi­zio della religione, anzi le mie convinzioni si sono ulte­riormente rafforzate.
Mi viene in mente un pensiero pro­fondo del Dalai Lama che ho letto su un libro recentemen­te pubblicato sui rapporti tra buddismo e cristianesimo: quando la fede, che ha natura maggiormente emotiva, è sostenuta da una profonda convinzione raggiunta attraver­so la riflessione e l'analisi, allora diventa molto salda. Se invece la fede non è fondata sulla logica ma solo su una base affettiva, istintiva, non è solida e verrà scossa quando ci si imbatterà nelle prime difficoltà.
Come afferma un detto tibetano, «una persona la cui fede non è fondata sulla ragione è come un corso d'acqua che può essere deviato in qualunque direzione». Che dire? Grazie a Cristian, a McGrath ma, soprattutto, grazie a Dawkins.

INDICE

- Presentazione
- Introduzione
- La questione epistemologica
- Da Aristotele a Pasteur
- Panspermia
- Il brodo primordiale
- L’esperimento di Miller-Urey
- L’esperimento di Fox e altre ipotesi
- Le protocellule di Fox
- La vita negli abissi oceanici
- Prima l’uovo o la gallina? In principio era l’RNA
- Termodinamica e abiogenesi
- Primo principio della Termodinamica (PPT)
- Secondo principio della Termodinamica (SPT)
- Il diavoletto di Maxwell
- Reazioni chimiche spontanee, informazione e livelli di complessità

- Entropia e informazione
- La termodinamica degli organismi viventi
- Fenomeni a entropia negativa nella materia inorganica
- La vita secondo Schröedinger
- La teoria sintropica della vita
- L’equazione delle onde di D’Alembert e i potenziali anticipati
- Le caratteristiche dei fenomeni sintropici nel mondo biologico
- Boeing 747
- La scimmia instancabile
- Ancora non basta
- Come la lotteria Nazionale
- Rampe di complessità crescente

- Ma esiste veramente il caso?
- In conclusione: Dio, un’ipotesi ad excludendum?
- Piccolo glossario
- Bibliografia

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