ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO

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ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO (249)

IL CANONE DELLE SCRITTURE


RETROCOPERTINA

In che modo i libri della Bibbia sono stati riconosciuti come documenti della rivelazione divina? Chi a ha deciso quale struttura il canone dovesse avere? Quali criteri influenzarono tali decisioni?
Dopo circa diciannove secoli il canone della Scrittura rimane un argomento dibattuto. Protestanti, cattolici, e ortodossi hanno collezioni di testi che divergono tra loro seppur di poco. Lutero, una delle figure preminenti della Riforma, avanzò dei dubbi sull'inclusione della Lettura di Giacomo e nel corso degli anni gli studiosi hanno poi sollevato numerose altre questioni riguardanti il canone. Molti cristiani oggi, mentre confessano l'autorità di tutte le scritture, sembrano fare affidamento solo su pochi libri e temi particolari ignorando completamente il resto.
In questo significativo studio, Bruce, grazie alla conoscenza derivatagli da anni di riflessione e interpretazione biblica, risponde a queste domande e dissipa la confusione che circonda il canone delle Scritture.
Sebbene molte cose siano cambiate dalla sua prima pubblicazione, questo libro rimane una pietra miliare nella critica biblica.
Il canone delle Scritture è stato premiato nel 1990 con due Christianity Today Awards e nel 1989 con L'ECPA Christian Book Award.

PREFAZIONE

Durante i miei anni di insegnamento all'Università di Manchester ho tenuto, ad anni alterni, lezioni sul testo e sul canone dell' Antico e del Nuovo Testamento. Le mie lezioni riguardanti il testo, spero; abbiano risposto ai bisogni degli studenti che frequentarono quei corsi ma non richiedono ulteriori pubblicazioni. L'argomento del canone biblico, invece, continua a vedermi impegnato, sia per ciò che concerne l'aspetto storico sia per quel che riguarda la sua rilevanza oggi.
Sarà chiaro, da quanto seguirà, il mio maggior coinvolgimento nello studio del canone neotestamentario rispetto a quello veterotestamentario. Il collasso del secolare consenso sul canone dell'Antico Testamento - vale a dire, sul processo di canonizzazione indicato dalla triplice divisione dei libri nella Bibbia ebraica - è stato sottolineato in due importanti opere di recente pubblicazione: The Old Testament Canon of the New Testament Church di Roger Beckwitt e Oracles of God di John Barton. Sono stati fatti degli attacchi anche al canone del Nuovo Testamento, cioè quello la cui struttura principale venne sostanzialmente fissata dalla fine del secondo secolo. Tuttavia, esso continua a rimanere valido perché supportato da pesanti evidenze, come mostrato nell' ottimo lavoro di Metzger, The Canon of the New Testament. Quando, però, il consenso generale subisce degli attacchi è necessario riesaminare attentamente la questione e ciò è sempre positivo: non ha senso fingere di sapere più di quanto sappiamo in realtà.
Considerando le opere appena citate ci si potrebbe chiedere: «Perché scrivere un altro libro sull' argomento?». Probabilmente perché 1'autore sentiva il bisogno di dire la propria o piuttosto, si potrebbe giustificare la pubblicazione come un tentativo di comunicare lo stato attuale degli studi a un pubblico più ampio.
Sono molto grato all'Università di Londra e alla Epworth Review per avermi concesso di inserire come appendici i miei interventi in occasione della conferenza Ethel M. Wood (1974) e di quella tenuta per il memoriale del prof. Peake (1976).
Fu il mio stimato insegnante, Alexander Souter, professore emerito di Discipline Umanistiche dell'Università di Aberdeen, ad introdurmi per primo a questo argomento attraverso la prima edizione di The Text and the Canon of the New Testament. Il mio debito nei suoi confronti, verso il Dipartimento da lui presieduto egregiamente e il Dipartimento di Greco, è riconosciuto nella mia dedica.
F. F. Bruce

INTRODUZIONE

1. Le Sacre Scritture

La parola «canone»

Quando parliamo di canone della Scrittura, la parola «canone» ha un significato semplice. Essa indica l'elenco dei libri contenuti nella Scrittura, dichiarati degni di essere inclusi nei sacri testi di una comunità di adorazione. Nel contesto cristiano, possiamo definire la parola come «la lista dei testi riconosciuti dalla Chiesa come documenti della rivelazione divina».1 La parola appare essere usata in questo senso per la prima volta da Atanasio, vescovo di Alessandria, in una lettera messa in circolazione nell'anno 367 d.C.2
Il termine «canone» è giunto nel nostro linguaggio (attraverso il latino) dalla parola greca kanon3 In greco significa bastone, in special modo un bastone usato come metro; da questo uso proviene 1'altro significato che la parola porta comunemente con sé: «metro», «modello». Si parla, per esempio, del canone o delle leggi della Costituzione italiana. Un bastone diritto usato come un metro può avere dei segni di unità di misura (come una moderna riga che è divisa in centimetri o in pollici); da questa pratica la parola greca ha cominciato a essere usata per indicare il susseguirsi di questi segni, e quindi a essere utilizzata nel significato generico di «serie» o «lista». È quest'ultimo uso della parola che soggiace all'espressione «canone della Scrittura».
Prima che la parola «canone» venisse usata nel significato di «lista», fu impiegata in un' altra accezione dalla chiesa: nell'espressione «regola di fede» o «regola di verità».4 Nei primi secoli dell'era cristiana ciò indicava il sommario dell'insegnamento cristiano, ovvero ciò che si credeva riproducesse l'insegnamento stesso degli apostoli, per mezzo del quale ogni sistema dottrinale sottoposto all' accoglienza dei cristiani, o qualunque interpretazione degli scritti biblici, doveva essere valutato. Ma, una volta che i limiti della Sacra Scrittura cominciarono a essere in genere convenuti, la Sacra Scrittura stessa venne considerata come la regola di fede. Per esempio, Tommaso d'Aquino (1225-1274) disse che: «La scrittura canonica soltanto è la regola di fede». Da un'altra prospettiva teologica la Confessione di Fede di Westminster (1647), dopo aver elencato i sessantasei libri dell' Antico e del Nuovo Testamento, aggiunge: «I quali tutti sono dati per ispirazione da Dio, per essere la regola della fede e della vita».5 Queste parole affermano lo stato della Sacra Scrittura come «canone» o «modello» attraverso il quale devono essere regolati l'insegnamento e la prassi cristiana. Mentre il «canone» biblico significa la lista dei libri accettati come Sacra Scrittura, l'altro senso della parola «canone» - metro o modello - è stato inglobato in quest'ultimo, cosicché il «canone» della Scrittura è inteso essere la lista dei libri riconosciuti, in un senso unico, quali metro di misura del credo e della prassi.
La domanda da esaminare nelle pagine seguenti è: come hanno potuto certi documenti, e soltanto questi, ricevere un tale riconoscimento? Chi, se mai qualcuno, ha deciso che questi, e non altri, dovessero essere ammessi nella lista dei libri della Sacra Scrittura, e, quali furono i criteri che influenzarono questa decisione?

Il popolo del libro

Molte religioni hanno dei testi sacri associati sia alle loro tradizioni sia alloro culto. Celebre in passato la serie di volumi intitolata The Sacred Books of the East [I testi sacri orientali].6 Tuttavia i giudei, i cristiani e i musulmani sono conosciuti come «popoli del libro» in un senso speciale. Questa è una designazione data nel corano, più e più volte agli ebrei e ai cristiani. Tra i «popoli del libro», il testo sacro ha una funzione regolatrice: la conformità a ciò che il libro prescrive è un'importante prova della lealtà alla loro fede e pratica religiosa.

Per gli ebrei il «libro» è la Bibbia ebraica, comprendente la Legge, i Profeti e gli Scritti (dalle iniziali di queste tre sezioni nella Bibbia ebraica spesso tra i giudei ci si riferisce ad essa come alla TeNaKh).7 Per i cristiani è la Bibbia ebraica, che essi chiamano Antico Testamento (ampliato un po' in certe tradizioni cristiane),8 insieme al Nuovo Testamento. I musulmani riconoscono la Bibbia ebraica, la tawrat (termine arabo equivalente all'ebraico toriih, «legge»), e il Nuovo Testamento cristiano, lo injrl (dal greco euangelion, «vangelo»), come rivelazioni antiche di Dio, ma queste trovano il loro completamento nella rivelazione data attraverso il profeta, il Qur' an (letteralmente «narrazione» o «lettura»), il "libro" per eccellenza.

I due Testamenti

Il nostro interesse qui è rivolto alla Bibbia cristiana, comprendente 1'Antico e il Nuovo Testamento. In italiano la parola «testamento» generalmente denota un volere (ede ultime volontà o il testamento» di qualcuno); ma questo non è il significato con cui è impiegata per le due parti della Bibbia cristiana. La nostra parola «testamento» deriva dal latino testamentum, che similmente significa un volere, ma in questo particolare contesto il termine latino è usato come traduzione della parola greca diatheke. Quest'ultima può sì significare una volontà espressa.9 ma è usata in maniera più ampia per indicare vari tipi di accomodamento o di accordo, non tanto uno stipulato tra eguali quanto un accordo in cui una parte, superiore in potere o in dignità, conferisce certi privilegi a una parte inferiore, mentre la parte inferiore si fa carico di certi obblighi nei confronti della parte superiore. li termine ricorre nell'Antico e nel Nuovo Testamento, sia nella traduzione in greco della Bibbia ebraica sia nel greco originale del Nuovo Testamento. È solitamente reso dalla nostra parola «patto», e il suo uso più distintivo fa riferimento a un patto tra Dio e gli esseri umani. In questo caso, ovviamente, non c'è possibilità di un accordo tra eguali.
Nei più antichi libri dell'Antico Testamento Dio fa un patto con Noè e con i suoi discendenti (Gen 9:8-17), e nuovamente con Abraamo e i suoi discendenti (Gen 15:18, 17:1-4). li segno esteriore del patto con Noè fu l'arcobaleno; il segno esteriore del patto con Abraamo fu il rito della circoncisione.
In seguito, quando i discendenti di Abraamo (o perlomeno un gruppo importante fra loro) migrarono in Egitto e quivi furono costretti alla schiavitù, Dio si ricordò del patto stipulato con Abraamo e portò a compimento la loro liberazione. Dopo aver lasciato l'Egitto sotto la guida di Mosè, furono costituiti come nazione nel deserto del Sinai. La loro costituzione nazionale prese la forma di un patto che il Dio dei loro padri stipulò con loro, facendosi conoscere con il nome di YHWH.10 I termini di questo patto erano, molto semplicemente: «lo sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo». YHWH si impegnò a prendersi cura di loro in diversi modi; essi si impegnarono ad adorare lui soltanto e a ubbidire ai suoi comandamenti. Questi obblighi furono registrati in un documento chiamato «il libro del patto». Secondo la narrazione di Esodo 24:4-8:

Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE. Poi si alzò la mattina presto e costruì ai piedi del monte un altare e dodici pietre per le dodici tribù d'Israele. Mandò dei giovani israeliti a offrire olocausti e a immolare tori come sacrifici di riconoscenza al SIGNORE. Mosè prese metà del sangue e la mise in catini; l'altra metà la sparse sull' altare. Poi prese il libro del patto e lo lesse in presenza del popolo, il quale disse: «Noi faremo tutto quello che il SIGNORE ha detto e ubbidiremo». Allora Mosè prese il sangue, ne asperse il popolo e disse: «Ecco il sangue del patto che il SIGNORE ha fatto con voi sul fondamento di tutte queste parole».

Questa narrazione è riassunta nel Nuovo Testamento, in Ebrei 9:18-20, dove il patto così ratificato è qualificato come «il primo patto». Questo perché l'autore di Ebrei lo pone in contrasto con il «nuovo patto» promesso in Geremia 31 :31- 34. A seicento anni di distanza dal patto stipulato con Mosè ai piedi del monte Sinai, il profeta Geremia annunciò che, nei giorni a venire, il Dio di Israele avrebbe stabilito un nuovo patto con il suo popolo per rimpiazzare quello che egli fece con la generazione dell' esodo quando li prese «per mano per condurli fuori dal paese d'Egitto» (Ger 31 :31- 34). Quel patto antico metteva loro in chiaro il volere divino, ma non impartiva la forza per adempierlo. Sotto il nuovo patto, invece, non solo il desiderio, ma anche la forza per compiere il volere di Dio sarebbe stata dispensata al suo popolo: la sua legge sarebbe stata posta nel loro intimo e scritta sui loro cuori. «Dicendo un nuovo patto» scrive l'autore di Ebrei, «egli ha dichiarato antico il primo» (Eb 8: 13). Ed egli non lascia i suoi lettori nel dubbio: il nuovo patto è già stato stabilito, ratificato non dal sangue di animali sacrificali ma dal sangue di Cristo, un sacrificio i cui effetti non consistono soltanto in una purificazione esteriore dalla contaminazione rituale, ma piuttosto nella purificazione interiore della coscienza dalla colpa.
Questa interpretazione della promessa del nuovo patto è pienamente in linea con le parole stesse di Gesù. Nella sera precedente la sua morte, mentre sedeva con i suoi discepoli intorno alla tavola della cena, egli diede loro il pane e il vino come memoriali di se stesso. Quando diede loro il vino, secondo quanto riportato da Marco, egli disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti» (Mc 14:24). Difficile non notare l'eco delle parole di Mosè: «Ecco il sangue del patto ...». È sottointeso che il patto associato al sangue di Gesù O' offerta volontaria di se stesso) coincida con il nuovo patto di cui parla Geremia; l'implicazione è esplicita nelle parole di Paolo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue» (1 Cor 11 :25).11
Ognuno di questi patti - quello antico del Sinai e il nuovo inaugurato da Gesù - diedero il via a un grande movimento spirituale. Ognuno di essi fece fiorire uno speciale corpus letterario, i quali furono poi conosciuti nella chiesa cristiana come «il libro dell'antico patto» e «il libro del nuovo patto». La prima raccolta venne all'esistenza in un periodo di mille anni o oltre; la seconda ha un carattere più inaugurale. Le sue varie parti furono composte entro un secolo dalla ratificazione del nuovo patto; essi possono essere considerati come i documenti fondanti della cristianità. Fu solo alla fine del II secolo d.C. che le due collezioni cominciarono a essere descritte come l'Antico Patto (o Testamento) e il Nuovo Patto (o Testamento). Questi titoli furono attestati quasi contemporaneamente sia in greco sia in latino: in greco, nelle opere di Clemente d'Alessandria,12 in latino, nell' opera di Tertulliano di Cartagine.13
È stato suggerito che l'espressione «il Nuovo Patto (o Testamento)» fu usata per prima per denotare una raccolta di libri nell'anno 192 d.C., in un'opera antimontanista in greco composta da un autore ignoto, indirizzata al vescovo della Frigia Avircio14 Marcello, da cui Eusebio cita alcuni passi. Quest' opera parla della «... parola del Nuovo Testamento evangelico, alla quale chi ha scelto di vivere secondo il Vangelo non può aggiungere o togliere niente».15 È improbabile, tuttavia, che questo sia un riferimento al Nuovo Testamento nel senso odierno del termine;16 l'anonimo autore è un pò disturbato dalla possibilità che il suo stesso lavoro possa essere visto come un'aggiunta alla «parola del Nuovo Testamento evangelico».

Un canone chiuso

Le parole «alla quale ... non può aggiungere o togliere niente», qualunque cosa possano significare in questo contesto, sembrano certamente implicare il principio di un canone chiuso. Secondo alcuni studiosi la parola «canone» dovrebbe essere usata soltanto là dove la lista dei libri dotati di speciale autorità sia da ritenersi chiusa; e c'è molto da dire ancora in favore di questo uso restrittivo della parola (una parola più flessibile potrebbe essere usata per la collezione durante la fase di formazione), benché potrebbe essere pedante insistere su essa in modo invariabile.
Un tale linguaggio circa il non aggiungere e il non togliere nulla è usato in relazione a singoli componenti dei due Testamenti. Alla legge che si trova in Deuteronomio è legato l'avvertimento: «Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla» (Dt 4:2; cfr. 12:32). Un più ampio avvertimento è apposto al Nuovo Testamento: «lo lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dall' albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro» (Ap 22:18-19).17
L'autore della Didacbè (un antico manuale di disciplina della chiesa) fa eco al monito di Deuteronomio quando dice: «Non abbandonerai i precetti del Signore, ma conserverai ciò che hai ricevuto, "senza aggiungere o togliere nulla?».18 Circa nello stesso periodo (fine del primo secolo d.C.) Giuseppe Flavio usa un linguaggio simile a proposito delle scritture ebraiche: «Pur essendo trascorso tanto tempo, nessuno ha osato aggiungere, togliere o modifìcare alcunché».19 Questo linguaggio difficilmente può voler significare altro se non un canone chiuso.20

Riconoscimento liturgico

Lo status delle Scritture è simbolicamente riconosciuto in varie tradizioni di liturgia pubblica. Una speciale venerazione è resa ai rotoli della legge durante il servizio in sinagoga mentre sono trasportati dalla sacra arca, dove sono custoditi, alla bimah, da dove sono letti alla congregazione. Nella liturgia della chiesa ortodossa il libro dell'angelo è portato in processione, e la sua lettura è preceduta dall'appello: «Sapienza! Tutti in piedi; ascoltiamo il vangelo». La venerazione così resa al libro del vangelo non è resa ai materiali di cui è fatto, ma alla Santa Sapienza che trova espressione nelle parole che vengono lette. Nella liturgia cattolica il vangelo è trattato con una simile venerazione e la lettura da esso è preceduta e seguita da preghiere speciali. Nel servizio di comunione della chiesa anglicana le persone si alzano mentre il vangelo viene letto, e quando viene annunciato essi solitamente dicono: «Gloria a Cristo nostro Salvatore», mentre alla conclusione della lettura, quando il lettore dice: «Questo è il Vangelo di Cristo», essi rispondono: «Lode a Cristo nostro Signore».
In chiese di tipo riformato (come la chiesa di Scozia e altre chiese presbiteriane in tutto il mondo) il primo atto formale in un servizio liturgico pubblico avviene quando la Bibbia dalla sagrestia viene portata nella sala e posta sul pulpito. Qualcuno, certamente, è incaricato di portarla (il sagrestano, forse, o «il funzionario di Chiesa»), ma tale persona non ha un'importanza liturgica (anche se, nei primi tempi, qualcuno pensò di «esaltare la propria funzione»); è la Bibbia che riveste un significato liturgico. La Bibbia è seguita a debita distanza dal ministro. Perché? Perché egli è il ministro - cioè, nel senso originale del termine, il «servitore» della Parola. Nessuna sigla indicante conseguimenti accademici o pubblico onore può eguagliare la dignità della sigla V. D. M., posta di seguito al nome del pastore in qualche chiesa riformata - « Verbi Divini Minister», «servitore della Parola di Dio». Quando durante il servizio viene il tempo della lettura pubblica della Bibbia, questo aspetto è sottolineato dall'esortazione introduttoria: «Ascoltiamo la Parola di Dio».
È dal contenuto, dal messaggio, del libro che ne deriva il suo valore, sia che pensiamo al Vangelo in particolare sia che pensiamo alla Bibbia nella sua totalità. È dunque importante conoscere quelli che sono i suoi contenuti, e come essi sono venuti ad essere distinti da altri scritti - anche se scritti sacri o ispirati. Questo è lo scopo dell' esaminare lo sviluppo del canone della Sacra Scrittura.

NOTE

1. R.P.C. Hanson, Origen's Doctrine of Tradition, Hanson Publisher, Londra, 1954, pp. 93, 133; cfr. il suo Tradition in the Early Church, Hanson Publisher, Londra, 1962, p. 247.

2. Cfr. pp. 65, 72, 73, 216 e seguenti.

3. Il termine greco probabilmente è stato preso in prestito da una parola di origine semitica che in ebraico figura come qaneb, «canna», «bastone». Probabilmente la stessa origine del termine latino canna.

4. Vedi pp. 152, 184.

5. Tommaso d'Aquino, Commento al Vangelo di San Giovanni, voll. 3, Città Nuova, Roma, 1992, p. 409ss., lezione 6 su Giovanni 21 (sola canonica scriptura est regula fidei, forse « ... una regola di fede»); Confessione di Fede di Westminster, 1.2.

6. I 55 volumi, in origine a cura di Friedrich Max Miiller, apparvero tra il 1879 e il 1924 (Oxford: Clarendon Press).

7. Questa parola è un acronimo, formato dalle lettere iniziali della Torah («legge», «istruzione»), N bi'im («profeti») e K tubim («scritti»), i nomi dati alle tre divisioni, (vd. p. 16).

8. Vd. pp. 37ss.

9. Vd. p. 186.

10. Vd. Es 3:7-l5.

11. Quella di Paolo è la più antica testimonianza scritta delle parole che Gesù pronunciò durante l'ultima cena (55 d.C.): essa riporta esattamente quanto appreso dall'apostolo dopo la sua conversione. Il resoconto di Marco (scritto all'incirca nel 65 d.C.) riporta le parole così come furono tramandate da un'altra linea di trasmissione.

12. Vd. p. 194.

13. Vd. p. 185.

14. Scritto anche Abercio (gr. Aberkios).

15. Eusebio, h.e. 5.16.3, trad. it. a cura di S. Borzì e F. Migliore, Storia Ecclesiastica, 2 voli., Città Nuova, Roma, 2005.

16. Al tempo stesso W.C. van Unnik afferma che questa potrebbe essere davvero la prima attestazione a noi giunta dell'espressione «Nuovo Patto» o «Nuovo Testamento» (gr. Kaine diathèkè}.


17. È irrilevante per gli scopi del presente lavoro se questo ammonimento provenga direttamente dal veggente di Patmos o da un redattore.

18. Did. 4.13., trad. it, a cura di S. Cimes e F. Moscatelli, Didachè: dottrina dei dodici apostoli, San Paolo, Roma, 2003.

19. Giuseppe Flavio, Ap. 1.42., trad. it. a cura di F. Calabi, Contro Apione, Marietti Editore, Genova, Milano, 2007, p. 69.

20. Vd. p. 19. Un linguaggio simile riguardante l'aggiungere o il togliere ricorre nella Lettera di Aristea, 311 (vd. p. 33), dove in seguito alla traduzione in greco del Pentateuco, l'autore pronuncia una maledizione contro chi «avesse apportato revisione di qualcosa che era scritto o con aggiunte o modifiche oppure operando espunzioni»; (trad. it. a cura di P. Sacchi, Apocrifi dell'Antico Testamento, Paideia, Brescia, 1997, p. 215); due volte anche in Ireneo (haer., 4.33.8; 5.30.1. trad. it. a cura di A. Cosentino, Contro le eresie, 2 voll., Città Nuova, Roma, 2009, p. 391) - nel secondo caso contro chi riduce il numero della bestia (Ap 13:18) di 50 così da leggere 616 (forse il primo, ma non di certo l'ultimo, travisamento dell'ammonimento di Apocalisse 22:15ss. a non esercitare con leggerezza una propria critica testuale). Vd. Anche Atanasio p. 71.

INDICE

Abbreviazioni
Prefazione

Parte I Introduzione
1. Le Sacre Scritture

Parte II Antico Testamento
2.La Legge e i Profeti
3.L'Antico Testamento in greco
4.L'Antico Testamento diventa un nuovo libro
5.Il canone cristiano dell'Antico Testamento In Oriente
6.Il canone cristiano dell'Antico Testamento Nell'Occidente latino
7.Prima e dopo la Riforma

Parte III Nuovo Testamento
8.Gli scritti della nuova era
9.Marcione
10. Valentino e la sua scuola
11. La risposta cattolica
12.Il frammento muratoriano
13.Ireneo, Ippolito, Novaziano
14.Tertulliano, Cipriano e altri
15.I padri alessandrini
16.Eusebio di Cesarea
17.Atanasio e oltre
18.L'Occidente nel IV secolo fino a Girolamo
19.Da Agostino alla fine del Medioevo
20.Il canone del Nuovo Testamento nell'era della stampa

Parte IV I Conclusione
21.Criteri di canonicità
22.Un canone dentro il canone?
23.Canone, critica e interpretazione

Appendice I - Il Vangelo "segreto" di Marco
Appendice II - Il Senso primario e senso plenario
Postfazione
Indice

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PROTOCRISTIANESIMO - Il cristianesimo del I secolo alla luce degli scritti neotestamentari


RETROCOPERTINA

Nel presente saggio, Andrea Filippini accompagna il lettore in un viaggio attraverso le pagine del Nuovo Testamento, in cerca di notizie sull'organizzazione e le attività del Cristianesimo primigenio. La tesi sui generis qui sostenuta riguarda l'esistenza di un "corpo direttivo" centrale e il fatto che le congregazioni locali fossero amministrate in modo collegiale e non episcopale-monarchico.
Ampiospazio è inoltre dedicato alla descrizione delle funzioni religiose e delle iniziative filantropiche e di evangelizzazione promosse dai cristiani della prima generazione. L'autore, ben consapevole della tendenza prevalente nella ricerca moderna di considerare i testi neo testamentari come elaborazioni teologiche delle comunità cristiane della seconda o terza generazione, nella presente opera tratta gli scritti canonici cristiani quasi alla stregua di veri reportages, derivanti da testimonianze oculari.


PREFAZIONE

Scrivere una prefazione a un saggio sul protocristianesimo è impresa da far tremare le vene e i polsi. Quando il mio vecchio amico Andrea mi ha chiesto di farlo, ho subito accettato il compito con la leggerezza degli sprovveduti; solo in seguito ho realizzato in quale situazione mi ero cacciato.
Ciò che veramente ha generato in me "timore e trernore"1 è stato, una volta iniziato a raccogliere le idee per tenere fede alla parola data, il divario, il delta, direbbe un matematico, fra ciò che conoscevo (rectius: pensavo di conoscere) sull'argomento e ciò che avrei dovuto conoscere per redigere questa introduzione. Come sempre, c'è grande differenza tra ciò che si è e ciò che si pensa di essere.
A questo punto, presa coscienza di tale ineluttabile realtà e spinto dalla parola data, ho deciso di non barare, di essere corretto fino in fondo e di scrivere sul soggetto solo quel che conoscevo, ciò che riuscivo a capire e a far capire. Forse questo spiega perché la mia prefazione è così breve ...
Il lettore non troverà in questo mio scritto ragionamenti rivoluzionari, presenti invece in alcuni punti nel saggio che segue. Ho provato solo a delineare in modo schematico alcuni pensieri, dei punti fermi: il generoso lettore li prenda come "briciole che cadono dalla tavola dei signori" di evangelica memoria2 . E realizzi che, se solo avrà il desiderio, innalzandosi dal pavimento di queste note troverà sul tavolo degli scritti specialistici, cibo prelibato da fare invidia alla mensa di Salomone

Ciò che è nuovo genera curiosità, interesse, stupore. Se la portata innovativa dell'evento è notevole, esso può dar
luogo a dibattiti e a prese di posizione anche delineate e spigolose. Ma poi, col cadere delle foglie autunnali, ciò che una volta era nuovo diventa vecchio e c'è sempre qualcos'altro di cui parlare. Andy Warhol parlava dei "15 minuti di popolarità"3 spettanti a ognuno. Non solo a ognuno: anche a ogni cosa.
Solo pochi sono gli argomenti che conservano il proprio vigore dirompente anche a distanza di tempo, la capacità di illuminare (o infiammare) gli animi, di migliorare (o peggiorare) gli individui, di elevare ad astra o far sprofondare ad infera.
Tra questi soggetti, così sensibili, e potenzialmente divisivi, vi è quello religioso. La propria fede afferisce a quello che i giuristi definiscono il foro interno, quello sottoposto solo al cosiddetto tribunale della coscienza, opposto al foro esterno, regolato dalle norme dell'ordinamento. E ogni coscienza fa testo a sé.
È, fondamentalmente, un problema di insegnamenti; ma non trascurerei il ruolo chiave degli insegnanti.
Non c'è da sorprendersi, per esempio, se il più grande insegnante che mai abbia calcato il proscenio terrestre, Gesù Cristo, abbia letteralmente diviso il proprio uditorio. Chi non ricorda la famosa locuzione del Nazareno: "Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a mettere pace, ma spada. Poiché sono venuto a causare divisione, ponendo un uomo contro suo padre, e la figlia contro sua madre, e la giovane nuora contro sua suocera. In realtà, i nemici dell'uomo saranno quelli della sua propria casa" (Mt 10:34-36, TNM). Come predetto, il ministero del Maestro provocò divisioni, anche in seno alle famiglie.
Nel vangelo di Giovanni, nell'arco di quattro capitoli, per ben tre volte viene ripetuto che l'insegnamento del Cristo generava divisione. In uno di questi brani, nel settimo capitolo, si osserva come il retaggio culturale e l'ambiente dell'uditorio pesino sulla propria reazione alla novità, e si trasfigurino spesso in tensione emotiva: "Gesù stava in piedi e gridò, dicendo: 'Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi ripone fede in me, come ha detto la Scrittura: Dal suo intimo sgorgheranno torrenti d'acqua viva'. [...] Alcuni della folla che udirono queste parole dicevano: 'Questi è per certo Il Profeta'. Altri dicevano: 'Questi è il Cristo'. Ma alcuni dicevano: 'Il Cristo non viene dalla Galilea, vero? Non ha detto la Scrittura che il Cristo viene dalla progenie di Davide, e da Betleem, il villaggio dov'era Davide?' Perciò si produsse una divisione tra la folla a motivo suo. Alcuni di loro, poi, volevano afferrarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso" (Gv 7:37-44, TNM)4 .
A distanza di duemila anni la situazione è ancora così cristallizzata. Ritengo che se a tutt'oggi il cristianesimo e, nell'ambito che riguarda il testo oggetto della prefazione, la storia del cristianesimo, la sua lettura, la sua interpretazione, continuano a suscitare divisione, ciò dipende fondamentalmente da due elementi, l'uno positivo, l'altro negativo: il primo, la straordinaria ricchezza e attualità del messaggio cristiano delle origini, con la sua pragmatica visione della vita e dei rapporti interperso il secondo, la deleteria abitudine, sedimentata ahimè nel corso del tempo, di forzare, piegare, direi, se mi è lecito il termine forte, violentare il testo perché dica ciò che lo studioso di turno desidera dire, perché sia l'originale ad adeguarsi alla propria visione della vita (religiosa, ma anche politica, antropologica, psicologica, e via dicendo) piuttosto che il contrario. C'è molto orgoglio in tanti pseudo-studiosi delle Sacre Scritture che impedisce loro di chinarsi per raccogliere i fiori di Verità disseminati nel Libro dei libri.
Quali sono i risultati di questo modo di fare ricerca?
Vediamo un paio di esempi.

Come spiega molto bene Paul Mattei in un lavoro pubblicato di recente5, nel corso del tempo gli studiosi che si sono interessati del Gesù storico hanno sposato tre correnti di pensiero, o fasi (quest), cronologicamente susseguentesi e così riassumibili:
- la ricerca liberale (first quest), che studia la figura storica di Gesù dal punto di vista scientifico (termine ambizioso ma fuorviante: non ha contatti con il metodo scientifico applicato nelle scienze naturali, ma consiste in un'interpretazione filosofica in cui la parte soggettiva, il punto di vista dello studioso, prevarica artatamente il testo scritto);
- la seconda ricerca (second quest), che separa storia e fede, a mo' di fredda autopsia, come se fosse possibile dividere un uomo dai suoi pensieri, un corpo dai suoi stimoli intellettuali;
- la terza ricerca (third quest), iniziata a metà degli anni '80 del secolo scorso, che ha seguito vari percorsi uno dei più controversi dei quali è quello del 'Jesus Seminar", che studia ciò che sia certo, ovvero possibile, probabile, o infine assolutamente impossibile che il Gesù storico abbia detto o fatto (materiale per statistici, più che per teologi)6.
Porsi l'obiettivo di dare una visione olistica, completa, della multiforme figura di Cristo, partendo però da un punto di vista condizionato e condizionante, decidendo aprioristicamente cosa esaminare e cosa tralasciare, lascia perplessi. Non si possono di conseguenza condividerne i risultati. Bisogna invece cogliere le risultanze fattuali anche se il dato di partenza può non essere aderente al proprio substrato culturale.
Come esempio di tale correttezza intellettuale valga per tutti il punto di vista di Mattei sulla pietra dello scandalo, la linea di demarcazione tra gli storici materialistici e gli storici fideisti: la questione della risurrezione di, Gesù. Afferma lo studioso francese: "La critica storicistica non può certo stabilire il fatto della Risurrezione; essa tuttavia coglie un dato psicologico centrale e, sembra, affidabile: il turbamento profondo e duraturo che, poco tempo dopo la morte ignominiosa del maestro, ha fatto dei membri di un piccolo gruppetto disperso dalla paura gli araldi gioiosi della sua vittoria sulla morte e della sua intronizzazione come 'Signore?7 È quindi possibile elaborare una trama rispettosa del testo senza lasciarsi condizionare dai propri valori e insegnamenti.
Un altro rapido esempio. Studiosi materialistici e atei partono dal preconcetto che le Scritture non siano ispirate da Dio.
Quando devono spiegare la redazione dei vangeli e le somiglianze tra i sinottici si rifanno, chissà fino a che punto consciamente, alla teoria dell'evoluzione organica, secondo la quale organismi unicellulari danno luogo, nel corso del tempo, a esseri pluricellulari sempre più complessi. Così hanno ipotizzato che il primo vangelo messo per iscritto sia quello più breve, Marco; e che gli evangelisti successivi, Matteo e Luca in particolare, abbiano attinto da questo vangelo e da una ipotetica fonte non rinvenuta, definita Q (dal tedesco quelle, fonte). Cosa dicono invece i documenti storici? "All'inizio del III secolo Origene, parlando dei Vangeli, fa riferimento a quello di Matteo, e riportando le sue parole Eusebio dice che 'per primo fu scritto quello Secondo Matteo, il quale era stato un tempo publicano, poi apostolo di Gesù Cristo [ ... ] nella lingua degli Ebrei'" (Storia ecclesiastica, VI, XXv, 3-6)8. La propria formazione culturale deve arrestarsi, non dico davanti all'esegesi del testo, ma all'acquisizione dei dati di fatto. Per inciso, come afferma uno studio, "fino a tutto il Settecento si riteneva di solito che Matteo fosse il testo più antico e che Marco fosse il 'divino epitomatore' che avrebbe riassunto i racconti di Matteo e di Luca. Nel secolo scorso, invece, prese forma una teoria che capovolgeva la visione tradizionale: Marco sarebbe il più arcaico dei sinottici, mentre Matteo e Luca, in modo indipendente l'uno dall'altro, avrebbero ripreso il lavoro di Marco, integrandolo con altre fonti". Il risultato di questo rovesciamento interpretativo?;"Numerosi particolari non (sono) del tutto chiariti e che, come teoria, in luogo di essere la migliore, (è) la meno peggiore'9.
Quanto sono attendibili storici del cristianesimo che elaborano teorie sulle macerie di fondamenta che essi stessi hanno contribuito ad abbattere? È necessario impostare in modo diverso lo studio storico del cristianesimo.

La storia del cristianesimo che possiamo definire classica viene affrontata secondo tre linee guida fondamentali, generatrici di altrettante diverse scuole:
- quella religiosa, che la vede nei primordi come rivelazione divina, ma che poi innesta su di essa la storia della Chiesa (cattolica, poi ramificatasi nell'XI secolo in ortodossa e nel XVI in protestante) come ovvio e scontato proseguimento del cristianesimo, omettendo di annotare che ciò che nasce cristianesimo diventa poi cristianità; e questo spiega perché il secondo tempo o ha un sapore spesso stucchevolmente agiografico e celebrativo, oppure, a uno sguardo attento, manifesta essere molto poco divino e molto terreno, direi a volte fin troppo terra terra. Niente da dire, naturalmente, su queste (pur legittime) visioni; resta solo da ricordare che gli storici devono attenersi ai dati di fatto, senza trascendere da essi, cosa che diversi studiosi della Chiesa dimenticano di fare. Se questi fossero contestualizzati alla luce del testo normativo delle Scritture diventerebbe impossibile comprendere come da un fico sia sorto un cardo (cfr. Matteo 7: 16);
- quella cosiddetta critica, che studia la religione in sé (la c.d. Scuola di Tubinga)10, e quindi afferisce a un approccio sociologico del fenomeno; per sociologico si intende, grossolanamente, e per quanto qui interessa, i fenomeni della società umana, soffermandosi in particolare sui rapporti del singolo con l'individuo e il gruppo sociale;
- quella denominata materialistica, che vede nella religione una sovrastruttura e la prende in esame traendo le mosse dalle basi economiche, sociali, politiche, giuridiche, sulle quali si impernia la curva ascendente (uso questo termine proprio richiamando e negando la ormai trita immagine della parabola del cristianesimo, in quanto credo che il vero cristianesimo sia ancora vivo, vegeto e prorompente)11.

In questo bel saggio lungo, Andrea Filippini imposta la sua storia sulla base della prima scuola, quella religiosa12. Il punto critico di tale scuola sta nella saldatura tra la storia neotestamentaria onesta e schietta, e quella della Chiesa Cattolica delle origini del IV secolo, ridondante e auto-celebrativa. C'è qualcosa di forzato nel voler trapiantare la seconda nella prima: non è un olivo selvatico che attecchisce sul tronco di uno coltivato, ma un andare (mi si permetta) contro natura, con raccapriccianti effetti di manipolazione genetica da far inorridire il più navigato dottor Frankenstein.

Questo non significa che bisogna abbeverarsi di dogmi precostituiti; ma tra l'appiattirsi su posizioni prestabilite, avendo demandato ad altri la comprensione del testo, spegnendo il proprio cervello e indossando comodi paraocchi, e abusare delle scritture, credendo di avere scoperto l'anello mancante della saggezza biblica, salvo poi ritrovarsi con in mano l'uomo di Piltdown13, c'è, deve esserci, una via mediana, equilibrata e corretta, che permette alle Scritture di spiegare sé stesse, con l'aiuto del contesto, di uno studio dei brani sinottici, e con il desiderio di armonizzare le apparenti discrepanze perché alla fine risalti la luce della verità, oscurata dal manto soffocante della cosiddetta critica biblica. Afferma con rara capacità di sintesi Edmondo Lupieri, in un classico testo di storia del cristianesimo: "Lo studio del Nuovo Testamento (NT) nei paesi occidentali è passato da una secolare accettazione acritica dei testi, ritenuti veritieri in assoluto, a una critica radicale ed estrema, che ha portato a dubitare di tutto.[ ... ] Nella pendolarità che caratterizza i movimenti della e nella nostra cultura, la critica del NT si sta ora assestando su posizioni intermedie"?14.

Lintuizione dell'autore e la freschezza del testo stanno invece nel fatto che si sofferma solo sulla prima parte della storia del cristianesimo, quella più viva, genuina e documentata, intendendo per documento il testo degli Atti degli apostoli, o delle lettere pastorali paoline15, e considerando alcuni sviluppi del II e III secolo d.C. solo come proiezione di elementi già previsti (il religioso direbbe: predetti o profetizzati) nel testo neotestamentario. In questo modo non solo evita il terreno ideologicamente scivoloso della trasformazione (degenerazione?) del cristianesimo primitivo, che da movimento di pochi e perseguitati si trasforma in religione di massa (katholikòs, universale) e perseguitante; ma si attiene con rara padronanza alle acque della fonte, incluse nel canone biblico, prima che si contaminino scendendo a valle16.
Anche l'arco temporale trattato dall'autore merita un breve accenno. La maggior parte delle storie del cristianesimo antico, infatti, si spingono fino a Giustiniano. Nella scelta di questi confini cronologici sta senza dubbio il sapore di classicità, senz'altro giuridica, o anche giuridica, che vede nella compilazione da parte del monarca bizantino del Digesto, la summa del pensiero giuridico dell'antichità romana; e quindi può essere sembrato utile fissare ivi, contestualmente, la fine del cristianesimo antico, ponendo a quo il testo del Vangelo e ad quem la fissazione delle norme giuridiche romane nel testo che le cristallizza
.
Altre giungono almeno fino alla data cardine del 135 d.C., in cui termina la cosiddetta terza guerra giudaica (Donini la definisce seconda) e si estingue la nazione ebraica così come si conosceva almeno fin dall'esodo di biblica memoria17. In questa scelta entra in g
ioco la vexata quaestio sulla divisione delle vie tra giudaismo (o giudaismi, come di recente si preferisce parlare) e cristianesimo, preferendo alcuni situare la partizione delle vie proprio in quell'anno, visto come data esemplare, paradigmatica, della completa differenziazione del cristianesimo dalla sua radice ebraica18.
Lautore, invece
, sceglie di camminare su un terreno stabile: per lui il protocristianesimo è fissato dalle due date chiave del 33 d.C., nascita dell'ekklesia gerosolimitana, e della fine del I secolo, quando la novella etica del cristianesimo (novella intesa nel senso giuridico di novazione, non in quello colloquiale o romanzesco di storia, di avventura) viene registrata per iscritto e come tale assegnata alla posterità. E a noi.

Ed è in ciò la bellezza di questo saggio lungo dell'autore: la sintesi tra erudizione storica e rispetto per il testo. In esso il lettore troverà un attento studio, organizzato cronologicamente, della storia del cristianesimo delle origini, lasciando però allo scritto la dignità che gli compete.
Lo studioso si sostituisce all'interprete; l'umile studente (nell'accezione positiva del discepolo di biblica memoria) al fiero e orgoglioso docente. Non abbiamo bisogno di nuovi sistemi: abbiamo bisogno di capire.
L’autore è un serio studioso delle Scritture. La bibliografia a fine volume è notevole. E può essere un punto di partenza per coloro che desiderano accrescere il proprio intendimento della storia del cristianesimo originale.
La lettura del saggio dimostra le capacità multiformi di Filippini. Nel primo capitolo, l
'elemento storico cronologico viene ben padroneggiato; nel secondo egli si districa nei meandri dei termini ebraici e greci relativi all' organizzazione della comunità; nel terzo ci si immerge con gradevolezza in elementi tipici della papirologia e dello studio dei manoscritti antichi (e colgo l'occasione per invitarlo a mettere in cantiere, nel futuro, un saggio specifico sul soggetto).
Il quinto capitolo è quello forse più incisivo. Affronta l'argomento della governance senza ricorrere all' elaborazione patristica sul soggetto ma, con semplicità, lasciando che sia ancora una volta
il testo a parlare, studia l'etimologia di episkopos, presbyteros e diakonos. Un brano della prima lettera di Giovanni permette uno sguardo fuggevole a quella che poi sarà la deriva monarchica del II secolo. Un accenno alla condizione matrimoniale degli apostoli dà la stura a una bella riflessione sulle cause e gli sviluppi del celibato ecclesiastico.

Le note, sempre, ma vieppiù in questa sezione, sono ben redatte. Acutamente le lettere pastorali, viste solitamente come prescrittive, vengono ora osservate come specchio della situazione esistente nel primo secolo, un modello a cui le primitive congregazioni si attenevano. E sempre nello stesso capitolo, dalla prima lettera ai Corinti, si legge come erano (non solo come sarebbero dovuto essere) le adunanze nel primo secolo.
Si tratta di un lavoro obiettivo? Non vedo migliore risposta di quella del già citato Lupieri, nel testo a cura di Filoramo: "Costituendo le varie chiese cristiane una realtà viva, non ci si può attendere un'analisi assolutamente neutra di testi vincolanti per la fede di buona parte degli abitanti del pianeta e magari per quella dello studioso stesso. Pare anche ovvio che il condizionamento ideologico, insieme con quello religioso o in alternativa a esso, sia ineliminabile in qualsiasi ricerca storica; con il convincimento, quindi, che l'obiettività assoluta non sia ottenibile, almeno da chi scrive, procediamo nell'indagine con il massimo di onestà intellettuale possibile?19.
Questo saggio si propone quindi come lavoro utile per un approccio onesto e costruttivo allo studio delle Scritture Greche. Non prescinde, e non può farlo, dalle convinzioni religiose dell'autore; ma quest'ultimo ha il merito di essersi posto, per così dire, in un angolo, lasciando la scena a un Autore che riconosce essergli superiore. E, in un periodo di personalismi spesso esasperati, il modesto scriba che si firma con un colofone al termine del testo" merita più attenzione di strombazzanti professoroni, imbacuccati e pieni di sé, che si firmano in corpo 32.

Le Scritture sono un mare in cui un moscerino annega e un elefante fa il bagno.

I miei sentiti ringraziamenti all'amico fraterno Luca Zucchini.

Eo quod amicus eius sit, dabit illi quotquot habet necessarios

Giuseppe Liguori

NOTE

1. Nella TNM l'espressione "timore e tremore ricorre tre volte nelle lettere paoline" (2 Cor 7: 15; Ef 6:5; Flp 2:12) ed una volta nella perifrasi "con timore e con molto tremore" (1 Cor 2:3).

2. Il riferimento è alla stupefacente replica della donna fenicio-cananea in risposta a un iniziale, apparente disinteresse del Cristo nei suoi confronti (Mt 15:27; Mr 7:28).

3. I'espressione è una parafrasi di una riga del catalogo della mostra di Warhol al Moderna Museet di Stoccolma, dal febbraio al marzo 1968. Il catalogo diceva: "In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti".

4. Per gli altri due casi, vedi Giovanni 9:16 e 10:19-21.

5. Paul Mattei, Il cristianesimo antico - da Gesù a Costantino, Il Mulino, 2012.

6. Ibidem, pp. 68-72. Anche se Mattei cita solo il 'Jesus Seminar", molti studiosi fanno partire la terza ricerca dai volumi, sempre del 1985, di E.p. Sanders (cito solo G. Gaeta, Il Gesù moderno, Einaudi 2009, p. 67). Questi filoni di ricerca sono meno eccentrici di quelli del 'Jesus Seminar".

7. Mattei, Il cristianesimo antico, cit., p. 78.

8. Perspicacia nello studio delle Scritture, Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma, 1990, voI. II, p. 236.

9. Giovanni Filoramo e Daniele Menozzi, Storia del cristianesimo, voI. I, "Lantichità'', Laterza, 2008, pp. 112-113.

10. La "Scuola di Tubinga" fu una scuola di ermeneutica biblica che, rifiutando ex abrupto l'elemento soprannaturale, giunse a conclusioni non condivisibili di una dicotomia della Chiesa primitiva tra Chiesa ebraica e Chiesa ellenistica. Una cosa, infatti, è la coesistenza di diverse matrici culturali tendenti verso una ragionevole sintesi; cosa diversa è puntare su tali differenze per statuire un contrasto non sanato e non sanabile.

11. Per una veloce trattazione della tripartizione testé accennata, vedi, tra gli altri, Ambrogio Donini, Storia del cristianesimo - dalle origini a Giustiniano, Teti Editore, 1975, pp. 6 ss. La storia di Donini, intesa come biografia ma anche come titolo del suo testo, si iscrive nella scia del più puro marxismo e quindi nella storia materialistica del cristianesimo.

12. Lautore ha pubblicato per i tipi dell'Editrice Italica il saggio monografico I Bibelforscher e il Nazismo - Obiettori di coscienza per motivi religiosi: Chi erano? Perché furono perseguitati? Testimonianze dalla Slovenia (Pescara, 2002).

13. Il cosiddetto uomo di Piltdown fu rinvenuto nel 1912 e per più di 40 anni fu considerato l'anello mancante nella presunta catena evolutiva che dalle scimmie antropomorfe portava all'homo sapiens. Nei primi degli anni '50 del secolo scorso fu sottoposto a accurate analisi e, tra lo sconcerto dell'intera comunità scientifica, nel 1953 fu smascherato come una frode: il cranio, accuratamente invecchiato, era quello di un uomo moderno, mentre la mandibola a esso accostata era quella di un orango.

14. Edmondo Lupieri, "Fra Gerusalemme e Roma", in Filoramo e Menozzi, Storia del cristianesimo, ci t., p. 109.

15. Le lettere cosiddette pastorali sono 1 e 2 Timoteo e Tito, in cui l'apostolo Paolo fornisce elementi di direzione teocratica a due suoi stretti collaboratori perché fossero applicate nelle comunità locali da questi assistite.
16. Per completezza, indico un breve accenno nel saggio alla Didaché, testo datato tra la fine del I e l'inizio del II secolo d.C., che si può definire un giornale di bordo delle prime comunità cristiane a cavallo della fine dell'epoca apostolica.

17. La più nota prima guerra (rivolta) ebraica iniziò nel 66 d.C., con l'attacco dei gerosolimiti alle retroguardie di Cestio Gallo e terminò nel 70 d.C. con la distruzione della "città del gran Dio" (la seconda distruzione, dopo quella a opera di Nabucodonosor alla fine del VII secolo a.C.), anche se non si può tacere la coda del massacro di Masada (74 d.C.) con la tristemente epica impresa del suicidio collettivo della comunità ebraica dei sicari. La seconda guerra (rivolta), chiamata anche Guerra di Kitos, si protrasse per un biennio, a partire dal 115 d.C., coinvolse le città della Diaspora ebraica e fu domata da Traiano. La terza prese invece le mosse nel 132 d.C. sotto la guida di Simone bar Koseba (o Kokhba o Kokheba, ebraico per stella), sostenuto ideologicamente dal rabbino Akiba e da 200.000 insorti, con il sostegno anche stavolta degli ebrei della diaspora. Simone pretendeva di essere la stella da Giacobbe di cui in Numeri 24: 17, predetta dal profeta sui generis Balaam. Per tre anni egli ed i suoi tennero in scacco Severo, generale di Adriano, fino a quando, per la terza volta, la gran città fu rasa al suolo. Sul tempio che era stato di Salomone prima e di Erode poi, in cui aveva insegnato il Gesù di Nazaret, fu elevato un tempio a Giove; per decreto, pena la morte, fu vietato a tutti gli ebrei circoncisi di rimettere piede nell'abitato, furono proibiti Torah e calendario giudaico e messi a morte i soferim, i copisti (studiosi) delle Scritture. Gerusalemme divenne Aelia Capitolina. Commenta Donini: "Il giudaismo, come fenomeno religioso, si chiude ormai in sé, ripiegando nell'esegesi rabbinica del Talmud" (Storia del cristianesimo, cit., pp. 137-138).

18. Oramai non sembrano più esservi pareri contrari sul fatto che le tensioni dinamiche che animarono l'insegnamento di Gesù furono generate dal rapporto controverso tra la radice giudaica, substrato ovvio dei primi cristiani, con i capisaldi della Torah e del Tempio-Talismano e la prorompente vitalità "del vino nuovo" dell'insegnamento evangelico, che difficilmente si poteva contenere negli otri vecchi del sistema giudaico (Mt 9: 17).
19. Edmondo Lupieri, "Fra Gerusalemme e Roma", in Filoramo e Menozzi, Storia del cristianesimo, cit., pp. 109-110.


INDICE

PREFAZIONE

INTRODUZIONE

I - FONDAZIONE DELLA PRIMA COMUNITÀ

Gli avvenimenti della Pentecoste
La data di nascita del cristianesimo apostolico

II - DENOMINAZIONE SOCIALE

Definizione di ekklesìa
La "Via" (At 9:2)

La "setta" (At 24: 14)

Luso dell'appellativo "cristiani" (At 11:26)

III - EVANGELIZZAZIONE E DIFFUSIONE INIZIALE

Portata dell'espansione

Evangelizzazione e conversione di nuovi proseliti
Il battesimo cristiano

IV - DIREZIONE GEROSOLIMITANA

Il corpo direttivo di Gerusalemme
Il modus operandi del corpo direttivo

V - STRUTTURA ORGANIZZATIVA LOCALE

Individuazione dei ruoli
Il presbytèrion, l'organo direttivo locale
Lepiscopato monarchico: una deriva del II secolo
Requisiti e modalità di nomina
Origine del celibato ecclesiastico
Considerazioni sulla figura carismatica del profeta

VI - ADUNANZE E LUOGHI DI CULTO
I luoghi di culto
Le adunanze

VII - INIZIATIVE CARITATEVOLI

"Avevano ogni cosa in comune" (At 2:44)
I..:"elemosina" (Mt 6:1-4)

Assistenza alle vedove

Le "agapi", i conviti d'amore (Gda 12, VR)
Le collette

Come venivano finanziate le opere caritative

CONCLUSIONI

NOTE

BIBLIOGRAFIA

TRADUZIONI BIBLICHE

ABBREVIAZIONI BIBLICHE

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BIBBIA E PAROLA DI DIO - INDICE




Indice del volume

Sommario

Abbreviazioni e sigle

Introduzione

1. Cos'è la Bibbia per il credente
2. Qualche osservazione storica
3. Alla ricerca di un principio unificante
4. Introduzione allo studio della Bibbia
5. Complementi termino logici
a) I nomi della Bibbia
b) Numero e suddivisioni dei libri della Bibbia
6. Bibliografia generale

Parte prima
LA BIBBIA, PAROLA DI DIO Antonio Maria Artola

Capitolo I
Bibbia e parola di Dio

I. La parola di Dio nell'Antico Testamento
1. Efficacia della parola e origine divina
2. Principali forme della parola di Dio nell' Antico Testamento
a) L'oracolo profetico
b) La parola normativa
c) La storia
d) La creazione
e) La sapienza
3. Parola pronunciata, parola trasmessa, parola scritta
4. Verità, rivelazione, norma, come proprietà della parola

II. La parola di Dio nel Nuovo Testamento
1. La Scrittura dell'Antico Testamento
a)Da «i libri» a «Ìa Scrittura»
b)L'Antico Testamento come parola di Dio viva e attuale
2. Il messaggio cristiano come parola di Dio
a) Parola di Dio, parola del Signore, parola
b) Cristo come parola di Dio
3. La Scrittura dell'Antico Testamento come parola di Dio

III. Santità della Scrittura e parola di Dio
1. «libri santi»
2. Consacrazione e parola di Dio
3. La Scrittura come parola di Dio
4. La parola di Dio nella proclamazione liturgica
5. Riepilogo

IV. Bibliografia commentata

Parte seconda
IL CANONE DELLA BIBBIA - José Manuel Sdnchez Caro

Capitolo II
Il canone biblico

I. Impostazione della problematica
1. Chiarimenti terminologici
a) Sacra Scrittura
b) Canone, norma, normatività
c) Libri canonici, deuterocanonici e apocrifi
2. La letteratura canonica delle religioni del libro
3. Il canone biblico tra ebrei, protestanti e ortodossi
4. I libri canonici nella chiesa cattolica
5. Lo studio teologico del canone

II. Il. Formazione di una coscienza canonica nella Scrittura
1. Nascita e sviluppo di una coscienza canonica nell' Antico Testamento
2. Nascita e sviluppo di una coscienza canonica nel Nuovo Testamento
3. Tentativo di visione d'insieme

Capitolo III
La formazione del canone biblico

I. La formazione del canone dell'Antico Testamento
1. Il canone della Bibbia ebraica
2. Il canone cristiano dell'Antico Testamento

II. La formazione del canone del Nuovo Testamento
1. Primi dati: il periodo apostolico
2. La tradizione subapostolica fino al 150 circa
3. La decisiva seconda metà del secolo n
4. Il canone del Nuovo Testamento nei secoli III e IV
5. Fattori che contribuirono all'elaborazione del canone del Nuovo Testamento

Capitolo IV
Riflessione teologica sul canone

I. Il problema teologico del canone
1. La fondazione del canone nella teologia protestante
a) Il contenuto evangelico del Nuovo Testamento
b) L'autopistia della Scrittura
c) L'autorità della chiesa apostolica
d) Alcune osservazioni critiche
2. Il contributo della teologia orientale
3. Tentativi cattolici di fondazione teologica del canone
4. Criteri del canone e fondamento teologico
a) Cristo, il punto di riferimento
b) I criteri di canonicità
c) L'apostolicità come criterio articolante
d) La Scrittura e lo Spirito
e) Il canone della Scrittura e la chiesa
f) Conclusione

II. Questioni aperte
1. Esistenza di altri libri sacri non canonici?
2. Valore dei libri apocrifi
3. Relazione fra canone biblico e testo canonico
4. Il canone come contesto ermeneutico
5. Una questione metodologica

III. Appunti per una storia della ricerca
1. Il canone dell'Antico Testamento
a) Le discussioni nel XVI secolo e l'ipotesi tradizionale
b) Nuovo consenso nel XIX secolo
c) La ricerca storica attuale
d) Nuove linee d'indagine
2. Il canone del Nuovo Testamento
a) Le discussioni del XVI secolo
b) La ricerca protestante fino alla metà del xx secolo
c) La ricerca cattolica fino al xx secolo
d) Orizzonti della ricerca attuale

IV. Bibliografia commentata

Parte terza
L'ISPIRAZIONE BIBLICA Antonio Maria Artola

Capitolo V
La Bibbia come libro di fede

I. Genesi dell' Antico Testamento
1. L'evento fondante
a)L'evento e la sua rivelazione
b) La parola del patto e della legge
c) Efficacia delle parole fondanti
2. Dalle parole fondanti ai nuclei ispirati
3. L'Antico Testamento come parola di fede
a) Il carismatico della parola
b) Lo Spirito ispiratore
4. L'Antico Testamento come Scrittura ispirata

II. Formazione del Nuovo Testamento
1. La rivelazione del Padre in Gesù
2. La parola di fede agli albori del cristianesimo
a) La tradizione apostolica
b) Lo Spirito di Gesù
3. La Scrittura ispirata del Nuovo Testamento

III. L'autotestimonianza biblica
1. Significato e portata dell'autoreferenza biblica
2. Autoreferenza e ispirazione
3. Autoreferenza e verifica biblica
4. Autoreferenza e autopistia
5. Riepilogo

Capitolo VI
Il dogma dell'ispirazione

I. La dottrina dei concili
1. Dalle origini al Vaticano I
2. Il concilio Vaticano I
3. Dal Vaticano I al Vaticano II
4. La Dei Verbum

II. L'aspetto vincolante dell'insegnamento conciliare

Capitolo VII
La natura dell'ispirazione

I. La Scrittura nei disegni di Dio
1. La decisione divina di comporre la Scrittura
2. L'elezione degli autori ispirati
3. Le proprietà della futura Scrittura
4. L'attribuzione della Scrittura a Dio
5. La Trinità all'origine della Scrittura

II. Lo Spirito ispiratore
1. Il momento della rivelazione
2. Il momento dell'espressione
a) Genesi della parola ispirata
b) Peculiarità del linguaggio di fede
3. Espressione di fede e consacrazione della parola

III. La Scrittura ispirata
1. La tradizione ispirata
a) Il linguaggio di fede primordiale
b) La parola sapienziale
2. L'opera ispirata
a) La Scrittura
b) Il testo
c) La traduzione
3. La lettura ispirata
4. L'ispirazione biblica

IV. Questioni aperte
1. Indole comunitaria dell'ispirazione
2. Chi degli autori era ispirato?
3. Un testo di origine merarnente umana può divenire Scrittura?
a) Le citazioni bibliche
b) L'appropriazione di uno scritto intero
4. Ispirazione biblica nel tempo della chiesa

Capitolo VIII
La teologia dell'ispirazione nel corso dei secoli

I. La rivelazione profetica
1. La mantica ellenistica
2. La patristica
3. I maestri arabi ed ebrei del Medioevo
4. Il sistema scolastico
a) La profezia
b) L'ispirazione
c) La causa strumentale

II. Dalla rivelazione all'ispirazione
1. L'interesse per il libro ispirato
2. Il dettato divino
3. L'ispirazione reale
4. Dal XVI secolo al Vaticano II
a) I successori di Lessius
b) L'ispirazione come carisma d'inerranza
c) La Bibbia come fenomeno di linguaggio
d) Alcuni apporti protestanti
e) Prospettive

Capitolo IX
La verità della Bibbia

I. La verità della Bibbia come problema
1. Modelli diversi di verità
a) La verità in Grecia e nel mondo semitico
b) La verità cristiana
2. I conflitti con la verità della Bibbia
a) Lo scandalo cristiano
b) La verità della Bibbia fino al XVI secolo
c) I conflitti tra la Bibbia e la scienza nell'Evo Moderno
d) L'intervento di Leone XIII
e) I «generi letterari»
f) La Bibbia, libro per la salvezza

II. Natura della verità biblica
1. Il complesso mondo della verità
2. La verità della Bibbia secondo la Dei Verbum

III. Verità della Scrittura e scienza biblica
1. Senso e verità degli enunciati biblici
2. Verità biblica e verificazione
3. Livelli della verità biblica

IV. Questioni aperte
1. Ispirazione e verità della Bibbia
2. Verità e canone
3. Il soggetto della verità biblica
4. I gradi di affermazione biblica
5. La natura propria della verità biblica

V. Bibliografia commentata


Parte quarta
ERMENEUTICA BIBLICA E METODOLOGIA ESEGETICA José Manuel Sdnchez Caro

Capitolo X
L'interpretazione della Sacra Scrittura fino al xx secolo

I. Chiarimento termino logico
1. Ermeneutica
2. Esegesi
3. Interpretare, senso, verità
4. Attualità, attualizzazione, attuazione

II. L'interpretazione della Sacra Scrittura nella Bibbia stessa
1. La reinterpretazione dell' Antico Testamento al suo interno
2. La prima esegesi dell'Antico Testamento
3. L'interpretazione dell' Antico Testamento alla luce del Nuovo
4. La reinterpretazione del Nuovo Testamento al suo interno
III. L'interpretazione biblica dei Padri della chiesa

1. I primi due secoli
2. La scuola di Alessandria
3. L'esègesi antiochena
4. L'interpretazione della Bibbia in Occidente
5. Decadenza dell'esegesi patristica

IV. L'interpretazione biblica nel Medioevo
1. La lectio divina
2. La Bibbia nella scuola
3. L'allegoria: i quattro sensi
4. Bibbia e interpretazione della storia
5. La lectio scholastica

V. Rinascimento e riforma
1. L'Umanesimo
2. La riforma protestante
3. Trento e l'esegesi postridentina

VI. Razionalismo, Illuminismo e critica storica
1. Il razionalismo del XVII secolo
2. Bibbia e Illuminismo nel XVIII secolo
3. Il XIX secolo e la critica storica

VII. Dall'analisi dei generi al problema ermeneutico

VIII. Orientamenti bibliografici

Capitolo XI
Il problema ermeneutico e le scienze umane

I. Ermeneutica esistenziale
1. I precedenti filosofici
2. L'interpretazione esistenziale di R. Bultmann
3. La «nuova ermeneutica»

II. Ermeneutica storico-politica
1. Recupero della storia e dimensione politica
2. Bibbia e sociologia
a) I precursori
b) Il metodo sociologico
c) L' «esegesi sociologica» in senso stretto
d) L'esegesi socio-storica
e) Note critiche
3. Ermeneutica biblica nella teologia della liberazione
a) Caratteristiche generali
b) Gli autori
c) Riflessione critica

III. Ermeneutica e scienze umane
1. L'analisi strutturale o semiotica
2. P. Ricoeur: interpretazione dei simboli e mondo del testo
3. Psicanalisi e interpretazione dei testi biblici
4. Altre letture e metodi interpretativi
a) L'analisi stilistica
b) nL'analisi retorica
c) La lettura femminista della Bibbia

IV. Orientamenti bibliografici

Capitolo XII
L'ermeneutica cattolica della Bibbia

I. Orientamenti recenti del magistero della chiesa
1. Antecedenti del concilio Vaticano n
2. L'elaborazione della costituzione Dei Verbum

II. Ermeneutica della Bibbia: parola di Dio in linguaggio umano
1. Il punto di partenza: l'indole umano-divina della Scrittura
2. Il principio ermeneutico dell'intenzione dell'autore
3. Generi letterari e altri metodi
a) I generi letterari
b) I metodi storico-critici
c) Il contributo delle scienze umane
4. Un metodo di lavoro

III. Ermeneutica della Bibbia: la lettura «nello Spirito»
1. Il testo conciliare e i suoi precedenti
a) Un lungo cammino
b) Il testo definitivo
c) Il principio della lettura «nello Spirito»
3. Significato del principio,
1. Lo Spirito nel quale fu scritta
a) Prime osservazioni di Mons. Edelby
b) La Scrittura e la chiesa
c) Conseguenze ermeneutiche
4. Significato del principio,

II. Lo Spirito nel quale dev'essere letta e interpretata
5. Contenuto e unità di tutta la Scrittura
a) Contesto religioso e culturale dei libri biblici
b) Contenuto e unità della Bibbia nella riflessione patristica
c) Leggere la Scrittura nell'unica storia della salvezza
d) La prospettiva canonica
e) L'insieme letterario
6. La tradizione viva di tutta la chiesa
a) La tradizione e lo Spirito
b) Tradizione e Spirito secondo i Padri della chiesa
c) La tradizione come epiclesi della storia della salvezza
d) Tradizione e riflessione ermeneutica attuale
7. L'analogia della fede
a) Origine e significato di una formula
b) Il senso del mistero
c) L' «orizzonte» ermeneutico
8. Bibbia e magistero della chiesa
a) Scrittura, tradizione e magistero nel contesto della chiesa
b) La Sacra Scrittura affidata alla chiesa
c) Il ministero magisteriale
d) Modi diversi d'interpretare autenticamente la Scrittura
e) Il servizio dell'interprete e il magistero

IV. Ermeneutica biblica: attualizzazione della Scrittura
1. La problematica del senso cristiano dell' Antico Testamento
a) La lettura dell' Antico Testamento nella chiesa
b) La teoria dei sensi biblici
2. L'attualizzazione della Scrittura
a) Punto di partenza: la costituzione Dei Verbum
b) Riflessione ermeneutica

V. Questioni aperte

VI. Orientamenti bibliografici

Capitolo XIII
Metodologia biblica esegetica

I. Il testo
1. Testo e lettura del testo
a) Il testo, struttura e storia
b) Lettura sincronica, diacronica e attualizzante
2. Lettura del testo e metodologia esegetica

II. La fase preparatoria del testo
1. Fissazione del testo. La critica testuale
2. Strutturazione di superficie
a) Delimitazione di una pericope
b) Attenzione al contesto
c) Articolazione del testo
d) Lettura riflessiva
3. Traduzione e uso di traduzioni
a) La difficoltà di tradurre
b) Traduzione per equivalenza formale
c) Traduzione per equivalenza dinamica

III. La lettura sincronica del testo
1. Analisi morfologico-sintattica
a) Studio lessicale
b) Forme e funzioni
2. Analisi stilistica
3. Analisi semantica e semiotica
a) Analisi semantica del lessico
b) Analisi semantica di un testo
c) Analisi semiotica di un testo

IV. La lettura diacronica del testo
1. Critica letteraria
a) Finalità
b) Procedimenti
2. Analisi dei generi
a) Forme e generi letterari
b) Determinazione dei generi e delle forme letterarie
c) La situazione vitale
3. Analisi delle tradizioni
a) Trasmissione delle tradizioni
b) Tradizioni nell'Antico e nel Nuovo Testamento
c) Applicazione del metodo
4. Analisi della composizione
a) Redazione e redattori
b) Il metodo
c) Applicazione del metodo
5. Altri metodi complementari
V. L'interpretazione storica
1. La questione della storicità
2. Lettura storica dell'Antico Testamento
3. Lettura storica del Nuovo Testamento

VI. La lettura ermeneutica
1. Attualità e attualizzazione
2. L'interpretazione attuale della Scrittura
a) Comprensione del contenuto del testo
b) Comunicazione di quanto compreso
3. Attualizzazione del testo biblico
a) Dialogo con il testo
b) L'attenzione al testo
c) Il lettore e il suo pre-testo
d) Il contesto della lettura
e) Luoghi e metodi

VII. Strumenti per l'esegesi
1. Bibliografia sugli strumenti
2. Fonti bibliografiche
3. Edizioni della Bibbia
4. Lessici
5. Sinossi dei vangeli
6. Grammatiche
7. Concordanze
8. Dizionari ed enciclopedie
9. Apocrifi
10. Altri sussidi

Capitolo XIV
La Bibbia nella vita della chiesa

I. Bibbia e liturgia
1. La proclamazione della parola
2. Omelia e interpretazione della Scrittura
II. Sacra Scrittura e teologia
1. Note storiche
a) Il modello ermeneutico biblico e patristico
b) Il modello ermeneutico dogmatico e la frattura tra Bibbia e teologia
2. La Scrittura, anima della teologia secondo il Vaticano II
a) Antecedenti della costituzione Dei Verbum
b) La costituzione Dei Verbum
3. Un modello ermeneutico integratore

III. Bibbia e ministero della parola
1. La predicazione
2. La catechesi

IV. La lettura della Bibbia
1. La lettura della Bibbia nella chiesa
a) Una pratica raccomandata
b) Tempo di limitazioni
c) Un libro di nuovo aperto a tutti
2. La lettura della Bibbia in comunità e nei gruppi
a) Vantaggi, difficoltà e tipi di lettura comunitaria
b) Fattori da tenere in considerazione
c) La lettura integrista della Bibbia
d) Corsi e gruppi biblici popolari
3. La lettura spirituale della Bibbia
a) Quadro generale
b) La lettura spirituale della Bibbia
c) La lectio divina

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BIBBIA E PAROLA DI DIO


RETROCOPERTINA

Oggetto del secondo volume di questa Introduzione e la Bibbia che la Chiesa cattolica considera come libro sacro e normativo, parola umana e parola di Dio. Nella prospettiva aperta dal Vaticano II, in particolare la costituzione Dei Verbum viene qui illustrato che cosa significhi considerare la Bibbia come parola di Dio, per quali vie essa si sia costituita come libro normativo ecclesiale (il problema del canone nel suo sviluppo storico e nel suo significato teologico), che cosa si debba intendere con la nozione di ispirazione e quale sia la verità della Sacra Scrittura.
Dall'esame di questi temi, che insieme costituiscono quella che solitamente è denominata introduzione generale alla Scrittura, si passa poi all'esposizione dei principi e ermeneutici e delle metodologie esegetiche da cui oggi non può prescindere chi si accosti al testo biblico.
Per la sua forma sempre efficace, questa nuova Introduzione allo studio della Bibbia si propone non solo come un manuale per le facoltà teologiche e ogni altro istituto di livello universitario, ma anche come opera di consultazione per chiunque desideri un’informazione di base aggiornata sui problemi cui si trova di fronte lo studio della vita.

INTRODUZIONE

1. Cos'è la Bibbia per il credente

Nel primo volume dell'Introduzione allo studio della Bibbia sono state presentate le conoscenze necessarie per accostarsi alla Bibbia con un certo rigore scientifico. Quindi, senza mai prescindere da una prospettiva cristiana, sono stati principalmente analizzati gli aspetti specifici di quello che è innanzitutto il libro o l'insieme di libri che chiamiamo Bibbia. Ma essa è per il credente, ebreo o cristiano, qualcosa di più che un libro antico e interessante. Per il concilio Vaticano II, «nei sacri libri il Padre, che è nei cieli, si rivolge con amore ai suoi figli e parla con essi» (DV 2I). Con queste parole la costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione riprende una costante convinzione presente nella chiesa cattolica sin dalle sue origini: la Bibbia è parola di Dio rivolta ai suoi figli, gli uomini. Ma in che modo la Bibbia è parola di Dio? Perché ascoltiamo la parola di Dio proprio in alcuni determinati libri, quelli che formano e compongono la Bibbia? Qual è il ruolo di Dio e quale quello umano nella composizione di questi libri? Come possono coesistere i due autori? Quali conseguenze provoca tutto ciò rispetto a una lettura e a un'appropriata interpretazione della Bibbia nell'ambito della chiesa?
La risposta a questi interrogativi, da cui dipende gran parte della scienza biblica e naturalmente qualsiasi ulteriore riflessione teologica, è lo scopo del II volume della nostra Introduzione. Il lettore vi troverà un netto mutamento metodologico rispetto al precedente. Mentre nel vol. I (La Bibbia nel suo contesto) predomina il metodo storico e filologico, proprio delle scienze storiche e letterarie, in questo si adotterà soprattutto il metodo teologico. È pur vero che avremmo potuto studiare la Bibbia con una metodologia puramente positiva, nella linea della storia comparata delle religioni, che la considera il più importante dei «libri sacri» dell'umanità; avremmo potuto anche applicare l'ottica della fenomenologia della religione, la quale indaga le strutture documenta bili che condizionano la comparsa della parola e dei libri sacri fra i popoli, descrivendone fenomenologicamente la genesi. Ciononostante, in questo volume utilizzeremo principalmente il metodo teologico, che è un approccio altrettanto scientifico alla Bibbia, considerata dalla fede della chiesa cattolica come libro sacro e normativo, parola di Dio e parola umana trascritta, alla ricerca di un'assimilazione razionale e di una ragionevole comprensione delle verità professate dal credente. Di conseguenza, la domanda cui cerca di rispondere il nostro libro, che ha la pretesa di fungere da manuale scolastico, potrebbe essere formulata così: che cos'è la Bibbia per il cristiano cattolico?

2. Qualche osservazione storica

La parte della scienza biblico-teologica che tradizionalmente si è posta i quesiti precedentemente accennati, cercando di dar loro una risposta, si chiama «introduzione generale alla Sacra Scrittura». In quanto scienza è abbastanza moderna. Senza dubbio, già sin dagli ultimi tempi dell'A.T., la Bibbia fu oggetto di studi più o meno tecnici che preparavano il lettore o l'ascoltatore della parola a una miglior comprensione della stessa. Ciò nonostante, l'espressione «introduzione alla Sacra Scrittura» e i contenuti di tale preparazione scientifica risalgono all'epoca cristiana. L'originario impiego dell'espressione viene attribuito al monaco Adriano, nel sec. XI, benché, forse, vada considerato come primo realizzatore di una «introduzione» vera e propria Cassiodoro con l'opera Divinarum litterarum institutio (cfr. PL 70, II22). Padre e precipuo strutturatore di questa specialità viene comunque ritenuto il domenicano Sisto da Siena, che pubblica a Venezia nel 1566, pochi anni dopo la conclusione del concilio di Trento, la sua Bibliotheca Sancta. Con quest'opera dette origine alla trattazione scientifica dell' «introduzione alla Sacra Scrittura», segnalandone soprattutto l'oggetto materiale, cioè il canone o insieme dei libri biblici normativi, con cui veniva a definire lo stretto ambito della scienza biblica. Da quest'oggetto materiale così determinato si articolarono poi altre questioni, specialmente quelle relative al testo, alle traduzioni della Bibbia e ai criteri della sua interpretazione. Le conoscenze bibliche così ordinate avevano soprattutto un fine teologico: contribuire a una miglior comprensione dei contenuti biblici.
Solo nel sec. XIX, tuttavia, l'introduzione generale alla Scrittura assunse la struttura impostasi poi fino ai nostri giorni. La pubblicazione del volume programmatico del Cursus Scripturae Sacrae di Cornely concorse a creare un modello. Le questioni ivi trattate erano l'ispirazione, l'inerranza biblica, il canone, il testo e le sue versioni, l'ermeneutica della Bibbia. Con la sistematica dell'introduzione generale si configurava all'interno dell'enciclopedia teologica un ambito di sapere dotato di una certa autonomia, quello delle scienze bibliche, che sfociano nell'esegesi.
Ma il tentativo del Cursus di Cornely trovò una diretta opposizione nell'opera del contemporaneo A. Loisy, anch'egli impegnato nella sistemazione dell'introduzione generale, sebbene in un'ottica diametralmente opposta. Loisy intendeva organizzare una scienza biblica pienamente autonoma rispetto alla teologia dogmatica, elaborare una «bibliologia- sottoposta unicamente alla ragione storica. Il magistero della chiesa e la teologia cattolica respinsero però tali pretese d'indipendenza. Per questo le introduzioni generali della prima metà del sec. xx conservano intatta la loro struttura e l'usuale indice dei temi già elencati. D'altra parte questo mezzo secolo fu caratterizzato dal progressivo diffondersi di un generale dibattito durato fino all'epoca del Vaticano II. Fra le discussioni del momento circa gli eventuali errori della Bibbia, tutti i trattatisti di propedeutica o d'introduzione biblica, indipendentemente dalla loro appartenenza culturale, adottarono il medesimo programma apologetico, basato sulla difesa dell'inerranza della Scrittura. Partendo da questo primo postulato tutte le principali tematiche presenti nell'introduzione generale vennero influenzate dal desiderio di preservare la Bibbia da ogni errore. Soprattutto lo studio dell'ispirazione e dell'ermeneutica biblica fu condizionato da questo interesse dominante.
Gli studi di Loisy non caddero, tuttavia, nel vuoto. Una irnportantissima conseguenza delle sue proposte bibliche, generalmente adottate dalla corrente teologica denominata modernismo, fu la rilevanza sempre maggiore attribuita alla critica. Negli anni posteriori al concilio Vaticano II è stata notevole la prevalenza dei metodi critici. Attualmente si può dire che la scienza biblica è caratterizzata da propri metodi scientifici, rigorosamente critici. Oggi, infatti, la scienza biblica si sta configurando come dimensione critica dell'approccio alla parola di Dio. Evidentemente questa situazione presenta i suoi pro e i suoi contro. Funge da esempio tipico di tale stato di cose la struttura data alla grande introduzione francese allo studio della Sacra Scrittura, essa pure intitolata Introduzione critica all'A.T. Introduzione critica al N.T. (Barcelona 1981-1983; in tr. it. solo Introduzione al Nuovo Testamento, Roma 1977-1990)' Benché contenutisticamente eccellente, gli autori non hanno presentato la sistematica seguita nell'affrontare i problemi classici dell'introduzione generale, che dovrebbe costituire il I volume e di cui attendiamo la pubblicazione da quasi quindici anni. Nonostante questo e altri esempi, non è lecito nutrire dubbi circa la legittimità della critica biblica in quanto tale, poiché la costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione (DV 12,19) ne ha definitivamente reso ufficiale l'impiego negli studi biblici. Tuttavia, questa legittimità esige come complemento una chiara delimitazione dell'ambito di esercizio della critica biblica e del suo metodo più adeguato, giacché la parola di Dio rappresenta un oggetto estremamente singolare.
E così, per il teologo e in genere per qualunque cristiano, la critica biblica, lungi dall'essere un'istanza assoluta e ultima, esprime semplicemente la funzione razionale all'interno stesso della fede alla ricerca del senso autentico degli enunciati biblici. E precisamente all'introduzione generale spetta il compito di stabilire i limiti e i criteri ermeneutici dello studio critico, storico ed esegetico della Bibbia. Questo è il compito del presente studio.

3. Alla ricerca di un principio unificante

Da quando l'introduzione generale cominciò a essere oggetto di trattazione autonoma, si pose il problema di ricercare un principio in grado di unificare il suo modo di affrontare la Scrittura. Tralasciando le impostazioni del sec. XVI, che consideravano la Bibbia come il primo luogo teologico o regola di fede, il problema assunse agli inizi del nostro secolo uno speciale interesse. La discussione si incentrò, soprattutto, sul fatto se il giusto punto di partenza fosse il concetto dell'ispirazione o, più concretamente, quello di Dio autore della Scrittura. Attualmente la promulga zione della costituzione Dei Verbum ha imposto, relativamente alla Scrittura, una visione più ampia e più prossima al dato di fede: è l'idea della parola di Dio. In questa introduzione viene seguito l'itinerario tracciato dal Vaticano II.
Il concetto di parola di Dio possiede, infatti, notevoli vantaggi per lo svolgimento del nostro compito. Innanzitutto elimina la divergenza fra parola scritta e parola trasmessa dalla tradizione. Ciò rende possibile uno studio diretto della Bibbia nella sua doppia versione, orale e scritta. In effetti, i concetti di ispirazione, Scrittura, Dio autore esprimono un rapporto soltanto con il momento della fissazione per iscritto. E dunque, uno studio della Sacra Scrittura in quanto tale - parola scritta - esige un previo chiarimento circa ciò che s'intende per parola di Dio, giacché la Scrittura è una semplice modalità di tale parola.
Quanto detto sin qui chiarisce la ragione del titolo di questo II volume: Bibbia e parola di Dio e costituisce, al tempo stesso, il filo conduttore di tutto il nostro studio. In primo luogo, quindi, analizzeremo che cosa significa considerare la Sacra Scrittura come parola di Dio (parte prima: «La Bibbia, parola di Dio»). Poi individueremo i libri concreti nei quali incontriamo la parola di Dio, norma di fede e di vita per il cristiano (parte seconda: «Il canone della Bibbia»). In seguito studieremo come la Bibbia può essere al tempo stesso parola di Dio e parola umana affidata allo scritto (parte terza: «L'ispirazione biblica»). Si prenderà poi in esame una delle più rilevanti qualità della Scrittura ispirata, la sua verità (cap. IX: «La verità della Bibbia»). Ebbene, tutto questo produce i suoi effetti tanto nell'atto interpretativo della Bibbia (parte quarta: «Errneneutica biblica»; con il cap. XIII: «Metodologia biblica esegetica»), quanto nel suo ruolo per la vita della chiesa (cap. XIV: «La Bibbia nella vita della chiesa»). Si tratta, insomma, di fornire una visione sostanzialmente completa di quel che è e significa la Bibbia per il cristiano.

4. Introduzione allo studio della Bibbia

Dopo questa premessa, occorre chiarire che con l'espressione «introduzione alla Bibbia» vengono indicate due cose diverse e complementari. In primo luogo vi è una scienza, strutturata con una certa autonomia ed ufficialità, che riceve il nome di «introduzione generale alla Scrittura» e studia preferibilmente, come abbiamo già spiegato, gli aspetti teologici della Bibbia. Questa introduzione viene definita generale perché affronta gli aspetti comuni a tutti i libri della Scrittura. Accanto ad essa vi sono le «introduzioni speciali». L'aggettivo speciali significa che esse concernono solo lo studio di problemi concreti di una serie di libri (il Pentateuco, i libri profetici, quelli sapienziali ecc.) o di un solo libro (l'introduzione al libro d'Isaia, al vangelo secondo Giovanni, a un'epistola di Paolo ecc.). Questi aspetti concreti sono oggetto di studio nei volumi successivi della nostra introduzione.
Nella nostra opera si prescinde dalla terminologia classica di «introduzione generale alla Scrittura» e si adotta il titolo di «introduzione allo studio della Bibbia». Come si vede, il concetto d'introduzione, usato con questa nuova definizione, è più vasto di quello precedente e investe tutte le conoscenze preliminari necessarie a una lettura scientifica e credente della Scrittura. I capitoli dedicati a ognuno dei dogmi biblici, sviluppati nelle opere classiche d'introduzione generale, assolvono una funzione propedeutica alla lettura credente della Scrittura. Vengono altresì introdotti adeguati supporti tecnici tali da offrire migliori possibilità di studio della Sacra Scrittura, oltre a introduzioni speciali a ogni libro e a ogni gruppo di libri.
All'interno di un'opera così concepita i primi due volumi affrontano più direttamente i temi dell'introduzione classica. Il volume I offre una sorta di compendio enciclopedico biblico, contenente le nozioni indispensabili di geografia e archeologia, la storia del popolo di Dio e le sue istituzioni, la sua religione e la sua letteratura, la tradizione testuale della Scrittura e un conciso disegno della Bibbia nella storia italiana. Il presente volume ingloba soprattutto gli aspetti teologici relativi alla Bibbia: la sua realtà di parola di Dio, il canone biblico, l'ispirazione, la verità della Scrittura, l'ermeneutica e la metodologia esegetica oltre all'incidenza della Bibbia nella vita della chiesa.

5. Complementi termino logici

Per facilitare al lettore la comprensione dei riferimenti costantemente adottati a partire da questo momento, introduciamo qui alcune brevi note riguardanti i nomi con cui è designata la Bibbia e il numero dei libri biblici e delle loro suddivisioni.

a) I nomi della Bibbia

La più antica designazione della Bibbia è quella di libro, frequentemente riscontrabile nell' A.T. per definire gli scritti concreti che la compongono.
Questo nome viene usato per la prima volta in Dan. 9,2 per indicare l'insieme dell' A.T. Il medesimo termine, tradotto in greco, si trova applicato all'insieme delle Scritture dell'A.T. in 2 Macc. 8,23, ma accompagnato dall'aggettivo qualificativo sacro.
Il diminutivo neutro della parola greca biblos, cioè la forma biblion (libretto, opuscolo), è stata l'espressione più generalizzata come nome globale della Scrittura. Con il qualificativo santi, al plurale, è documentato per la prima volta in I Macc. 12,9. Mantiene la sua forma di plurale neutro, già latinizzato, nella traduzione latina Volgata (biblia) e, infine, diviene il femminile singolare delle lingue moderne (la Bibbia).
Nel T.M. non appare mai l'espressione scrittura, riscontra bile per la prima volta nella traduzione greca dei LXX (I Cron. 15, 15; 2 Cron. 30,5; Esd. 6,18). È, invece, il nome più generalizzato nel N.T. come denominazione di tutto l'A.T. Alcune volte appare al singolare, la scrittura (Rom. II,2; Gai. 3,8-22 ecc.); altre al plurale, le scritture (Mt. 21,42; 26,54; Mc. 14,49; Le. 24,27.32.45; Gv. 5,39; Rom. 15,4; 16,26; I Coro 15,3-4). In certe occasioni viene loro aggiunto il qualificativo di sante (Rom. 1,2), sacre (2 Tim. 3,15), ispirate (2 Tim. 3,16).
Infine, un altro termine utilizzato dal N.T. è testamento, in greco diatheke (2 Coro 3,14). Ricorre, inoltre, l'espressione lettere (2 Tim. 3,15).
Più arbitraria è stata la titolazione di ogni singolo libro sacro. Gli ebrei si servirono delle prime parole di ogni scritto, pratica ripresa più tardi dalle encicliche papali; b'reiit «al principio», designa pertanto il primo libro della Bibbia. La traduzione greca dei LXX inizia a designare i libri sacri con i nomi propri tramandati sino a noi, come Genesi, Esodo ecc.

b) Numero e suddivisioni dei libri della Bibbia

La prima grande suddivisione della Bibbia cristiana è quella fra Antico Testamento e Nuovo Testamento. L'A.T. è l'erede della Bibbia ebraica. Il N.T. è la letteratura canonica dei primi anni cristiani.
Gli ebrei distribuirono le Scritture in tre grandi gruppi: Legge, Profeti e Scritti, la Legge o Torà comprende Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. I Profeti o N'bi'im si suddividono in anteriori e posteriori. Il primo gruppo comprende Giosuè, Giudici, 1.2 Samuele e 1.2 Re; il secondo Isaia, Geremia, Ezechiele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia. Il gruppo degli Scritti o K'tubim è composto da Salmi, Giobbe, Proverbi, Rut, Cantico dei cantici, Ecclesiaste, Lamentazioni, Ester, Daniele, Esdra, Neemia e 1.2 Cronache. Tutti insieme costituiscono la Bibbia ebraica, solitamente denominata, a partire dalle iniziali ebraiche dei tre gruppi, TaNaK.
Pure i manoscritti della traduzione greca dei LXX, benché con varianti, distribuiscono normalmente i libri dell'A. T. in tre gruppi, ma seguendo criteri diversi da quelli utilizzati per la Bibbia ebraica. Il primo gruppo, chiamato in generale Legge e Storia, comprende Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio (che compongono il Pentateuco), Giosuè, Giudici, Rut, 1.2 Samuele, 1.2 Re, 1.2 Cronache, Esdra, Neemia, Ester, Giuditta, Tobia, 1.2 Maccabei. Il gruppo seguente, denominato Poetici, comprende Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei cantici, Giobbe, Sapienza, Ecclesiastico. Il terzo gruppo, infine, i Profeti, contiene Osea, Amos, Michea, Gioele, Abdia, Giona, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia, Isaia, Geremia, Baruc, Lamentazioni, Ezechiele e Daniele.
Come si può vedere, le due classificazioni non coincidono né nel numero di libri né nell'ordine secondo il quale sono stati selezionati.
Fra i cattolici, il raggruppamento dei libri venne definitiva mente raggiunto nell'edizione postridentina della Volgata, che li distribuì in tre categorie, sia per l'A.T. sia per il N.T.: Storici, Didattici e Profetici. In totale sono 46 dell' A.T., suddivisi in 21 storici (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Rut, 1.2 Samuele, 1.2 Re, 1.2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1.2 Maccabei), 7 didattici (Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei cantici, Sapienza, Ecclesiastico) e 18 profetici (Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia). Il N.T. è composto, dal canto suo, da un totale di 27 libri, suddivisi in 5 storici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti degli Apostoli), 21 didattici (Romani, 1.2 Corinti, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1.2 Tessalonicesi, 1.2 Timoteo, Tito, Filemone, Ebrei, Giacomo, 1.2 Pietro, 1.2.3 Giovanni, Giuda) e uno profetico (Apocalisse).
Queste suddivisioni, solitamente adottate nelle diverse edizioni a stampa della Bibbia, a seconda di quale dei tre criteri esse riproducano, non presuppongono affatto e in nessun caso una presa di posizione sul genere letterario dei libri e hanno, soprattutto, un valore storico.
Rispetto alle articolazioni interne dei libri, si è oggi universalmente adottata la suddivisione di ogni libro biblico in sezioni chiamate capitoli, composti a loro volta da altre unità minori denominate versetti. Questa suddivisione, di origine cristiana, non possiede un fondamento scientifico. L'articolazione in capitoli risale a Stephan Langton, cancelliere dell'università di Parigi e arcivescovo di Canterbury (t I228). La suddivisione in versetti si deve all'ebreo convertito, poi domenicano, Sante Pagnini.
Nel 1528 questi pubblicò l'intera Bibbia, tradotta in latino dalle lingue originali. In questa edizione introdusse la suddivisione di tutta la Scrittura in versetti. Per l'A. T. si attenne all' antica tradizione giudaica, che aveva già distinto il testo biblico in brevi sezioni, come sappiamo dalla Mishna (sec. II). Gli scribi avevano inoltre indicato, alla fine di ogni libro, il numero esatto di tali divisioni. Partendo da questa base, Pagnini suddivise in versetti il testo dell'A.T. Ma questa soluzione non si impose. L'attuale divisione di tutto l'A.T. risale all'edizione latina della Bibbia curata da Robert Estienne (Stephanus) nel I 5 5 5. Egli utilizzò l'edizione di Pagnini per i libri della Bibbia ebraica e ne elaborò una propria per i rimanenti libri dell' A.T. Per il N.T. adottò quella da lui stesso approntata nel I5 SI per l'edizione greca del N.T. Queste divisioni cristiane, introdotte per il testo latino della Volgata, si sono poi generalizzate perfino per le edizioni critiche dell' A.T. e del N.T. nelle loro lingue originali, e per le loro traduzioni in altre lingue.

BIBBIA E PAROLA DI DIO - INDICE




Indice del volume

Sommario

Abbreviazioni e sigle

Introduzione

1. Cos'è la Bibbia per il credente
2. Qualche osservazione storica
3. Alla ricerca di un principio unificante
4. Introduzione allo studio della Bibbia
5. Complementi termino logici
a) I nomi della Bibbia
b) Numero e suddivisioni dei libri della Bibbia
6. Bibliografia generale

Parte prima
LA BIBBIA, PAROLA DI DIO Antonio Maria Artola

Capitolo I
Bibbia e parola di Dio

I. La parola di Dio nell'Antico Testamento
1. Efficacia della parola e origine divina
2. Principali forme della parola di Dio nell' Antico Testamento
a) L'oracolo profetico
b) La parola normativa
c) La storia
d) La creazione
e) La sapienza
3. Parola pronunciata, parola trasmessa, parola scritta
4. Verità, rivelazione, norma, come proprietà della parola

II. La parola di Dio nel Nuovo Testamento
1. La Scrittura dell'Antico Testamento
a)Da «i libri» a «Ìa Scrittura»
b)L'Antico Testamento come parola di Dio viva e attuale
2. Il messaggio cristiano come parola di Dio
a) Parola di Dio, parola del Signore, parola
b) Cristo come parola di Dio
3. La Scrittura dell'Antico Testamento come parola di Dio

III. Santità della Scrittura e parola di Dio
1. «libri santi»
2. Consacrazione e parola di Dio
3. La Scrittura come parola di Dio
4. La parola di Dio nella proclamazione liturgica
5. Riepilogo

IV. Bibliografia commentata

Parte seconda
IL CANONE DELLA BIBBIA - José Manuel Sdnchez Caro

Capitolo II
Il canone biblico

I. Impostazione della problematica
1. Chiarimenti terminologici
a) Sacra Scrittura
b) Canone, norma, normatività
c) Libri canonici, deuterocanonici e apocrifi
2. La letteratura canonica delle religioni del libro
3. Il canone biblico tra ebrei, protestanti e ortodossi
4. I libri canonici nella chiesa cattolica
5. Lo studio teologico del canone

II. Il. Formazione di una coscienza canonica nella Scrittura
1. Nascita e sviluppo di una coscienza canonica nell' Antico Testamento
2. Nascita e sviluppo di una coscienza canonica nel Nuovo Testamento
3. Tentativo di visione d'insieme

Capitolo III
La formazione del canone biblico

I. La formazione del canone dell'Antico Testamento
1. Il canone della Bibbia ebraica
2. Il canone cristiano dell'Antico Testamento

II. La formazione del canone del Nuovo Testamento
1. Primi dati: il periodo apostolico
2. La tradizione subapostolica fino al 150 circa
3. La decisiva seconda metà del secolo n
4. Il canone del Nuovo Testamento nei secoli III e IV
5. Fattori che contribuirono all'elaborazione del canone del Nuovo Testamento

Capitolo IV
Riflessione teologica sul canone

I. Il problema teologico del canone
1. La fondazione del canone nella teologia protestante
a) Il contenuto evangelico del Nuovo Testamento
b) L'autopistia della Scrittura
c) L'autorità della chiesa apostolica
d) Alcune osservazioni critiche
2. Il contributo della teologia orientale
3. Tentativi cattolici di fondazione teologica del canone
4. Criteri del canone e fondamento teologico
a) Cristo, il punto di riferimento
b) I criteri di canonicità
c) L'apostolicità come criterio articolante
d) La Scrittura e lo Spirito
e) Il canone della Scrittura e la chiesa
f) Conclusione

II. Questioni aperte
1. Esistenza di altri libri sacri non canonici?
2. Valore dei libri apocrifi
3. Relazione fra canone biblico e testo canonico
4. Il canone come contesto ermeneutico
5. Una questione metodologica

III. Appunti per una storia della ricerca
1. Il canone dell'Antico Testamento
a) Le discussioni nel XVI secolo e l'ipotesi tradizionale
b) Nuovo consenso nel XIX secolo
c) La ricerca storica attuale
d) Nuove linee d'indagine
2. Il canone del Nuovo Testamento
a) Le discussioni del XVI secolo
b) La ricerca protestante fino alla metà del xx secolo
c) La ricerca cattolica fino al xx secolo
d) Orizzonti della ricerca attuale

IV. Bibliografia commentata

Parte terza
L'ISPIRAZIONE BIBLICA Antonio Maria Artola

Capitolo V
La Bibbia come libro di fede

I. Genesi dell' Antico Testamento
1. L'evento fondante
a)L'evento e la sua rivelazione
b) La parola del patto e della legge
c) Efficacia delle parole fondanti
2. Dalle parole fondanti ai nuclei ispirati
3. L'Antico Testamento come parola di fede
a) Il carismatico della parola
b) Lo Spirito ispiratore
4. L'Antico Testamento come Scrittura ispirata

II. Formazione del Nuovo Testamento
1. La rivelazione del Padre in Gesù
2. La parola di fede agli albori del cristianesimo
a) La tradizione apostolica
b) Lo Spirito di Gesù
3. La Scrittura ispirata del Nuovo Testamento

III. L'autotestimonianza biblica
1. Significato e portata dell'autoreferenza biblica
2. Autoreferenza e ispirazione
3. Autoreferenza e verifica biblica
4. Autoreferenza e autopistia
5. Riepilogo

Capitolo VI
Il dogma dell'ispirazione

I. La dottrina dei concili
1. Dalle origini al Vaticano I
2. Il concilio Vaticano I
3. Dal Vaticano I al Vaticano II
4. La Dei Verbum

II. L'aspetto vincolante dell'insegnamento conciliare

Capitolo VII
La natura dell'ispirazione

I. La Scrittura nei disegni di Dio
1. La decisione divina di comporre la Scrittura
2. L'elezione degli autori ispirati
3. Le proprietà della futura Scrittura
4. L'attribuzione della Scrittura a Dio
5. La Trinità all'origine della Scrittura

II. Lo Spirito ispiratore
1. Il momento della rivelazione
2. Il momento dell'espressione
a) Genesi della parola ispirata
b) Peculiarità del linguaggio di fede
3. Espressione di fede e consacrazione della parola

III. La Scrittura ispirata
1. La tradizione ispirata
a) Il linguaggio di fede primordiale
b) La parola sapienziale
2. L'opera ispirata
a) La Scrittura
b) Il testo
c) La traduzione
3. La lettura ispirata
4. L'ispirazione biblica

IV. Questioni aperte
1. Indole comunitaria dell'ispirazione
2. Chi degli autori era ispirato?
3. Un testo di origine merarnente umana può divenire Scrittura?
a) Le citazioni bibliche
b) L'appropriazione di uno scritto intero
4. Ispirazione biblica nel tempo della chiesa

Capitolo VIII
La teologia dell'ispirazione nel corso dei secoli

I. La rivelazione profetica
1. La mantica ellenistica
2. La patristica
3. I maestri arabi ed ebrei del Medioevo
4. Il sistema scolastico
a) La profezia
b) L'ispirazione
c) La causa strumentale

II. Dalla rivelazione all'ispirazione
1. L'interesse per il libro ispirato
2. Il dettato divino
3. L'ispirazione reale
4. Dal XVI secolo al Vaticano II
a) I successori di Lessius
b) L'ispirazione come carisma d'inerranza
c) La Bibbia come fenomeno di linguaggio
d) Alcuni apporti protestanti
e) Prospettive

Capitolo IX
La verità della Bibbia

I. La verità della Bibbia come problema
1. Modelli diversi di verità
a) La verità in Grecia e nel mondo semitico
b) La verità cristiana
2. I conflitti con la verità della Bibbia
a) Lo scandalo cristiano
b) La verità della Bibbia fino al XVI secolo
c) I conflitti tra la Bibbia e la scienza nell'Evo Moderno
d) L'intervento di Leone XIII
e) I «generi letterari»
f) La Bibbia, libro per la salvezza

II. Natura della verità biblica
1. Il complesso mondo della verità
2. La verità della Bibbia secondo la Dei Verbum

III. Verità della Scrittura e scienza biblica
1. Senso e verità degli enunciati biblici
2. Verità biblica e verificazione
3. Livelli della verità biblica

IV. Questioni aperte
1. Ispirazione e verità della Bibbia
2. Verità e canone
3. Il soggetto della verità biblica
4. I gradi di affermazione biblica
5. La natura propria della verità biblica

V. Bibliografia commentata


Parte quarta
ERMENEUTICA BIBLICA E METODOLOGIA ESEGETICA José Manuel Sdnchez Caro

Capitolo X
L'interpretazione della Sacra Scrittura fino al xx secolo

I. Chiarimento termino logico
1. Ermeneutica
2. Esegesi
3. Interpretare, senso, verità
4. Attualità, attualizzazione, attuazione

II. L'interpretazione della Sacra Scrittura nella Bibbia stessa
1. La reinterpretazione dell' Antico Testamento al suo interno
2. La prima esegesi dell'Antico Testamento
3. L'interpretazione dell' Antico Testamento alla luce del Nuovo
4. La reinterpretazione del Nuovo Testamento al suo interno
III. L'interpretazione biblica dei Padri della chiesa

1. I primi due secoli
2. La scuola di Alessandria
3. L'esègesi antiochena
4. L'interpretazione della Bibbia in Occidente
5. Decadenza dell'esegesi patristica

IV. L'interpretazione biblica nel Medioevo
1. La lectio divina
2. La Bibbia nella scuola
3. L'allegoria: i quattro sensi
4. Bibbia e interpretazione della storia
5. La lectio scholastica

V. Rinascimento e riforma
1. L'Umanesimo
2. La riforma protestante
3. Trento e l'esegesi postridentina

VI. Razionalismo, Illuminismo e critica storica
1. Il razionalismo del XVII secolo
2. Bibbia e Illuminismo nel XVIII secolo
3. Il XIX secolo e la critica storica

VII. Dall'analisi dei generi al problema ermeneutico

VIII. Orientamenti bibliografici

Capitolo XI
Il problema ermeneutico e le scienze umane

I. Ermeneutica esistenziale
1. I precedenti filosofici
2. L'interpretazione esistenziale di R. Bultmann
3. La «nuova ermeneutica»

II. Ermeneutica storico-politica
1. Recupero della storia e dimensione politica
2. Bibbia e sociologia
a) I precursori
b) Il metodo sociologico
c) L' «esegesi sociologica» in senso stretto
d) L'esegesi socio-storica
e) Note critiche
3. Ermeneutica biblica nella teologia della liberazione
a) Caratteristiche generali
b) Gli autori
c) Riflessione critica

III. Ermeneutica e scienze umane
1. L'analisi strutturale o semiotica
2. P. Ricoeur: interpretazione dei simboli e mondo del testo
3. Psicanalisi e interpretazione dei testi biblici
4. Altre letture e metodi interpretativi
a) L'analisi stilistica
b) nL'analisi retorica
c) La lettura femminista della Bibbia

IV. Orientamenti bibliografici

Capitolo XII
L'ermeneutica cattolica della Bibbia

I. Orientamenti recenti del magistero della chiesa
1. Antecedenti del concilio Vaticano n
2. L'elaborazione della costituzione Dei Verbum

II. Ermeneutica della Bibbia: parola di Dio in linguaggio umano
1. Il punto di partenza: l'indole umano-divina della Scrittura
2. Il principio ermeneutico dell'intenzione dell'autore
3. Generi letterari e altri metodi
a) I generi letterari
b) I metodi storico-critici
c) Il contributo delle scienze umane
4. Un metodo di lavoro

III. Ermeneutica della Bibbia: la lettura «nello Spirito»
1. Il testo conciliare e i suoi precedenti
a) Un lungo cammino
b) Il testo definitivo
c) Il principio della lettura «nello Spirito»
3. Significato del principio,
1. Lo Spirito nel quale fu scritta
a) Prime osservazioni di Mons. Edelby
b) La Scrittura e la chiesa
c) Conseguenze ermeneutiche
4. Significato del principio,

II. Lo Spirito nel quale dev'essere letta e interpretata
5. Contenuto e unità di tutta la Scrittura
a) Contesto religioso e culturale dei libri biblici
b) Contenuto e unità della Bibbia nella riflessione patristica
c) Leggere la Scrittura nell'unica storia della salvezza
d) La prospettiva canonica
e) L'insieme letterario
6. La tradizione viva di tutta la chiesa
a) La tradizione e lo Spirito
b) Tradizione e Spirito secondo i Padri della chiesa
c) La tradizione come epiclesi della storia della salvezza
d) Tradizione e riflessione ermeneutica attuale
7. L'analogia della fede
a) Origine e significato di una formula
b) Il senso del mistero
c) L' «orizzonte» ermeneutico
8. Bibbia e magistero della chiesa
a) Scrittura, tradizione e magistero nel contesto della chiesa
b) La Sacra Scrittura affidata alla chiesa
c) Il ministero magisteriale
d) Modi diversi d'interpretare autenticamente la Scrittura
e) Il servizio dell'interprete e il magistero

IV. Ermeneutica biblica: attualizzazione della Scrittura
1. La problematica del senso cristiano dell' Antico Testamento
a) La lettura dell' Antico Testamento nella chiesa
b) La teoria dei sensi biblici
2. L'attualizzazione della Scrittura
a) Punto di partenza: la costituzione Dei Verbum
b) Riflessione ermeneutica

V. Questioni aperte

VI. Orientamenti bibliografici

Capitolo XIII
Metodologia biblica esegetica

I. Il testo
1. Testo e lettura del testo
a) Il testo, struttura e storia
b) Lettura sincronica, diacronica e attualizzante
2. Lettura del testo e metodologia esegetica

II. La fase preparatoria del testo
1. Fissazione del testo. La critica testuale
2. Strutturazione di superficie
a) Delimitazione di una pericope
b) Attenzione al contesto
c) Articolazione del testo
d) Lettura riflessiva
3. Traduzione e uso di traduzioni
a) La difficoltà di tradurre
b) Traduzione per equivalenza formale
c) Traduzione per equivalenza dinamica

III. La lettura sincronica del testo
1. Analisi morfologico-sintattica
a) Studio lessicale
b) Forme e funzioni
2. Analisi stilistica
3. Analisi semantica e semiotica
a) Analisi semantica del lessico
b) Analisi semantica di un testo
c) Analisi semiotica di un testo

IV. La lettura diacronica del testo
1. Critica letteraria
a) Finalità
b) Procedimenti
2. Analisi dei generi
a) Forme e generi letterari
b) Determinazione dei generi e delle forme letterarie
c) La situazione vitale
3. Analisi delle tradizioni
a) Trasmissione delle tradizioni
b) Tradizioni nell'Antico e nel Nuovo Testamento
c) Applicazione del metodo
4. Analisi della composizione
a) Redazione e redattori
b) Il metodo
c) Applicazione del metodo
5. Altri metodi complementari
V. L'interpretazione storica
1. La questione della storicità
2. Lettura storica dell'Antico Testamento
3. Lettura storica del Nuovo Testamento

VI. La lettura ermeneutica
1. Attualità e attualizzazione
2. L'interpretazione attuale della Scrittura
a) Comprensione del contenuto del testo
b) Comunicazione di quanto compreso
3. Attualizzazione del testo biblico
a) Dialogo con il testo
b) L'attenzione al testo
c) Il lettore e il suo pre-testo
d) Il contesto della lettura
e) Luoghi e metodi

VII. Strumenti per l'esegesi
1. Bibliografia sugli strumenti
2. Fonti bibliografiche
3. Edizioni della Bibbia
4. Lessici
5. Sinossi dei vangeli
6. Grammatiche
7. Concordanze
8. Dizionari ed enciclopedie
9. Apocrifi
10. Altri sussidi

Capitolo XIV
La Bibbia nella vita della chiesa

I. Bibbia e liturgia
1. La proclamazione della parola
2. Omelia e interpretazione della Scrittura
II. Sacra Scrittura e teologia
1. Note storiche
a) Il modello ermeneutico biblico e patristico
b) Il modello ermeneutico dogmatico e la frattura tra Bibbia e teologia
2. La Scrittura, anima della teologia secondo il Vaticano II
a) Antecedenti della costituzione Dei Verbum
b) La costituzione Dei Verbum
3. Un modello ermeneutico integratore

III. Bibbia e ministero della parola
1. La predicazione
2. La catechesi

IV. La lettura della Bibbia
1. La lettura della Bibbia nella chiesa
a) Una pratica raccomandata
b) Tempo di limitazioni
c) Un libro di nuovo aperto a tutti
2. La lettura della Bibbia in comunità e nei gruppi
a) Vantaggi, difficoltà e tipi di lettura comunitaria
b) Fattori da tenere in considerazione
c) La lettura integrista della Bibbia
d) Corsi e gruppi biblici popolari
3. La lettura spirituale della Bibbia
a) Quadro generale
b) La lettura spirituale della Bibbia
c) La lectio divina

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GESÙ NELLE FONTI EXTRABIBLICHE - Le antiche testimonianze sul Maestro di Galilea


RETROCOPERTINA

Gesù è veramente esistito? Quali sono le fonti extrabibliche che parlano di lui? Si tratta di fonti "affidabili" o rielaborate da una mano cristiana? Quale figura di Gesù traspare in esse? La ricerca di Van Voorst, scandita in cinque parti, risponde con chiarezza e precisione a questi interrogativi. Dopo aver bre­vemente inquadrato la questione (cap. 1), l'autore presenta e di­scute le fonti classiche che parlano del Maestro di Galilea. Diver­si sono gli autori presi in considerazione: Thallos, Plinio il Gio­vane, Svetonio, Tacito, Mara bar Serapion, Luciano di Samosata, Celso. Di ognuno si presentano i testi, verificandone l'attendibi­lità storica e letteraria (cap. 2).
Vengono quindi affrontate le te­stimonianze presenti nella letteratura ebraica: i manoscritti di Qumran, gli scritti di Giuseppe Flavio, alcuni testi della tradi­zione rabbinica e le Toledot Jeshu (cap. 3). L'autore spinge la sua indagine anche nei meandri della formazione dei testi neotesta­mentari, facendo il punto della ricerca sulle fonti da cui sarebbe­ro nati i Vangeli: la fonte Q, la fonte giovannea dei segni, le fonti proprie a Luca e a Matteo (cap. 4). Non poteva infine mancare un approfondimento sulla letteratura cristiana posteriore al Nuovo Testamento, che comprende testi apocrifi di rilievo come ilVan­gelo di Tommaso (presentato integralmente), il Vangelo di Pietro, il Vangelo segreto di Marco...(cap. 5).
Da questi documenti, Gesù emerge ora nelle vesti di un saggio, ora in quelle di un maestro autorevole, ora come mago o imbro­glione, ora come istigatore del popolo, ora come rivelatore di una conoscenza segreta. Alla fine ci si rende conto che la sua esisten­za storica, ampiamente documentata, sfugge a ogni definizione, lasciando pienamente intatto il mistero insondabile del Dio fatto uomo.

PREFAZIONE

Questo libro prende in considerazione le testimonianze antiche circa la vita, la morte e la resurrezione di Gesù tratte dalle fonti extraevangeliche. Si tratta di un argomento molto ampio, tanto che chi lo tratta si trova necessariamente a porsi dei limiti riguardo all'approfondimento del tema. Ho cercato di presentare in modo completo i brani in una traduzione moderna e di introdurre i temi più importanti concernenti l'interpretazione attuale di tali brani. A causa dell'ampiezza dell'argomento, non posso pretendere di dar conto in modo esauriente dello status della ricerca. Il lettore interessato può seguirne le tracce nelle note a piè di pagina. Mi riterrò soddisfatto se su qualche punto riuscirò ad andare al di là di questi obiettivi, per offrire uno sguardo nuovo sui problemi storici e teologici in questione.

Molte persone mi sono state d'aiuto nella realizzazione di questo libro e vorrei cogliere l'opportunità di ricordarle e ringraziarle. Il personale di redazione della William B. Eerdmans mi ha sostenuto nel percorso di sviluppo del libro. Ringrazio specialmente Daniel Harlow, mio redattore alla Eerdmans, ora al Calvin College, e Craig Evans e Bruce Chilton, curatori della collana Studi sul Gesù storico, per averrni invitato a scrivere questo volume e per avermi guidato nel farlo. Probabilmente essi non sono d'accordo su ogni parola qui contenuta, ma hanno contribuito a fare di questo saggio un libro migliore.

I miei studenti di Nuovo Testamento al Lycoming College, dove ho insegnato dal 1989 al 1999, hanno ascoltato molto di quello che è qui contenuto, ne hanno letto la maggior parte e hanno contri- buito al processo della stesura. Sono stati di continuo stimolo, e con che piacere! Tutti loro hanno avuto un'influenza indiretta sul libro, e alcuni hanno avuto un'incidenza ancora più ampia. Facendo domande alle quali non sapevo rispondere prontamente, Kay mi ha spinto ad approfondire maggiormente alcuni temi di carattere interpretativo. Mettendo in discussione il significato religioso esercitato da questi testi sui contemporanei, Herb ha focalizzato l'attenzione sul loro significato religioso nel mondo antico. e ridendo ogni qual volta menzionavo la fonte Q, Jill mi ha ricordato che non tutte le ipotesi sono così ovvie ad alcune persone come ad altre.

Le ricerche necessarie a questo libro sono state svolte, in gran parte, durante un anno sabbatico trascorso a Oxford (Inghilterra) nel 1997. La magia storica e culturale di Oxford è superata solo dalla vivacità del suo clima intellettuale. La facoltà e lo staff del Westrninster College e il suo preside mi hanno gentilmente ospitato come ricercatore ospite, e R. Joseph Hoffmann mi ha dato il benvenuto per due volte come docente ospite nel suo - vivace corso «Gesù nel pensiero contemporaneo». Christopher Rowland del Queen's College mi ha ammesso al corso universitario avanzato sul Gesù storico. Il clero e la congregazione della St. Ebbe's Church hanno accolto questo straniero nella loro vita e i docenti universitari che ne sono membri mi hanno offerto un altro punto di contatto con l'università. Non da ultimo, sono grato al Lycoming College per avermi concesso l'anno sabbatico e per aver finanziato due soggiorni di studio estivi con borse di ricerca, per lavorare a questo progetto.

Tre biblioteche e il loro personale mi hanno fornito un aiuto eccellente nella ricerca. La Burke Library dell'Union Theological Seminary a New York è stata un luogo perfetto per iniziare e con- cludere la ricerca; il responsabile principale della consultazione e dei servizi agli utenti, Seth Kasten, mi ha fornito un'assistenza tempestiva nella consultazione delle banche dati informatiche. La Bodleian Library dell'Università di Oxford è stata il magnifico centro in cui ho lavorato durante l'anno sabbatico per questo libro; le sue bibliotecarie sono state sempre gentili e disponibili ad aiutare «l'Americano che lavora su Gesù»: Christine Mason al banco delle richieste della Old Library, Mary Sheldon- Williams che sovrintende la sezione Classici e Teologia, e Jacquie Dean insieme a Liz Fisher della Lower Reserve. La Snowden Library del Lycoming College ha fornito alla mia ricerca un supporto costante di alto livello; numerose richieste di prestito interbibliotecario sono state effettuate da Marlene Neece, e non pochi nuovi acquisti da Sue Beidler. Il personale della Beardslee Library del Western Theological Seminary ha ottenuto parecchi prestiti interbibliotecari e la mia valente segretaria, Marilyn Essink, mi ha aiutato nella stesura finale del testo e dell' indice.

Ho un inesprimibile debito di gratitudine verso mia moglie Mary e verso i nostri due figli Richard e Nicholas per il loro amore e il loro sostegno. Oltre a leggere in modo critico questo libro, mentre ero a Oxford Mary ha continuato a portare da sola il peso della gestione di una casa e di una famiglia - in cui di solito i doveri vengono condivisi, anche se in modo imperfetto - con pochi attimi di tranquillità. Ciò che l'autore di un poema accolto in Pro 31 dice di una buona moglie si applica specialmente a Mary in ogni cosa che fa: «Molte donne sono state efficienti, ma tu le sorpassi tutte quante».

Questo libro è dedicato con gratitudine e grande stima ai miei due insegnanti di Nuovo Testamento presso l'Union Theological Seminary di New York J. Louis Martyn è stato un Doktorvater gentile e incoraggiante, un eccellente docente di studi biblici che trasmetteva più con l'esempio che con le regole, incoraggiando storia e teologia ad andare a braccetto. Il defunto Raymond E. Brown ha saputo combinare l'eccellenza nelle ricerche bibliche alla preoccupazione di tenere uniti i risultati degli studi con la pratica ecclesiale, influenzandomi profondamente. Lux perpetua luceat ei.

INDICE

PREFAZIONE
Abbreviazioni

I. LA RICERCA SU GESÙ NELLE FONTI EXTRABIBLICHE
Una breve storia della ricerca
È veramente esistito Gesù?
La struttura del presente saggio

II. GESÙ NELLA LETTERATURA DELL' ANTICHITÀ CLASSICA
Thallos: l'eclissi alla morte di Gesù
Plinio il Giovane: il Cristo del culto cristiano
Svetonio: Chrestus l'istigatore
Tacito: il Cristo messo a morte
Mara bar Serapion: il saggio re ebreo
Luciano di Samosata: il sofista crocifisso
Celso: Cristo il mago
Conclusioni

III. GESÙ NELLA LETTERATURA EBRAICA
Gesù è menzionato nei rotoli del Mar Morto?
Giuseppe Flavio: Gesù, un uomo saggio chiamato «Cristo»
La tradizione rabbinica: Gesù, mago e imbroglione
Le Toledot Jeshu: quanto antica è la polemica su Gesù?
Conclusioni

IV. GESÙ NELLE FONTI DEI VANGELI CANONICI
L: Gesù, maestro e guaritore autorevole
Il materiale particolare usato da Matteo: una fonte M su Gesù?
La fonte dei segni del quarto vangelo: Gesù il messia
Q: Gesù, l'inviato del regno di Dio
Gesù era un cinico ebreo?
Nessun interesse per la croce e la resurrezione?
Conclusioni

V. GESÙ NELLA LETIERATURA CRISTIANA POSTERIORE AL NUOVO TESTAMENTO
Gli Agrapha: detti sparsi di Gesù
Gli scritti di Nag Hammadi: Gesù il rivelatore della conoscenza segreta
Il Vangelo di Tommaso
Gli apocrifi del Nuovo Testamento: tradizioni e leggende su Gesù
I vangeli dell'infanzia
Il Vangelo di Pietro
Il Vangelo segreto di Marco
Le Salite di Giacomo
Conclusioni

BIBLIOGRAFIA
Fonti primarie
Fonti secondarie

INDICE DEGLI AUTORI MODERNI

INDICE TEMATICO

INDICE DELLE FONTI
Fonti bibliche
Fonti classiche
Fonti ebraiche
Fonti cristiane antiche

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AL DI LÀ DEI MULINI A VENTO -Crimini compiuti in nome di Dio


RETROCOPERTINA

Il libro analizza la metafora del combattimento contro i mulini a vento di Don Chisciotte. Egli vede costantemente nemici che esistono solo nella sua immaginazione. È storicamente attendibile il fatto che la Chiesa istituzione abbia continuamente ricercato i suoi 'mulini a vento' contro cui scagliarsi? Una paranoica, folle ricerca senza soluzione di continuità di nemici contro cui combattere: musulmani, cristiani, ebrei, eretici e minoranze religiose.
Intolleranza, fondamentalismo e assolutismo hanno portato la cristianità ad applicare nei secoli metodi coercitivi e lesivi dei diritti umani, nonché crimini compiuti in nome di Dio.
A questa onnipresente ricerca del nemico si ispirarono: le crociate, l'Inquisizione, la tortura , i roghi, la persecuzione degli eretici e l'antisemitismo. La pretesa 'giusta causa voluta da Dio' della Chiesa e dei papi, è stata sovente pretesto del desiderio di potere e giustificazione di ogni sorta di barbarie.
Il testo, oltre alla documentata ricerca storiografica dei grandi eventi epocali summenzionati, analizza le ricadute psico-sociologiche e confuta le tesi revisioniste.
Potranno mai i numerosi 'mea culpa' dei papi legittimare anche i silenzi in relazione all'Olocausto, gli scandali della pedofilia, il soffocamento dei diritti umani, i crimini passatie recenti?

Introduzione dell'autore

Il testo usa il linguaggio del saggio-argomentativo e si prefig­ge lo scopo di condurre il lettore con nessi logici e idee-guida che gravitano intorno a una tesi, alla valutazione del punto di vista del­lo scrittore. La tesi - che sarà più avanti illustrata - viene sostenu­ta:

- dall'esposizione di dati, fatti concreti e oggettivi di storiae di cronaca;
- dal costante ricorso alle opinioni e affermazioni di studiosi di livello internazionale;
- da correlazioni logiche e affermazioni coordinate secondo il rapporto di causa-effetto;
- e dal continuo riferimento a valori etici universali incon­trovertibili.

Oltre alle tesi sostenute, viene presa in considerazione l'antitesi e la sua confutazione, tipico della tecnica argomentati­va.
Al termine di ogni capitolo, troviamo la rubrica "Argomenti di riflessione e di analisi". Domande e argomenti che suscitano la riflessione e la partecipazione critica del lettore che può collegare logicamente i fatti tra loro, cogliere i messaggi espliciti e impliciti dell'esposto e confrontarsi con i pensieri e i valori positivi con­nessi anche a tematiche di attualità. Il testo è infine corredato da una serie di appendici contenenti informazioni specifiche di con­sultazione e approfondimenti.
Il criterio generale adottato nella stesura di ogni capitolo è stato quello di fare ricorso diretto alle fonti - testi, documenti o­riginali, saggi, fatti di cronaca - spesso citate integralmente o quasi, per dare al lettore un rapporto diretto, esaustivo e creativo con la documentazione e il suo stile.
Nella sua introduzione il libro analizza alcuni racconti dal romanzo del Don Chisciotte di Cervantes, con particolare riferi­mento al brano relativo al combattimento contro i mulini a vento che Don Chisciotte nella sua follia scambia per giganti. Egli vede costantemente nemici che esistono solo nella sua immaginazione. Questa metafora sarà il leit motiv del testo per sostenere questa tesi: È storicamente attendibile il fatto che la Chiesa-istituzione, abbia continuamente ricercato i suoi "mulini a vento" contro cui scagliarsi? Una paranoica, folle ricerca - senza soluzione di con­tinuità - di nemici contro cui combattere: musulmani, cristiani, ebrei, eretici, governi, minoranze religiose, ecc.
Un'incapacità ra­zionale ed emotiva di tolleranza, rigidità di pensiero e impossibi­lità ad accettare gli appartenenti ad un'altra estrazione ideologica e religiosa, hanno portato la cristianità ad applicare nei secoli me­todi coercitivi e lesivi dei diritti umani, nonché efferati crimini compiuti in nome di Dio.

È a questa onnipresente, folle ricerca del "nemico" che si i­spirarono le guerre sanguinarie della cristianità: le crociate, l'Inquisizione, la persecuzione degli eretici, l' antisemitismo, ecc. La pretesa "giusta causa voluta da Dio" della Chiesa e dei papi, è stata sovente pretesto del desiderio di brama di potere e giustifi­cazione di ogni sorta di barbarie.
Nel testo, unitamente alla documentata ricerca storiografica dei grandi eventi epocali summenzionati, vi sono anche ampi set­tori di esposizione e di informazione di carattere psico­sociologico.
Argomentazioni riconducibili alla psicologia: motivazioni profonde dell'Inquisizione, proiezioni dell'immagine del "nemi­co", follia, paranoia, pedagogia della paura e terrorismo come re­ale scopo delle torture.
Tematiche riguardanti due sfere di indagini, quella sociologi­ca e quella di antropologia culturale: il connubio della religione con il potere, interessi politico-economici della Chiesa, la disu­guaglianza, la persecuzione del "diverso", del debole, della mino­ranza, gli individui come "attori sociali" soggetti all' influenza del conforrnÌsmo e dell"'omologazione", l'assunzione di ruolo e il "mentire sociale" di pirandelliana memoria, i comportamenti del­le masse, il contagio emozionale delle folle in relazione alle cro­ciate; comparazione e contrapposizione delle civiltà cristiana e i­slamica, l'ascesa di un nuovo awersario ideologico del sistema democratico, la religione come istituzione nella società e come espressione di potere, di assolutismo e fondamentalismo.
Psicologia, sociologia, antropologia culturale: discipline di­verse ma complementari che condividono campi di studi e stru­menti di ricerca che contribuiscono a definire un quadro integrato della storia vista non soltanto come un corso oggettivo di eventi attraverso il tempo o semplicemente come avvenimenti di inte­resse culturale costellati di suggestività e tensione, ma soprattutto storia, in quanto oggetto di interesse morale. Historia magistra vitae (storia m
aestra di vita) e monito, avvertimento per quanti ar­rogatisi del potere spirituale assoluto, hanno perpetrato "i metodi coercitivi e lesivi dei diritti umani" poi imitati e applicati dalle ideologie totalitarie del XX secolo!

A questo proposito è significativa l'affermazione fatta dallo storico e teologo di fama internazionale J.H. Ignaz von Doellinger "Il potere assoluto corrompe [in assoluto] chi lo possiede, e in tutta la storia possiamo trovarne testimonianza. Nel caso in cui si tratti di un potere spirituale che governi le coscienze degli uomini, il rischio diventa ancora maggiore, in quanto il possesso di un tale potere esercita un fascino pericoloso e porta contemporaneamente ad ingannare se stessi, poichè la sete di dominio quando diventa passione è molto facile da giustificare con il pretesto dello zelo per la salvezza altrui..."

INDICE

PREFAZIONE
INTRODUZIONE DELL'AUTORE

CAPITOLO I
Don Cbiseiotte della Mancia

Analisi testuale
Racconti dal testo
Critica letteraria di Auerbach
Argomenti di riflessione e di analisi

CAPITOLO Il
Erasmo da Rotterdam

Il personaggio e la sua formazione culturale
La traduzione del Nuovo Testamento in greco
Laus Stultitiae
Elogio della follia
Note dal Saggio di Ronald H. Bainton
Premesse e parti del testo
Etica e morale di Erasmo
Graziato, nonostante tutto.
Commento interpretativo all' "Elogio della Follia"
Argomenti di riflessione e di analisi


CAPITOLO III
Le Crociate

Note Introduttive
Storici e mistificazioni sulle Crociate
Premesse storico-ideologiche
"Il braccio armato" della Chiesa
Guerra Giusta?
La prima crociata
Gli eserciti della prima crociata
Orrori nell'assedio di Gerusalemme
Cronache ebraiche ed arabe
Il Regno di Gerusalemme e la sua caduta
Le successive crociate
Conclusioni
Argomenti di riflessione e di analisi

CAPITOLO IV
La crociata contro gli Albigesi

Una crociata sanguinosa
Dottrine e pratiche degli Albigesi o Catari
La crociata contro i Catari e la cultura provenza le
Che la strage cominci
Cronache del terrore
Argomenti di riflessione e di analisi


CAPITOLO V
La "Santa" Inquisizione - parte prima

Ragioni e ideologie più profonde dell'Inquisizione
Origine dell'Inquisizione
Cronistoria
Espansione e zone di influenza
L'Inquisizione medioevale
L'Inquisizione spagnola

Inquisizione romana. Congregazione del Sant'Uffizio
Tendenza revisionista dell'Inquisizione
I volenterosi carnefici del Papa
Cronaca dell 'Inquisizione spagnola in Sicilia (1487-1782)
Il trionfo della fede nella Palermo del Sant'Uffizio
Un fatto di cronaca
L'azione giudiziaria
Pratica criminale delle torture
Il "teatro" dell'Inquisizione
Gli "autos da fé" in Sicilia nei secoli XV-XVIII
Vittime dell'Inquisizione (e non solo), un numero esiguo?
Guerre di religione e riforma
Genocidio delle popolazioni indigene delle Americhe
Un male "a livello qualitativo"


CAPITOLO VI
La "Santa" Inquisizione - parte seconda

Tribunali e procedura
Pubblico inizio delle "attività" inquisitorie
L'inquisitio generalis in Trentino
L'interrogatorio degli imputati
La tortura
Istruzioni sulla "Questione"
Ulteriori sistemi di tortura dell'Inquisizione
Dentro la camera della tortura
Terrorismo come reale scopo della tortura
La confisca dei beni
Registri dell'inquisizione: nomi e voci di alcune vittime
Secoli di crimini impuniti
Argomenti di riflessione e di analisi

CAPITOLO VII
L'Indice dei libri proibiti

Breve cronistoria dell 'Indice
I vari indici: Paolino, Tridentino e Clementino
L'applicazione delle norme
Il XVII secolo: la censura continua.
Il XVIII secolo e il declino degli indici
La Bibbia nel XVI secolo proibita dalla Chiesa
Argomenti di riflessione e di analisi

CAPITOLO VIII
Eretici dissidenti e riformatori - parte prima

Cronistoria e definizione dell' eresia
Eresia: concetto adeguato?
I vescovi Agobardo di Lione e Claudio di Torino
Berengario di Tours
Pietro di Bruys e Enrico di Losanna
I Cluniacensi, i Patari e Arnaldo da Brescia
Pietro Valdo e il valdismo
Da Gioacchino da Fiore a frate Dolcino da Novara
I Templari
Beghine e Begardi (o Bizocchi)
Streghe ed eresia
L'olocausto delle donne
Analogie con i metodi e le logiche naziste
Le voci del "trattamento dell' anima"
Evoluzione e creazione dell'immagine del "nemico"
Michele Berti da Calci e Papa Giovanni XXII
Papi eretici e falli bili
"Il papa è infallibile?"
Wycliffe John (1324-1384) e i Lollardi
Hus Jan e gli Hussiti
Valla Lorenzo (1405-1457) La falsa donazione di Costantino

Girolamo Savonarola (1452-1498)
Pomponazzi Pietro
William Tyndale


CAPITOLO IX
Eretici dissidenti e riformatori - parte seconda

Martin Lutero e la Riforma protestante
La Taxa camarae
Eretici italiani
Pomponio de Algerio
Pietro Camesecchi
Lelio e Fausto Socini e il socinianesimo (unitarianismo)
Galileo Galilei
Isaac Newton
Newton: la ricerca della verità nella natura e nella Scrittura
Il vescovo Strossmayer e gli anti-infallibilisti
Argomenti di riflessione e di analisi


Appendice A - Il grande assordante silenzio
I silenzi sull'Olocausto
I campi di concentramento
I silenzi di Pio XII


Appendice B - I "mea culpa" del papa
La Chiesa chiede perdono: crociate, inquisizione,
mancata difesa dei diritti umani, ecc.
Le scuse di Wojtyla
Una raccolta di opinioni non allineate


Appendice C - Lo scandalo dei preti pedofili
Al di là dei mulini a vento

Contro i preti di Boston il dossier della vergogna
Lo scandalo USA scuote il Vaticano
La protesta: il Cardinale di Boston a Roma
Vaticano, un documento segreto per coprire i preti pedofili


Appendice D - "Portare la maschera"
"Mentire sociale e vedersi vivere" nell'arte di Pirandello
Così si entra in lista di attesa
Convenzioni sociali
Psicologia del conformismo


Appendice E - "Nemici" reali e immaginari
Il telescopio spaziale
Visione deformata della realtà
L'arte di vivere
Conflitti interiori, complessi
Psicologia, ragione, umanesimo
Il senso di colpa: liberarsi dai ricatti morali
Amare nonostante tutto
Rendersi e rendere liberi
Stop alle nevrosi
Accettare l'alterità
Ascoltare, l'arte dimenticata
Diventare responsabili
Il coraggio di smascherarsi


Appendice F - Un Nome "al di sopra di ogni altro nome"

INDICE ANALITICO


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7 - PICCOLA ENCICLOPEDIA STORICA SUI TESTIMONI DI GEOVA - VOL. VII- 1943 ÷ 1945

Picc.Encicl.TG-720

Pace Emanuele
nasce nel 1958 in una famiglia aderente già dal 1949, alla fede dei Testimoni di Geova. Abbandona gli studi superiori, all'età di 18 anni, per dedicarsi all'evangelizzazione a tempo pieno, quale Ministro di Culto dei Testimoni di Geova. Viene inviato ed assegnato a tale scopo, in alcuni paesi del meridione d'Italia. Oggi marito, padre e nonno, è impiegato presso un'ente pubblico.


RETROCOPERTINA VII° VOLUME

Tra il 1943 e il 1945 si verificò quello che, i fedeli alla Denominazione: Testimoni di Geova, avevano per anni “profetizzato” durante il ventennio, a costo di durissime persecuzioni, quando invitarono il regime e tutto il suo entourage a: “…ravvedersi dei loro atti ingiusti e dare gloria a Dio…”. I fatti avvenuti il 25 luglio 1943, condussero presto ai tragici eventi del 28 aprile 1945, ma anche ai lieti giorni del 2 maggio 1945, quando le armi in Italia cessarono di sparare.

Così, dal 1943, con le liberazioni dal carcere e dai luoghi di confino di molti fedeli della Denominazione, si iniziò lentamente, malgrado il forte disagio legato ai problemi della guerra civile ancora in corso nella nazione, a ricostruire quei collegamenti e quei rapporti tra la fratellanza nel paese. Un ruolo maggiore, nell'ottemperare a quest'opera pastorale non priva di rischi, fu dato, tra il 1943 e il 1944, da Fossati Agostino, il quale collaborando con l'ufficio Betel a Cernobbio, iniziò a visitare la fratellanza italiana tentando alla meno peggio di ristabilirne i contatti tra i fedeli, prevalentemente nel centro-nord dell'Italia.

Varie furono le negative vicissitudini occorse nel 1943; tra le più infauste ricordo l'arresto nel mese di dicembre di Narciso Riet a Cernobbio, dove aveva eletto la propria residenza solo nel mese di agosto. O la chiusura dell'ufficio Betel a Cernobbio il 10 aprile 1944, perché fatto oggetto delle attenzioni dei fascisti e dei nazisti delle SS. Alla fine dell'anno 1944, venne arrestato dalle SS e deportato in Germania, anche il Fossati, il quale venne liberato solo nella primavera del 1945. Il lato positivo, lo si ebbe per la Denominazione e la fratellanza tutta, dal 18 luglio 1945 e maggiormente, dal 31 ottobre 1945, quando vennero inviate due importantissime circolari dalla WTB&TS che davano per la prima volta ai fedeli in Italia, disposizioni, norme e regole sull'effettiva Organizzazione dei Testimoni di Geova. In Italia, i fedeli non conoscevano l'assetto e la struttura dell'organizzazione religiosa dei Testimoni di Geova, né le sue norme e disposizioni interne; essi ignoravano del tutto e non sapevano in che consistesse l'autentica Organizzazione. La maggioranza dei fedeli vi si adeguò, altri no. Questo periodo fu certamente un momento interessante ma anche agitato per la storia del Movimento.

Nel novembre del 1945, con la visita in Svizzera del presidente della WTB&TS, Nathan H. Knorr, vennero adottati per l'Italia importantissimi provvedimenti per l'assetto amministrativo ed organizzativo, che si concretizzarono a partire già dall'anno 1946 con importanti misure, come ad esempio l'acquisto dell'edificio destinato a Casa Betel, a Milano, nella primavera di quell'anno e il successivo invio di missionari dagli Usa nel 1947. Ma, questa, è tutt'altra storia ancora da scrivere.

È stato utile ed interessante in questo Volume, inserire anche una Addenda, di 46 lettere scelte, riproposte in: “Momenti di vita cristiana. Dalle lettere dei Testimoni di Geova perseguitati in Italia tra il 1925 e il 1945” che risultano essere una vera chicca, nonché un importantissimo e notevolissimo tassello storiografico.

Con il VII Volume, si conclude quest'opera, certamente una faticosissima, gravosa ed onerosa ricostruzione storica iniziata dall'anno 1891 e protrattasi fino all'anno 1945 scritta e sintetizzata in oltre 3.000 pagine riproposte dalla: “Piccola Enciclopedia Storica sui Testimoni di Geova in Italia”. Tuttavia, la storia del Movimento e della Denominazione religiosa, non viene interrotta, ma prosegue. Essa sarà oggetto di un successivo approfondimento in un'altra serie di volumi, questi con il titolo: “I Testimoni di Geova in Italia nel periodo repubblicano”. Qui, per quest'opera, il compito dell'autore finisce, e lascia il posto alle legittime “passioni” di altri studiosi, i quali, spero e mi auspico, vorranno ricostruire ed approfondire maggiormente la storia della Denominazione in Italia, con un superiore impegno di studio, al mio profuso.

PRESENTAZIONE VII° VOLUME

L’autore, con questo suo lavoro, “Piccola Enciclopedia Storica sui Testimoni di Geova in Italia” ha voluto tracciare essenzialmente un percorso orientato verso un’unica precisa meta: dare riscontro, ampiezza e profondità, ai fatti che la cultura dell’uomo conserva sotto l’appello dell’antropologico e del tradizionale.

Picc.Enc.vol.7 325Tutta una materia, da sempre, per la quale bisogna lottare per attestarne la giusta e adeguata significazione. Lottare ieri, come oggi. E non si consideri questo mio dire un’esagerazione. La storia dei Testimoni di Geova è anche lotta contro sistemi totalitari per la libertà di culto e di religione e triste a dirsi anche contro chi il cristianesimo avrebbe dovuto professarlo.

Alcune vicende, anche se poco note, sulla persecuzione dei Testimoni di Geova sotto il regime fascista, presenti nell’archivio centrale dello stato, assumono un aspetto che non sorprende e inquieta. Dimostrano come l’uso strumentale e spregiudicato della disinformazione ha avuto ieri ed ha oggi, l’interesse a creare confusione influenzando negativamente le Autorità e a generare nell’opinione pubblica discriminazione e razzismo.

La ricerca dell’autore, più interessante e sulfurea, ci dà la possibilità di seguire una riflessione antropologica costruita per offrire una lettura organica della storia di questo gruppo religioso e dell’organizzazione sociale su cui è cresciuto.

Sulla base dell’indagine e della ricerca scrupolosa, il Pace ci dà uno strumento di lettura della diversità, individuale, sociale e cultuale di un gruppo, in origine piccolissimo, che ha saputo crearsi uno spazio non soltanto dove altri avevano fallito ma anche in territori vergini, dove gli autoctoni per la prima volta hanno potuto beneficiare del riscatto del Cristo.

La documentazione raccolta evidenzia la discriminazione e la persecuzione verso un gruppo che con spirito di abnegazione, in lungo e in largo ha fatto opera di proselitismo come mai nessuno aveva fatto dai tempi dell’apostolo Paolo. Un’opera d’istruzione e insegnamento che ha dato, in assoluto, il più alto tasso di accrescimento.

Questa Enciclopedia Storica, che può essere considerata punto di riferimento per ulteriori conoscenze, tratteggia delle novità storiche perlopiù sconosciute alle fonti ufficiali. Materiale inedito che risulta, alla luce di attente ricerche, d’importanza storiografica.

Analizzarne la natura e la storia vuol dire affrontare il problema della sua influenza sull’opinione pubblica. L’iniziale opera dei Testimoni di Geova non è stata mera illusione, semmai è da considerarsi una “rivoluzione” del cristianesimo che boccheggiava notevolmente sotto l’influsso della religione di Stato, “professata” dalla stragrande maggioranza degli italiani.

La Chiesa Cattolica ha agito come gruppo di pressione tendente a influenzare i poteri dello Stato, come ben evidenziato da Sergio Lariccia, Dottore in diritto canonico e Avvocato della Sacra Romana Rota in un suo studio sul pluralismo confessionale. Questa pressione, in parte palese, è stata esercitata non solo a danno dei Testimoni di Geova ma contro tutti i “protestanti” accusati di minare le convinzioni della Chiesa Cattolica, convinta di essere l’unica vera chiesa per ordinazione divina.

Lo smarrimento della vecchia religione, avrebbe dovuto lasciare spazio al diritto inalienabile della professione religiosa dei gruppi minori, nel ricordo di un’uguaglianza cristiana abbandonata, senza disagio dagli studiosi, dai teologi e dai giuristi i quali venendo meno alle loro riflessioni etico-religiose, decisero restare muti e ciechi. La storia sarebbe stata diversa e non sarebbe sfociata nelle sue fragili posizioni che ancora oggi sopravvivono.

Pertanto, leggendo il primo volume si rivisitano gli albori di una confessione religiosa in una società complessa come quella italiana che presentava grandi stratificazioni socio-religiose e poco orientata ad aperture che si affacciavano dal “nuovo mondo”.

Purtroppo va detto che la nuova proposta, inizialmente, di fatto, era debole, nonostante le buone intenzioni. Nel 1891, Charles Taze Russell, che soprintendeva all’attività mondiale di predicazione degli Studenti Biblici, visitò per la prima volta alcune città italiane. Egli stesso dovette ammettere che i risultati non erano stati esaltanti, e disse: “Non abbiamo visto nulla che ci incoraggi a sperare in qualche raccolta in Italia”.

Un approccio critico quello di Russell. Gli esiti, nel complesso, ebbe a scrivere, si rivelarono deludenti.

Partendo proprio da questa constatazione, il libro evidenzia l’assenza di un processo d’interazione tra la religione di appartenenza e quella di accoglienza, col forte rischio di sparizione.

Le cose cambiarono dopo la seconda guerra mondiale. Alcuni missionari dedicarono la loro attenzione alla “terra di vitelli”.

Le alte gerarchie vaticane chiesero al governo dell’epoca che fossero espulsi, come risulta da un carteggio rinvenuto negli archivi statali. Salvo rare eccezioni, i missionari dovettero lasciare il paese.

Nonostante gli ostacoli però, gli Studenti Biblici si resero visibili, conformi a quell’immagine che il “potere” della tradizione religiosa italiana non era disposta a concedere, tant’è che si ponevano l’accento e le loro diversità in forme sempre più decontestualizzate.

Il Pace, sulla scorta dell’ordine cronologico che ha voluto favorire nell’offrire quest’opera, stralci di documenti considerati “rari e introvabili”. Non si tratta di semplici citazioni ma di varie annotazioni sempre più particolareggiate, sempre più esito di attente e appassionate ricerche e catalogazioni che hanno richiesto anni di studi e impegno.

Gli attenti lettori, probabilmente vi troveranno alcune inevitabili ripetizioni concettuali pur se espressi in contesti diversi ma sempre col taglio fenomenologico. Inoltre l’autore ha mantenuto il più possibile intatte le citazioni per salvaguardarne il valore storico per evitare strumentalizzazioni da parte di revisionisti senza scrupoli.

Un’opera affidabile per il materiale contenuto che anche allo studioso non lascia sbavature o sbiadite pagine di un passato senza storia.

È chiaro dunque per tutto questo che per Emanuele Pace, il suo lavoro non è un’avventura o un capriccio, ma la realizzazione di un progetto capace di parlare e di farsi ascoltare.

Non sarà “una voce nel deserto” ma sarà un documento d’inestimabile valore utile soprattutto alle generazioni a venire.

Una cosa è certa, l’autore non si pone sullo “scranno del giudice”, ma un giudice che intende valutare attentamente le fonti, prima di acquisirle a piene mani. Una riprova, questa, di un Pace studioso oltre il limite del ricercatore/raccoglitore.

Dott. Christian E. Maccarone
Presidente del Centro Studi Storico-Sociali Siciliani
Tourcoing (F) 24 settembre 2012

INDICE VII° VOLUME

CAPITOLO XLIV
Neutralità cristiana ultima condanna ad un TdG per “obiezione di coscienza” nel periodo di guerra (1943)

Il principio della fine
L’obiezione di coscienza del TdG Di Felice Nicola
Note

CAPITOLO XLV
25 luglio 1943 prima della fine

Comincia la discussione
La votazione
La caduta di una “sacralità”
Note

CAPITOLO XLVI
Cernobbio una lenta riorganizzazione versola legalità (1943-1944)

Secondo periodo cernobbiese
La liberazione dei TdG 1943-1944
Cernobbio attività nell’ufficio WTS 1943
Pizzato Maria – Protti Albina, Modigliana agosto-dicembre 1943
Cernobbio fine dicembre 1943 - arresto di Riet Narciso
L’ufficio-betel 1944 e i viaggi di Fossati Agostino
L’arresto di Fossati Agostino
Chiuso l’ufficio-betel di Cernobbio – 10 aprile 1945
Note

CAPITOLO XLVII
Iniziative di stampa dei TdG pescaresi di opuscoli della WTS-IBSA (1944-1945)

Stampe WTS-IBSA edite a Pescara nel 1944-1945
TdG isolati in Italia tra il 1943 e il 1944
Cariche a Sindaco offerte ai TdG nel 1944
Una lenta riorganizzazione verso la legalità 1944-1945
Note

CAPITOLO XLVIII
Le basi dell'Organizzazione dei Testimoni di Geova in Italia (1945)

Le basi dell’Organizzazione dei TdG in Italia -1945
Riaperto l’ufficio-betel a Cernobbio, giugno-luglio 1945
18 luglio 1945 - Lettera-Circolare WTB&TS
Contatti tra i TdG nel 1945
31 ottobre 1945 - Circolare WTB&TS sulle basi organizzative dei TdG in Italia
Le reazioni dei TdG italiani alla circolare del 31 ottobre 1945
Statistica - Numeri dei TdG in Italia 1939-1945
Knorr Nathan Homer - Berna 1945
Note

CAPITOLO XLIX
Notizie alla fratellanza modiale nella Stampa WTB&TS (Yearbook 1946)

Annuario inglese 1946 pagina 149-151
Note

CAPITOLO L
La Stampa WTS-IBSA, in Italia (1943-1945)
Note

CAPITOLO LI
Conclusione

Addenda

MOMENTI DI VITA CRISTIANA
Dalle lettere dei Testimoni di Geova perseguitati in Italia tra il 1925 e il 1945

Introduzione
Lettere scelte:

Primo arresto - 22 settembre 1925
Lettera di servizio - 9 luglio 1925
2 novembre 1925
Distribuzione volantino: L’Ecclesiasticismo in istato d’accusa, 1925
Clero intemperante 1926
Lettere pastorali 1929
De Cecca Giovanni a Cuminetti Remigio - 11.11.1929
Italian Department WTB&TS, a Martino Casà - 26 giugno 1931
Evangelizzazione 1931-1932
Italian Department WTB&TS – a A.L. - 9 giugno 1934
Martinelli Marcello a Sbalchiero Girolamo - 15 agosto 1934
Lettera al clero – 28 gennaio 1935
Neutralità cristiana in D’Angelo Guerino - 1935-1936
Lettera ad un simpatizzante alla fede - 1935-1936
Teresina Vissani alla famiglia Paschetto - 1935-1936
Teresina Vissani a Alessandrina Griset - 4.5.1936
Il tuo zelo aumenta! - 4.7.1936
Lettera al figlio - 8.7.1936
Lettera al marito – 6.10.1936
Lettera dalla madre – 15.10.1936
Cuminetti Remigio a Sbalchiero Girolamo - 27.7.1937
Breve rapporto sul congresso avuto a Parigi nel 1937 - Lettera diCuminetti Remigio a Doria Salvatore - 27.10.1937
Martinelli Marcello a Sbalchiero Girolamo - 1°.2.1938
Sbalchiero Girolamo a Martinelli Marcello - 10.4.1938
Italian Department WTB&TS ad un interessato - 2.5.1938
Martinelli Marcello a Sbalchiero Girolamo - 27.5.1938

Pizzoferrato Vincenzo a Martinelli Marcello - 3.7.1938
Marcello Martinelli a Sbalchiero Girolamo - 18.8.1938
Breve carteggio epistolare intercorso fra De Cecca Giovanni e Paschetto Vittorio Giosuè…, 1934-1939
La supplica - 9 gennaio 1939
Sbalchiero Girolamo a Martinelli Marcello - 28 marzo 1939
Gianni Attilio, lettere dal confino, 1939-1940
Italian Department WTB&TS a Cavalluzzo Michele – 18.4.1939
Sbalchiero Girolamo a Martinelli Marcello (s.d. – primavera 1939)
Discorso funebre (s.d. – aprile 1939)
Il battesimo – 14.08.1939
Harbeck C. Martin– 6 settembre 1939
Di Marco Caterina a Protti Albina – 25.9.1939
Pizzato Maria M. a Protti Albina – 9.9.1939
Sorelle Bionaz a Protti Albina – 29.9.1939
Sbalchiero Girolamo a Pizzato Maria Maddalena - 13.11.1939
Alla fratellanza italiana – (s.d. gennaio 1940)5
La condanna – 25.4.1940
Rutimann Alfred a J. F. Rutherford – 8.8.1941
Gianni Attilio a D’Alimonte Antonio – 18.5.1943
Battisti Albino a Di Cenzo Mariantonia – 5.9.1945

Appendici

Appendice al Capitolo XLIV
N. 66: Tribunale Ter.le Militare - Sentenza Di Felice Nicola

Appendice al Capitolo XLVII
N. 67: “Il Sindaco” (giugno 1944-maggio 1945)

CRONOLOGIA

INDICE DEI NOMI

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LA TUA PAROLA È VERITÀ - INTRODUZIONE B

INTRODUZIONE41-parola-e-verita-250

L'idea di realizzare questo libro nacque quasi per caso. Avevo ricevuto dal mio amico HaI Flemings copie di alcune lettere che egli aveva inviato a di­fesa della TNM a diversi corrispondenti. L'illuminazione che queste lettere fornirono in merito ad alcuni problemi di traduzione delle Scritture Ebraiche mi portarono a riflettere sull' utilità di raccoglieme alcune in modo da realiz­zare un libro che dimostrasse la precisione e l'accuratezza con cui è stata rea­lizzata la TNM.
Scrissi ad HaI riferendo gli della mia idea, ed egli, a sua volta, la espose nel corso di una riunione di un gruppo di studiosi Testimoni di Geova, i quali la accolsero con grande entusiasmo. Fu così che abbozzai il nostro primo indi­ce degli argomenti, e cominciammo a ricercare persone interessate a collabo­rare al progetto.

Alcuni potrebbero chiedersi perché un tale progetto non sia mai stato rea­lizzato prima, specie in considerazione delle numerose recensioni critiche e degli attacchi rivolti alla TNM, una situazione che non si verificava sin dalla furente aggressione alla Improved Version of the New Testament di Thomas Bel­sham, pubblicata per la prima volta nel 1808. Mentre la Revised Version del 1881 ricevette molte critiche, essa produsse altrettanti commenti favorevoli, e contribuì inoltre a creare un rinnovato apprezzamento per l'importanza del testo originale, soprattutto il Nuovo Testamento in lingua greca.
Quando la Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane ap­parve per la prima volta nel 1950, la Società Biblica Torre di Guardia11 replicò ad alcune delle critiche precedenti, ma ignorò in grande misura quelle che giunsero in seguito12 Per quale motivo? In tutta la sua storia, la Società Bibli­ca Torre di Guardia ha cercato di attenersi fedelmente al proprio statuto d'origine, implicante in primo luogo la ricerca delle verità bibliche e la loro divulgazione in tutta la terra (Matt. 24:14; 28:19, 20). Il tempo costituiva un e­lemento di gran rilevanza, poiché come affermava Gesù, "Si, la messe è gran­de, ma gli operai sono pochi" (Matt. 9:37). Sarebbe stato estremamente facile essere depistati da questioni irrilevanti e non obbedire al .comando di Gesù.

11 In inglese denominata Watchtower Bible and Tract Society, ente giuridico che rappresenta i cristiani testimoni di Geova a livello mondiale.

12 'An Answer tothe Baptist Record', w1950, pp.453-457. 'An Open Letter to the Catholic Monsignor', w 1950,469-474. 'An Open Letterto "The Vindicator" w 1951,pp. 105-108. 'Domande dai lettori', w 1960, pp. 318-320. Rif. B. M. Metzger.
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Mentre Gesù rispondeva a chi gli si avvicinava per muovergli delle critiche spesso dinnanzi ai suoi discepoli egli non li smascherava, ma sovente taceva dinanzi alle false accuse che venivano mosse contro di lui.
Vi è "untempo per tacere e un tempo per parlare" (Eccl.3:7), e tale valu­tazione dipende da se coloro che porgono le domande o avanzano le critiche sono spinti da un sincero desiderio di conoscere la verità o, più banalmente, da intenti distruttivi, senza alcun desiderio di appurare la verità di una que­stione.13 Purtroppo, i denigratori pubblicizzano questi casi in maniera estre­ma, ed alcune persone sincere alla ricerca della verità nella Parola di Dio pos­sono essere,ahimè, spinte a prestar loro ascolto. La mancata risposta alle cri­tiche può indurli a pensare che non sia possibile controbattere, e che pertanto le critiche siano giustificate.

L'apostolo Paolo consigliò a Timoteo di evitare i discorsi vuoti, e di aste­nersi dal creare dispute con chi "non approva le sane parole"(1 Tim. 6:3-5,20,21; 2 Tim. 2:14-19). A Tito ripeté "evita le questioni stolte" perché queste era­no "inutili e vane" (Tito 3:8-9). Questa è stata la filosofia attuata dalla Con­gregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, sebbene la stessa non abbia mai esitato a rispondere, per iscritto e personalmente, a quanti davano parvenza d'essere mossi da un sincero interesse per la verità.

Pertanto è necessario agire con equilibrio, e nel tentare di fronteggiare questa circostanza, la Congregazione Cristiana ha di recente istituito, in molte tra le maggiori filiali di tutto il mondo, un 'Ufficio per le pubbliche relazioni' con l'incarico di fornire chiarimenti volti a rettificare eventuali distorsioni e travisamenti. Ma quando sono coinvolti aspetti dottrinali e insegnamenti di un certo peso, l'unico modo per potersene occupare è con articoli prolissi re­datti in stile accademico. La "Società"non dispone né dello spazio letterario né delle risorse editoriali necessarie per occuparsene, mentre continua a met­tere la predicazione della Buona Notizia al primo posto nella scala delle sue attività. Inoltre, il grande pubblico non ha alcun interesse per gli argomenti in questione.

Tuttavia esiste un piccolo numero di persone che sono soddisfatte uni­camente da un tale livello di conoscenza, ed è a loro che questi saggi si rivol­ono. Tra questi possono trovarsi studiosi non testimoni di Geova ma motivati da un vivo interesse per la verità, o possono dei testimoni di Geova con il vivo desiderio da acquisire una maggior profondità di conoscenza, persone che forse si sono già imbattute in simili questioni nell'esercizio del loro ministero, e che non sanno dove trovare le risposte, o come fare le opportune ricerche. Alcuni di loro forse hanno persino visto vacillare la loro fede proprio per non aver saputo rispondere a questioni di tale complessità, e talvolta, tri­ste a dirsi, non hanno neppure trovato anziani14 disposti ad aiutarli nell' impresa.

13 'Difendiamo la nostra fede', La Torre di Guardia, 1 Dicembre 2998, pp. 13-18.

14 Anziano o presbitero (gr. presbyteros),è un termine biblico per indicare i responsabili della congregazione, ossia i pastori. In alcuni versetti gli" anziani" sono chiamati "sorveglianti" (gr. episkopoi;"vescovi", Di, Na), (N.d.R.)
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Ci auguriamo che questi saggi riescano a soddisfare, anche solo in parte, le esigenze di tutti loro. Forse non copriranno tutti i punti che il lettore po­trebbe voler analizzare, ma ciò che ci ha guidato in modo particolare nella compilazione dell'elenco degli argomenti sono state le critiche avanzate dai recensori nei decenni passati a partire dalla prima pubblicazione della TNM, che ebbe luogo nel 1950. Per lungo tempo solo alcuni testimoni di Geova han­no risposto a tali critici, privatamente e di loro propria iniziativa. Talvolta si sono avuti risultati positivi ed immediati, alcuni hanno cambiato idea ed ammesso l'infondatezza delle loro critiche. E' giunto ora il momento di repli­care, più apertamente e in pubblico, a molte di queste controverse questioni.

E' inclusa una bibliografia di queste recensioni, e abbiamo fatto del no­stro meglio per trattarne in maniera esauriente i punti principali. Non abbia­mo inserito recensioni notoriamente ad opera di apostati, bensì solo quelle prodotte da studiosi e critici non Testimoni. Inevitabilmente, molte di queste sono incentrate sul nome "Geova" e su temi dottrinali, quindi il lettore non si sorprenda di constatarne la preponderanza. Tuttavia è qui opportuno osser­vare che spesso questi sono stati gli unici mezzi impiegati per esprimere un giudizio qualitativo sulla TNM, e che pochi critici si sono sforzati di applicare in maniera imparziale i normali canoni della critica testuale e della traduzio­ne. Anzi, spesso hanno dimostrato di essere estremamente di parte e vittime del pregiudizio. Per questa ragione ho incluso un saggio sulla lettera di Paolo agli Efesini, in modo da consentire una valutazione più equilibrata della qua­lità globale della traduzione.
Si noterà che, in numerosi saggi, si fa riferimento ad un gran numero di studiosi appartenenti a diverse scuole di pensiero teologico. Essi sono citati al fine di dimostrare che i testimoni di Geova non sono soli nelle conclusioni che traggono dal loro studio della Bibbia. Altri personaggi che hanno letto da soli la Parola di Dio nel corso dei secoli hanno spesso ricavato gli stessi insegna­menti, e hanno notato la differenza tra quanto insegnavano le chiese, e ciò che asseriva la Bibbia. Tuttavia, siamo stati criticati per aver impiegato studiosi liberali, i quali possono non credere nell' ispirazione divina della Bibbia15 Ciò nonostante se quegli studiosi, malgrado i loro 'presupposti', riconoscono con tutta onestà determinati insegnamenti, allora tali commenti saranno doppia­mente preziosi, e di certo ne facciamo uso senza scrupolo alcuno.

15 J. White, 'A Summary Critique: Jehovah's Witnesses Defanded', Cristian Research Ioumal (1999), vol. 21/2, pp. 48,49.
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Per la stessa ragione, utilizziamo quasi tutte le traduzioni della Bibbia in inglese [e in italiano] indipendentemente dal loro fondamento religioso, poi­ché la verità generale dei propositi di Dio è presente in tutte queste traduzio­ni. Quando chi critica la TNM ci dice" questo è quanto dice la vostra Bibbia", spesso dimentica che i testimoni di Geova formularono i loro insegnamenti di base. in gran parte impiegando la versione della King James Version ("Bibbia del re Giacomo"), in un' epoca in cui la TNM non era ancora stata neppure i­deata. E' estremamente più facile giungere alla verità biblica se si utilizza una traduzione accurata, non dovendo quindi procedere a stenti attraverso tradu­zioni scadenti che non esprimono in maniera chiara il contenuto dei testi ori­ginali in ebraico e in greco.

UNA VISIONE EQUILIBRATA DELLA BIBBIA E DELLA TRINITÀ

Negli ultimi anni sono comparsi numerosi articoli ad opera di teologi non testimoni di Geova, i quali hanno espresso la loro inquietudine in merito alla tensione esistente tra la Bibbia e la Trinità. Uno di questi articoli esprime dei pensieri che dovrebbero indurre i Trinitari a riflettere; è un articolo scritto dal Professore Jacob W. Heikkinen per il periodico denominato Religion in Life.
Il suo paragrafo d'apertura è molto mordace:

"Vi è tra i teologi una tendenza mentale a servirsi della Bibbia. Una disposi­zione di questo tipo è evidente soprattutto in scritti convergenti sulla dottrina del­la Trinità. L'AT viene adoperato in maniera eclettica, o eclissato, dal NT; e si costringe il NT a portare carichi estranei ed innaturali".
Poi si riferisce alla lettura, all'interno del NT, di contenuti che in realtà non sono presenti, ma che costituiscono delle riletture prodotte da amplia­menti successivi. Si mette in discussione la verità di tutto questo.

"Innanzi tutto, dobbiamo resistere alla consuetudine di studio che utilizza il NT come deposito di affermazioni utilizzabili come prove, formule dogmatiche o piattaforme di lancio di missili matematici volti a risolvere il problema dei rap­porti con la Divinità. Si deve prendere sul serio il significato dell'intera Bibbia vista nei suoi presupposti unificanti". Quindi, poco più avanti, "innanzitutto, la Bibbia deve essere intesa come un'unica opera. Il concetto di una Bibbia divisa confonde le i­dee".16

Non potremmo mai sottolineare a sufficienza la verità di queste afferma­zioni sulla Bibbia. Si continua a fare riferimento a decine di 'testi dimostrativi' a sostegno della Trinità, ignorando l'insegnamento complessivo del resto del­la Bibbia, oppure, nella migliore delle ipotesi, gli si dedica scarsissima atten­zione. Ma solo se la si considera nel suo complesso, così come i testimoni di Geova ritengono si debba fare, è possibile cogliere pienamente tutte le mini­me sottigliezze e sfumature, e comprendere correttamente le sue progressive divaricazioni. Il carattere di Geova Dio è rivelato nella sua pienezza nell'intera Parola di Dio, e nelle Scritture Greche Cristiane, Gesù Cristo appa­re come un meraviglioso riflesso del suo Padre celeste, e ciò che apprendiamo da tutto questo non può essere spiegato semplicemente attraverso una man­ciata di testi, indipendentemente dall' importanza dell' affermazione teologica che essi sembrano costituire.

Né la Bibbia si evolve, come osserva Heikkinen, passando" dal politei­smo primitivo al monoteismo etico. In nessun periodo della sua Storia Israele non credette di essere il popolo eletto di Yahwé". Non vi è stata alcuna "curva evolutiva" della fede. Al contrario, furono alcuni degli esempi più antichi, come Noé ed Abramo, nonostante la loro limitata conoscenza del proposito di Dio per l'uomo, a costituire l'esempio più sorprendente di fede e di fiducia in Dio. Lo spirito santo di Dio ha sempre operato nello stesso modo, sia nei tem­pi antichi che in epoca cristiana, poiché "lo Spirito di Yahwé è Yahwé stesso". Egli manda il suo Spirito, che esegue l'intera Sua volontà.17

Alcuni dei più grandi malintesi sulla Bibbia derivano dal non aver com­preso chiaramente il carattere e la personalità di Geova Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo, e del modo in cui agisce lo spirito santo. Heikkinen la definisce un'influenza 'triadica', ma non trinitaria.

16 J.W. Heikkinen, 'The Doctrine of the Trinity and the Bible', Religion in Life, voI. 29 (1959),pp. 42, 44. Corsivo dell'autore.

17Idem, pp. 43, 47.
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"La dimensione 'triadica' delle attività di Dio è onnipresente nella testimo­nianza resa dagli apostoli in merito ai Suoi potenti atti. Sotto questo aspetto, i concetti espressi dagli apostoli sono precisissimi (non confusi, sovrapponibili o non sviluppati)".

I Testimoni di Geova sottolineano ripetutamente come Geova Dio abbia operato mediante suo Figlio dapprima in quanto Logos pre-esistente all'uomo, in seguito in quanto Figlio da Lui inviato sulla terra, e mediante il Suo spirito santo. Heikkinen dice, "Le formulazioni trinitarie nel senso esplicitato dai credi di Nicea e di Con­stantinopoli non sono presenti nel NT". Aggiunge inoltre in una nota a piè di pa­gina, "I termini 'divinità' e 'umanità' non sono di origine biblica. Il termine 'divi­nità' non gioca alcun ruolo significativo nel NT, theotetos appare in Col. 2:9 e trae il suo significato dal pensiero che Dio era in Cristo. Le 'nature' del Cristo e la defi­nizione di 'Persone' nella Trinità (Agostino e Lutero nutrivano delle perplessità sull'espressione) traggono molto dalla concezione dualistica che i Greci avevano della vita, una concezione predominante nella cultura del mondo antico".18

Sì, l'insegnamento derivante dall'infiltrazione della cultura e della filoso­fia greca ha impedito a molti di comprendere la Bibbia; per meglio dire, ha gettato su di essa una fitta oscurità, un'oscurità da cui molti studiosi non rie­scono a districarsi.

Uno dei campi in cui la confusione regna sovrana è quello delle' tre Per­sone', che si ritiene compongano l'unico "Dio". Non sono solo i milioni di ap­partenenti alle varie chiese ad essere poco chiari, lo sono anche alcuni tra i Te­stimoni di Geova. A volte lo si comprende persino leggendo l'opuscolo Dovre­ste credere nella Trinità? pubblicato in Italia dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, sebbene dopo la sua distribuzione la questione venne chiarita mediante una serie d'articoli che oggi sono stati in gran parte dimen­ticati.19 Quindi il Padre Geova, come persona distinta, era ancora vivente in cielo, quando suo Figlio Gesù Cristo, come altra persona distinta dal Padre, era e rimase nella tomba per tre giorni. Fu così che il Padre poté ridestarlo dalla morte.

Ma su questo punto acquista rilevanza l'invito a considerare l'intero inse­gnamento della Bibbia. Le Scritture Ebraiche attestano l'unicità del Padre, Ge­ova, e la nazione di Israele, alias la nazione degli Ebrei, divenne famosa per essere un popolo monoteista. Lo stesso Dio lo si può trovare nelle Scritture Greche o NT, ed è ancora un Dio Padre, il cui nome è Geova, con una testi­monianza ininterrotta atte stante il suo essere un Dio che non cambia e non appartiene a Trinità alcuna. Cercando di affermare che ciò significa ragionare su una base errata, ossia I"Unitarismo', si stravolge la Bibbia dal suo princi­pio. Ciò significa in primo luogo insinuare la Trinità nel NT, per tentare poi di leggerla procedendo a ritroso nell' AT, o Scritture Ebraiche. Significa ignorare il 'senso esplicito' della Scrittura, che un lettore onesto dovrebbe seguire, il suo 'buon senso', come lo definisce una fonte. 20

18 Idem,45, pp. 43,51.

19 Vedi la serie di articoli: W 1991, 1 novembre, pp. 19-23; W 1992, 1 febbraio, pp. 19-­23;1 aprile, pp. 24-27; 1 agosto, pp. 19-24.

20 G. D. Fee & D. Stuart, How to Read the Bible Jor al Iits Worth, 1993 rist., Zondervan & Scripture Union , pp. 15, 16.
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CINQUE ELEMENTI CHIAVE DEL CRISTIANESIMO
VALIDI PER I NON-TRINITARI

Un saggio di Brian Hebblethwaite dal titolo 'The Myth and Truth Debate'21 enumera cinque elementi chiave del cristianesimo, che a suo avviso verrebbe­ro meno qualora gli insegnamenti del cristianesimo dovessero perdere i con­cetti di incarnazione e Trinità. Ma è proprio così che stanno le cose? Esami­niamoli brevemente uno ad uno.

1 . "Il senso estremamente speciale e esclusivamente personale con cui Dio ci rivela sé stesso venendo in mezzo a noi come uno di noi".22

Quest'aspetto vertente sulla persona è estremamente importante, ma fu lo stesso Gesù a dire, "Chi ha visto me ha visto [anche] il Padre. Come mai di­ci: "Mostraci il Padre?" (Giovanni 14:9). Ciò significava che Gesù era "il rifles­so della (Sua) gloria, e l'esatta rappresentazione del suo stesso essere" (Ebrei 1:3). Come spiegano Moulton e Howard, quest'espressione identifica princi­palmente la radiosità della luce solare, non il riflesso del chiaro di luna, un ri­flesso attivo e diretto, non passivo e indiretto. Ecco perché è una rappresentazio­ne esatta, proprio come se il Padre in persona fosse presente.23 Ma la verità di tutto questo non implicava che Gesù e Dio fossero tutt'uno. Ci viene in mente il commento di Giovanni, "Nessuno ha mai visto Dio. Se continuiamo ad a­marci gli uni gli altri, Dio rimane in noi ed il suo amore è reso perfetto in noi" (1 Giovanni 4:12). Quindi Dio viene a noi nello stesso modo personale, se at­traverso l'amore e imitando Gesù abbiamo costruito una relazione personale con Geova e suo Figlio nei nostri cuori. Si osservi inoltre che quest'ultimo ver­so non dice che non abbiamo visto il Padre, ma che non abbiamo visto Dio, e­sattamente come in Giovanni 1:18. Pertanto non era necessario che Gesù fosse un' incarnazione di Dio per comunicare quel “senso estremamente speciale e esclusivamente personale”.

21
In Crisis in Christology, Essays in Quest of Resolution, Ed. W.R. Farmer, 1995, Truth
Inc. Livonia, MN, pp. 1-11.

22 Ibid. 5.

23 J. H. Moulton & W. F. Howard, A Grammar of N.T. Greek, 1976 rist., Edim. Clark, vo1.2. pp. 298, 299.
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2. "Il conseguente intendimento trinitario di Dio che contraddistingue il teismo cristiano da tutti gli altri". Hebblethwaite collega poi questo fatto all' "Unitarismo virtuale", ma i Testimoni di Geova sono totalmente diversi. Concorderemmo con lui sul fatto che l'essenza di Dio è l'amore, ed è quanto produce "un concetto più ricco della divinità, perché comprende rapporti d'amore donato e d'amore ricevuto". 24

Il vero cristianesimo deve basarsi interamente sull'amore, e ciò implica il rapporto di cui parla Giovanni; "Vedete quale sorta d'amore il Padre ci ha da­to, affinché fossimo chiamati figli di Dio; e lo siamo" (1 Giovanni 3:1; 2:5; 3:16; Giovanni 3:16, 35; 10:17). Ancora, "Chi non ama non ha conosciuto Dio, per­ché Dio è amore". (1 Giovanni 4:7-12,16; Giovanni 14:21, 23, 31; 15:9). La pro­va di questo amore è chiaramente in azione oggi; "Da questo tutti conosce­ranno che siete miei discepoli, se avrete amore fra voi" (Giovanni 13:35). Tut­tavia ciò non è visibile nella maggior parte della cristianità, con le sue nume­rose divisioni, malgrado la Trinità e l'incarnazione. E' però chiaramente visi­bile tra i Testimoni di Geova, con il superamento delle barriere etniche e na­zionali, il loro rifiuto di partecipare a guerre locali o mondiali, con il risultato che nulla può infrangere il loro amore mondiale per Geova e Gesù Cristo, né l'amore per i fratelli.

3. "La convinzione che Gesù Cristo sia vivo e oggi percepito come Signore vivente".25

Anche questa è l'effettiva convinzione dei Testimoni di Geova. Gesù promise che laddove due o tre persone fossero radunate nel suo nome (non nel nome di una Trinità), "egli sarebbe stato là in mezzo a loro" (Matteo 18:20). Poi, nell'ultimo verso di Matteo promise, "Sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose". Ma ciò era intimamente legato al coman­do del verso precedente, quello di andare e fare" discepoli di tutte le nazioni" (Matte o 28:19, 20). Oggi la cristianità trinitaria lo sta realmente facendo? O si limita ad inviare alcuni missionari? Il 'decennio dell' evangelizzazione' in Gran Bretagna, negli anni 1990-2000, si rivelò un tonfo clamoroso, poiché il numero di fedeli presenti in chiesa era costantemente in calo. Al contrario i Testimoni di Geova praticano il "sacerdozio di tutti i credenti" tipico dei pri­mi cristiani, per cui tutti predicano la buona notizia del Regno di Dio, con Cristo Gesù già insediato nel reame spirituale come Re dei Re (Atti 5:42; Riv. 14:6, 7). Tale opera non potrebbe avere luogo se non fosse Dio a dirigerla, attraverso lo spirito santo e Gesù quale capo effettivo della congregazione.

4. L'intendimento tipicalmente cristiano del modo in cui il nostro Dio si pone di fronte al problema del male e della sofferenza del mondo".26

Soprattutto per mezzo della morte di Gesù Cristo. Ma ancora una volta non è necessaria alcuna teologia trinitaria o della personificazione per essere illuminati su questo tema. Quante volte abbiamo sentito un padre dire dinan­zi al figlio morente "Darei volentieri la mia vita per non vederlo morire!" Tut­tavia, poiché Geova Dio è immortale, e dunque non può morire, offrì il suo Figlio unigenito come riscatto in ragione del suo amore per l'umanità (Gio­vanni 3:16). Egli dovette sopportare la straziante implorazione del figlio, che si rivolse al padre con queste parole "Dio mio" (escludendo quindi che egli stesso fosse Dio), - "perché mi hai abbandonato?" (Matte o 27:46). Non è ne­cessario ricorrere al concetto della Trinità per comprendere il pensiero di Pao­lo, "Colui che non risparmiò nemmeno il proprio Figlio, ma lo consegnò per tutti noi" (Romani 8:32a). Quel che provava Gesù in quel momento deve es­sere stato profondamente percepito anche dal Padre che dimorava in cielo (Luca 12:50; 22:42, 43; Giovanni 12:27; Ebrei 5:7-9).
Tutto questo era stato pre­detto sia in modo diretto (Salmo 22:1, 8; Isaia 53:3-12), che in modo rappresen­tativo mediante l'offerta da parte di Abramo di suo figlio Isacco quale poten­ziale sacrificio. Immaginate come si sentì Abramo quando salì sul monte atte­nendosi alle indicazioni di Geova, e quando legò suo figlio, colui nel quale aveva riposto ogni sua speranza futura? Riusciamo ad intravedere in tutto questo la sofferenza che Geova deve aver provato allorché predispose la mor­te di suo Figlio, lasciando che ciò avvenisse in quella maniera così orribile? Ma in seguito Gesù venne re suscitato dal Padre, ricevette il premio dell'immortalità per la sua lealtà e sedette alla Sua destra (Atti 2:32-36; Salmo 110:1, 2).

Tutto questo appare estremamente più chiaro se leggiamo questi brani biblici senza l'inutile interferenza di una duplice personificazione, e si­gnifica che le Scritture sono in grado di parlarci in modo semplice e chiaro quando le prendiamo così come sono, nella loro semplicità. Ciò nonostante il coinvolgimento personale di Geova Dio non varia d'intensità né di significa­to. Egli si assume tutta la responsabilità identificando sé stesso con il mezzo, tramite Cristo, per eliminare una volta per tutte il male e la malvagità, nella guerra finale di Armageddon che suo Figlio condurrà.

24 Ibid. p. 6.

25 Ibid. p. 7.

26 Ibid. pp. 7, 8.
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5. "il quinto elemento chiave che verrebbe meno è la convinzione escato­logica dei cristiani che, alla fine, è in Cristo ed attraverso Cristo risorto che Dio radunerà tutte le cose nella perfetta vita in cielo".27

Ciò consegue ottimamente dal quarto elemento citato sopra, poiché una volta che il Regno per il quale preghiamo sarà pienamente costituito in cielo, la volontà di Dio potrà essere fatta anche in terra, ossia il 'radunamento' di cui parla Paolo in Efesini 1:10; "per un'amministrazione al pieno limite dei tempi fissati, cioè radunare tutte le cose nel Cristo, le cose nei cieli e le cose sulla terra. [Sì], in lui". Ma la maggior parte dei trinitari non include la terra nella loro teologia, nonostante Gesù abbia detto nel suo Sermone del Monte: "Felici quelli che sono d'indole mite, perché erediteranno la terra" (Matteo 5:5). Viene loro a mancare la pienezza dell' escatologia biblica, e la sua pro­messa di nuovi cieli e nuova terra (2 Pietro 3:13). Non un altro pianeta, ma una terra purificata, in cui gli uomini empi saranno rimossi, esattamente co­me la terra dopo il diluvio, con cui Pietro traccia il parallelo (2 Pietro 3:5-7). Hebblethwaite cita il Paradiso di Dante, e allora quella terra paradisiaca diver­rà una realtà, e il Regno la governerà dal cielo, con Cristo Gesù e i suoi santi comprati dalla terra "radunati intorno all' Agnello" (Riv. 14:1-4). Il proposito di Dio per l'umanità verrà ripristinato nelle stesse modalità con cui Egli aveva desiderato istituirlo nell'Eden.

Ciascuno di questi cinque elementi caratteristici del cristianesimo man­tiene invariata la sua potenza, solidità ed efficacia senza pertanto richiedere alcuna teologia della Trinità o dell' incarnazione. Lo abbiamo visto semplice­mente attraverso l'uso della parola di Dio, la Bibbia, letta in maniera esplicita, senza alcun'aggiunta prodotta da teologie, Padri della Chiesa o credi succes­sivi. Non si perde proprio nulla; anzi, la comprensione si rivela estremamente più ricca, più chiara e meno complicata.

Che relazione ha tutto questo con la Traduzione del Nuovo Mondo? Si può vedere da due punti di vista che non è necessario lasciare entrare la Trinità nell' interpretazione perché la Bibbia possa parlare in maniera semplice, logica e armoniosa e fornire la corretta comprensione della natura di Dio. I recensori hanno spesso condannato la TNM unicamente perché essa non rende dei ver­si 'prediletti' in maniera conforme ad un modo di pensare di stampo trinita­rio, ma ha piuttosto scelto di attenersi all' effettivo testo greco seguendo dei principi d'imparzialità grammaticale. A titolo esemplificativo, in passato pressoché nessun traduttore di buona fama avrebbe accettato una traduzione indefinita dell'ultima proposizione contenuta in Giovanni 1:1. Tuttavia oggi almeno tre studiosi di spicco ne hanno ammesso la correttezza grammaticale, giungendo a definirla di gran lunga preferibile rispetto ad una traduzione di tipo qualitativo (' divino').28

Sfortunatamente oggi è nel campo della dottrina della Trinità che i teolo­gi rivelano maggiormente la loro "cecità" al 'senso esplicito' della Parola di Dio, e tale cecità li spinge a parlare ed agire nel modo meno cristiano nei con­fronti di quanti osano pensarla diversamente. Nutriamo la speranza che i saggi contenuti in questo volume possano contribuire a fare chiarezza in al­cuni di loro, e che la prova composita fornita dalle Scritture e da studiosi non accecati dal pregiudizio possa aiutarli a giungere alla verità.

Nel pubblicare questi saggi al termine del cinquantesimo anno dalla pubblicazione della prima parte della TNM (Traduzione del Nuovo Mondo delle Scritture Greche Cristiane), ci auguriamo che i nostri lettori possano trovarli di grande utilità. Qualora ci vengano segnalati dei punti di cui i lettori richiedo­no una trattazione più specifica, saremo felici di prendere in considerazione le loro lettere, in funzione del tempo a nostra disposizione. Vi ricordiamo inoltre di visionare le ottime trattazioni complementari di Rolf Furuli e Greg Staf­ford. 29 Vi preghiamo di scrivere agli editori o agli autori di questo libro presso la sede dell' editrice se non li conoscete personalmente, ma di non scrivere alla Società biblica Torre di Guardia. I suoi membri hanno già molto da fare per rispondere alle numerosissime lettere provenienti dalle varie parti del mon­do, e non desideriamo gravare su di loro con un carico ulteriore. Ciascun au­tore si assume la piena responsabilità di quanto ha scritto in questo volume, e noi faremo del nostro meglio per evadere tutta la corrispondenza che ad esso farà riferimento.

27 Ibid. p. 8

28 C. H. Dodd, The Bible Translator, voI. 28 (1977), No.l. 101. W. Barclay, Jesus as They Saw Him, 1977, SCM P., pp. 21, 22. J.L. McKenzie, Dizionario biblico, 1973, Cittadella Edi­trice, Assisi (PG), p. 317, con imprimatur e verifica da parte di altri otto esponenti della Society of Jesus.

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PRESENTAZIONE

Il Grande Lessico dell’Antico Testamento, che fa da pendant al Grande Lessico del Nuovo Testamento di G. Kittel, è un’opera transconfessionale, alla quale collaborano studiosi di provenienza sia cristiana (anglicani, cattolici, greci ortodossi, luterani, riformati) sia ebraica, di ogni parte del mondo (Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Norvegia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Svizzera).
Editori del lessico sono G. Johannes Botterweck, già professore di Antico Testamento alla Facoltà Cattolica di Teologia di Bonn, e flelmer Ringgren, professore di Antico Testamento all’Università di Uppsala. L’opera prende in esame le parole di maggior rilevanza storica, religiosa e teologica del lessico della Bibbia ebraica, sviluppando una analisi principalmente semantica più che morfologica (benché questa non venga trascurata) dei termini studiati, illustrando i contesti in cui le parole ricorrono e le diverse sfumature di significato proprie di ogni singola tradizione culturale.
Il materiale preso in esame è non soltanto quello dell’Israele biblico, bensì di tutto il Vicino Oriente antico, all’interno del quale soltanto è possibile giungere a una comprensione soddisfacente dei motivi, tradizioni e concetti soggiacenti agli scritti ebraici antichi. Per facilitare la consultazione dell’opera, parole e frasi in ebraico e in ogni altra lingua semitica sono riportate in traslitterazione e seguite dalla traduzione corrispondente.

 


1° Volume

Osservate come è strutturata
questa grandiosa
opera

G.L.V.Test.Premessa1

 

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"gabar" da pag. 1841 in poi


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DIO ESISTE, PAPÀ? - LE RISPOSTE DI UN PADRE ATEO

Clemente Garcia 120

 
L'Autore Clemente Garcia Novella, nato a sala manca nel 1970, economista e scrittore. Questo è il suo primo libro.


RETROCOPERTINA

Dio esiste?
Che cos'è l'anima?
Che cosa succede quando si muore?
Che cosa significa rispetto?
Si può essere buoni senza credere in Dio?

Un padre ateo e le domande dei suoi figli. Un libro per giovani adulti. Sorprendente come il mondo di Sofia.

I cristiani educano i propri figli ad essere cristiani, e così i musulmani, gli ebrei, gli induisti… Pertanto, gli atei devono educarli all'ateismo? Ecco, benché io stesso sia ateo, credo che la risposta sia no… Ai bambini bisogna insegnare non a essere atei, ma a rifiutare il dogmatismo e le ideologie preconfezionate. Bisogna insegnare loro a coltivare la libertà di pensiero e ad analizzare criticamente qualunque supposizione.

RISVOLTO COPERTINA

  Quando i nostri figli ci fanno domande sulla morte, il senso della vita, l'origine del mondo, Dio o l'anima, nonostante siamo agnostici o a te, tendiamo spesso a ricorrere a concetti religiosi, o ci troviamo in imbarazzo, incerti sul da farsi. È così difficile rispondere da una prospettiva critica e razionale?
  È possibile spiegare queste questioni a un bambino o una bambina senza riferimenti trascendenti? Per l'autore di questo libro, sì. Dio esiste, papà? È un'opera radicalmente onesta, basata sull'esperienza di un padre che, come tutti noi, si è trovato a rispondere a alle curiosità filosofiche e religiose dei propri figli.
  Convinto che solo tramite la ragione è possibile educare alla libertà e allo spirito critico, ha affrontato i grandi temi etici e filosofici sulla base della convinzione che Dio non esista.
  Il risultato non è un in un'apologia dell'ateismo, bensì un percorso attraverso i valori e principi che definiscono in fondo la nostra vita. Una delle opere di filosofia divulgativa più coraggiose e accessibili, che ci aiuta a confrontarci sinceramente con i nostri figli, ma soprattutto con noi stessi.

INTRODUZIONE

Perchè questo libro

   Non ricordo quanti anni avessero esattamente i miei due figli, ma so che erano molto piccoli quando mi domandarono per la prima volta se Dio esiste. Da bambino non avevo mai avuto questo dubbio. Sono cresciuto in una famiglia religiosa e ho frequentato una scuola cattolica. I,' esistenza di Dio era un fatto certo, sul quale non si avevano tentennamenti. Credevo in un Dio, è ovvio: il Dio dell' epoca e del Paese nei quali sono nato. Non potevo scegliere di non credere, come non può farlo ancora oggi la maggior parte dei bambini. Per i miei figli, tuttavia, c'era un' alternativa: che Dio non esistesse era una possibilità. Ascoltando le loro domande, i loro dubbi, pensai che fossero molto fortunati, perché non c'era nessuno che imponesse loro le proprie convinzioni.
    Ho sempre cercato di rispondere con onestà a tutti i loro interrogativi circa l'esistenza di Dio, senza mezzi termini. Allo stesso tempo ho cercato di chiarire loro che, sebbene il mio punto di vista avesse un fondamento razionale, in fin dei conti non era che questo: un punto di vista, un'interpretazione, un modo di vedere le cose fra i molti possibili. Ho sempre voluto che sapessero che la maggior parte dell'umanità non è della mia stessa opinione e che ci sono milioni di persone nel mondo che credono in uno o più dei.
   Mentre scrivo queste righe, i miei figli non hanno ancora l'età per comprendere molte delle idee di cui intendo discutere in questa sede, ma mi auguro che, quando verrà il momento in cui potranno capirle, apprezzeranno queste pagine. Che forse sapranno perfino essere loro d'aiuto nella vita.
   Così è nato questo libro. Inizialmente, volevo annotare con ordine, per me stesso, ciò che pensavo degli dei e delle religioni, per poterlo spiegare con chiarezza ai miei figli, dar loro risposte sensate. Poi, man mano che si susseguivano i paragrafi, pensai che nell' arco di qualche anno avrebbero potuto leggerli da sé. Mi resi conto, infine, che molti adolescenti, come molti padri, avrebbero potuto avere interesse a leggere quello che stavo scrivendo. Mi sembrò che dovessero essere in molti a trovarsi nella mia situazione: di voler rispondere da una prospettiva agnostica o atea alle questioni che solitamente si risolvono con le risposte offerte dalle religioni.
   Le pagine che seguono sono il risultato finale di questo intero processo. Sebbene sia stato tratto dal primo capitolo, il titolo del libro avrebbe anche potuto essere questo: L'ateismo spiegato ai miei figli. Ciononostante, questo testo non pretende di essere un «catechismo ateo». Assolutamente no. I cristiani educano i propri figli a essere cristiani, e così i musulmani, gli ebrei, gli induisti... pertanto, gli atei non hanno il diritto di educare la propria genia all' ateismo? Ecco, benché io stesso sia ateo, credo che la risposta sia no: in quanto atei, non dovremmo educare i nostri figli all' ateismo (né è necessario farlo, perché i bambini nascono atei; sono gli adulti che insegnano loro a credere negli dei imprimendo nelle loro menti le fedi religiose che hanno ricevuto dai relativi padri, e che sono inscindibili dall' epoca storica e dal luogo nei quali sono cresciuti).

    Sono dell'idea che ai bambini debba essere insegnato non tanto a essere atei, quanto piuttosto a rifiutare il dogmatismo e le ideologie preconfezionate. Bisogna insegnare loro a coltivare la libertà di pensiero e ad analizzare criticamente qualunque supposizione. Condivido totalmente le parole che il filosofo scozzese James Beattie scrisse più di due secoli fa: «Lo scopo dell' educazione dovrebbe essere di insegnare come pensare, prima ancora di insegnare che cosa pensare». In generale, dobbiamo proteggere i nostri bambini da qualunque indottrinamento e qualunque convincimento imposti da altri.
   Ogni bambino dovrebbe sentirsi libero di applicare in maniera imparziale il ragionamento e il buonsenso a qualsiasi ipotesi, compresa quella, al pari di tutte le altre (perché no?), che esista un dio onnipotente che ha concepito e creato il mondo nel quale viviamo, e che sia capace di alterare il funzionamento delle leggi naturali dell'universo se noi glielo chiediamo attraverso la preghiera.
    L'ipotesi dell'esistenza degli dei è sempre stata considerata un assunto metafisico. «La fede e l'intelletto sono territori separati. In materia di fede la ragione non può avere voce in capitolo», ci dicono talvolta i sacerdoti di fedi diverse o molti fra coloro che abbiano princìpi religiosi. È una forma di protezione molto arcaica, una sofisticheria che mette al riparo da qualsiasi critica ragionata. Per come la vedo io, non siamo obbligati ad accettare questo scudo invisibile. TI tipo di educazione che voglio che i miei figli ricevano non deve porre alcun ostacolo alla loro capacità di giudizio nel considerare qualunque questione. Compresa quella che riguarda l'esistenza degli dei.
   Inoltre, sono convinto che i bambini possano imparare a pensare senza restrizioni, liberamente, e senza che per questo le persone che nutrono una fede religiosa e scelgono modi di vivere diversi debbano sentirsi attaccati in alcun modo.
    Se, dopo aver ricevuto una tale educazione, crescendo i miei figli sentiranno la necessità di abbracciare una qualsivoglia fede religiosa, avranno gli strumenti per farlo in assoluta libertà. E io, come padre, sarò certo che le mie convinzioni non avranno influenzato le loro.
   Apprezzo che i miei figli ascoltino il pensiero di persone di fede che credono in qualcosa in cui io non credo, perché, come scrisse Montaigne, «Bisogna sfregare il proprio cervello con quello degli altri per incoraggiare la riflessione». Il fatto che nella stessa classe scolastica dei miei figli ci siano altri bambini cui venga insegnata una religione mi sembra sia proficuo: è una buona occasione perché si confrontino direttamente con altri modi di vedere il mondo. Bene o male, molte delle persone con le quali dovranno convivere nell' arco delle loro esistenze condurranno la propria secondo una prospettiva teista. Non sarebbe utile per loro non aver alcun contatto, fin da bambini, con le convinzioni religiose degli altri. Non comprenderebbero che la gran parte di ciò che succede nel mondo, o delle ragioni che spingono le persone ad agire in un modo piuttosto che in un altro, può essere spiegata soltanto se si tengono in considerazione i fenomeni religiosi.
   Credo che l'intolleranza si curi viaggiando, che il fanatismo con cui si difendono le proprie opinioni si risolva viaggiando attraverso le opinioni degli altri. Nella matematica, la geologia, la chimica, la letteratura, i miei figli potranno trovare la conoscenza, il sapere, la certezza. Nelle questioni che riguardano gli dei, invece, soltanto opinioni.
E qui propongo le mie.


INDICE

Introduzione. Perché questo libro

Parte prima. SUGLI DEI

1.   Dov'è Dio, papà?     
2.   Perché inventarsi gli dei?     
3.   Perché la gente continua a credere negli dei?     
4.   Chi furono i primi a credere negli dei?     
5.   Si può dimostrare che Dio non esiste?
    

Parte seconda. SUL MONDO E LE SUE CREATURE

6.   Chi ha creato il mondo, quindi?
7.   Che cos'è la teoria dell'evoluzione?

Parte terza. SULLE ANIME E I LORO VIAGGI

8.   Che cos'è l'anima?
9.   Il paradiso esiste?
10. L'inferno esiste?

Parte quarta. SULLE PREGHlERE E I MIRACOLI

11. Che cosa vuol dire pregare?
12. Che cosa sono i miracoli?

Parte quinta. SULLE RELIGIONI

13. Che cosa sono le religioni?
14. Che cosa ci dicono le religioni?
15. Che cosa ci danno le religioni?
16. Quante religioni ci sono?

Parte sesta. SUGLI AGNOSTICI E GLI ATEI

17. Che cosa vuoI dire essere agnostici?
18. Che cosa vuoI dire essere ateo?
19. Anche l'ateismo è una religione?

Parte settima. SUL RISPETTO

20. Che cosa significa rispettare?

Parte ottava. SUI BUONI E I FELICI

21. Si può essere buoni senza credere negli dei?
22. Si può essere felici senza credere negli dei?

Parte nona. SU ALTRE COSE

23. Che cos'è il libero arbitrio?
24. Perché in questo libro compaiono così poche donne?

Epilogo. Lasciamo la luce accesa
Ringraziamenti
Bibliografia

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