ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO

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ARTICOLI DI TUTTO IL NEGOZIO (249)

RICONCILIAZIONE FRA DIO E L'UOMO - VOLUME V

charles-taze-russell-120 L'Autore Charles Taze Russell (Pittsburgh, 16 febbraio 1852 – Pampa, 31 ottobre 1916) è stato un predicatore statunitense, considerato il fondatore degli Studenti biblici, movimento che nel 1931 prese il nome di Testimoni di Geova e primo presidente della Watch Tower Bible and Tract Society of Pennsylvania.


CHI ERA CHARLES TAZE RUSSELL? -
Questa la sua storia!

"Riconciliazione fra Dio e L'uomo"
LA PREFAZIONE DELL'AUTORE

  

         La prima edizione di questo volume fu pubblicata nel 1899: ed ora puó considerarsi diffusa ad un gran numero dei componenti del popolo di Dio, nei vari linguaggi del mondo civile.

Il capitolo, dall’intestazione “Santo - Innocente -Immacolato” [concernente le relazioni umane, che Gesù ebbe, dalla Sua nascita a Betlehem] suscitó - e suscita - un’attenzione speciale, per cui molti Cristiani hanno dichiarato ch’esso riflesse e riflette una grande luce, su molti e vari soggetti Scritturali e scientifici.

Con un sistema teologico che riconosce la sua imperfezione e chiede e aspetta l’insegnamento e l’illuminazione divina fino alla fine del percorso della Chiesa, sembra rimarchevole che questo volume scritto 19 anni fa, abbia bisogno solo di poche correzioni per essere in armonia con il recente pensiero degli Studenti Biblici per ciò che riguarda l’insegnamento della Parola Divina.

            La principale peculiaritá del volume risiede nel capitolo concernente “il prezzo del riscatto”. Questo dottrina, dalla quale, apparentemente, ne derivano tutte le altre, connesse alla nostra salvezza é stata perduta di vista ed oscurata, sin dai tempi in cui gli Apostoli s’addormentarono, nel sonno della morte. E, sinora, permane in tale stato.

            Gli studenti della Bibbia, invece, hanno considerato, e considerano, il “riscatto” quale una chiave, atta ad aprire le menti a discernere ed intendere il contenuto dell’intera Bibbia, oltre a reperire ció che costituisce la Veritá e riconoscere gli errori.

            Le dichiarazioni della Bibbia, nei riguardi del “RISCATTO”, non sono state cambiate, in alcun modo. E noi riteniamo, fermamente che i soggetti, presentati da esse, sono e saranno infallibili. Ma, considerando la nostra fallibilitá, nell’esame delle Scritture, abbiamo sempre confidato - e confidiamo - d’ottenere il giusto intendimento, mediante la guida al giusto discernimento, dallo Spirito Santo, che ci fu promesso.

            Ed ora, alla fine dell’esame del “Riscatto”, il suo contenuto brilla nei nostri occhi, per la commozione, trasfusa nei nostri cuori, dalla vivida luce dello Spirito Santo. Noi non contente stiamo contro la rivelazione progressiva del il Piano divino, anzi ne gioiamo. Non abbiamo motivi per chiedere scusa. Il riscatto si concentra davanti a noi in modo glorioso con gaggi nuovi di luce divina.

            A questo punto, siamo in grado di riconoscere - ed, apprezzare - che Gesù, nostro Signore, rinunció al godimento della gloria celeste, per dedicarsi a compiere l’Opera del riscatto di Adamo e dei suoi discendenti. Rileviamo che il cambio della sua natura spirituale, in quella umana, fu necessario per abilitarlo a costituire il prezzo del riscatto, “dando sé stesso [uomo perfetto - dal greco ANTILUTRON - qual prezzo corrispondente], e ció, dal tempo della sua consacrazione, a trent’anni, in cui fu battezzato, nelle acque del Giordano, sino alla sua morte, sulla croce. Cosí, Egli perfezionó l’equivalenza del prezzo del Riscatto, per Adamo e la sua discendenza, aggiungendo, al sacrificio della sua vita, l’Opera d’Evangelizzazione, che espletó, sin quando chiuse il ciclo della Sua vita terrena, sulla croce, esclamando: “TUTTO É COMPIUTO!” Infatti, nulla di più aveva da compiere, oltre quello che gli era stato preordinato d’eseguire, per il compimento del Piano di Dio.

            Gesù, nostro Signore, fu risuscitato dai morti, dal Padre celeste, in un Essere spirituale e, cioé, alla natura divina. Cosí [come ci precisa l’Apostolo, agli Atti 5: 31] “Lo esaltó, ponendolo alla Sua destra, nei luoghi altissimi, e costituendolo Principe e Salvatore, per dare ravvedimento ad Israele, e remissione dei peccati”.

Gesù non ha usato il prezzo del riscatto quando fu sulla terra, ne potè portare i suoi discepoli in relazione di comunione con il Padre. Così Egli dichiarò: Ascenderò al Padre mio e al Padre vostro, al mio Dio e al vostro Dio”. Poi dichiarò: “ Se io non vado lo Spirito Santo non verrà”. Giov. 20:17. Giov:16:7.

            Circa i meravigliosi benefici, che Gesù concesse all’umanitá, mediante il Suo Riscatto, Egli disse ai suoi discepoli [apparendo loro su l’alto solaio, ove lo attendevano, secondo le istruzioni che aveva date loro, prima d’ascendere al cielo]: “Ecco, io manderó, su voi, quel che il Padre mio ha promesso [lo Spirito Santo]. Quanto a voi, rimanete in questa cittá, sin quando, dall’Alto sarete rivestiti di potenza [cioé dello Spirito] - Luca 24:49.

            Per i meriti del Riscatto, Gesù ottenne dal Padre celeste, la Risurrezione e la Restauzione, per il mondo intero; la prima           Risurrezione, per i Suoi fedeli seguaci, che “ebbero intendimento delle “cose profonde di Dio”e quindi, consacrandosi a Lui, “furono trasformati, mediante il rinnovamento della loro mente, onde conoscessero, per esperienza, qual fosse - ed è -la volontà di Dio, la buona, accettevole e perfetta volontá” - Romani 8:17. Di conseguenza, i fedeli seguaci di Cristo usufruiranno, al pari del loro Capo, dell’onore, della gloria e dell’immortalitá, appartenendo alla Chiesa, della quale Egli sará lo Sposo. Si consideri, anche, che il Riscatto dell’umanitá, concederá a tutte le genti, la restaurazione alla vita perfetta [quale fu goduta dai nostri progenitori, prima del peccato] ed in eterno, sulla terra, anch’essa restaurata, allo stato originale. S’intende che per godere queste benedizioni, occorrerá osservare strettamente le leggi di Dio.

            La ‘chiamata’ per la formazione della Chiesa, non costituí, né costituisce, ne aggiunge per arrotondare il prezzo del Riscatto, poiché il sacrificio di Gesù fu sufficiente. Essa fu progettata, affinché i seguaci del Maestro dimostrassero d’essere pervenuti ad acquisire lo stesso spirito e l’uguale disposizione, che ebbe il loro Signore e Maestro, nell’eseguire, ad ogni costo e, persino col sacrificio della vita, la Volontà del Padre celeste: onde essere accettati da Lui, quali membri del Regal Sacerdozio, del quale Gesù ne é il Sommo Sacerdote; nonché membri della Chiesa, della quale Cristo sará lo Sposo. Ai membri di questa classe, vien richiesto di servire Iddio, aderendo allo stesso Patto, al quale si sottopose Gesù. Infatti, Asaf [artista sovrano, pari ai grandi Profeti ] preannunció: “Dio dice, adunatemi i miei fedeli, che hanno fatto con me un Patto, mediante sacrificio.” Salmo 50: 5.

         Or, allorquando i componenti di questa classe saranno pervenuti a completare il numero prestabilito, ed innalzati alla natura divina, come il loro Capo, saremo nel tempo in cui essi [Cristo e la Sua Chiesa] inizieranno ad esplicare il loro Potere, erogando la Giustizia divina, acquisita per i meriti di Gesù, onde giustificare l’intera umanitá.

         Questo sacrificio - o prezzo di riscatto - sará presentato al Padre, quale corrispondente alla Giustizia divina, a favore dei peccatori [Adamo e la sua discendenza], alla fine di questa éra, ed al principio della Nuova, e costituirá la Giustificazione divina, ottenuta dal Redentore, per ogni creatura umana che va a Dio, tramite i meriti di Gesù, durante il Millennio, nel cui corso, Cristo e la Sua Chiesa erogheranno le benedizioni di vita, pace, e prosperitá che l’Eterno Iddio promise ad Abrahamo.

I membri della Chiesa in questo percorso di quasi 19 secoli non potevano essere sacrifici accette voli per Dio come fu per Gesù loro Redentore, perché solo Lui fu santo immacolato innocente – noi siamo imperfetti peccatori e Dio non può accettare dei sacrifici imperfetti con mancanze peccatrici.

Come si può fare per divenire sacrifici accette voli e permetterci di associarsi a Gesù sul piano spirituale? La cosa adeguata fu fatta - la giustizia divina accordò una attribuzione del merito di Gesù per tutti coloro che entreranno nel patto di sacrificio per il quale Gesù divenne l’avvocato o il garante. Questa attribuzione del Suo merito del sacrificio per la Chiesa, di Gesù, può assomigliare a una ipoteca o un debito, messa sul sacrificio di riscatto, che gli impedisce di applicare subito al mondo, fino a quando la sua applicazione per la Chiesa sarà terminata.

            Il Patto, steso da Dio, con la Chiesa contempla che tutti i componenti d’essa, per divenire Nuove Creature in Cristo e coeredi Suoi, nelle Alte sfere spirituali, dovranno sacrificare la loro vita terrena. É su tale base che le Chiesa ha rinunciato - e rinuncia - ad ogni diritto ed agio, fruiti dall’umanitá, sacrificandoli, al pari di Gesù, divenuto il loro Sommo Sacerdote ed Avvocato, presso il Padre suo. In tal modo, i componenti della Chiesa acquisiscono ed acquisiranno il privilegio d’essere rigenerati dallo Spirito Santo, per condividere l’Opera sacrificale, giubilarne, al pari dell’apostolo Paolo, che a tal riguardo, scrisse in questi termini, ai Colossesi (1: 14): “Io mi rallegro, nelle mie sofferenze, per voi; e quel che manca alle sofferenze di Cristo, lo compio nella mia carne, a favore del corpo di Lui, che é la Chiesa’! Negli stessi termini, l’Apostolo si rivolge ai Romani (8: 16-17), dicendo loro: “Lo Spirito Santo attesta, assieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio e, se siamo figliuoli, siamo anche eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con Lui, affinché siamo, anche, glorificati con Lui. Or ricordiamoci tutti che sol quando questi spiriti rigenerati passeranno al di lá del Velo, i meriti di Cristo, depositati presso il Trono di Giustizia, avranno effetto per l’adempimento del Nuovo Patto. Lo stesso, Paolo, scrivendo agli Ebrei (8: 13), ci spiega: “. . . dicendo un nuovo Patto, EGLI ha dichiarato antico il primo, Ora, quel che diventa antico ed invecchia, é vicino a morire.”

Se sarà di nuovo da riscrivere questo volume, faremo via via delle modificazioni delle espressioni, in armonia con quello che già abbiamo presentato qui. Chiediamo ai nostri lettori di considerare questo. Le modifiche non sono di tale natura al fine di permettere che l’espressioni del libro siano sbagliate – solo che – non sono così complete e chiare come se il libro fosse stato scritto adesso.

Per alcuni commenti aggiornati sul nuovo patto, chiediamo ai nostri lettori di considerare la Prefazione dell’autore su “Studi delle Scritture volume, 6”.

Il vostro servitore nel Signore,

CHARLES T. RUSSELL
Brooklyn, N.York
1 ottobre 1916

INDICE

STUDIO I

    LA REALTA’ E LA FILOSOFIA

STA ALLA BASE DELLA DOTTRINA CRISTIANA DAL PUNTO DI VISTA DELLA BIBBIA – TRE VEDUTE SU QUESTO SOGGETTO – “LA VEDUTA ORTODOSSA, LA VEDUTA ETERODOSSA”, LA VEDUTA DELLA BIBBIA CHE LI UNISCE E LI ARMONIZZA TUTTI E DUE – LA TEORIA DELL’ EVOLUZIONE ANTAGONISTA CON LA VERITA’ SU QUESTO SOGGETTO – LA RICONCILIAZIONE DELLA GIUSTIZIA DIVINA COMPIUTA – LA RICONCILIAZIONE DELLA CHIESA IN SVOLGIMENTO – LA RICONCILIAZIONE DEL MONDO IN FUTURO – I GRANDI RISULTATI FINALI, QUANDO IL REGNO FINIRA’ IL SUO RUOLO ...

STUDIO II

    L’AUTORE DELLA RICONCILIAZIONE

L’ONNIPOTENTE GEOVA – IL SALVATORE DEI PECCATORI, ATTRAVERSO CRISTO – “DEGNO E’ L’AGNELLO” – “COLUI CHE ESISTE IN SE” – QUELLO CHE “IO SONO” – UNA TRADIZIONE FALZA – FONDATA SULL’ERRORE –

L’UNITA’ DEL PADRE E DEL FIGLIO MOSTRATA NELLE SCRITTURE – L’USANZA SCRITTURALE DELLA PAROLA GEOVA E DEL TITOLO IL SIGNORE – LA PAROLA DIO NE VECCHIO TESTAMENTO – NEL NUOVO TESTAMENTO – LA TESTIMONIANZA ARMONIOSA DELLA BIBBIA – CHI HA VISTO ME, HA VISTO IL PADRE – LUI NON LA CONSIDERO’UNA COSA SEMPLICE ESSERE AL LIVELLO DEL PADRE – PER NOI C’E’ UN UNICO DIO PADRE ED UN UNICO SIGNORE GESU’ CRISTO - …..

STUDIO III

    IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE L’UNICO GENERATO

CHI E’ LUI? – IL LOGOS, UN DIO – L’UNICO GENERATO DI GEOVA – LA TESTIMONIANZA DELLA BIBBIA – “COLUI CHE FU RICCO” – “PRIMA DI ABRAMO IO FUI” – “IL PRIMO E L’ULTIMO” – “IL LOGOS DIVENNE CARNE” – NON FU INCARNATO – LUI SI UMILIO’ – COLUI CHE FU RICCO, PER NOI DIVENNE POVERO – NON VI E’ NESSUNA IPOCRISIA IN QUESTA TESTIMONIANZA – LA CONDOTTA DEL NOSTRO SIGNORE NON FU FALZA – COLUI CHE FU SANTO INNOCENTE, SENZA MACCHIA E SEPARATO DAI PECCATORI. …

STUDIO IV

    IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE, COLUI CHE FU SENZA MACCHIA

SCRITTURE CHE APPARENTEMENTE SI CONTRADDICONO, SONO MESSE IN ARMONIA – LA DOTTRINA ROMANO-CATTOLICA DELLA GENERAZIONE DELLA IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA NON E’CONFERMATA – LA NASCITA DI GESU’ E’ DIVERSA DAI PECCATORI, ESSENZIALE PER IL PROGETTO DIVINO - ALTRIMENTI NON SAREBBE STATO POSSIBILE NESSUNA REDENZIONE – LE ULTIME CONCLUSIONI DELLA SCIENZA IN RELAZIONE ALL’UNIONE DELLA VITA CON IL PROTOPLASMA – IL LOGOS FU FATTO CARNE – NATO DALLA DONNA, MA SENZA MACCHIA - UNA MADRE IMPERFETTA LO FECE NASCERE SENZA MACCHIA – LO STESSO PRINCIPIO OPERA IN ALTRI ASPETTI DELPIANO DIVINO, SECONDO LE SCRITTURE.

STUDIO V

IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE FU FATTO SIMILE AI SUOI FRATELLI.

CHI SONO I SUOI FRATELLI? – IN COSA STA LA SOMIGLIANZA – COME FU LUI TENTATO IN TUTTO COME NOI, MA LUI FU SENZA PECCATO – LE TENTAZIONI NEL DESERTO – L’ASSOMIGLIANZA DELLE SUE TENTAZIONI CON LE NOSTRE – ALCUNE TENTAZIONI POTRANNO IMBROGLIARE ANCHE GLI ELETTI – IN CHE SENSO FU FATTO PERFETTO IL NOSTRO SIGNORE ATTRAVERSO LE SOFFERENZE – ANCHE SE FU FIGLIO IMPARO’ AD UBBIDIRE – COME FU LUI FU FATTO SIMILE AI PECCATORI – SENZA MACCHIA – “LUI PRESE SU DI LUI TUTTE LE NOSTRE INFERMITA’ – COME EBBE MISERICORDIA

STUDIO VI

    IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE E IL FIGLIO E IL SIGNORE DI DAVIDE.

COME E’ LUI FIGLIO DI DAVIDE? - LA GENEALOGIA DI GIUSEPPE ATTRAVERSO SALOMONE – LA GENEALOGIA DI MARIA ATTRAVERSO NATAN – ABBASSA QUELLI INNALZATI E INNALZA QUELLI ABBASSATI –

DA DOVE PRENDE IL TITOLO DI CRISTO, IL SIGNORE DI DAVIDE – COME FU LUI LA RADICE IL RAMO DI DAVIDE – IL SIGNIFICATO DEL TITOLO PADRE DELL’ETERNITA’ – COME FU ASSICURATO E COME SARA’ APPLICATO – CHI SONO I FIGLI DI CRISTO - LA CHIESA “I SUOI FRATELLI” – I FIGLI DI DIO E IL PADRE DEL NOSTRO SIGNORE GESU’’ CRISTO

STUDIO VII

    IL MEDIATORE DELLA RICONCILIAZIONE IL FIGLIO DELL’UOMO.

COSA NON SIGNIFICA QUESTO TITOLO – COSA SIGNIFICA - I SUOI ONORI SONO INCONTESTABILI, NON POSSONO ESSERE PRETESI DA NESSUNO – IL FIGLIO DELL’UOMO COSI’ COME E’ VISTO DAL MONDO – COME L’HA VISTO PILATO, ROUSSEAU, NAPOLEONE – IL SIGNIFICATO DELLA DICHIARAZIONE: “NON AVEVA BELLEZZA DA ATTIRARE GLI SGUARDI” – ERA DIVERSO DAGLI ALTRI – IL SUO ESSERE RIPIENO DI LUCE

STUDIO VIII

    LA VIA DELLA RICONCILIAZIONE LO SPIRITO SANTO DI DIO

L’OPERA DELLO SPIRITO SANTO – ADESSO E’ NEL MILLENNIO – DIVERSI NOMI CHE HA LO SPIRITO SANTO – IN CONTRASTO CON LO SPIRITO DELL’ERRORE – COME LO SPIRITO SI ADEGUA A DIFFERENTI PERSONE – IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA SPIRITO – DIO E’ SPIRITO – LO SPIRITO SANTO NON C’ERA ANCORA – I DONI DELLO SPIRITO – LA POTENZA TRASFORMATRICE DELLO SPIRITO SANTO – SPIRITO CON MISURA E SENZA MISURA – LO SPIRITO DEL MONDO L’ANTICRISTO – LA LOTTA TRA QUESTO LO SPIRITO SANTO – LE LOTTE INTERNE ED ESTERNE DEI SANTI – LO SPIRITO CHE CI VUOLE CON GELOSIA - INSEGNATI DALLO SPIRITO – PARAKLETOS IL CONSOLATORE – LUI VI CONDURRA’ IN TUTTA LA VERITA’ – LA SORVEGLIANZA DELLO SPIRITO NON FU MINORE DA QUANDO CESSARONO I DONI MIRACOLOSI

STUDIO IX

    IL BATTESIMO LA TESTIMONIANZA ED IL SIGILLO DELLO SPIRITO SANTO DELLA RICONCILIAZIONE.

IL BATTESIMO DELLO SPIRITO – IN TRE PARTI – IL SIGNIFICATO DEL BATTESIMO – LE CHIAVI DEL REGNO DEI CIELI – ALTRO BATTESIMO DELLO SPIRITO PROMESSO SU OGNI CARNE – IL SUO SIGNIFICATO – LA PREGHIERA PER LO SPIRITO – LA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO – LA SUA IMPORTANZA – NESSUNA PACE CON DIO SENZA DI LUI – POCHI SANNO SE CE L’HANNO OPPURE NO – QUESTA E’ UNA COSA CHE DESIDERO CONOSCERE – COME RICONOSCERE LA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO – LE DIVERSITA’ DI AMMINISTRAZIONE – LA TESTIMONIANZA DELLO SPIRITO – SANTIFICATI ATTRAVERSO LO SPIRITO – PIENI DI SPIRITO – IL SIGILLO DELLO SPIRITO – LA PROMESSA CHE LO SIGILLA – PER IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE – PIU’ ALTA REALIZZAZIONE DA RICERCARE – E MANTENERE.

STUDIO X

    LO SPIRITO DI UNA MENTE SANA.

LO SPIRITO DI DIO DEL SUO POPOLO MANDA FUORI LO SPIRITO DELLA PAURA – L’UMANITA’ IN GENERE E’ MALATA SIA FISICAMENTE CHE MENTALMENTE – IL SENSO NEL QUALE LO SPIRITO SANTO E’ LO SPIRITO DI UNA MENTE SANA - LE OPERAZIONI CHE PORTANO A QUESTO RISULTATO – LE TESTIMONIANZE DELLO SPIRITO DI UNA MENTE SANA..

STUDIO XI

    LO SPIRITO SANTO DELLA RICONCILIAZIONE.

L’ESAME DI ALCUNE SCRITTURE APPARENTEMENTE CONTRADDITTORIE – NON SPENGETE LO SPIRITO – NON RATTRISTATE LO SPIRITO DELLA VERITA’ – IL CONSOLATORE – PIENI DI SPIRITO SANTO – MENTIRE ALLO SPIRITO SANTO - TENTARE LO SPIRITO DEL SIGNORE – IL PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO - LO SPIRITO HA DETTO – LO SPIRITO SANTO E’ CONTENTO - FERMATI DALLO SPIRITO SANTO – LO SPIRITO SANTO TESTIMONIA – LO SPIRITO SANTO VI HA MESSO SUPERVISORI – LO SPIRITO SANTO COME INSEGNANTE – L’UNZIONE D I COLUI CHE E’ SANTO – LO SPIRITO SANTO MEDIA CON SOSPIRI – COME CRITICA LO SPIRITO IL MONDO – COME SI CONOSCE LO SPIRITO DI DIO A DIFFERENZA DELLO SPIRITO DELL’ANTICRISTO.

STUDIO XII

    L’OGGETTO DELLA RICONCILIAZIONE : L’UOMO.

COSA E’ L’UOMO – LA RISPOSTA ORTODOSSA – LA RISPOSTA SCIENTIFICA – LA RISPOSTA DELLA BIBBIA – IL CORPO DELL’UOMO – LO SPIRITO DELL’UOMO – L’ANIMA UMANA – CONFUSIONE DALLE TRADUZIONI SBAGLIATE – MOLTIPLICAZIONE DELLE ANIME – COSA E’ LO SHEOL E L’ADES, DOVE VANNO TUTTE LE ANIME NELL’INTERVALLO TRA LA MORTE E LA RESURREZIONE – LE DICHIARAZIONI SCRITTURALI ANALIZZATE INDIVIDUALMENTE.

STUDIO XIII

    LE SPERANZE DELLA VITA PERPETUA E L’IMMORTALITA’ ASSICURATE ATTRAVERSO LA RICONCILIAZIONE.

LE ASPETTATIVE O SPERANZE DELLA CREAZIONE CHE GEME - NON CI SONO TESTIMONIANZE – LE PROMESSE ED I RISULTATI DELLA RICONCILIAZIONE – UNA DISTINZIONE ED UNA DIFFERENZA – L’ANIMA UMANA E’ IMMORTALE, O A SOLO LA SPERANZA DI DIVENIRE IMMORTALE – GLI ANGELI SONO IMMORTALI – E’ SATANA IMMORTALE – LA VITA E’ IMMORTALITA’ PORTATA ALLA LUCE ATTRAVERSO IL VANGELO – LE PAROLE GREGHE TRADOTTE IMMORTALE E IMMORTALITA’ NELLE SCRITTURE – ATTRAVERSO CHE COSA SI DISTINGUE LA SPERANZA DELLA CHIESA DALLA SPERANZA DEL MONDO SALVATO.

STUDIO XIV

LA NECESSITA’ DELLA RICONCILIAZIONE – L’ELIMINAZIONE DELLA MORTE.

LA CONDANNA UN MALE ATTUALE NON FUTURA – DOVE E PERCHE’ VIENE LA CONDANNA PER TUTTI – QUANDO CESSERA’ L’IRA DI DIO CONTRO IL PECCATO – SALVATI ADESSO E IN FUTURO – LA RICONCILIAZIONE E’ NECESSARIA SECONDO IL PIANO DI DIO – L’UOMO, UN ESEMPIO PER GLI ANGELI E PER ATRE CREATURE FUTURE.

STUDIO XV

    UN RISCATTO PER TUTTI UNICA BASE PER LA RICONCILIAZIONE.

LA RICONCILIAZIONE E’ IMPOSSIBILE SENZA UN RISCATTO – ASSICURATO MA NON IMPOSTO – ESSERE REDENTORE FU UN FAVORE – IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE PREZZO DI RISCATTO E REDENZIONE – CHE PREZZO DI RISCATTO FU PAGATO PER L’UOMO – LA GIUSTIFICAZIONE ATTRAVERSO LA FEDE E’ COSI’ ASSICURATA – VOI SIETE STATI COMPRATI CON UN PREZZO – ATTRAVERSO CHI – DA CHI – CON QUALE SCOPO – COME HA COOPERATO L’AMORE CON LA GIUSTIZIA – IL RISCATTO E’ MESSO PER TUTTI, NON SARA’ RIPRESO INDIETRO – I DIRITTI DEL PRIMO ADAMO COMPRATI DAL SECONDO ADAMO – IL RISCATTO NON SIGNIFICA PERDONO – LA MORTE DELL’UOMO NON E’ UN RISCATTO – UN RAGIONAMENTO FALZO DELLE TEORIE UNIVERSALI - LA GIUSTIZIA NON FU OBBLIGATA DALLA REDENZIONE – UNICO NOME – IL METODO DEL MEDIATORE SIMBOLEGGIATO ATTRAVERSO MOSE’ – LA REDENZIONE, SOSTITUZIONE – ERA POSSIBILE UN ALTRO PIANO

STUDIO XV

    IL MINISTERO DELLA RICONCILIAZIONE.

QUESTO MINISTERO ERA AFFIDATO AL SACERDOZIO REALE – UNTI PER PREDICARE LA RICONCILIAZIONE – PERCHE’ NON E’ APPREZZATA LA NOTIZIA DI GIOIA – IL RISULTATI DI QUESTO MINISTERO – LA PERSECUZIONE E LA GLORIA – COME IN LEI SI PROVA LA FEDELTA’ – SOLO COLORO CHE SONO FEDELI POSSONO AVERE UNA PARTE NELL’OPERA DELLA RICONCILIAZIONE DEL FUTURO

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IL GIGANTE DI CARTONE CON LA TRAVE NELL'OCCHIO - Analisi critica dei metodi discriminatori adottati dalla chiesa cattolica romana mediante i suoi gruppi "antisette


RETROCOPERTINA

Rovesciare l'immagine che molti religiosi di gruppi di minoranza hanno, è stato sempre “costume” dell'autorità ecclesiastica predominante in Italia e nel mondo. Trasformare l'atteggiamento nei confronti di queste minoranze religiose che è, in fondo, incontro con "ciò che un altro ha da dire” e abituandosi a controllare e verificare le proprie capacità di ascolto nella discussione, nella situazione, cioè, nella comprensione altrui dei punti referenziati con le Sacre Scritture, potrebbe divenire fattore fondamentale di umiltà, unione e dignità per entrambi gli schieramenti.
Se non fosse per l'egemonica interferenza del clero della 'cristianità' apostata, si potrebbero evitare sofferenze alle 'minoranze' che storicamente, nei confronti della prepotenza di chi ha potere, sono sempre stati considerati 'perdenti' per cui molti di questi, infaustamente, sfociano nel deprecato fondamentalismo.
Questo rimanda di fare emergere e fissare le valutazioni dei 'diversi' in quanto al 'credo' che in altri tempi, non tanto remoti, sarebbe significato il 'rogo'.
In questo libro Umberto Polizzi, giornalista e scrittore, analizza la condotta dell'alto clero cattolico, il Gigante di cartone, e in particolare di un tentacolo della chiesa cattolica romana, il GRIS (Gruppo di ricerca e informazione sulle sette). Analizza la figura del fondatore Marinelli e i i metodi discutibili adottati da questo gruppo che dovrebbe fare ricerca e fornire informazioni sui cosiddetti Nuovi Movimenti religiosi.
Polizzi evidenzia che il GRIS e altri gruppi simili, si manifestano in realtà come veri e propri gruppi "antisette" che contribuiscono a fomentare la discriminazione e l'intolleranza religiosa verso i gruppi religiosi minoritari e in particolare i cristiani testimoni di Geova.
I fatti che mette in luce questo libro, rappresentano ovviamente solo un'esigua parte degli atteggiamenti intolleranti della religione predominante in Italia.

INTRODUZIONE

Nell'antichità si abbatterono su un uomo delle calamità che non erano opera di Geova, eppure quest'uomo rimproverò Geova chiedendogli: "È bene per te che tu faccia torto?" (Giobbe 10:3).
Geova gli rispose chiedendogli a sua volta: "Mi dichiarerai malvagio affinché tu sia nel giusto?" (Giobbe 40:8).
Quella persona di allora fu Giobbe.
Oggi, il clero della cristianità apostata, piagata da tanto insuccesso nel campo della dottrina e della fede e con la pratica dei loro peccati recano su di loro stessi e sugli ignari loro seguaci molte calamità dovute al loro errore. Le dottrine pagane e babiloniche, da loro adottate come un fatto di "Tradizione", hanno adulterato la verace "Parola di Dio" e quando giungono all'ineluttabile fallimento o ad una dovuta chiarificazione di fatto, lo attribuiscono all'imperscrutabile volontà di Dio come dogma di fede.
Mentre Giobbe comprese il suo errore e il fatto di essersi interessato troppo di se stesso disse: "Mi ritratto, e veramente mi pento nella polvere e nella cenere..." (Giobbe 42:6), il clero della cristianità apostata manca dell'onestà e dell'umiltà di Giobbe, e imperterrita persiste negli odiosi schemi babilonici di gestione dello spirituale attribuendo poi, il fallimento come abbiamo già detto, a Dio.
Anche se la mia preparazione spirituale la devo all'amorevole aiuto dei 'testimoni di Geova', tengo a precisare che non sono loro i fucinatori e i responsabili di ciò che ho scritto e di ciò che scriverò qui di seguito.
È mia piena e assoluta responsabilità di "uomo libero"!
Non mi ritengo prone al compromesso e al vile servizio degli interessi terreni così come quelli del servilismo della cristianità apostata, ragion per cui è alienata da ogni forma teocratica di comportamento ed è quindi rigettata e condannata da Geova Dio!
Vivo nella consapevolezza più assoluta dei miei 'bisogni spirituali' e, soprattutto, delle mie limitazioni, per cui dedico studio, meditazione e azioni nella speranza di corredarmi di una 'coscienza' meglio addestrata per santificare il meraviglioso nome di Geova Dio.
Ciò fu primariamente manifestato dall'apostolo Paolo il quale scrivendo ai Filippesi nel 60 E.V. così si espresse: "Ma le cose che per me erano guadagni, le ho considerate perdita a motivo del Cristo. Infatti, per questo in realtà pure considero ogni cosa essere perdita a motivo dell'eccellente valore della conoscenza di Cristo Gesù mio Signore. A motivo di Lui ho accettato la perdita di tutte le cose e le considero come tanti rifiuti, affinché guadagni Cristo". Filippesi 3:7-9.
Oggi, in virtù di questo mio "Spirito Libero"
Umberto Polizzi

INDICE

- INTRODUZIONE

- IL GIROTONDO DELLA VITA

- LA CRISI DELLA MORALE

- LA SVOLTA

- PIÙ BENESSERE CHE SUCCESSO

- RIMUOVERE L'IRRAZIONALE

- LA MALTA

- COERCIZIONE DI STAMPO MAFIOSO

- RIGURGITI D'INTOLLERANZA

- LA LIBERTÀ DEL MALCOSTUME

- L'EREDITÀ ABIURATA

- IL PREZZO DELLA GLORIA

- IL PECCATO DELL'UOMO CONTRO L'UOMO

- NEL CROGIUOLO DI BABILONIA

- CRISI DI CREDIBILITÀ

- UN APPLIGLIO LEGALE

- IL PARADOSSO

- IL GIGANTE DI CARTONE ADDORMENTATO

- UNA CONSULTA RADIOFONICA

- BIBBIA E TRADIZIONE NEL DILEMMA

- VILIPENDIO E OSTRACISMO

- DA CACCIATORI A LEPRI

- IL DISSENSO

- IL MODERNO CONCETTO DELLA RELIGIOSITÀ

- MOTIVAZIONE: FORZA PER CAMBIARE

- IL GIGANTE ADDORMENTATO (…e la "Trave nell'occhio")

- DOTTRINA DEVIANTE

- BENEDICANO LO SCOMUNICATO

- LE FACCE DELLO SCISMA

- UNA FARSA GROTTESCA

- UN'ESAGERATA OPINIONE DI SE STESSI

- UNA DOTTRINA INFAMANTE

- L'ALBA MESSIANICA

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TRATTAMENTI SANITARI FRA LIBERTÀ E DOVEROSITÀ - Atti del convegno di studi: Roma 1 Dicembre 1982

PREMESSA

Il libro presenta al lettore le relazioni e gli interventi di una non lontana giornata di riflessione e dibattito. Qui, nella pagina introduttiva, si vuole ricordare il clima, non frequente per non dire inconsueto ai convegni di studio, di quell'incon- tro del I" Dicembre 1982: la tensione spirituale si accompagnava, nella platea numerosa ed attenta, ed assidua dall'inizio al termine dei lavori, alla serenità dei giudizi, la fermezza delle convinzioni al rispetto per il dubbio e il dissenso.

I relatori e quanti intervennero appartenevano ad aree culturali ed ideologiche diverse, ed erano' in prevalenza giuristi e medici. Attorno ad un tema che suscita molteplici interessamenti, dalla teologia alla morale, dalla sociologia dei gruppi alla politica delle libertà, si rendevano esplicite preparazione tecnico-scientifica e posizioni ideali, ma soprattutto si dichiarava la comune esigenza di discutere e comprendere, di rimuovere pregiudizi, di non pretendere ad intangibili verità.

A provocare l'iniziativa, come più volte si ricorda nel libro, era stato l'ultimo episodio che aveva visti coinvolti i testimoni di Geova, e precisamente il caso Oneda nell'intervallo tra la pronuncia della Corte di assise e la decisione di appello; ma non mancarono voci, nella giornata romana, che si fermarono a proporre ed esaminare temi diversi dal rifiuto delle trasfusioni, ed in particolare il trattamento degli infermi di mente e gli indirizzi della nuova psichiatria, attraversata essa pure dal conflitto tra interventi coattivi e libertà della persona.

I motivi di contrasto, nelle vicende più volte sollevate e vissute con sofferenza e dignità dai testimoni di Geova, vanno oltre quel profilo, e perciò lo stesso titolo del volume può considerarsi in qualche misura riduttivo dell' area di ricerca percorsa. Si ritrovano, nel confronto polemico e nella faticosa indicazione di accettabili vie di uscita, ragioni ulteriori di meditazione, che toccano le relazioni tra Stato e gruppi sociali, tra famiglia e comunità minori (ed in particolare con le comunità religiose), tra minori di età od altri soggetti incapaci e le persone e gli organi chiamati ad assumere, per investitura di funzioni di diritto privato o per responsabilità di carattere pubblico, decisioni che ne toccano l'integrità fisica e la libertà di determinarsi.

Si comprende allora come sia vasta, pur nella esile mole delle pagine qui raccolte e delle parole ascoltate quel giorno, la prospettiva in cui si colloca il tema e come siano articolate le acquisizioni che possono riceversi e vari e non trascurabili i suggerimenti allora emersi, Sul punto specifico delle emotrasfusioni si è appreso, da chi non ne aveva adeguata notizia, come siano avanzate e positivamente sperimentate tecniche alternative; e si è ravvisata quindi la necessità di strutture sanitarie che quelle tecniche conoscano, e siano in grado di adottarle ed applicarle, nel rispetto della libertà individuale e per aderire alle richieste ragionevoli di collettività legittimamente gelose della propria autonomia intesa a realizzare scelte sorrette da comunanza di fede.

Più delicato il discorso si rivelò, e ve ne è visibile traccia nel volume, quando si misero a confronto i temi della libertà individuale - pur sulla base della generale premessa che nega il dovere di curarsi e rammenta la necessità di una legge formale perché divenga obbligatorio un trattamento sanitario -, della deontologia professionale, della solidarietà individuale e sociale verso chi non sia in grado di decidere delle cure da accettare o della vita da conservare, della potestà dei genitori o tutoria, dell'intervento supple tivo del giudice nell'urgenza ed irreparabilità delle situazioni.

Ancora più complessa la materia appare quando sullo sfondo, nel conflitto possibile o attuale con le strutture pubbliche o i poteri familiari o l'iniziativa disinteressata del terzo (il giurista di antica educazione evoca, con l'adattarle o distorcerle, le formule della gestione d'affari e del tacito mandato), si muove un gruppo religioso; ed è affiorata anche l'idea di sciogliere i nodi delle contrastanti 'lealtà' col fissare una sorta di maggiore età della coscienza religiosa (diversa da quella civile, ma non indifferente per l'ordine statuale) e rendere arbitro delle scelte il soggetto che l'abbia raggiunta.

Fuori delle ipotesi delle persone incapaci, la libertà individuale è generalmente apparsa meritevole di tutela senza eccezioni, e la volontà del rifiuto insuscettibile di essere modificata o rovesciata attraverso il gioco di presunzioni e finzioni. Nell'ambiente americano, anche se si tratta di un atteggiamento minoritario (è infatti la disserting opinion di un giudice), si sono collocate libertà e volontà del rifiuto, di certe specifiche cure o anche di qualsiasi trattamento, nell' area della privacy, «il più comprensibile dei diritti ed il più apprezzato dagli uomini civili». È anzi sembrato che qui, della. riservatezza, si facesse valere un aspetto ulteriore, al di là della difesa di emozioni, pensieri, sensazioni, convinci menti, che se ne rivendicasse la carica di anticonformismo e di protesta di cui può colorarsi il diritto all'intimità almeno in certi ambienti ed epoche storiche.

Una spiegazione del legame con la privacy, in verità, è stata fornita in tutt'altra direzione, e forse con un qualche grado di plausibilità. Per la borghesia e ancor più per l'aristocrazia premoderna si è messo in luce il notevole bagaglio d'informazione medica di cui erano dotate e ancora, più che al sentimento di difesa dalle 'aggressioni' terapeutiche, si è guardato al costo economico e al dolore fisico aggravati dalla scarsità e arretratezza dei mezzi. Anche l'aver colto, nel lungo e alterno itinerario della riservatezza, lo svolgersi dalla paura all' anticonformismo è un motivo di più per apprezzare il tema e per non dimenticarne le implicazioni nascoste e gli esiti che sono nelle nostre speranze.

PIETRO RESCIGNO

INDICE

Prof. Pietro Rescigno, Premessa 5


PARTE PRIMA

RELAZIONI

Prof. Diana Vincenzi Amato, Tutela della salute e libertà individuale 13

Prof. Piero Bellini, Aspetti costituzionali con più specifico riferimento alla libertà religiosa 55

INTERVENTI

Prof. Avv. Giuseppe Spagnolo 105

Prof. Sergio Lariccia 108

Dott. Bruno Podbersig 113

Prof. Giorgio Peyrot 118

Avv. Roberto Lorenzini 123

Dott. Luigi De Angelis 132

Prof. Antonio Vitale 135


PARTE SECONDA

RELAZIONI

Prof. Mauro Barni, Aspetti medico-legali 143

Prof. Ferrando Mantovani, Aspetti penalistici 153

Dott. Cesare Buresta 175

Prof. Awo Francesco Zanchini 177

Prof. Pietro Rescigno, Conclusioni 181

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LA QUESTIONE DELLA TOLLERANZA E LE CONFESSIONI RELIGIOSE - Atti del convegno di studi: Roma 3 Aprile 1990

PREFAZIONE

Il fatto dell'intolleranza nei confronti delle più varie manifestazioni del fenomeno religioso che, nel nostro paese, mai completamente sopito per la indubbia prevalenza di una larga maggioranza di cattolici, sembra aver ripreso quota in episodi ripetutisi in questi ultimi anni, ha costituito l'oggetto dell'indagine e della documentazione molto analitica contenute nel volume «Intolleranza religiosa alle soglie del duemila» a cura dell' Associazione europea dei Testimoni di Geova, Roma 1990.
Sui temi offerti dal volume si è svolto il dibattito che qui presentiamo, riportando tutti gli interventi.

* * *

È fin troppo noto che tutta la problematica relativa alla fenomenologia religiosa, ma non soltanto ad essa, in una democrazia pluralistica come la nostra, si incentra nel nodo da sciogliere intrecciato dal valore da riconoscere al principio maggioritario, come corollario tradizionalmente e comunemente accettato della democrazia in genere, e dal valore del pluralismo e dell'uguaglianza che denota il tipo di democrazia prefigurato dalla nostra Costituzione repubblicana. Ma, nella specie fenomenica che ci riguarda, il tributo alla maggioranza è già costituzionalmente pagato con il diverso statuto assicurato alla Chiesa cattolica rispetto a quello delle altre confessioni religiose. Ne deriva che, fuori dalla specialità appena indicata, tutte le manifestazioni della fenomenologia religiosa vanno direttamente commisurate ai principi costituzionali che presiedono in materia ai diritti individuali (art. 2 e art. 19) e ai diritti degli stessi gruppi confessionali (artt. 2 e 8 Cost.).

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Non c'è dubbio che il disposto dell'art. 2 Cost., che è, ad una, espressione del principio personalistico e di quello pluralistico, abbia inteso elevare le formazioni sociali a soggetti di diritto costituzionale, conferendo ad esse la titolarità delle situazioni di libertà (e doverosità) riconosciute ai singoli, qualificandole come inviolabili (e inderogabili). Al tempo stesso l'art. 19 Cost., riconoscendo la libertà di professione del sentimento religioso in forme singole e associate, va collegato con la eguaglianza e la tutela assicurate dall' art. 8 a tutte le confessioni religiose. Senza pensare che anche la manifestazione del sentimento e delle convinzioni religiose sono già protette dal più generale principio di libertà del pensiero (art. 21 Cost.), il quale a sua volta rafforza, in principio, la doverosa neutralità dello Stato rispetto al contenuto di qualsiasi esternazione del pensiero con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma o circostanza essa sia praticata.
Ne risulta perciò, senza il minimo dubbio, il principio fondamentale del pluralismo religioso, ideologico, culturale e confessionale, che ha coerentemente indotto la Corte ad affermare, per un verso, che lo Stato non ha da imporre «valori propri, contenuti ideologici che investono tutti i cittadini e 'totalmente' ogni singolo cittadino» (sent. 189/1987) e per altro verso, con più specifico riferimento alla nostra materia, il principio supremo di laicità dello Stato (cche implica non indifferenza dello Stato dinanzi alla religione ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione in regime di pluralismo confessionale e culturale»: sento 203/1989). E tuttavia proprio questo principio fondamentale risulta, non ostanti tali solenni ed autorevolissime affermazioni, profondamente inciso in senso restrittivo nell'attuale momento storico.
Ora, nel ricercare le ragioni, oltre che politiche e sociali, soprattutto giuridiche, di un tale «regresso», non può non rilevarsi la perdurante non integrale attuazione dell'art. 8 Cost., particolarmente rilevante nei confronti di quelle confessioni che, pur avendo insistentemente prospettato le proprie esigenze e quindi richiesto una negoziazione della disciplina dei loro rapporti con lo Stato, non hanno ottenuto alcun concreto risultato. È fin troppo evidente che tale non integrale attuazione, specialmente in considerazione dell' evenienza appena ricordata (quella delle richieste andate deluse), oltre che costituire una ingiustificata specifica violazione dell'art. 8 u.c. Cost., suscita le più serie perplessità relativamente al rispetto del principio di uguale libertà di tutte le confessioni religiose.

* * *

D'altra parte, la mancata o parziale attuazione dell' art. 8, mentre incide negativamente sulla libertà e autonomia costituzionalmente garantite alle confessioni religiose che non hanno ottenuto l'intesa con lo Stato, finisce per riflettersi indubitabilmente sulla stessa libertà religiosa dei singoli che ad esse partecipano e che ne costituiscono la dimensione soggettiva, libertà che è quella in fin dei conti che le disposizioni costituzionali sono rivolte più direttamente e intensamente a tutelare. Bisogna, a questo proposito, osservare che, in aggiunta al riconoscimento dei classici diritti inviolabili individuali ai soggetti dell' ordinamento, la Costituzione riconosce e garantisce pure i singoli in ragione di loro status o posizioni particolari, tra le quali rientra indubbiamente quella dell' appartenenza alle confessioni religiose.
Qui la tutela costituzionale assume anzi una duplice configurazione come garanzia costituzionale nei confronti tanto dei singoli nel gruppo, quanto dei gruppi come tali. Ora, se il primo aspetto non viene in considerazione ai nostri fini, è il secondo che appare rilevantissimo. La Costituzione nel prevedere che le confessioni hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti... riconosce, senza alcun dubbio, gli stessi come ordinamenti giuridici, e non importa qui stabilire se essi possano configurarsi come propriamente derivati o se viceversa conservino, anche dal punto di vista statuale, la loro indiscutibile originarietà, quel che preme invece mettere in rilievo è che la tipizzazione operata dalla Costituzione li contrappone en bloc in posizione paritaria al solo ordinamento della Chiesa cattolica.


* * *

Ma che cosa è avvenuto in realtà? La perdurante applicabilità alle sole confessioni che non sono riuscite a stipulare una intesa con lo Stato della legislazione «fascista» del 1929 (a parte i problemi di compatibilità con la Costituzione repubblicana che essa di per sé suscita) ha determinato una inammissibile scissione tra le stesse e le confessioni ormai dotate di intesa, per cui può ben parlarsi - fuori da ogni disegno costituzionale - di una tripartizione ternaria delle confessioni religiose o, se si vuole, di una posizione binaria preminente della Chiesa e delle confessioni in regime di intesa (per le quali il legislatore, statale e regionale, ha conseguentemente adottato particolari trattamenti di favore) rispetto alle altre. Le conseguenze che se ne traggono non determinano soltanto un insanabile contrasto con i principi costituzionali fondamentali, ma finiscono per stravolgere la stessa fisionomia dell'intesa che, in luogo di costituire un istituto di garanzia per l'attuazione del principio di libertà ed eguaglianza, si pone come strumentale alla creazione di particolari ed esclusive situazioni di privilegio.

* * *
Ma, anche ove le iniziative statali e regionali in favore dell'attuale duplice categoria (Chiesa cattolica e confessioni dotate di intesa) non vi fossero state, ovvero pure si fossero rivolte - come pure in effetti talora è accaduto - in favore di tutte indistintamente le confessioni religiose, la non integrale attuazione dell' art. 8 Costo avrebbe pur sempre comportato (come in realtà oggi comporta) profonde diseguaglianze tra confessioni e confessioni e tra i singoli appartenenti all'una o all'altra: a principi religiosi eventualmente identici proclamati e professati da diverse confessioni religiose e riconosciute dalla Costituzione su un piano di parità si oppone un diverso e ingiustificato regime giuridico discriminatorio, con conseguente rilevanza degli stessi principi per alcune di esse e corrispondente disconoscimento per altre.
Basti ricordare un solo esempio. L'art. 4 dell'intesa siglata il 29 dicembre 1986 tra la Repubblica italiana e la Chiesa ristiana avventista del 7° giorno, per motivi di fede contraria all'uso delle armi, prevede una disciplina della materia che, da qualsiasi angolatura la si voglia più propriamente riguardare, è comunque derogatoria delle disposizioni della legge 772/1972, la quale trova invece integrale applicazione per altre confessioni, nonostante che queste, come ad es. quella dei Testimoni di Geova, assumano come valore centrale gli stessi principi ed abbiano per di più proposto, nella bozza di Intesa presentata al Ministero dell'Interno, una soluzione bilanciata del potenziale conflitto tra beni costituzionalmente protetti (diritti di libertà e doveri di solidarietà politica e sociale).
Ma gli esempi, come è ovvio, e come risulta da una lettura delle intese siglate, potrebbero moltiplicarsi.

* * *
E allora, se è pur vero che la libertà religiosa non e Incompatibile in astratto con il diverso trattamento giuridico delle confessioni - che è anzi postulato dallo stesso art. 8 Cost., nel senso, si badi bene, che le diverse confessioni possono presentare, come in effetti presentano, differenti istanze allo Stato fondate sulle proprie norme e sui propri convincimenti e valori che possono coincidere come possono pure profondamente divergere - è altrettanto indiscutibile che la diseguaglianza che oggi si è venuta a determinare tra le confessioni, essendo del tutto indipendente dalla «volontà» diqueste ultime, finisce invece per violare la stessa libertà religiosa unita mente ad altre libertà.
È del resto altresì indubitabile che la effettiva disparità di trattamento tra le varie confessioni si pone in contrasto con il principio della «uguale libertà» e con il conclamato pluralismo confessionale che presuppongono l'eguaglianza delle opportunità o, al più, una equilibrata distribuzione di esse e finisce per riflettersi sulla posizione dei singoli, alterando le rispettive possibilità di realizzazione sociale. Tutto ciò non sembra proprio in armonia con il fondamentale principio personalistico, che presiede al riconoscimento non soltanto dei tradizionali diritti personali e della «libertà negativa», ma che si in centra sul valore, caratteristico dei sistemi di democrazia pluralistica, come il nostro, della «libertà positiva», come libertà di auto determinazione o autorealizzazione della persona. Non vi è dubbio, sotto questo ultimo rispetto, che nella libertà religiosa, ancor più manifestamente forse che in altri diritti inviolabili, si rispecchiano in perfetto equilibrio le due dimensioni essenziali della libertà contemporanea.


* * *

In questo quadro di discipline attualmente vigenti e, come si è mostrato,gravemente discriminatorie, è stata prospettata una soluzione del problema, che sembra recepita dalle forze di maggioranza, e che potrebbe concretizzarsi .nella proposta di una «legge quadro», la quale, modificando la legislazione «fascista» del 1929/1930, introduca una disciplina generale che dovrebbe riguardare certamente le confessioni religiose che non abbiano ottenuto una intesa, ma che potrebbe altresì estendersi alle altre già «dotate» di intesa.
Indipendentemente dai possibili (ma non certo scontati) risultati perequativi che con una simile legge si intendono e si potrebbero ottenere, i dubbi di legittimità costituzionale non sarebbero affatto superati, ma al contrario si aggraverebbero.
Il dibattito nella tavola rotonda ha preso posizione nella maggior parte degli interventi sostanzialmente in senso sfavorevole nei confronti di una simile legge. Il coinvolgimento nella disciplina unitaria travolgerebbe le leggi di intesa già adottate? E, per converso, la legge quadro, una volta entrata in vigore, potrebbe non consentire o comunque limitare le nuove intese che fossero sollecitate dalle confessioni che attualmente ne sono sprovviste? Ma, di là da tali imprescindibili interrogativi, è la stessa legge quadro, nella nostra materia, che non sembra trovare una sufficiente giustificazione costituzionale, ma che anzi sembra contraddire innanzi tutto la ratio dello stesso art. 8 che, inspirata al principio del pluralismo confessionale, comporta discipline diverse e distinte, secondo ciascun gruppo religioso, dei rispettivi rapporti con lo Stato, ottenibile mediante la diretta negoziazione tra le parti, nel quadro dei principi costituzionali e non in quello di principi legislativi unilateralmente e unitariamente assunti.
Tra l'altro, una legge quadro, per definizione, è legge generale che mal si adatterebbe al geloso particolarismo proprio di ogni fede o credenza religiosa.

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Potrebbe peraltro - superando gli interrogativi avanzati in precedenza - ipotizzarsi che la legge generale non escluda, ma anzi, proprio in quanto tale, faciliti sulla sua base la possibile adozione di intese e consenta il mantenimento (o il ridimensionamento?) di quelle già stipulate. Ma - nei confronti delle possibìh Intese tuture da stipulare - resterebbe in piedi comunque l'alternativa: o la legge quadro opererebbe una sorta di deminutio di tali possibili intese con dubbia coerenza con il sistema delineato dall' art. 8 (che, pur ammettendo che lo Stato non possa mai rinunciare ai suoi principi nel vagliare le richieste confessionali, non prevede certamente che esso possa in generale e una tantum fissare una tavola di tali principi con valenza unitaria e omogenea per tutte le confessioni) ovvero la legge, aprendosi alla disponibilità o alla piena derogabilità delle sue norme da parte delle clausole eventualmente concordate, risulterebbe priva di una sua effettiva giustificazione.
Del resto, anche ove si limitasse a riformulare in misura maggiormente aderente al dettato costituzionale le disposizioni della legge del 1929, è indubbio che essa si porrebbe in contrasto con il divieto costituzionale di una regolamentazione giurisdizionalistica (unilaterale) dei rapporti tra Stato e confessioni religiose. Ove, invece, come si è pure adombrato in sede politica, si limitasse semplicemente ad abrogarla, essa non solo perderebbe del tutto la sua fisionomia di legge quadro - a tanto basterebbe una leggina meramente abrogativa - ma potrebbe risultare del pari in costituzionale, sia nei confronti del sistema delle intese (art. 8 U.c. Cost.) ove, in man- canza di una diversa e più coerente attuazione, lo si ritenesse, come del resto si è sostenuto, addirittura rafforzativo della legge del 1929, sia in quanto, nella illustrata situazione attuale, renderebbe operante il diritto comune nei confronti delle sole confessioni prive di intesa.

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Se, invece - come pure nello stesso contesto politico si è affermato, assai sibillinamente peraltro - la stessa legge si limitasse a disciplinare «la libertà religiosa e l'eguaglianza di tutti i cittadini» religiosi, irreligiosi, atei, essa non potrebbe non suscitare ancora maggiori perplessità, non solo per la eventuale eterogeneità del contenuto, stante la reciproca irriducibilità delle categorie dei soggetti implicati, ma soprattutto perchè non sembra che la normativa costituzionale in materia di libertà abbisogni di mediazioni legislative specialmente se di carattere generale. Va ribadito, al contrario, che nel nostro sistema costituzionale il principio personalistico, unitamente a quello della pari libertà, richiedono l'adozione di leggi particolari derogatorie della normativa generale che disciplinino doveri o obblighi costituzionalmente previsti (così come è avvenuto ed es. per l'aborto, per il giuramento e, sia pure in misura restrittiva, per il servizio militare) al fine di bilanciare diversi ma compresenti diritti e valori costituzionalmente protetti salvaguardando al contempo l'eguaglianza (e le pari opportunità) di tutti i cittadini.

* * *

In conclusione, sia che lo si voglia trarre dal solo 3° co. dell' art. 8, sia che, preferibilmente, lo si voglia desumere dal disposto combinato con l'art. 7 cpv. Cost., esiste fermissimo e da lungo tempo incontestatamente sottolineato, nel nostro ordinamento, un principio di pluralismo confessionale riconosciuto e che si esplica attraverso intese tra autorità statali e rappresentanti delle confessioni o, più in generale, un principio pattizio che deve informare la disciplina dei rapporti tra Stato e confessioni religiose, senza distinzione tra la Chiesa cattolica e le confessioni acattoliche.
Un lunghissimo «immobilismo legislativo», come diceva D'Avack, ha nondimeno caratterizzato la realtà italiana per ben trenta cinque anni.
Interrotto di recente - negli anni 1984-1987 - con la stipulazione (e successiva approvazione parlamentare) delle intese con le Chiese rappresentate dalla Tavola Valdese (1984, 1. 11-8-1984 n. 449), con l'Unione italiana delle Chiese avventiste del 7° giorno (1986, l. 22-11-1988 n. 516), con le Assemblee di Dio in Italia (1986, l. 22-11-1988 n. 517) e con l'Unione delle Comunità israelitiche italiane (1987, l. 8-3-1989 n. 101), l'immobilismo legislativo si è tramutato in quella che un po' enfaticamente è stata denominata l'«era delle intese». Sembrava dunque che nessun dubbio potesse più nutrirsi circa l'esatta interpretazione dell' art. 8, terzo comma, Costo come escludente l'ammissibilità (e quindi la legittimità costituzionale) d'una legislazione generale sulle confessioni religiose senza che fosse stata stipulata, in precedenza, alcuna intesa.
L'attualità del dubbio sembra ora riproposta dalla volontà dello Stato di non stipulare nuove intese - malgrado il crescente numero di appartenenti a confessioni religiose acattoliche prive di intesa: basti pensare ai Testimoni di Geova, che per numero di adepti è la seconda religione in Italia; o ai musulmani, in continuo e progressivo aumento a causa della forte immigrazione, e del successivo acquisto della cittadinanza, di lavoratori provenienti dai paesi arabi.
È vero bensì che discriminazioni nei riguardi delle minoranze religiose sono precluse dal generale principio di libertà religiosa (oltre che dal principio di eguaglianza) più che non dalla consistenza numerica degli adepti, poichè sarebbe privo di razionale giustificazione discriminare tra le varie confessioni sulla base della considerazione del maggiore o minore numero degli appartenenti (Corte cost. 925/1988) e sarebbe contrastante con il principio supremo di laicità dello Stato (enunciato più di recente da Corte cost. sent. 203/1989). E tuttavia l'aumento numerico degli appartenenti alle varie confessioni diverse dalla cattolica e prive di intesa impone la necessità e l'indifferibilità di proseguire sulla strada delle intese che la Costituzione addita come obbligatoria, complementare e non contrastante con i principi di libertà religiosa, di eguaglianza e di laicità.
L'orientamento governativo alla presentazione di un d.d.l. diretto a disciplinare i rapporti con le confessioni religiose prive di intesa è dunque, nella migliore delle ipotesi, frutto di un equivoco, tanto più in presenza dello sviluppo, negli ultimi anni, di una legislazione di favore, statale e regionale, nei riguardi dei culti per i quali l'intesa è stata raggiunta.
Una volta che il legislatore statale ha intrapreso la via delle intese, non è soltanto inopportuno, ma costituzionalmente illegittimo (per contrasto proprio con i principi di eguaglianza, di libertà religiosa e di laicità, oltre che con il principio pattizio) che esso si arresti e non vada incontro, almeno, a quelle confessioni che tali intese abbiano sollecitato.
Proprio per il rispetto dovuto al principio di eguaglianza e ai diritti inviolabili dell'uomo nelle formazioni sociali, non può assolutamente emanarsi una legislazione uniforme per tutte le confessioni prive di intesa, almeno fino a che non siano state stipulate tutte le intese effettivamente richieste dalle confessioni che ne sono prive o non sia stata accertata l'impossibilità di stipularle (o, che è lo stesso, la volontà dei rappresentanti delle confessioni di non volerle più stipulare nei termini in cui lo Stato pretendesse di imporle).

Roma, giugno del 1990

FRANCO MODUGNO - ROSALIA D'ALESSIO

INDICE

Premessa 5
Prof. Franco Modugno - Prof. Rosalia D'Alessio, Prefazione 7
Prof. Giuseppe Ferrari, Introduzione 19
Prof. Pasquale Colella, Considerazioni generali sull'intolleranza religiosa in Italia alle soglie del duemila 25
Prof. Piero Bellini, Riflessioni sulla idea di laicità 37
Avv. Mauro Mellini, Intervento 65
Prof. Pietro Rescigno, Sul c.d. 'diritto all'intesa' 75
Prof. Silvano Labriola, Della intolleranza religiosa: le intese secondo l'articolo 8 della Costituzione tra ostruzionismi del Governo e rimedi possibili 81
Prof. Paolo Barile, Intervento 93
Prof. Sergio Lariccia, Nuove tecniche dei pubblici poteri per ostacolare l'esercizio dei diritti di libertà delle minoranze religiose in Italia 97
Prof. Silvano Labriola, Intervento 117
Dott. Fulvio Rocco, Intervento 121
Dott. Ignazio Barbuscia, Una parità di trattamento per superare l'intolleanza religiosa 123
Dott. Flora Marzano, Il diritto comune delle intese 131
Dott. Giancarlo Zizola, Le nuove intolleranze 147
Dott. Giovanni Long, Le parallele che non si incontrano mai: legislazione sull'obiezione di coscienza e Testimoni di Geova 163
Prof. Augusto Cerri, Critica del criterio di ragionevolezza come limite alla libertà religiosa. Limite dell'ordinamento giuridico come norma di
rinvio ai valori costituzionali. Iniziativa parlamentare in tema di disciplina dei culti acattolici 177
Prof. Pietro Spirito, Pari libertà delle confessioni religiose e «omogenei» regimi giuridici di rapporti con lo Stato italiano 185
Avv. Mauro Mellini, lnteruento 193
Prof. Piero Bellini, lnteruento 197
Prof. Sergio Lariccia, lnteruento 209

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IL PLURALISMO CONFESSIONALE NELLA ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE - Atti del convegno di studi: Roma 3 giugno 1986

Il tema che devo trattare è quello del pluralismo istituzionale: un tema di teoria "generale riferito alle confessioni religiose. Quindi viene immediatamente alla ribalta la questione delle confessioni religiose come ordinamenti giuridici.

È noto che la teoria delle confessioni religiose come ordinamenti giuridici autonomi risale ai giuristi tedeschi dell'ottocento, ma è stata teorizzata principalmente da Santi Romano. I giuristi tedeschi dell'ottocento si trovavano in Stati che erano passati dal regime di controllo delle confessioni religiose ad un regime di mero riconoscimento, confinante quasi con un regime di libertà assoluta. Dunque si posero i problemi di che cosa fossero le entità associative costituite dalle confessioni religiose, e vi è un filone di pensiero, di cui il rappresentante più importante fu Gneist, nel senso che si trattasse di associazioni di carattere spontaneo e indipendenti dallo Stato. Nella teorica di Santi Romano la confessione religiosa si presenta come ordinamento giuridico, e, si soggiunge,ordinamento giuridico originario. Che cosa si volesse dire con questo termine era chiaro, e ancor oggi la relativa nozione è in circolazione: un ordinamento giuridico indipendente dallo Stato per quanto riguarda la genesi, i fini, la vita e gli strumenti.

Qualcuno aggiunse anche ordinamento «sovrano». Il termine poi riapparirà nel Trattato tra l'Italia e la Chiesa Cattolica e poi nell'art. 7 della Costituzione italiana, ma è un termine avente valore molto dubbio, ed è discusso da due punti di vista: primo, se si possa effettivamente accettare e riconoscere alle confessioni religiose il carattere della sovranità; secondo, più radicale, è quello di coloro che negano la stessa validità della nozione di sovranità a cominciare da Kelsen fino ad arrivare ai giorni nostri. La presenza di questi dubbi spiega perché poi si preferisca solamente dire che gli ordinamenti giuridici religiosi sono ordinamenti originari; nella originarietà essendo compreso ciò che si vorrebbe poi comprendere nella sovranità, ossia il non avere superiori.

Perché ordinamenti giuridici? Perché presentano tutti e tre i caratteri che si predicano normalmente per gli ordinamenti giuridici: hanno una normazione propria indipendente dalla normazione di qualsiasi altro ente, hanno un'organizzazione propria e hanno una plurisoggettività. Sul fatto della plurisoggettività non vi è discussione, salvo quanto adesso passiamo a dire in ordine all'individuazione degli ordinamenti religiosi. Per quel che riguarda la normazione è pacifico che il nucleo centrale di essa è costituito dagli articoli di fede: quindi la normazione può anche essere confliggente con la normazione propria di altri ordinamenti giuridici, principalmente quelli statali, ed in fatto, per gli ordinamenti religiosi, lo è in molti punti (rapporti sia di diritto privato che di diritto pubblico).

Il punto più delicato degli ordinamenti giuridici religiosi è dato dall'organizzazione, perché l'esperienza dimostra come esistano ordinamenti religiosi i quali hanno un' organizzazione unitaria, onde si presentano verso l'esterno con una organizzazione esponenzialepropria, in grado di intrattenere rapporti giuridici con le organizzazioni di altri ordinamenti giuridici. Per converso, esistono degli ordinamenti giuridici religiosi anche importanti i quali non hanno una organizzazione unitaria, ma hanno solo delle organizzazioni locali, quasi sempre addirittura allo stato disaggregato, nel senso che constano di una pluralità di templi, di monasteri, di subassociazioni, tra loro non collegati e non aventi autorità sovraordinate, salvo, talvolta, autorità sempre locali, proprio in casi estremi coincidenti con ambiti statali. Questa è la situazione, per esempio, di alcune grandi religioni, come quella islamica o come quella buddista, che ha reso e rende tanto difficili i rapporti tra gli Stati in cui questi ordinamenti religiosi si presentano e le confessioni religiose medesime.

Tuttavia questa particolarità propria degli ordinamenti giuridici religiosi non è tale da incidere sulla struttura ordinamentale delle confessioni. Infatti una volta che si ammetta che la nozione di ordinamento giuridico serve a spiegare il concorso di normazioni a cui un soggetto giuridico appartenente a più ordinamenti è assoggettato, oltre che l'agire istituzionale di gruppi costituiti e organizzati con potestà di normazione, occorre dire che l'unità dell'organizzazione dell' ordinamento giuridico è una proprietà di carattere meramente eventuale: anche se vi è organizzazione per elementi disaggregati, se vi è il gruppo con normazione autogena vi è ordinamento. Anzi si ricorda che, secondo Romano, esistono ordinamenti giuridici diffusi i quali sarebbero caratterizzati dalla quasi mancanza di organizzazione. Un esempio è quello del «brokers»: un ordinamento giuridico composto di esperti i quali applicano una normazione supernazionale del tutto propria, addirittura talora contrastante con la normazione degli Stati, ma che tuttavia esistono in piccole organizzazioni locali e sono, praticamente, accettati da tutti gli Stati appunto in quanto hanno una consistenza supernazionale.

Per quanto riguarda gli ordinamenti religiosi c'è poi un ulteriore problema, che correntemente viene chiamato «della dimensione». Quando è che una confessione religiosa ha valenza di ordinamento giuridico? Un piccolo gruppo di persone che professano una fede religiosa propria può ritenersi ordinamento giuridico originario? Questo punto, più di interesse sociologico che di interesse giuridico, si ricollega alla questione, di carattere generale, di quando l'elemento pluri-soggettività di un ordinamento giuridico possa dirsi avente consistenza tale da costituire base di un ordinamento giuridico.

Però il problema esiste, e può dirsi che un ordinamento giuridico confessionale esiste in quanto afferma sé stesso come esistente. Tale essendo in fatto. È il fatto che domina questo elemento della struttura ordinamentale, non esistendo nessuna norma giuridica in nessun ordinamento giuridico che determini il problema della dimensione. Per cui un gruppo di poche persone che pratichino una religione che può essere anche importante in paesi lontani, non costituisce ordinamento giuridico: è solo un'associazione lecita, quasi sempre associazione di fatto; ma la cosa non cambierebbe anche se nel Paese ove esiste fosse un'associazione riconosciuta. È invece ordinamento giuridico la confessione religiosa esistente nel Paese lontano, ed ivi operante, se ha dimensione consistente.

In altri termini una confessione religiosa è ordinamento se così è valutabile in termini sociologici. Termini che hanno come parametro di riferimento, più che la dimensione locale, quella mondiale, oltre che giudizi valutativi di qualità e di rilevanza sociale. Occorre aver presente che gli ordinamenti giuridici religiosi operano, oggi come oggi, tutti nell' ambito di altri ordinamenti giuridici originari e, si dice, sovrani, quali sono gli Stati. Nell'attuale vicenda storica lo Stato è ancora considerato l'ordinamento giuridico originario più importante. Nella realtà non è più così: lo Stato anche sta tramontando, la esperienza statale è sul declino, ma questo è un altro discorso. Sta di fatto che, nell'ambito degli ordinamenti giuridici originari statali, operano questi altri ordinamenti originari che sono gli ordinamenti religiosi e altri.

Le situazioni possibili dei rapporti tra gli ordinamenti statali e gli ordinamenti confessionali sono parecchie. Esaminando i fatti, vi può essere una situazione di totale reciproca ignoranza. E una vicenda piuttosto frequente; si prenda per esempio l'ordinamento della confessione buddista, ammesso che sia un ordinamento e non invece un aggregato di ordinamenti. L'ordinamento della confessione buddista è in situazione di reciproca ignoranza rispetto agli ordinamenti degli Stati dell'Europa occidentale; la situazione si risolve cioè in termini meramente personali, nel senso che la libertà di religione di chi appartiene alla confessione è riconosciuta negli Stati dell'Europa occidentale, ma rispetto alla confessione non c'è nessun rapporto giuridico.

Invece può accadere che dei rapporti giuridici siano raffigurabili. È qui sempre il fatto - perché in questa materia quello che ha rilevanza è sempre il fatto - cioè l'esperienza storica che ci mostra come siano state seguite tre diverse espenenze.

La più antica, quella degli Stati europei del settecento, è il controllo: lo Stato assume di avere la potestà di controllare i comportamenti degli ordinamenti giuridici religiosi. Che questa vicenda abbia assunto coloriture e contenuti diversi, dipende dalla storia dei singoli Stati, però è un'esperienza esistita. La seconda esperienza, quasi contemporanea, è quella della indipendenza assoluta degli ordinamenti giuridici religiosi rispetto a quelli statali: la più grossa e significativa è quella degli Stati Uniti d'America, in quanto, da quando questo Paese si è data una costituzione, ha sempre riconosciuto l'assoluta indipendenza delle confessioni religiose, tanto che esse fossero allo stato diffuso, quanto che si organizzassero nella forma dell' associazione, quanto che si organizzassero in forme più complesse come avvenne per la religione cattolica.

C'è un' esperienza intermedia, che è quella che, con un termine approssimativo, si può chiamare «del riconoscimento»: lo Stato chiede che la confessione religiosa sia riconosciuta in qualche modo con un atto amministrativo del proprio apparato.

Su queste tre esperienze si snoda la vicenda dei rapporti tra gli Stati occidentali e le confessioni religiose: da tener presente che l'esperienza più ricca di materiale è proprio quella del riconoscimento perché il riconoscimento si può avere, a seconda dei diritti positivi, in maniere profondamente differenziate. Essendo un problema di diritto positrvo e non di teoria generale è chiaro che sono le normazioni positive a disporre secondo propri criteri.

Se questa è la schernatica, in termini di teoria generale, degli ordinamenti delle confessioni religiose e dei rapporti tra essi e gli Stati, la questione è di vedere che cosa avviene nello Stato italiano. Del tema parleranno molto più ampiamente i relatori che seguiranno; qui sembra opportuno toccare ancora alcuni dei problemi generali.

Come è noto nella nostra Costituzione abbiamo gli articoli 7, 8 e 19 che trattano la materia. L'art. 7 riguarda solo la confessione cattolica; l'art. 8 sembra si voglia riferire alle confessioni religiose, ma in realtà si riferisce alle «organizzazioni» delle confessioni religiose e dice che le confessioni si possono organizzare secondo «i propri statuti» in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. Si noti bene che, presa testualmente, la norma è assolutamente pleonastica, perché una volta che l'art. 18 Costo ammette l'assoluta libertà di associazione, nel senso che i limiti che pone alla libertà di associazione sono quelli del non contrasto con la legge penale, della associazione segreta (ha aggiunto la legge 17, purché avente scopi politici) e dell'organizzazione paramilitare, è chiaro che tutte le confessioni religiose, in quanto si presentino come associazioni e siano associazioni, entrano completamente nel disposto dell' art. 18. Quindi cosa vuol dire organizzazione secondo i propri statuti? E se la confessione religiosa non ha statuti? E se la confessione religiosa non ha un' organizzazione centrale?

Il 3° comma dell' art. 8 parla delle intese come strumento attraverso cui la Repubblica Italiana procede al riconoscimento delle confessioni religiose. La norma è invece importante perché determina la procedura base per il riconoscimento della confessione religiosa.

Però c'è poi l'art. 19, che è un testo sommamente ambiguo, perché dopo aver parlato della libertà individuale di professione di fede, soggiunge che è riconosciuta anche una libertà di culto, pubblico o privato, purché i riti non siano contrari al buon costume. E qui suppongo si dirà che cosa vuol dire contrario al buon costume.

L'art. 19 è un articolo ambiguo, perché per una parte enuncia, applicativamente, una specie di libertà di manifestazione del pensiero; per un'altra reitera l'enunciato della libertà di associazione di cui all'art. 18. Che cosa avviene quindi nella pratica? Avviene che lo Stato non ha mai, in Italia, dominato il fenomeno religioso; per cui accanto a confessioni religiose che sono riconosciute o con intese adesso o con leggi speciali prima, esistono confessioni religiose che hanno il carattere della associazione di fatto, cioè non sono riconosciute; poi c'è quella stranissima figura delle associazioni religiose straniere riconosciute come persone giuridiche straniere tutte le volte in cui ci sia un trattato internazionale di reciprocità. Il che significa fare entrare da una strada traversa queste confessioni religiose che invece dovrebbero entrare attraverso la strada principale.

Ma qual è la strada principale? Purtroppo non è legislativamente fissata, perché ancora abbiamo in vigore la legge del 1929, la 1159. Questa legge, va ricordato, non si occupa delle confessioni religiose in quanto tali, ma degli «istituti religiosi» di religioni diverse dalla religione cattolica. Or non necessariamente una confessione religiosa deve esprimersi in un proprio ente esponenziale, mentre può esservi un «istituto religioso» elemento facente parte dell' organizzazione di una confessione religiosa non avente proprio ente esponenziale.

In altre parole c'è una lacuna enorme nella legge 1159: il riconoscimento del carattere di confessione religiosa dovrebbe essere conferito ad una confessione la quale lo chieda tramite un proprio ministro, e lo Stato non dovrebbe fare altro che «prendere atto» dell' esistenza della confessione. Invece questo non accade. Esistono una serie di normative secondarie di applicazione, come quella sul riconoscimento dei ministri del culto, come quella sulla celebrazione dei matrimoni, come quella sulla assicurazione dei ministri del culto di altre religioni diverse dalla cattolica, come quella relativa al regime tributario degli edifici di culto, ecc., cioè tutti atti normativi che regolano conseguenze del riconoscimento della confessione religiosa. Ma, nella pratica, queste norme vengono applicate attraverso una via traversa; si presuppongono o il «riconoscimento» del carattere di associazione di persona giuridica straniera, o attraverso normative speciali su certe confessioni religiose, o attraverso - in astratto - il riconoscimento di un'associazione come confessione religiosa.

Quindi abbiamo una normativa zoppa. Il principio costituzionale non è osservato e non è sviluppato nelle sue conseguenze. Il che può non meravigliare se si considera che la medesima evenienza si ha per il principio della libertà di associazione: se si confronta la legislazione italiana in materia di associazione con quella di altri Stati, si nota subito che da noi c'è l'associazione riconosciuta e l'associazione non riconosciuta, mentre la norma costituzionale comporterebbe l'eliminazione in radice della differenza: se un' associazione c'è non deve essere riconosciuta da nessuno. Senza dire che nella pratica sono molto più importanti le associazioni non riconosciute: basta pensare che sono associazioni non riconosciute i partiti politici e i sindacati, cioè associazioni che praticamente sono dei pubblici poteri aventi lo stesso rango dello Stato. Orbene, l'accettare la distinzione tra associazioni riconosciute e associazioni non riconosciute significa disapplicare il principio di cui all' art. 18 della Costituzione.

Per cui, concludendo, si può dire che la normativa costituzionale da noi non ha avuto sviluppi. La vigenza della legge 1929 n. 1159 è una vigenza che non si può tollerare, perché, a tutto concedere, anche se si potesse dire che non è anticostituzionale, certamente presenta una lacuna di tale dimensione che non si può neanche dire conforme alla Costituzione, non conosce l'istituto della presa d'atto dell' esistenza della confessione religiosa quale che essa sia.

Con questo ho delineato i tratti di teoria generale della materia.

INDICE

Premessa 5

RELAZIONI

Prof. Massimo Severo Giannini, Il pluralismo istituzionale 9

Prof. Pietro Rescigno, Il pluralismo religioso-ideologico 21

Prof. Sergio Lariccia, La libertà delle confessioni religiose diverse dalla cattolica 41

Prof. Piero Bellini, I rapporti fra lo Stato e le confessioni religiose diverse dalla cattolica 83

Prof. Pasquale Colella, La Chiesa cattolica e lo Stato italiano di fronte al fenomeno delle sette religiose: riflessioni su un recente documento vaticano 113

INTERVENTI

Dott.ssa Maria Gabriella Belgiorno De Stefano 135

Dott. Giorgio Bouchard 142

Dott. Domenico Jervolino 145

Avv. Roberto Lorenzini 148

Prof. Giovanni Puoti 160

Prof. Giorgio Sacerdoti 166

Dott. Massimo Siclari 177

Prof. Augosto Sinagra 183

Prof. Pietro Spirito 189

Prof. Francesco Zanchini 198

Prof. Sergio Lariccia 205

Prof. Piero Bellini 211

Prof. Pasquale Colella 214

Prof. Massimo Severo Giannini 217

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LA TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO: Una traduzione biblica che si distingue da tutte le altre!

TMN 120

LA BIBBIA DEI TESTIMONI DI GEOVA

Una traduzione biblica
che si distingue da tutte le altre

Viene analizzata dal ricervatore Felice Buon Spirito

La TRADUZIONE DEL NUOVO MONDO

MANIPOLATA o TRADOTTA FEDELMENTE?
Una risposta ai critici della Traduzione del Nuovo Mondo

ALCUNI DEI TANTI LIBRETTI CHE CIRCOLANO NEI NEGOZI DI LETTERATURA CATTOLICA
"I peccati di alcuni uomini sono pubblicamente manifesti, conducendo direttamente in giudizio, ma in quanto ad altri uomini [i loro peccati] pure vengono manifesti in seguito" [1 Tim. 5:24]

libretti-contro-tnm-1-70libretti-contro-tnm-2-70libretti-contro-tnm-3-70libretti-contro-tnm-4-70libretti-contro-tnm-5-70libretti-contro-tnm-6-70

"Nello stesso modo anche le opere eccellenti sono pubblicamente manifeste

e quelle che non lo sono non possono essere tenute nascoste"

43-tnm-325

TROPPA FRETTA NEL CRITICARE!

"La Bibbia dei Testimoni di Geova: traduzione o manipolazione?" - e
"
I Testimoni di Geova a confronto con la vera Bibbia"

Questi sono i titoli di alcuni libri e opuscoli scritti da vari membri delle chiese della cristianità con lo scopo di screditare i TdG e la loro traduzione della Bibbia.

La loro critica è volta a dimostrare che la TNM, sarebbe stata manipolata col fine di sostenere forzatamente la teologia dei TdG. Sono fondate queste critiche? La TNM è davvero il risultato di un'attenta manipolazione o è il frutto di una accurata e fedele traduzione?
Questo libro documentatissimo, risponde a queste domande e a molte altre, come anche alle numerose critiche fatte alla TNM. L'autore, prende in considerazione circa 300 versetti biblici , considerati manipolati rispetto ai testi originali. Tutti i passi vengono analizzati dettagliatamente, alla luce delle lingue bibliche originali (ebraico, aramaico e greco) e, cosa nuova, confrontati con centinaia di traduzioni bibliche, lessici, dizionari, commentari e altri strumenti biblici di varie confessioni religiose.
L'esito di questa ricerca è veramente illuminante e con risultati sorprendenti. Leggendo questo libro ci si renderà conto della grande campagna di disinformazione che viene perpetrata verso le persone in genere. Questo libro, frutto di un lavoro durato oltre un decennio, si presenta come un pratico manuale, adatto non solo per uno studio sistematico di significativi versetti della Bibbia, ma anche per la consultazione immediata dei singoli passi oggetto di interesse.
Utilissimo anzitutto per i Testimoni diGeova che vi possono ricorrere come ad un’ulteriore strumento informativo che permette loro di rispondere in maniera documentata alle critiche che gli vengono rivolte.
Necessario per tutte quelle persone tolleranti e di mente aperta che vogliono acquisire nuove importanti verità bibliche, ma che la campagna finora attuata con gli opuscoli di critica impediva loro.

Formato 17 x 24 - pagine 840

PRESENTAZIONE

La prima volta che sentii parlare dei Testimoni di Geova (da qui in avanti queste parole saranno abbreviate con la sigla TdG) fu più di 30 anni fa, quando avevo circa 6 anni. Dopo di allora ho un vuoto nella mente che mi riporta a 5 anni dopo, quando a scuola, allora facevo la prima media, conobbi un compagno di classe che era un TdG e che qualche volta coglieva l'occasione per darmi testimonianza parlandomi della Bibbia e di Dio.
Ricordo, purtroppo, anche le volte in cui era maltrattato e deriso dall'insegnante di religione, un sacerdote.
Negli anni a seguire ebbi svariate occasioni in cui venni in contatto con i TdG, ma la cosa non m'interessava affatto. Fu nel 1986 che avvenne la grande svolta. Precedentemente, deluso dalle condizioni di vita mondiali, pensavo che se un unico governo avesse avuto il potere sull'umanità le cose sarebbero andate meglio. Mi chiedevo anche perché Dio permetteva le guerre, la malvagità e tutte le cose brutte che accadono nel mondo. Non dico di averlo pregato per questo, ma fu come se Egli avesse letto nella mia mente e nel mio cuore, e da allora accaddero dei fatti che non avrei mai immaginato.
Mi ritrovai parecchie volte a parlare con diversi TdG, dopodiché, nel Marzo del 1987 incominciai uno studio della Bibbia con uno di loro. Perché proprio con i TdG e non con i cattolici o gli evangelici o altri? Perché Dio si presentò attraverso i TdG nel momento di bisogno? Nella Bibbia si legge che Dio attira i suoi (Giovanni 6:44), ma con essa si afferma pure che Satana cerca di "portare via la parola dal loro cuore" (Luca 8:11, 12), e questo è proprio quello che stava accadendo.
Dopo alcuni mesi in cui studiavo la Bibbia con i TdG, mentre passavo davanti ad una libreria esoterica, notai, esposto in vetrina, un libro, sul quale risaltavano le parole "Testimoni di Geova". Pensai: "Guarda, un testo scritto dai TdG, adesso entro e lo compro". Così entrai e lo acquistai. Arrivato a casa, dopo averlo letto, scoprii che quello non era scritto dai TdG ma contro i TdG. Sì, Satana stava cercando di "portare via la parola dal mio cuore". (Luca 8:11,12)
Contemporaneamente un cugino di mia moglie divenne un Pentecostale e così iniziò la sua guerra contro la Traduzione del Nuovo Mondo (da qui in avanti questo titolo sarà abbreviato con la sigla TNM). Non mancavano le occasioni in cui lui e i suoi correligionari mi facevano notare le "falsificazioni" della TNM, creando in me non pochi dubbi.
Tutta questa serie di circostanze mi portò ad una sola conclusione: "Si potrebbe parlare per giorni e giorni, ad esempio, della dottrina della Trinità basandosi su Giovanni 1:1, ma ciò che determina se essa sia vera o no è la traduzione della Bibbia". Ad esempio, se la giusta traduzione di Giovanni 1:1 fosse "la Parola era Dio", non ci sarebbero dubbi: "Gesù è Dio".
Ma al contrario, fosse la giusta traduzione è "la parola era un dio" o "divina" allora il discorso cambierebbe completamente. La stessa cosa vale pure per Atti 20:28 e altri versetti simili.
Tutte queste ed altre circostanze, mi portarono ad approfondire lo studio della traduzione della Bibbia, in particolar modo quello della TNM, viste le accuse mosse contro di essa e visto che era quella di cui mi servivo principalmente nello studio.
Devo dire che il mio non è stato un indottrinamento o un lavaggio del cervello, come molti credono avvenga tra i TdG, in quanto i miei studi sulla TNM e sulle altre Bibbie erano fatti da me privatamente e senza l'influenza di alcun TdG. Anzi, se proprio un'influenza c'è stata fu quella degli oppositori, che, guarda caso, incontravo in continuazione e che cercavano di screditare sempre di più la TNM.
Certo era facile per loro creare dei dubbi nella mia mente inesperta e nuova in questo campo. Allo stesso tempo mi meravigliavo di come uno, inesperto come me, potesse molte volte superare le loro obiezioni confutandole.
Iniziai così ad acquistare diverse traduzioni della Bibbia in lingua italiana, prima fra tutte la NVB dopodiché la TI, la CEI, la TILC, la LU, la DI, la GA e via dicendo.
A questo proposito vorrei aprire una parentesi. Fu proprio con l'acquisto della mia prima Bibbia che mi venne il dubbio che gli oppositori stessero ingannando. Perché dico questo? Perché mi ricordo ancora che in quel periodo mi fecero vedere che la TNM traduceva il passo di Atti 20:28 con "Prestate attenzione a voi stessi e a tutto il gregge, fra il quale lo spirito santo vi ha costituiti sorveglianti, per pascere la congregazione di Dio, che egli acquistò col sangue del suo proprio [Figlio]". Dicevano: "Vedi, la TNM aggiunge la parola "Figlio", è stata falsificata per negare che Gesù è Dio, mentre tutte le altre Bibbie dicono "con il suo sangue" o con "il proprio sangue" e mi mostravano la CEl o la LU.
Con l'acquisto della NVB mi accorsi del grande inganno. Non era affatto vero che tutte le traduzioni traducevano come dicevano loro. La NVB traduceva così: "... con il sangue del suo proprio Figlio", proprio come la TNM che loro tanto screditavano. Devo aggiungere, che ho anche scoperto che la nuova versione del Nuovo Testamento CEI (1997) rende il passo in questione così: "... con il sangue del suo proprio figlio".
Nel frattempo così iniziai a collezionare e a studiare diverse traduzioni della Bibbia. AI momento ne ho oltre 200 in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, ebraico, greco e latino. Con questi e altri strumenti,fra cui Dizionari biblici, Commentari, Lessici, Vocabolari di greco e altro, nonché consultazioni in biblioteche specializzate, continuai lo studio della TNM, iniziato nel Giugno 1987.
Nel 1989 incominciai a scrivere per me stesso un manoscritto nel quale riportavo un versetto contestato e di seguito collezionavo un elenco di traduzioni uguali o simili ad esso e, in un'altra pagina, un elenco di citazioni tratte da Dizionari biblici, Commentari, Lessici e Vocabolari di greco, i quali confermavano la validità della TNM. Tutto questo lavoro mi è servito come base per attingere informazioni atte a scrivere questo libro.
Da allora, molte sono state le esperienze che ho avuto. Tra gli anni 1993 e il 1994 tenni uno studio biblico sulla dottrina della Trinità con un sacerdote cattolico che aveva studiato greco ed ebraico, il quale, non diventando mai un TdG, mostrò un certo interesse verso di noi e non poche volte dovette darmi ragione su come certi passi "trinitari" fossero stati tradotti nella TNM. Nel frattempo continuavo a compiere analisi e a cercare materiale pro e contro la TNM.
Non sono mancate neppure le occasioni in cui ho avuto dei carteggi con coloro che scrivevano contro la TNM. Alcuni, stranamente, non hanno mai risposto alla difesa da me inoltrata ai loro ingiustificati addebiti. Altri invece hanno replicato in modo non soddisfacente e/o spostato il discorso su argomenti diversi.
Col tempo ho anche trovato infondata l'affermazione che "all'interno del movimento geovista non ci sono persone capaci con i dovuti requisiti per essere dei traduttori o per poter addurre una difesa". In questi ultimi dieci anni ho avuto modo di conoscerne parecchi. Alcuni hanno studiato la lingua ebraica e/o greca, altri sono insegnanti di queste lingue, e hanno anche scritto dei libri al riguardo. Tra questi vorrei ricordare in parti colar modo: Firpo Carr, Hai Flemings, Rolf Furuli, Gerard Gertoux e Greg Stafford e altri con cui ho avuto anche contatti.
Tali avvenimenti mi hanno portato nel 1999 ad iniziare a scrivere questo libro, il quale spero possa essere di aiuto a molti, sia che siano TdG, oppositori o critici. Buona lettura.

INDICE

- Presentazione
- Prefazone del prof. Hal Flemings , docente di lingua ebarica al San Diego Community College in California.
- Prefazione di Nara Ronchin , Responsabile Istituto Educazione degli Adulti IPISA GIORGI (IT) – TV. Inoltre Docente di Educazione alla salute a alla creatività – Università Ambrosiana di Milano (IT).
- Prefazione a cura dell'esageta di ebraico e greco Paolo Forlivesi .
- Introduzione

- Ringraziamenti
- Sigle o abbreviazioni delle traduzioni bibliche usate
- Sigle o abbreviazioni di traduzioni di parti della Bibbia, dei vangeli, del Nuovo Testamento, di interlineari e altro.
- Commenti vari sulla Traduzionedel Nuovo Mondo
- Spiegazione dei riquadri
- Versetti Dottrinali (Analisi documentata di circa 300 passi biblici, studiatie messi a confronto con più di 300 traduzioni della Bibbia, Dizionari biblici, Commentari, ecc.)
- Versetti non dottrinali o di minore importanza

- Appendice
- Ades - Sceol - Inferno
- Anima
- Croce o palo?
- Dai testi originali?
- Geova
- Geova nel N.T.
- Mancano dei libri?
- Revisioni 1967-1984-1987
- Testo base: WESTCOTT & HORT
- TNM: un titolo strano?
- Traduttori
- Traduzione di una traduzione?
- YOU nella NWT
- Le Bibbie cattoliche e protestanti: Traduzioni Fedeli?
- Le traduzioni interlineari
- Conclusione
- Bibliografia
- Versetti trattati

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PHOEBE - Perché la poesia è un sentimento che dura per sempre


RETROCOPERTINA

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La poesia è un sentimento profondo
che dura per sempre!
DEBORA, in arte Phoebe
desideracondividere lesue 58 poesie

con le persone di sentimenti "nobili e r
omantiche!"
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“Chi Scrive poesie è una persona debole, che soffre sempre e per sfogarsi scrive. È fragile dentro. Non sa affrontare il mondo e le sue trappole” disse una volta un critico di poesie. Ma si sbagliava di grosso. Chi scrive “ha qualcosa di speciale, è diverso da tutti”, affermò invece una volta, una ragazza molto speciale.
I critici la pensano così perché non hanno un animo nobile e romantico, perché scrivere è la cosa più bella che ci sia. Serie di emozioni e sentimenti, storie a lieto fine e sogni senza fine.
Le poesie possono sollevare l’umore o stupire a chi le legge. A chi le scrive dà un senso di libertà, una liberà senza limiti fino a toccare la nuvola più alta con un dito!
Con questo libro vorrei dimostrare una volta per tutte, che le persone che come me amano le poesie, non sono da classificarsi in un gruppo più debole, ma al contrario, sono i più forti, perché dimostrano con il proprio atteggiamento di essere diversi, diversi sì, ma in maniera positiva.
Nel mondo c’è tanto bisogno di poeti e di persone che li apprezzano, così ci sarebbe più amore e affetto, perché la poesia costruisce le basi dell’amicizia e dell’amore!
Dedico queste poesie alle mie migliori amiche che mi hanno aiutato, dato che molte poesie sono per loro, e a tutte quelle persone che, anche se per un breve periodo di tempo, hanno fatto parte della mia vita!

Debora Gazzo

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INDICE

1 - Presentazione
2 - Un addio
3 - Incontentabile
4 - Tu e i tuoi giochi
5 - Come una tempesta
6 - Amore bello
7 - Noi due diversi
8 - Tu sei il mio passato
9 - Io pensavo
10 - Il brutto anatroccolo
11 - Un TI AMO sincero
12 - Lasciami per sempre
13 - Sette vite
14 - Una persona speciale
15 - Un tesoro nascosto
16 - Cambierà l’aria
17 - La strada per la felicità
18 - I miei sogni scacciano gli incubi
19 - Un’anima gemella
20 - Amare
21 - Superamica
22 - Quando lui è tutto per te
23 - Ho tanto bisogno
24 - Alla ricerca della felicità
25 - Contro tutti e tutto
26 - Se fossi un ragazzo
27 - Il mio domani
28 - Ogni attimo della mia vita
29 - Un sentimento
30 - L’amore mio
31 - Una scalata via dal passato
32 - Loro ci sono sempre
33 - Riaccendi la mia passione
34 - Il principe azzurro
35 - Un’amicizia perduta
36 - Polvere di sogni
37 - La felicità in una mano
38 - La mia fiaba
39 - Ti regalo un sorriso
40 - Una figlia invisibile
41 - Un cuore distrutto ormai
42 - Un amore impossibile
43 - Ninna nanna
44 - I miei amici sono la mia vita
45 - La farfalla innamorata
46 - Il nostro amore sulla luna
47 - TI AMO 99 volte di più!
48 - Eri solo un sogno
49 - L'amore dietro la mia porta!
50 - Amiche for ever
51 - Dediche
52 - Per Eleonora
53 - Per Chezia
54 - Per Elisa
55 - Per Isabella
56 - Per Dalila
57 - Per Gioele
58 - Vi voglio bene

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"Ponimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio; perché l’amore è forte come la morte" [Ecl. 8:6, TNM]

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A TAVOLA TRA LAGUNA E PO - Le ricette dello chef ANDREA CHIN


Ricetta-1-350

(Veneto)

ATAVOLATRA LAGUNA E PO


Lo
chef Andrea Chin

Andrea Chin


BIOGRAFIA

Andrea Chin nasce nella provincia di Venezia nel 1980.Appassionato fin da bambino alla cucina e alle tradizioni culinarie del territorio decide di intraprendere la carriera di cuoco spinto anche dalla devozione e l ‘amore con cui il nonno Pietro insegna le prime tecniche e ricette al nipote.
Così finito gli studi presso la scuola alberghiera di Castelfranco V.to comincia subito la sua esperienza lavorativa presso alcuni ristoranti . Esperienze che hanno aiutato ad affinare la tecnica e ad accrescere ulteriormente il rispetto nei confronti del “mangiar sano “, prediligendo i prodotti freschi e naturali che il territorio offre.

BIOGRAPHY

Andrea Chin was born in the province of Venice in 1980. Since he was a child he is appassionate to cooking and the local culinary traditions. He decided to pursue a career as a chef also motivated by the devotion and love which his grandfather Pietro teached the first techniques and recipes to his grandson.
So after the studies at the hotel school in Castelfranco V.to, immediately he begans working at some restaurants. This experiences have helped to refine the technique and to further enhance the respect for the “healthy eating”, preferring to use fresh and organic products that the area offers.

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INTRODUZIONE

Questo vuole essere non un semplice libro di ricette, ma un vero percorso attraverso i piatti , le tradizioni e il territorio che va da Venezia a Mantova attraverso il fiume Pò.
La gastronomia locale trova le sue origini già molti secoli indietro e trova lungo il suo percorso le influenze delle cucine asiatiche (grazie ai viaggi e i commerci di Marco Polo) caratterizzate dalle spezie e dalla cucina nordica (come ad esempio lo stoccafisso proveniente dalle isole Lofoten in Norvegia).
Da questi territori ne derivano alcuni prodotti di immenso valore gastronomico quale il radicchio di Treviso, i piselli di Peseggia e una vasta gamma di salumi e formaggi, vini e distillati ma soprattutto tradizioni, storie e amore nei confronti di una cucina sana e nutriente, tramandata da padre in figlio
Il viaggio comincia...

INTRODUCTION

This book is intended to be not just a collection of recipes, but also a culinary journey through the history and traditions of this fertile region that runs from Venice to Mantova through the River Po and its valley.The food of Lombardy has its origins back for many centuries and on the way it has evolved because of among others, Asian influences characterized by the introduction of spices following the trading routes initiated by Marco Polo, and even Nordic cuisine with the introduction of stockfish from the Lofoten Islands of Norway.The region of Lombardy and the Po valley is not only renowned for its wonderful products such as radicchio (sometimes called Italian chicory), peas from Peseggia, pumpkins from Mantua and a wide variety of cured meats, cheeses and wines, but also for its traditions, stories, and a love for good cooking handed down from father to son.The journey begins ...

 

INDICE/INDEX

ANTIPASTI

Moscardini in guazzetto / Octopus casserole
Capesante gratinate / Scallops gratin
Cozze alla cassopippa / Mussels "Cassopippa style"
Sarde in saor / Sarde "Saor style"
Tortini di formaggio con miele / Cheese patties with honey
I Bacari a Venezia / "The Bacari" of Venice

PRIMI PIATTI

Lasagne alla Bolognese / Lasagne Bolognese style
Crespelle al radicchio / Pancake with radish
Pasta e fagioli / Pasta and beans
Ravioli alla Mantovana / Ravioli pumpkin and amaretto
Melanzane alla Parmigiana / Eggplants "Parmigiana"
Salsa acciughe / Anchovy sauce
Salsa Bolognese / Bolognese sauce
Ragù d'anatra / Duck sauce
Sugo alla Busara / "Busara" sauce
Spaghetti neri con scampi / Black spaghetti with scampi
Crema di zucca / Cream of pumpkin

SECONDI PIATTI

Brasato all'Amarone / Beef stew Amarone
Cartoccio di pesce / Fish in foil
Fegato alla Venexiana / Liver Venexiana style
Cotoletta alla Bolognese / Veal Bolognese style
Petto d'anatra / Duck breast
Seppie col nero / Cuttlefish with ink
Filetto di Rombo / Fillet of turbot with potato croquettes
Involtino di branzino / Sea bass wrapped

DOLCI

Torta della nonna / Granny cake
Pannacotta / Pannacotta                                                                 
Sbrisolona / "Sbrisolona" cake                                                                     
Tiramisù / "Tiramisù" cake
Tortino al cioccolato / Hot chocolate mini
Salame di cioccolato / Chocolate salam                                                                       
Zaeti / "Zaeti" biscuits            

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LA SCATOLA NERA DI DARWIN - IL LIBRO

RETROCOPERTINA

Nel 1996, La scatola nera di Darwin aiutò a lanciare il movimento dell’Intelligent Design: la teoria secondo cui la natura esibisce prove di una progettualità che va al di là della casualità darwiniana. Ne scaturì un dibattito sull’evoluzione a livello nazionale, che continua ad intensificarsi. Tanto per i sostenitori della teoria quanto per i suoi detrattori, La scatola nera di Darwin rappresenta un testo fondamentale dell’Intelligent Design, quello che illustra al meglio il ragionamento che deve essere affrontato per poter determinare se l’evoluzione darwiniana sia sufficiente a spiegare la vita come la conosciamo.
In una importante nuova postfazione a questa edizione, Behe spiega che la complessità scoperta dai microbiologi è cresciuta in maniera notevole, negli anni trascorsi dalla prima pubblicazione di questo libro. Questa complessità rappresenta una continua sfida al darwinismo, e gli evoluzionisti non hanno avuto successo nei loro tentativi di spiegarla. La scatola nera di Darwin è, oggi, più importante che mai.

INTRODUZIONE ALL'EDIZIONE ITALIANA

Origini storiche dell'evoluzionismo

L'autore di quest'opera, il biochimico americano Michael J. Behe, è un autorevole critico del neo-darwinismo, collegato al progetto dell'Intelligent Design, promosso dal Discovery Institute di Seattle (Wash.). on è tuttavia un oppositore tout court dell'idea di evoluzione, ed anzi inizia con il riconoscere che «i biologi evoluzionisti hanno grandemente contribuito alla nostra comprensione del mondo». Egli sostiene che la teoria di Darwin ha i suoi limiti e sopratutto non è in grado di spiegare il livello molecolare della vita. Questo rimane una "scatola nera", l'angolo oscuro nel cuore della teoria neo-darwiniana. La "sfida" di Behe al mistero bio-molecolare non ha nulla di teologico, è un problema di complessità biochimica. Tuttavia quest'opera è stata attaccata in Usa e lo sarà in Italia, sul piano religioso, sotto la sbrigativa designazione di "creazionista".
La creazione biblìca non è, come generalmente si afferma, in contrasto con il concetto di "evoluzione". L'evoluzione biologica nasce semmai in contrasto con la fisica, particolarmente con quella dell'Ottocento, dei tempi di Clausius (1865) e di Boltzmann (1877). Per la fisica dell'entropia", l'evoluzione, cioè l'aumento di complessità di un sistema isolato, è un evento altamente improbabile, meglio impossibile. Lo schema dell'evoluzione del cosmo e dei viventi deriva, nella nostra cultura, da una rappresentazione cosmologica, il Genesi l (naturalmente non dalla sua caricatura), che apre l'Antico Testamento. I naturalisti del XIX secolo hanno tentato di trasferire la cosmogonia biblica nella propria filosofia materialista, di appropriarsi della epopea del mondo e dell'uomo, di escluderne il trascendente.
Tutti i presupposti dell'evoluzione, cosmica e biologica, erano presenti nel primo capitolo della Bibbia, che ha struttura naturalistica: l'origine della materia e dell'energia, il formarsi degli elementi, l'organizzazione delle stelle, l'emergere della terraferma, la comparsa della vita e la sua espressione in forme vieppiù complesse e nobili, la finale creazione dell'uomo. «Pur non essendo un libro che possa dirsi scientifico - scrive Giorgio de Santillana nel prologo de Le origini del pensiero scientifico (1961) -, la bibbia inizia con una teoria circa le origini del mondo». Essa prospetta i momenti poi enunciati dagli evoluzionisti del XIX e XX secolo. Il "Pia t lux" (Genesi 1:3) anticipa il nostro "big-bang", la emersione della terraferma (v. 8) annuncia il Cambriano, lo spuntare della "verzura" e il guizzare degli esseri marini (v. 21) il Devoniano, la comparsa dei rettili (v. 25) il Carbonifero, l'età dell'uomo e della donna (v. 27) il Pleistocene. Nel testo biblico il Sole e la Luna non sono nominati (si dicono «le due grandi luci», v. 14-16) per non usare i nomi di divinità babilonesi. La prima versione della genesi fu composta a Gerusalemme poco dopo il ritorno dall'esilio babilonese. La seconda, questa più mitica, fu composta prima, precedentemente all' esilio.
La grande novità dell'evoluzionismo moderno rispetto a quegli antichi testi, è il concetto di derivazione graduale, dei taxa più recenti dai più antichi, per un processo di "mutazione" cumulativa.
La selezione naturale corrisponde al versetto «Dio vide che questo era buono».
La comparsa successiva sulla scena del mondo delle forme viventi, già postulata nella Bibbia, non implica la metamorfosi delle più semplici nelle più complesse, o la "derivazione" delle seconde dalla prime. I grandi biologi del sette-ottocento che questi avvicendamenti scoprirono (Linneo, 1758; Cuvier, 1812), non ritennero che un tipo potesse trasformarsi in un altro. Due secoli dopo nessuno ha contraddetto nei fatti la loro convinzione. «Il phylum che ha già imboccata una strada non po' più uscirne: - ha affermato Grassé (1978) - tutt'al più si individua lizza mediante una specializzazione supplementare». Ma il problema cui il neo-darwinismo non ha dato risposta è, innanzitutto, quello della complessità degli inizi. Darwin invece si era espresso così, in chiusura di The Origin oJ Species: «There is a grandeur in this view of life, with its origina] several powers, having been originally breathed by the Creator into a few forms or into one" (C'è una grandiosità in questa veduta della vita, con le sue molte potenze originarie, che sono state originariamente insufflate dal Creatore in poche forme od in una).

Complessità delle origini

La scienza del sette-ottocento si fondava su due assunti, tanto fondamentali quanto erronei. Il primo era che quanto più a fondo si fosse proceduto nell'analisi della materia, tanto più questa si sarebbe dimostrata semplice. Il secondo, in qualche misura contraddittorio del primo, predicava che quanto più si scendeva nel cuore della materia vivente, tanto più questa avrebbe mostrato la sua specificità. Questo secondo assunto conteneva qualcosa di magico, un residuo della antica "anima" filosofica. Tali erano dunque i due presupposti taciti della visione evoluzionista, che il mondo vivente procedesse dal semplice al complesso, di specie in specie.
La "teoria cellulare", formulata da Schleiden e Schwann nel 1839, fu il culmine di questa visione. L'organismo, prima quello vegetale poi quello animale, fu immaginato come un insieme di piccoli otri, le "cellule", semplici nella struttura generale, complessi nella loro organizzazione supercellulare. Lo zoologo Dutrochet scrisse, nel 1837: «Queste osservazioni non lasciano alcun dubbio sulla natura otricolare dei globuli che compongono con il loro insieme i tessuti della maggior parte degli organi animali. Ci si rende conto che la natura possiede un piano uniforme per la intera struttura degli esseri organizzati, animali e vegetali». Le cellule risultarono la "scatola nera" della vita, e non è un paradosso asserire che, particolarmente dopo l'avvento della biochimica, esse risultarono molto più cornplesse dell'organismo, macroscopicamente descritto, di cui facevano parte. Sbagliava Jonathan Swift quando scrisse (trad, libera):

- In natura c'è una pulce
- Anche lei con le sue pulci,
- che hanno addosso pulcettine, e così fino alla fine (ad infinitum).

La cellula non è la miniatura dell'organismo, è qualcosa di molto più complesso delle forme macroscopiche finali.
Prima di essere adottato per descrivere l'Origine delle specie (Darwin 1859), cioè la filogenesi, l'evoluzionismo era già implicito nella ontogenesi, nella formazione dell'organismo, nelle procedure del suo "montaggio". Così semplice si riteneva la struttura della cellula che, per tutto l'Ottocento (e ancor oggi nella superstizione popolare), si continuò a ritenere che essa potesse originarsi per "generazione spontanea", come una goccia di fango o di brodo. Per il celebrato evoluzionista tedesco Ernst Haeckel, contemporaneo di Darwin, la cellula non era null'altro che «un globulo omogeneo di citoplasma». Nessuna difficoltà quindi a immaginarne l'origine per "generazione spontanea". Nonostante le famose esperienze di Redi sulle larve delle mosche, di Spallanzani sugli infusori e di Pasteur sui batteri, l'idea della generazione spontanea fu dura a morire. Essa rappresentava il primo passo logico nella origine e evoluzione della vita. Darwin si rammaricò che Pasteur la avesse negata. «Se si potesse dimostrarla - scrisse a Haeckel nel 1873 - ciò sarebbe molto importante per noi». Ma c'era poi bisogno di dimostrarla? Il Grand Dictionnaire Universel du XIXe Siècle di Pierre Larousse (1872) dichiarava che la genesi spontanea era «una necessità filosofica, che non poteva farsi dipendere da osservazioni e esperimenti manifestamente impossibili». La contestavano solo i poveri fisiologi «accecati dalla tradizione della scienza dogmatica».
Tutti e due gli assunti della scienza pre-evoluzionista sono stati smentiti. In primo luogo, come s'è detto, la cellula risultò di una complessità altissima. Prima furono individuati i cromosomi (Strasburger, Flemming, 1875), poi i geni (Mendel, 1865, riscoperto nel 1900; Morgan, 1910) poi fu scoperta la struttura a doppia elica del DNA (Crick, Watson, Wilkins, 1950-60) e la struttura tridimensionale delle proteine. Ogni cellula risultò contenere, in termini di nucleotidi, milioni o miliardi di "lettere" ordinate. In termini di geni (genoma), ne comprendeva migliaia o decine di migliaia, in termini di proteine (proteorna) forse dieci volte tanto, organizzate in una rete elaborata. Anche le altre strutture molecolari risultarono di una complessità inimmaginabile. La biochimica sfatò il mito della semplicità dell' origine.
Un singolo flagello batterico, visibile solo al microscopio elettronico, è un elaborato macchinario, composto da un filamento propulsore, un giunto, alcune guarnizioni, un "motore" rotatorio incluso tra lo strato esterno e quello interno della doppia membrana cellulare, la cui complicazione elude la descrizione. Esso contiene oltre duecento tipi di proteine. on è proponi bile che sia nato per caso o per una serie di sbagli fortunati.

La complessità irriducibile

Delusi nella prima aspettativa, che la vita minima fosse elementare, gli evoluzionisti si consolarono adottando la complessità della biochimica come riprova che la vita fosse una colossale libreria, un testo che, decrittato, avrebbe sfatato la magia della specificità (l'anima). Il ricco patrimonio genetico registrato nel DNA si prestava a registrare una vastissima informazione, sufficiente a contenere le specificità di ogni individuo e di ogni specie, passibile di auto-replicazione e di "errori di stampa" e quindi di "riproduzione con variazione", come richiedeva la Teoria. Il DNA parve il substrato ideale per gli esercizi della "mutazione-selezione". Questa attesa fu però presto delusa. Le differenze interspecifiche attestate al livello del D A e delle proteine non avevano rilievo nel fenotipo, non erano seleziona bili! Per dirla con R. E. Dickerson (1976), «quanto più ci si avvicina al livello molecolare nello studio degli organismi viventi, più simili questi appaiono e meno importanti divengono le differenze fra, per esempio, una mosca e un cavallo» Al livello molecolare le differenze c'erano, ed erano dovute a mutazioni, ed erano sì tanto più numerose quanto più lontane tra loro erano le specie, ma non erano esse responsabili delle variazioni morfologiche, né delle lontananze tassonomiche. Erano, come si disse, mutazioni "neutrali", indifferenti alla "selezione naturale". Lo affermò esplicitamente François Jacob (1977), uno dei fondatori della genetica biochimica:« on sono le novità biochimiche che hanno generato la diversificazione degli organismi [...] Ciò che distingue una farfalla da un leone, una gallina da una mosca, o un verme da una balena è molto meno una differenza nei costituenti chimici che nell'organizzazione o distribuzione di questi costituenti».
Queste citazioni mi hanno suggerito di sottotitolare il mio ultimo libro sulla evoluzione Why is a Fly not a Horse? (Perché la mosca non è un cavallo?) (Discovery Institute Press, Seattle 2006).
L'opera di Michael J. Behe tratta della complessità biochimica della vita, un argomento eluso dai primi evoluzionisti, perché, come Behe nota, la teoria evolutiva è nata senza l'apporto della biochimica. Quando ci si rese conto della complessità della vita minima, questa risultò non realizzabile per gradi, non deriva bile passo passo da una semplicità iniziale che, peraltro, non era attestata trai viventi. Ricordiamo il grado di elaborazione del minuscolo flagello di un invisibile batterio. Behe attribuisce agli incredibili aggregati biochimici una "complessità irriducibile", cioè tale da non poter essere raggiunta per passi successivi. Egli non intende e non può direi come si sia formata. Questo suo fermarsi e pronunciare uno scientifico "non so" lo ha fatto classificare dai suoi avversari darwiniani come "creazionista".Come se fermarsi alla soglia del mistero significasse adottare come soluzione del problema quell'ignoto che umilmente si confessa di non poter dominare.
Lo sviluppo della biochimica, nella seconda metà del Novecento, ha mostrato che la "scatola nera" della cellula conteneva la gloria di una cattedrale, proprio laddove l'evoluzione presumeva dovesse trovarsi la lacrima solitaria delle origini. Riassumendo, la teoria dell'evoluzione si è formata per opera di discipline non biochimiche (anatomia, embriologia, paleontologia, etc.) e l'avvento della biochimica ha riaperto il problema, mostrando all'origine non solo un'alta complessità, ma una "complessità irriducibile", non perseguibile per gradi attraverso una serie progressiva di complessità intermedie.
Una felice metafora esplicativa della complessità irriducibile è stata proposta da Behe, ed è la ormai famosa "trappola per topi". Questa è composta di cinque parti: una piattaforma di legno, un martello metallico, una molla, un gancio sensibile, una sbarretta, in complesso un "organismo" alquanto semplice. Essa non può formarsi pezzo a pezzo, per successivi perfezionamenti, con il metodo darwiniano, per l'ovvia ragione che funziona solo a completamento dei componenti, la mancanza di un solo pezzo ne azzera l'utilità e non sono concepibili anelli intermedi gradualmente migliori. Ovviamente la trappola richiede un progetto e un operatore intelligente, per realizzare un congegno che è cento volte più semplice di un flagello batterico.

Tre volte Eva

Un'altra breve digressione biblico-mitologica. Il genesi biblico presenta due nascite di Eva. Prima ella nasce compiuta, accanto ad Adamo ("Li creò maschio e femmina" Genesi 1:27). Nella seconda versione ella nasce, per "donazione", dalla costola di Adamo (Genesi 2:22). Nel primo caso, Eva nasce adulta, nel secondo da un "germe" o forse da "un errore", se questo è il senso della tsela ebraica, piuttosto che quello canonico di "costola". Altri testi raccontano di tre prime donne (cfr. R. GRAVES & R. PATAI, I miti ebraici, 1969). La prima è la famigerata Lilith, formata con la polvere, come era stato formato Adamo, ma usando soltanto sedimenti e sudiciume invece della pura terra. e emerse una strega dissoluta, insofferente di dover sottostare al maschio: un giorno si librò nell'aria e lo abbandonò. Gli angeli mandati da Dio a cercarla la trovarono vicino al Mar Rosso, insieme a demoni lascivi, con i quali ella concepiva più di cento lilim al giorno. Mirabile esempio, diremmo, di efficienza riproduttiva, ma poco raccomanda bile come madre dei viventi e dell'umanità. Allora Dio provò un'altra volta. Mise insieme ossa, tessuti, muscoli, sangue e secrezioni ghiandolari, poi coperse tutto con la pelle mettendo ciuffi di peli nei posti prescelti. Adamo assisté all'operazione, ma quando Dio gli presentò la compagna costruita pezzo a pezzo ne provò una invincibile ripugnanza e il Signore dovette portarla via. Poi Dio fece la terza Eva, la nostra progenitrice, dalla costola di Adamo, intrecciò i suoi capelli e la adornò come una sposa, con ventiquattro gioielli. Adamo rimase colpito da tanta bellezza. Il mito insegna che la esagerata potenza riproduttiva genera esseri che non sanno far altro che riprodursi (quello che fu detto "il paradosso di Casanova"), ma soprattutto che un essere fatto pezzo a pezzo può avere un'apparenza tollerabile, ma è sgradevole nelle sue fasi di fabbricazione. L'unico modo per costruire una vera bellezza è partire da un germe totipotente (una "starninale'P), che nel testo biblico è la costola di Adamo.

Plotino e gli gnostici

Il tema delle origini animò la filosofia dei primi secoli della nostra era. Da un lato i pensa tori gnostici immaginarono un mondo fabbricato da un Demiurgo arruffone, con le modalità dell'artigiano, che assembla alla buona gli oggetti, parte per parte (come la seconda Eva), e lascia che la ragione e il tempo perfezionino i suoi prodotti, attraverso un processo riferibile alla moderna evoluzione. D'altro lato i neo-platonici, e segnatamente l'egiziano Plotino (205- 270 d. C.), oppongono allo schema artificiali sta o tecnomorfo degli gnostici l'opera di un intelletto naturale. Gli esseri «sono prodotti con un processo esplosivo, immediato, di irraggiamento simultaneo ed imprevedibile del proprio contenuto interno. L'intelligenza, che contiene tutto dentro di sé, si attualizza di colpo, senza ricorrere a deliberazioni, a materiali o a strumenti preesistenti» (cfr. E. SAMEK LODOVICI, «Riv Biol.», 1981). Alla totalità che viene dopo le parti (totalitas post partes) degli gnostici, Plotino oppone il modello della natura, che realizza i suoi progetti in modo immediato (totalitas ante partes). I modelli gnostici avversati da Plotino sono tre: quello artigianale, quello casuale, a cui si aggiunge quello finalistico. Se ragioniamo finalisticamente «porremmo prima un uomo con un aspirazione ad un occhio per vedere, o un animale con una aspirazione a delle corna per difendersi [...]. Quasi che le corna non fossero già l'animale o anche l'occhio o qualsiasi altro organo non fossero già l'uomo» (PLOTINO, Enneadi, VI, 8, 21-40)
Il modello darwiniano contiene tutti gli elementi della gnosi (Samek Lodovici, cit.). L'organismo che si evolve risulta costruito dall'esterno, parte per parte, come lo farebbe un artigiano. L'artefice modifica l'opera per miglioramenti successivi, come fa un allevatore di cavalli. Darwin non ebbe bisogno di ricorrere a quel Caso che gli si attribuisce generalmente, perché era convinto della trasmissione ereditaria dei caratteri acquisiti per azione dell'ambiente (à la Lamarck). Quando il neo-darwinismo (Weismann, 1875) escluderà l'effetto diretto dell'ambiente e abolirà il ricorso ad ogni finalismo, allora l'evoluzionismo tirerà fuori il Caso, il puro Caso, come motore primo della trasformazione dei viventi, e come risorsa definitiva (cfr. J. MONOD, Il Caso e la Necessità, 1970).
All'inizio del Novecento la critica all'artificialismo fu ripresa dal filosofo francese Henry Bergson (1907). Egli ribadì il concetto plotiniano che l'Artificio e il Caso sono equivalenti. Laddove l'artifcialista assimila il lavoro della natura ad un assemblaggio di parti, il casualista (o atomista) «non si accorge di procedere anch'esso secondo lo stesso metodo, semplicemente mozzandolo. È vero che fa tabula rasa del fine [...] ma anch' esso pretende che la natura lavori come l'artefice umano mettendo insieme dei pezzi». Fu con il sorgere della biologia molecola re e con l'idea di "mutazione" come alterazione accidentale del DNA che il Caso assunse nell'evoluzionismo il ruolo dominante. «Soltanto il Caso è all'origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera - sentenziò Jacques Monod -, il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell'evoluzione». Nel Caso Monod vide l'antidoto ad ogni finalismo antropomorfico, l'affermarsi della nuova religione senza dei e senza profeti. Ma mentre Bergson vedeva nel "principio della vita" o nello "slancio vitale" l'evoluzione stessa, Monod riconosce che tutte le proprietà degli esseri viventi si basano su un conservatorismo molecolare. L'evoluzione, secondo Monod, non è una proprietà degli esseri viventi, è l'imperfezione di un meccanismo conservativo.
Una solida opposizione al casualismo di Monod fu formulata dagli "strutturalisti dinamici" di Osaka (1986), che contrapposero:

- alle domande esterne, obblighi interni;

- alle variazioni casuali, trasformazioni governate da leggi;
- all'ordine empirico, un sistema interno di trasformazioni (Webster, 1987).

La successione dei viventi non ha carattere "storico". essuna analisi molecolare può stabilire, dal confronto tra padre e figlio, chi è chi. Né potrà farlo confrontando le anatomie o le molecole di due taxa distinti. L'unico evento storico della generazione organica è il degrado, cui il "conservatorismo molecolare" faticosamente si oppone. L'evoluzione organica è un paradosso, un sasso che rotola salendo la montagna, una serie di errori di stampa che migliorano un testo, una bambola montata per tentativi dal puro caso.
A queste aporie l'evoluzionista oppone l'eccezionalità e la gradualità. Ciò che pare impossibile nell'attualità diventa possibile se i tentativi divengono innumerevoli, se il tempo diviene immenso, se i grandi passi sono la somma di innumerevoli piccoli passi, se si consente, con una buona dose di pazienza, di tentativi e di fortuna, a una mucca di saltare sulla luna.
La difficoltà più grande che si oppone alle ricostruzioni storico-evoluzioniste è in questo semplice interrogativo. "Come può una specie, o un organo, formarsi passo passo, se essa od esso funziona solo a completamento?". "Come può una zampa diventare un'ala, con l'aiuto della selezione, se tutte le condizioni intermedie tra la zampa e l'ala sono un impiccio, un vano moncherino?". Al più si deve chiedere alla selezione di sospendere i suoi uffici, proprio in nome della teoria che alcuni (e in certa misura Darwin stesso) identificano con la teoria della selezione naturale.

Una donnola sfuggente

Richard Dawkins (L'Orologiaio cieco) pensa di aver trovato un esempio di complessità raggiunta per caso e per gradi, in un esercizio al computer. Egli imposta una serie casuale di 28 tra lettere e spazi:

WDLMNLT DTJBKW IRZREZLMQCOP

Facendo ruotare a caso e contemporaneamente le lettere dell'alfabeto in ogni casella, non solo non ottiene alcuna frase sensata, ma può calcolare che gli accorrerebbero miliardi di anni per dare significato alla riga. In altre parole non ottiene alcun progresso e rimane sempre nella confusione iniziale. Allora Dawkins decide di introdurre un piccolo trucco. Inserisce in memoria un verso di Shakespeare:

METHINKS IT IS LIKE A WEASEL,

che in italiano tradurremmo:

O FORSE SOMIGLIA A UNA DONNOLA.

Istruisce quindi il computer così che "blocchi" ogni lettera variante appena si presenti al punto giusto; p. es. quando al posto della quarta "M" arrivi la giusta "H" (o "S", se il verso in memoria è in italiano). In queste condizioni, che Dawkins chiama di "cumulative mutations", la frase si forma in pochi minuti. Ovviamente questo esperimento, anziché dimostrare che il caso cieco può formare una frase sensata, mostra al contrario che solo entro un sistema che è stato istruito, cioè finalizzato a un esito prestabilito, la frase si può formare. Se ne può concludere che non si può formare alcunché , se quell'alcunché non c'è già.
Questo esercizio elusivo (in inglese "weasel words" significa "parole ambigue") consente altre considerazioni. Il verso in memoria di per sé non ha alcun significato, nessuno più della serie di lettere di partenza. Lo acquista solo se situato in un sistema di codici che lo nutrano di senso. Esso richiede un alfabeto, un lessico, una grammatica, una storia, etc. Per un italiano che non sappia di inglese il verso ha la stessa insensatezza della frase iniziale (a parte una più gradevole sonorità). Per un inglese è il verso italiano che è senza senso, né più né meno della iniziale astrusità. Una frase, una formula, una qualunque forma acquista significato solo se inserita in uno O più sistemi di codici (o di "convenzioni naturali"). L'esempio più familiare di codice convenzionale è quello dell'alfabeto Morse. Il più vicino alla nostra materia è quello del famoso "codice genetico", in virtù del quale una o più triplette di nucleotidi identifica uno su venti amminoacidi. Come notato da A. Sibatani, il codice dà significato al DNA (tramite RNA) pure essendo del tutto arbitrario. Marcello Barbieri (La teoria semantica dell'evoluzione, 1985) immagina un'evoluzione che si realizza attraversi l'instaurarsi di successive 'convenzioni naturali', ultima tra le quali il linguaggio dell'uomo.

Non è il fine che crea l'oggetto

Rifiutando il gradualismo, Behe non considera l'esito finale come il risultato di una decisione iniziale, sviluppata in un discorso. Il Disegno si rivela solo nella totalità conclusa. In questo Behe non è lontano da Monod (I970), che non crede in un destino realizzato per gradi. «Il destino - scrive il francese - viene scritto nel momento in cui si compie e non prima. Il nostro non lo era prima della comparsa della specie umana [...l. Il nostro numero è uscito alla roulette». Diverso è il "destino" secondo Dawkins, che prefigura un esito finale prestabilito (METHINKS IT IS ...) e poi realizzato per gradi. Per Behe il fenomeno complesso non ha invece precursori che lo anticipano e lo preparano, non è il compimento di un'evoluzione. I fenomeni biochimici hanno certamente un "fine", ma le loro "parti" hanno significato, per Behe, solo nel "tutto", entro cui stabiliscono i collegamenti che le rendono funzionali ("totalitas ante partes" di Plotino).
Il modello della "trappola per topi" nega la genesi del sistema per passi successivi. Le parti non si aggiungono come fossero gadget applicati a un complesso già operante. Così pretende l'evoluzionismo classico (à la Haeckel) secondo il quale la novità biologica si realizza attraverso aggiunte successive a un sistema progressivamente più funzionale: il pesce che acquista i polmoni, il rettile tetrapode che mette le ali, la giraffa che acquista il suo fatidico collo lungo.
L'evoluzionismo di maniera rimane ancorato alle concezioni dei presocratici. Così è descritta l'azione di Amore (Afrodite) in un frammento di Empedocle (V sec. a.C.): «Esso fece nascere molte teste senza collo, e vagavano braccia nude senza spalle. Occhi erravano qua e là, privi di fronte». Questi oggetti si riunirono «come capitava», a formare esseri chimerici o, eccezionalmente, ordinati. Ritroviamo queste parti che «happened to be around» (capitavano in giro) nelle argomentazioni di Dawkins.
Behe lega il concetto di Disegno alla complessità, Iimitandolo a quei casi dove «un numero di componenti separate e interagenti sono aggregate in modo tale da realizzare una nuova funzione oltre a quella dei singoli componenti». Il Disegno diventa evidente tanto più quanto più numerose sono le parti, come nei sistemi biochimici che controllano la respirazione cellulare, la coagulazione sanguigna o il flagello batterico.
Quando una struttura è evocata da un insieme che la attende e l'anticipa, è all'opera un disegno. Il livello molecolare dell'organizzazione si esprime in un contesto morfologico altamente strutturato, che lo "anticipa". Nello sviluppo dei nervi, gli impulsi nervosi sono trasmessi nel campo in cui si costituirà la fibra, prima che la fibra appaia. Questa è organizzata dagli impulsi stessi di cui sarà vettore. È il funzionamento che prepara l'organo: sono le contrazioni ern- brionali che producono il muscolo e non accade l'inverso, che il muscolo attenda di prendere forma prima di lavorare. Ogni forma attrae lo sviluppo verso se stessa, a riempire il suo spazio e la realtà sembra accorrere verso un bacino preparato per lei, come a cercare la sua configurazione in un paesaggio predisposto. «Ogni forma propria - scrive il matematico René Thom - aspira all'esistenza e attrae il fronte d'onda degli esseri». Un Disegno è una composizione che si realizza istantaneamente. on corrisponde alle Cause Finali verso cui gradualmente si sposta la realtà. Come scrisse Francesco Bacone, «le cause finali sono come vergini vestali, consacrate a dio e sterili».
Secondo Behe e il Discovery Institute di Seattle il Disegno che regge la realtà, cosmica o chimica, minerale o vitale, è "intelligente" (Intelligent Design o ID): è Disegno in quanto è intelligente. A differenza che nel neo-darwinismo, che considera l'uomo una specie come un'altra, l'uomo e la sua mente hanno certamente una parte centrale nell'Intelligent Design. La "intelligibilità" del Disegno è il suo tratto fondamentale. Essa stabilisce un parallelismo tra il Macrocosmo e il Microcosmo, tra il pensiero universale e il pensiero nella nostra mente. C'è dunque, nei sostenitori dell'ID, l'aspirazione dell'uomo al ritorno alla signoria della atura, da cui il neo-darwinismo lo ha estromesso, facendone un caso tra tanti; c'è una nostalgia del Dio, che una Gnosi spuria ha esiliato dal mondo (Ennio Innocenti, 2003). Tra l'uomo e l'universo esiste una misteriosa complicità: la realtà dispone il suo ordito su cui si svolgono le trame dell'umana intelligenza.
Ci sono problemi di ardua soluzione, altri che sono intrinsecamente insolubili (quanto meno con i solventi della corrente razionalità). Tra questi domina il problema della complessità della vita, che non può spiegarsi con una gradualità progressiva, perché non è il risultato ultimo di un lunghissimo processo: è presente all'inizio, in una ermetica "scatola nera".
Giuseppe Sermonti
Direttore della «Rivista di Biologia/Bìology Forum»

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